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feb 2 2012

Bruno Perini racconta Adriano Celentano

Memorie di zio Adriano

Mentre la polemica si gonfia e l’attesa per il festival si fa incalzante, il nipote di Adriano Celentano, Bruno Perini, autore del libro “Memorie di zio Adriano”, la biografia non autorizzata del Molleggiato uscita per Mondadori, lo racconta in esclusiva per Affaritaliani.it.

“Non è una novità, Adriano ha fatto spesso beneficenza, sempre in silenzio. Oltre a crederci davvero questa volta ha voluto far capire che il problema per lui, in questo scontro con la Rai, non erano i soldi, ma l’autonomia. Quello su cui proprio non transige è l’avere carta bianca sui contenuti dei suoi interventi televisivi”.

Lei conosce bene la storia di Celentano, che dice, ha sempre avuto questa linea?
“Sempre, da Fantastico a Rock Politik, lui pone queste condizioni: il contenuto dei suoi interventi deve essere libero da qualsiasi controllo. Esattamente la parte del contratto che non accetta è quella sui “testi da concordare” proprio perché la sua conditio sine qua non per comparire davanti alle telecamere è avere massima autonomia; tutti, anche i parenti più stretti, rimangono all’oscuro di quello che dirà o farà fino alla diretta”.

Protagonismo? Amore per la libertà in generale? Che cosa c’è dietro a questo modus operandi?
“Lui ha da sempre a cuore la libertà di stampa e difende l’autonomia professionale degli artisti”.

Come mai la Rai ha ceduto secondo lei?
“Hanno bisogno di lui. Nel mio libro, Memorie di zio Adriano, l’ho chiamato re dell’audience per il potere che ha sul rientro pubblicitario. C’è un episodio indimenticabile nella storia della televisione italiana: accedde proprio durante il Festival di Sanremo condotto da Toni Renis, quando il direttore della rai era Flavio Cattaneo. Quell’anno il Festival si annunciava un flop clamoroso con una media di 6 milioni di spettatori al giorno. Pregarono Adriano di andare, lui accettò e lo fece gratis. Appena fu annunciato in trasmissione si registrò un balzo da 6 milioni a 14 milioni come punta massima, 12 milioni la media della serata. Nessuno lo dice ma Adriano è un business pazzesco per la Rai”.

Ha dimostrato la sua autonomia televisiva anche in altri casi, ci racconta qualche aneddoto?
“Nel 1987, a Fantastico, spostò milioni di spettatori dalla Rai a Canale5 e fece spegnere le tv. Poi il giorno prima del referendum chiese al pubblico di votare contro la caccia con gli slogan “la caccia è contro l’amore”, “io sono il figlio della foca non voglio che mia madre pianga”, venne processato e assolto perché non sapeva che fosse un reato condizionare il voto degli italiani e per la prima volta un tribunale considerò la buona fede. Oppure portò in prima serata Franca Rame che raccontò lo stupro che aveva subito. Fino alla polemica contro Berlusconi a Rock Politik…”

A proposito di Berlusconi, da un sondaggio lanciato su Affaritaliani.it risulta che gli italiani lo hanno eletto icona della sinistra, come mai? Lui era democristiano e cantava Chi non lavora non fa l’amore…
“Da biografo, avendo studiato la sua evoluzione politica oltre che artistica posso confermare che lui nel ’94 era assolutamente berlusconiano. Disse pubblicamente, rivolgendosi al Cavaliere: “Lasciatelo lavorare”. Si era ‘innamorato’ della sua proposta di abbassamento delle tasse e vedeva in Silvio un self made man e una grande novità politica. Poi si è ricreduto, pian piano, con le promesse non mantenute e diversi segnali. Poi si è verificato un fatto scatenante: qualche anno fa la Rai approvò uno sceneggiato su De Gasperi prodotto da Claudia Mori con l’approvazione della figlia di De Gasperi, che avrebbe avuto come regista Liliana Cavani, notoriamente di sinistra. Ma questo, evidentemente, non piacque all’ex premier; Agostino Saccà (responsabile delle fiction) telefonò a Claudia: “Niente Cavani o salta la fiction…”. Il fatto lo fece riflettere, e turbò molto il suo animo sensibile alla libertà di espressione”.

Celentano oggi scrive sui giornali, parla di politica…
“Legge molto. A differenza di una volta, non è più il re degli ignoranti. Editoriali, testi dei suoi interventi… Scrive tutto lui, da solo. Ha contribuito, e non poco, anche alle elezioni di Pisapia: i suoi fans, che spesso non sono di sinistra, lo hanno seguito perché lui ha questa capacità di spostare un intero elettorato”.

Che altro non approvava della linea berlusconiana?
“La sua politica anti-ecologica che ha culminato con il referendum sul nucleare”.

Ma le voci su Celentano in politica, sono plausibili?
“No, non lo farebbe mai. La voce cominciò a girare perché Celentano accettò di andare alla presentazione di un libro di Mario Capanna che ironizzò: “Perché non lo candidiamo a sindaco di Milano?”.

E di Monti che dice lo zio?
“Gli piace, lo trova una persona seria”.

Per tornare a Sanremo, allora non è prevedibile quello che farà?
“Nessuno sa niente. Nessuno. Lui è molto sensibile al tema della crisi, della povertà, della ripresa, delle piccole imprese, come dimostrano i testi dell’ultimo disco. Ma la sua forza sta proprio nella sua imprevedibilità, quindi potrebbe sorprenderci tutti e fare tutt’altro”.

01/02/2012 – Affaritaliani.it


ago 20 2010

«A Milano c’è troppo cemento Ma il Parco Sempione è bello»

Celentano: Il Pgt? Non mi aspetto di trovarci un granché

MILANO- Il Pgt? «Non l’ho ancora letto, ma lo studierò bene». Una promessa o una minaccia non è dato sapere. Ma il tono di voce è di quelli che fanno presagire critiche in agguato per l’amministrazione. Adriano Celentano però, prima di continuare, spiega, quasi stupito, che a Milano non è tutto brutto. Anzi. C’è una parte della città che ha scoperto da poco: il Parco Sempione. «Non ci andavo da anni, ed è veramente bellissimo. Curato. Non me lo aspettavo di ritrovarlo così cambiato. L’ultima volta che ci sono andato era molto diverso». Come può esserlo il volto di una città durante la pausa estiva.

Quello del cantante è, in parte, un agosto milanese. Almeno per questa settimana a cavallo di Ferragosto. All’ombra della Madonnina si divide tra camminate e tempo da dedicare alla famiglia. Intanto guarda, osserva. E si prepara a settembre. Magari anche a nuove battaglie. E magari a quella a lui più cara: l’ambiente, da tutelare contro «i cementificatori». Quello che bisognerebbe fosse più nel cuore dei cittadini. Quindi il Piano di Governo del Territorio (adottato il 14 luglio scorso dal consiglio comunale) sarà vagliato, analizzato dai cittadini che potranno presentare osservazioni. E anche da lui. Celentano, però, rimane scettico: «Non mi aspetto di trovarci un granché se non nuovi palazzi, grattacieli, costruzioni». Il piano prevede anche parchi, giardini. Insomma, nuovo verde. «Quale? Verticale o orizzontale», scherza per un attimo. Poi torna subito serio: «Può anche essere. Ma è diventato solo un abbaglio. Un pretesto. Dicono di piantare alberi da qualche parte e intanto costruiscono in un’altra area». Già nel 2008 aveva descritto Formigoni e la Moratti tra i tanti «genitori del Frankenstein dell’edilizia». Critiche spesso urlate dalle colonne dei giornali, per difendere angoli «unici» come lo è il Parco Sud. Ma non è finita qui. Perché «l’operazione è sempre la stessa: mettono in banca i metri cubi equivalenti dell’area da costruire. Poi quando c’è l’occasione tirano fuori e li usano da qualche altra parte». Una cosa vuole sottolineare. Quasi a difendere la città. «Oramai è così dovunque. In tutto il mondo sembra ci sia questa necessità di allargarsi».

Insomma, Milano non è la sola ad avere bisogno di una nuova «sensibilità ambientale». E il pensiero corre già alla politica e alle Comunali. «Io candidato sindaco? Era una battuta di Mario Capanna». Già, però è dal 13 maggio (data di presentazione del libro del politico in cui si è ventilata questa ipotesi), che in molti ci sperano. Gruppi su Facebook e sui social network. Risposte di politici più o meno possibiliste. Celentano sorride. Chi gli è vicino dice che a furia di raccontarla questa storia, potrebbe candidarsi davvero. Lui, però, scuote la testa. Nega. Non lascia spazio al dibattito. «Sarebbe troppo complicato. Non ho il carattere giusto. Se fossi eletto, la prima cosa che farei è distruggere i tre quarti dei grattacieli costruiti negli ultimi anni». Quindi, per adesso, si ritaglierà solo del tempo per leggere «bene» il Pgt, perché «ne so ancora troppo poco».

Benedetta Argentieri

20/08/2010 – Corriere della Sera


mag 25 2010

Celentano a Mina: “Tu sindaco di Milano e io sarò l’ideatore”

Milano, 25 maggio 2010 – “Milano è un’accozzaglia di grattacieli e quartoggiari. Tu sarai Sindaco, io l’ideatore che ti vuole bene!”. e’ questa la solenne proposta che Adriano Celentano fa a Mina sulle colonne de ‘La Stampa’, sottolineando il suo parere sulla Milano attuale.

“Mina mia, sorella cara” scrive Celentano ‘’si sa che noi artisti , rispetto ai sani macellai che hanno distrutto la Milano dei sogni, un po’ malati lo siamo. I distruttori infatti o, per meglio dire, i costruttori dell’arroganza, ci considerano addirittura degli appestati. Gente da non mischiare con chi si nutre di religioso profitto. E dal loro punto di vista non gli si puo’ certo dar torto’’.

Però, sottolinea Celentano e’ proprio dagli appestati, la cui ‘’unica arma e’ il sogno’’ che ‘’si puo’ scatenare il tremendo scossone da dare a questa societa’ immobile’’.

Poi spiega che lui è sì “malato, ma non abbastanza, purtroppo, per fare il Sindaco. Pero’ potrei fare l’ideatore del Sindaco’’ e la ‘’sua vecchia amica’’ a cui ‘’ha sempre voluto bene, quasi da innamoramento’’ il vice Sindaco o per far si’ ‘’che lo scossone da dare alla Milano seppellita dall’accozzaglia di grattacieli e quartoggiari sia ancora piu’ devastante’’.

25/05/2010 – La Stampa


mag 25 2010

Adriano sindaco, io vice

di Mina

Se veramente decidesse di farlo, state pur tranquilli che lo farebbe benissimo. Perché lui ha le qualità per mettere in atto tutto quello che vuole.Non sto a magnificare le sue virtù, ma, come si fa quando devi vendere qualcosa, signore e signori, gentile pubblico, garantisco della onestà, della totale buona fede, della voglia matta di non baloccarsi e fare solo ciò che sarebbe veramente lucidamente e accortamente utile. Perché lui sarà anche il re degli ignoranti, ma quando c’è da far sul serio gli viene fuori una dotta, raffinata, sana astuzia… no non mi piace astuzia, direi ingegnosità, ecco, sì. Ah, Milano del mio cuore, quanto ti ho amato e quanto ti amerei.

Lui, come me, ha avuto la fortuna di vederti e viverti quando eri un sogno. Le condizioni socio-ambientali, e non sto parlando di politica, permettevano di sognare e, magari, mentre un sogno stava diventando realtà, c’era spazio per consentirsene subito un altro.

Ah, Milano del mio cuore, ci vorrebbe la Treccani per descrivere com’eri. Agli occhi di una cremonese che adorava e adora la propria città, sembravi la più grande delle metropoli del mondo. Buona, seria, addirittura docile. Tu hai una memoria lunga e sono sicura che ti piacerebbe grandemente tornare ad assomigliare a quella che sei stata. Ecco, vedi, c’è chi avrebbe voglia di darti una mano.

Uno che abitava in via Gluck, via Christoph Willibald Gluck quando c’erano i prati, uno che non ha smesso di sognare che tu i prati e gli alberi di cento piani continui a meritarteli. E sono sicura che lui riuscirebbe a mettere armonia nel tuo cuore, nella tua pancia. Ha detto: «Io sindaco di Milano, perché no?». Ma c’è un freno che bloccherebbe qualsiasi motore, un deterrente assoluto che non potrà rimuovere neppure lui. Celentano, perché di Adriano sto parlando, auspica la formazione di «… un partito che forse ancora non c’è». E qui si ferma tutto. Non essendo un malato di mente, non credo proprio che abbia voglia di intraprendere quel cammino. Peccato. È stato un bel sogno. Una allucinazione, un abbaglio, il miraggio dell’impossibile che diventa realtà effettiva e pesante sotto i tuoi occhi. Un assurdo pensiero onirico. Un desiderio da nascondere. Se, però, per qualche sconosciuto e folle motivo la cosa si verificasse magicamente, avrei una richiesta. Che non sia Capanna il tuo vicesindaco, ma questa tua vecchia amica che non smette di volerti bene.

23/05/2010 – La Stampa


mag 24 2010

Mina duetta con Celentano: lo boccia come sindaco ma si offre come sua vice

Ma quant’è perfida Mina. Amichevolmente perfida, per carità. Gioca, scherza, ma non le manda a dire neanche a Celentano. Ieri, nella sua godibilissima rubrica sulla prima pagina della Stampa, ha indorato il suo amico Adriano prima di silurare la sua (presunta, ventilata, supposta) candidatura a sindaco di Milano che lui ha magnificato con quel «Io sindaco di Milano, perché no?» che da giorni ronza nell’aria. Nel bel mezzo del peana, un capolavoro: si è addirittura candidata a vicesindaco affinché «non sia Capanna», intendendo quel Capanna, cioè Mario, già lui. Insomma, si è candidata a far da vicesindaco a Celentano nel mentre gli sconsigliava di fare il sindaco. «Non essendo un malato di mente, non credo proprio che abbia voglia di intraprendere quel cammino». Favoloso, Mina quando ci si mette, scrive come canta, cioè benissimo, con la penna come la voce, strutturata, stratificata, leggibile su più livelli. Ieri il livello era forse questo: Adriano, pensaci bene, non è cosa. Andiamo con ordine. Lui, certo, «ha la qualità per mettere in atto tutto quello che vuole». Perché «sarà anche il re degli ignoranti, ma quando c’è da far sul serio, gli viene fuori una dotta, raffinata, sana astuzia… no, non mi piace astuzia, direi ingegnosità, ecco sì». Fin qui, bene. Ma c’è «un freno che bloccherebbe qualsiasi motore». Celentano sogna la formazione di «un partito che forse ancora non c’è». Perciò, caro Adriano, non essendo tu appunto un «malato di mente», lascia perdere, «è stato un bel sogno» ma rimaniamo quello che siamo, io la più grande cantante italiana di sempre, tu uno showman con i fiocchi, il più carismatico di tutti. E magari, già che ci sei, pensaci un po’: è dal ’98 che non cantiamo più insieme e quello sì, volendo, è un bel sogno realizzabile ancora.

24/05/2010 – Il Giornale


mag 19 2010

“Oggi”: Ex primi cittadini bocciano Celentano sindaco

Gli ultimi quattro sindaci di Milano bocciano la candidatura di Adriano Celentano a Palazzo Marino avanzata in modo provocatorio mercoledì scorso da Mario Capanna. Intervistati dal settimanale “Oggi”, in edicola da domani, gli ex-primicittadini del capoluogo lombardo, pur riconoscendo le capacità artistiche di Celentano, avanzano dubbi e perplessità per un suo eventuale impegno come sindaco. Il meno duro è Paolo Pillitteri che tiene a mettere in guardia l’amico artista (“Lo attenderebbe un compito immane”), mentre Giampiero Borghini spiega che “le doti di showman che lo caratterizzano e che apprezzo, non sono quelle richieste per il governo di una città così complessa come Milano”. “Per vincere – conclude l’ex sindaco ed ex direttore generale del Comune – non basta la popolarità, serve il consenso”. Simpatia umana ma bocciatura politica anche da Marco Formentini che afferma “non lo vedo nei panni di amministratore di una metropoli vasta e in continua crescita”, evidenziando che “alla capacità di governo e all’esperienza politica, indispensabili, si dovrebbero anche aggiungere sicure capacità di tenuta, alla distanza”. L’ex sindaco Gabriele Albertini fa invece ricorso a un celebre proverbio meneghino (“ofelé fa el to mesté”, pasticcere fai il tuo mestiere) per dire che “Celentano ci ha sempre regalato bella musica, ma non lo vedo come un maitre à penser: spara giudizi su Milano e proclama che andrebbe in parte abbattuta. Rispetto ai grandi architetti che stanno ridisegnando Milano, dei mostri sacri, è come il menestrello di corte: è fermo alla sua via Gluck, e non si è mai mosso di lì”.

19/05/2010 – Virgilio.it


mag 14 2010

Celentano sindaco? Musica tra le macerie

di Paolo Granzotto

Lanciata dal mâitre-à-penser Mario Capanna, la candidatura di Adriano Celentano a sindaco di Milano non è poi una cattiva idea. In città, ha lamentato il Molleggiato, «manca la musica delle persone» e anche se non si capisce bene cosa ciò significhi ci sembra giusto che qualcuno provveda: dove c’è musica c’è festa. Il soccombente Filippo Penati aggiunge che la disponibilità di Celentano altro non sarebbe che «un atto d’amore per la città». Buono. Musica e amore, cosa volere di più? Ci sarebbe poi questo fatto della lettera a rendere ancor più desiderabile l’ingresso del cantante/pensatore a Palazzo Marino. Dice, il cantante/pensatore, che «dobbiamo riscrivere la lettera della storia perché il mondo è una lettera». Magari raccomandata. Magari pure con ricevuta di ritorno. Possente metafora, quella sfornata lì per lì dal Molleggiato. Col suo bel messaggio: oggi nessuno scrive più lettere, al massimo degli sms. Dunque orsù, si riprenda carta e penna e ci si dia «uno scatto forte».
Non che Celentano abbia già d’ora detto di sì, però non s’è nemmeno tirato indietro. Nel caso glielo chiedesse una «voce elevata» (e dunque non un quaquaraquà come Mario Capanna) ammette che gli «subentrerebbe la coscienza». E a quel punto «mi dovrei piegare a questa richiesta». Le voci elevate della sinistra, perché solo a quelle il Molleggiato presta orecchio, sono dunque avvertite: su richiesta, Adriano Celentano si piegherebbe. In tal caso, la notizia farebbe il giro del mondo alimentando l’ammirazione per il Made in Italy e incrementando la stima, il rispetto e la considerazione che all’estero hanno di noi. Milano, la capitale morale, la città più europea del Belpaese si regala un podestà alla sua stazza e alla sua altezza: il ragazzo della via Gluck. Mica male. Andando sul concreto, Celentano ha voluto anticipare quali sarebbero le sue mosse, in che cosa si tradurrebbe, ove eletto sindaco, lo «scatto forte»: «Tutti uniti nel distruggere e rifare la città». Quindi fatti. Non parole: fatti. Giù tutto e poi, diradatosi il polverone provocato dalle macerie, su di nuovo tutto. Perché così com’è Milano è brutta, piena di grattacieli «che di per sé magari non sono nemmeno un problema, ma non riescono a disegnare un nuovo volto della città». Ch’egli sicuramente prefigura, dopo averla rasa al suolo, fiorita di villette a schiera con praticello condominiale, chalettini svizzeri coi gerani al balcone e, va da sé, quel po’ d’Africa in giardino, tra gli oleandri e il baobab.
Sembrerebbe – e qualcuno già avanza l’ipotesi – che quella di Celentano sia una solita, trita e ritrita «provocazione». Ma noi tutti sappiamo per esperienza diretta che il Molleggiato non parla mai a caso. E anzi, riflette a lungo – le sue pause fra una parola e l’altra possono assumere tempi biblici. Per dirti che a casa stanno tutti bene è capace di prendersi un intero pomeriggio – prima di proferir verbo. Quindi non prenderei tanto alla leggera l’ipotesi di una sua discesa in campo. Anche perché le «voci elevate» della sinistra le conosciamo, sapendole alla canna del gas e quindi sempre ben disposte verso soluzioni e candidature pop in grado di sparigliare le carte rimandando la resa dei conti. In quanto al nostro iniziale apprezzamento, all’aver affermato che un Celentano sindaco di Milano non sarebbe poi così male, esso non si riferisce ovviamente alla sindrome del bulldozer, alle smanie di radere al suolo la città. Ma alla curiosità, che probabilmente resterà inappagata ma pazienza, di vedere il Molleggiato, chitarra ad armacollo, dare il la alla «musica delle persone». Dalla Milano da bere alla Milano da suonare: sarebbe il massimo.

14/05/2010 – Il Giornale


mag 13 2010

Sindaco, Capanna lancia Celentano. “Sei il candidato ideale per Milano”

“Per appassionare la gente a un progetto si potrebbe buttare giù Milano, almeno quella brutta”: è il primo punto del programma dell’”aspirante sindaco” milanese Adriano Celentano. La candidatura del Molleggiato a primo cittadino della sua città è stata lanciata, tra il serio e il faceto, da Mario Capanna, durante la presentazione del suo ultimo libro Per ragionare.

L’ex ragazzo della via Gluck, a sorpresa, non si è tirato del tutto indietro: “E’ un po’ presto per dirlo, è un po’ difficile da realizzare, per tanti motivi, ma come si fa a dirlo? Se viene fuori una cosa importante – ha spiegato dopo una delle sue consuete pause – potrei essere responsabilizzato, potrei dire ‘non voglio fare il sindaco, perché so come va a finire, ma subentrerebbe la coscienza per una voce elevata e a questo punto mi dovrei piegare a questa richiesta e sarebbe molto divertente”.

Osservando la sua città Celentano ha notato che “manca la musica delle persone e questo ci impedisce di riunirci insieme in un progetto”. Il guaio di Milano è che “non ha un volto”. Ecco quindi il problema e la cura insieme: “Certo, non si può radere al suolo la città ma la gente – ha scherzato Celentano – si divertirebbe a distruggerla”. Magari anche con uno strumento democratico come “un referendum per buttare giù i nuovi grattacieli”, che di per se magari non sono nemmeno un problema, ma non riescono a disegnare un nuovo volto della città, come “il nuovo Pirellone, che non è brutto, ma lo è piazzato lì, vicino alle case”. Ecco perchè secondo Celentano “dobbiamo essere tutti uniti nel distruggere e rifare la città”.

Ragionando quasi da politico, Celentano ha poi individuato “lo scatto forte che dovrà fare un partito che forse ancora non c’è”, ossia, “rifare le cose da capo, come una lettera che arrivato in fondo rileggi per farla scorrere bene”. Da Milano all’Italia, al mondo: “Dobbiamo riscrivere la lettera della storia perché il mondo è una lettera e – ha rimarcato fra gli applausi – ci sono segni che ci mettono paura come il vulcano che offusca il cielo, il petrolio che rovina il mare e allora – si è domandato – come si va avanti così?”. Si potrebbe iniziare dalla propria casa, che per Celentano è la città dove si vive: “Ci vuole uno scatto forte – ha ribadito – tipo rifare le città a uso dell’uomo e non viceversa, come accade in questa”.

Nel caso poi Celentano decidesse davvero di candidarsi, avrebbe una squadra quasi pronta, a partire dal vicesindaco, ruolo per cui si è prenotato Mario Capanna: “Tanto tu non potresti essere peggio della Moratti e io – ha concluso l’ex leader del sessantotto – non potrei fare peggio di quell’ex fascista di De Corato”.

13/05/2010 – La Repubblica


mag 13 2010

Celentano candidato sindaco di Milano

Molleggiato lanciato da Mario Capanna, ‘ e’ presto per dirlo’

(ANSA)- MILANO, 13 MAG -’Per appassionare la gente a un progetto si potrebbe buttare giu’ Milano,almeno quella brutta’:cosi’ l’aspirante sindaco di Milano Celentano. La candidatura del Molleggiato a primo cittadino della sua citta’ e’ stata lanciata, tra il serio e il faceto, da Mario Capanna, durante la presentazione del suo ultimo libro ‘Per ragionare’. L’ex ragazzo della via Gluck, a sorpresa, non si e’ tirato del tutto indietro: ”E’ un po’ presto per dirlo, e’ un po’ difficile da realizzare”.

13/05/2010 – Ansa


mag 12 2010

Presentazione del libro di Capanna

All’indirizzo www.c6.tv diretta della presentazione del libro di Capanna. Adriano è presente!

Fabrizio