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«Costruire non è fare colate di cemento»

LETTERA DI ROBERTO FORMIGONI

«Il fatto, caro Celentano, è che noi pensiamo a un Expo davvero del Terzo millennio»

Caro Celentano, su una cosa sono d’accordo con lei: dobbiamo scommettere sulla bellezza. E la scommessa dell’Expo 2015 è proprio questa: rendere Milano e la Lombardia più belle e più funzionali.

Più belle e più funzionali, come il sindaco di Milano Letizia Moratti e io stesso abbiamo sostenuto ieri in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Una sfida di fronte alla quale non ci presentiamo impreparati: abbiamo alle spalle oltre un decennio di governo del territorio che sulla bellezza naturale, artistica ed architettonica ha fondato la propria azione e progettato il futuro. A differenza di lei, però, non crediamo che ogni nuova costruzione sia soltanto una colata di cemento che sfregia la natura. Vogliamo parlare del grattacielo Pirelli? Un capolavoro dell’architettura moderna, simbolo riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo delle migliori qualità dei milanesi e dei lombardi. Altro che quell’«albero di trenta piani» contro cui, caro Celentano, lei si scagliava quarant’anni fa dalla sua via Gluck. E anche l’altra sede della Regione, i cui cantieri sono stati visitati ed elogiati dal Presidente della Repubblica Napolitano, così come il nuovo polo fieristico di Rho Pero, sono frutto di concorsi internazionali a cui hanno partecipato i migliori architetti del mondo. Sono e saranno i nuovi «Pirelli», ispirati ai canoni della bellezza e della compatibilità con l’ambiente.

Il fatto, Celentano, è che noi pensiamo a un Expo davvero del Terzo millennio: una Esposizione Universale come non si è mai vista nel passato. Da Londra 1851 in poi, l’Expo è stato sempre caratterizzato dalla costruzione di grandi strutture, specchio e vetrina della moderna civiltà industriale. Da Milano 2015 in poi, l’Expo sarà il simbolo di una civiltà post-moderna e post-industriale. Non tanto palazzi e fabbriche, quanto reti e relazioni. Il nostro Expo sarà il centro di una grande riflessione e di un grande impegno mondiale sui temi epocali della nutrizione e della tutela dell’ambiente, cioè della cura del futuro dell’umanità e del pianeta. Non costruiremo una torre alta duecento metri, ma biblioteche, centri di studio e di ricerca. Progetti e ospedali in tutto il mondo, strumenti e team di ricerca trasversali e internazionali. Metodi e conoscenze tra culture e identità anche molto diverse.

Questo sarà il nostro lascito. E questo rafforzerà le reti di collegamento di Milano e della Lombardia con il mondo, all’insegna del confronto, di un nuovo dialogo tra i popoli, di una solidarietà vera nel progettare insieme la crescita e lo sviluppo. Nutrizione, dunque. Azioni per battere la fame nel mondo, per la sicurezza alimentare e anche per la convivialità: perché si mangia a tavola, insieme, noi e gli altri, ovvero gli ospiti, le persone e i popoli da noi diversi, ma con i quali condividiamo l’esistenza e il destino. E cura dell’ambiente, cioè uno sviluppo sostenibile. Non se ne abbia a male, caro Celentano: a Parigi, tre giorni fa, una persona è salita sul palco per dire tutto il proprio apprezzamento per il nostro progetto, con parole sincere e a lungo applaudite dai delegati di oltre 150 Paesi. Quella persona ha vinto il premio Nobel per la Pace per aver dedicato il proprio impegno alla difesa dell’ambiente. Quella persona è Al Gore, che insieme ad Amartya Sen, Zohra Ben Lakhdar, Nagia Essayed, Ismail Serageldin, Sakiko Fukuda, Roberto Schmid, Gian Tommaso Scarascia Mugnozza e tanti altri lavorerà con noi da qui al 2015.

Roberto Formigoni

03/04/2008 – Corriere della Sera

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