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mag 27 2011

Annozero, quattro commissari Agcom: «Subito istruttoria su Celentano»

ROMA – Quattro commissari dell’Agcom, Antonio Martusciello, Stefano Mannoni, Roberto Napoli e Enzo Savarese hanno fatto richiesta agli uffici competenti di aprire con urgenza un’istruttoria sulla puntata di Annozero di ieri.

«In particolare – si legge in una nota – oggetto di accertamento, per presunta violazione delle norme sulla par condicio, è l’intervento di Adriano Celentano, nel corso del quale il cantante ha manifestamente espresso le proprie preferenze di voto in favore del candidato Giuliano Pisapia nel turno di ballottaggio che si svolgerà a Milano il 29 e 30 maggio, contravvenendo così all’esplicito divieto previsto dall’art. 5 comma 2 della legge 28/2000».

Lunedì scorso l’Autorità delle comunicazioni aveva multato Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio aperto per le interviste al premier Silvio Berlusconi di venerdì sera. Tg1 e Tg4 erano già stati multati nei giorni precedenti. Il Garante per le comunicazioni giovedì ha poi richiamato anche il Tg3, chiedendo di dare subito spazio a un rappresentante del centrodestra dopo l’intervento in diretta di Antonio Di Pietro andato in onda lo stesso giorno delle contestate apparizioni del premier.

«E’ evidente che la richiesta di un’istruttoria sull’intervento di Adriano Celentano da parte degli esponenti berlusconiani dell’Agcom serve a fare da cassa di risonanza ai ridicoli esposti del Pdl. La
smettano di fare il gioco delle tre carte perché non sono credibili: i cittadini sanno che l’unica anomalia è il conflitto di interessi e l’invadenza mass mediatica del premier». Lo afferma il senatore Pancho
Pardi, Capogruppo dell’Italia dei Valori in Commissione di Vigilanza.

«Siamo di fronte ad interventi di chiara natura censoria, mossi da una forza politica che sta cercando di comprimere gli spazi di informazione e la libertà di espressione perchè si trova in manifesta difficoltà nei confronti dell’elettorato – dice Michele Santoro – Invito formalmente l’Agcom a non prestarsi a questa strumentalizzazione indegna, dopo che è già stata fatto oggetto di pressioni pesanti del Presidente del Consiglio nei confronti di Annozero ancora al vaglio della Magistratura». La finalità della legge sulla par condicio – fa notare Santoro citando articoli del provvedimento, «non è quella di impedire la manifestazione di opinioni politiche ma è quella di garantire parità di trattamento e imparzialità rispetto a tutti i soggetti politici». Il conduttore ricorda l’indicazione della Vigilanza a non confondere programmi di informazione con la comunicazione politica. «Nella nostra trasmissione di ieri – sottolinea – si è parlato delle elezioni di Milano perchè sono indubitabilmente l’argomento più trattato in tutti i giornali ed i telegiornali italiani. Si tengono normalmente nella televisione italiana (e si sono tenuti anche questa mattina) dibattiti tra esponenti politici che naturalmente manifestano le loro preferenze per la Moratti o per Pisapia senza che questi diano luogo ad interventi dell’Agcom».

Durante Annozero, spiega Santoro, «Adriano Celentano ha manifestato la sua preferenza per Pisapia in un libero contraddittorio con Maurizio Lupi, al quale è stato affidato il coordinamento della campagna elettorale a favore di Letizia Moratti. Lo aveva già fatto in un’altra occasione senza suscitare alcun intervento da parte dell’Agcom». Poi aggiunge che era presente anche il candidato a vicesindaco ed europarlamentare della Lega Nord Matteo Salvini: «Quindi Celentano ha dialogato con Lupi e con Salvini, che hanno apertamente manifestato le loro opinioni favorevoli all’elezione di Letizia Moratti». Ricorda che nel dibattito è intervenuto brevemente Bruno Tabacci, del Terzo Polo, «che ha confermato l’indicazione per la libertà di voto della sua formazione politica ma, sollecitato da Celentano, ha manifestato una personale inclinazione per Pisapia. Niki Vendola, presente in trasmissione, si è astenuto. Non si comprende come sarebbe stato possibile parlare dell’importanza politica delle elezioni di Milano senza manifestare preferenze di voto. E non si capisce quale legge impedisca di dedicare una trasmissione di approfondimento informativo alle elezioni di Milano. D’altra parte, perchè quelle precedenti non sono state impedite? E perchè le opinioni espresse nelle nostre precedenti puntate sono state ritenute legittime? Siamo di fronte ad interventi di chiara natura censoria, mossi da una forza politica che sta cercando di comprimere gli spazi di informazione e la libertà di espressione perchè si trova in manifesta difficoltà nei confronti dell’elettorato. Invito formalmente l’Agcom a non prestarsi a questa strumentalizzazione indegna, dopo che è già stata fatto oggetto di pressioni pesanti del presidente del Consiglio nei confronti di Annozero ancora al vaglio della magistratura».

27/05/2011 – Il Messaggero


mar 16 2010

Annozero: al Paladozza di Bologna con Luttazzi e Celentano…

Tre settimane di silenzio. E poi Michele Santoro potrà lanciare la puntata. Come da tradizione: “Annozero può cominciare”. E via con la sigla di Nicola Piovani, i servizi della redazione, l’intervento di Marco Travaglio, le vignette di Vauro. Annozero può (ri)cominciare dal Paladozza di Bologna, il prossimo 25 marzo. Stessa ora e stesso giorno, alle 21 e di giovedì (ingresso libero): non sui canali Rai imbavagliati dalla par condicio, ma in diretta su radio e sulla rete, sul digitale terrestre e sul satellite. Il direttore generale Masi ha sospeso l’informazione per un mese, la squadra di Santoro, e Giovanni Floris di Ballarò, riaccendono il segnale per una sera, anzi ‘Rai per una notte’. Il titolo annuncia una festa per la tv pubblica che, mutilata da una delibera del consiglio di amministrazione, mostra i suoi giornalisti e le sue risorse in trasferta. Con una formula atipica, un po’ rivoluzionaria. Uno sciopero bianco della televisione pubblica. Il comico Daniele Luttazzi, epurato da viale Mazzini con l’editto Bulgaro di otto anni fa, sarà sul palco. E forse sarà in compagnia di Adriano Celentano. Quando la Rai ha cancellato i programmi dal palinsesto, nella concitata conferenza stampa dei conduttori, Santoro aveva reagito con l’istinto: “Loro ci dicono di fermarci, noi troveremo un modo per continuare. Non so dove, come e quando”. E così i sindacati di categoria, la Fnsi e l’Usigrai, iniziano l’avventura nel tortuoso percorso burocratico: permessi, coperture, lettere. Franco Siddi ha scritto al presidente Garimberti e al dg Masi: “L’informazione, la circolazione delle idee, il confronto delle voci non si possono interrompere. La Fnsi, scrive il segretario, ha deciso di promuovere iniziative e manifestazioni per sostenere la libera informazione e assicurare la circolazione di punti di vista e di espressioni culturali e professionali.

Vi comunichiamo che si terrà una pubblica manifestazione per la difesa della libertà di informazione”. Postilla: “Su nostra richiesta e a titolo gratuito, partecipano giornalisti che hanno con voi rapporti contrattuali”. In gergo, si chiama protezione sindacale e, in un ambientino Rai piuttosto teso, concede ossigeno e copertura ai protagonisti del Paladozza. La Fnsi e l’Usigrai creeranno un sito internet di ‘Rai per una notte’ e, per diffondere la manifestazione con qualsiasi mezzo, offriranno le riprese audio e video. La macchina organizzativa è a pieni giri, ma è in movimento da poche ore: “La trasmissione è tutta da costruire e così pure la scaletta degli ospiti: posso dire che ci sarà Floris”. E non Bruno Vespa che, nonostante l’improvvisata ai cancelli di via Teluada, detta (in fretta) la sua rinuncia alle agenzie: “Sono grato a Michele per l’invito, ma ho già detto quello che dovevo dire alla manifestazione di via Teulada. Mi parrebbe peraltro inopportuno partecipare a tre giorni dal voto a una iniziativa che si presta fatalmente a strumentalizzazioni politiche”. L’anfitrione di Porta a Porta rifiuta e invece, all’instante, accettano Floris e Luttazzi. Celentano valuta… Le radio e le tv lavorano per la diretta (anche il Fatto quotidiano sarà tra i sostenitori del 25 marzo). Oggi, intanto, Sky e La7 sapranno se il Tar ha accolto il ricorso contro l’estensione della par condicio, la famigerata norma Beltrandi della Vigilanza, estesa alle emittenti private dall’Autorità di garanzia. Se la Rai blocca l’informazione in nome della par condicio, la maggioranza dei telegiornali è squilibrata. Pende a destra. Fonte Isimm ricerche dell’Agcom. Il Tg1 ha dedicato il 25% al Pdl e il 18 al Pd (4 per l’Idv). Distacco ancora più accentuato per il Tg2: 27 a 17 e 5,7 per l’Idv. Equilibrio tra coalizioni per il Tg3: e 29 a 23 e 4,4 per il partito di Di Pietro. Altri numeri per Mediaset: il Tg5 è di parte (32 per il Pdl e 18 per il Pd). Imbattibile il Tg4 di Emilio Fede che consegna il 63 per cento al Pdl. E il Pd? Non pervenuto.

Car. Tec.

16/03/2010 – Il Fatto Quotidiano


gen 8 2009

Il Tg5 annuncia: 75.000 copie vendute per Yuppi Du

Il 6 Gennaio, nel giorno del compleanno di Adriano Celentano, il Tg5 gli dedica un servizio per festeggiare non solo i 71 anni d’età, ma anche le 75.000 copie vendute del dvd “Yuppi Du”, considerato, tra l’altro, uno dei migliori film del 2008, votato da due critici cinematografici (di una giuria Europea) per un settimanale inglese.

Fabrizio


nov 30 2008

“L’animale”: servizi del Tg1 e del Tg5

Per chi se li fosse persi, ecco a voi rispettivamente il servizio del Tg1 e quello del Tg5, dedicati all’uscita del doppio cd di Adriano Celentano, “L’animale”:

PS: prima dei servizi dovrebbe partire un piccolo spot pubblicitario… pazienza. :-)

Andrea


set 9 2008

Celentano mattatore anche nei telegiornali

di Claudia Bruno

E’ il molleggiato a ricevere la medaglia d’oro del Parlato Tv il 5 settembre 2008. Sbarcato alla Mostra del Cinema di Venezia è stato salutato dalla platea con una standing ovation e in conferenza stampa ha tenuto il suo show senza risparmiare frecciate a nessuno. Ad Adriano Celentano è spettato poi l’onore di consegnare il Leone d’oro alla carriera al regista Ermanno Olmi che ha raccontato la civiltà contadina in un capolavoro “L’albero degli zoccoli”. Olmi-Celentano, una strana coppia unita dall’impegno per l’ecologia, le origini e lo spirito religioso. “Sono affascinato da Gesù, questo lo sanno anche le formiche. Credo che sia l’unico riferimento per l’uomo”, spiega ai microfoni del Tg5 il cantante, non nascondendo il suo desiderio di girare un film sulla resurrezione di Cristo, mentre sul fronte della musica Celentano annuncia un nuovo disco con due inediti, uno dei quali farà scoppiare molte polemiche. Dal mondo dello spettacolo a quello dell’economia il passo è breve, appena 20 secondi distaccano Raffaele Bonanni da Celentano; [...]

09/09/2008 – L’opinione.it (Quotidiano Politico Italiano)


set 5 2008

Un nuovo disco? “Un best tra qualche mese”

Oggi alle 13.27 (l’ho beccato, giusto in tempo, in diretta) il Tg5 ha mandato in onda un servizio sull’evento di ieri, nel quale Adriano Celentano ha concesso una breve ma interessante intervista (immagino dall’hotel in cui ha passato la notte).
Dall’intervista è emerso che tra non molto uscirà una nuova raccolta contenente ben due inediti.
Infatti sul fronte musica, alla domanda “A quando un nuovo disco?“, Adriano ha tranquillamente risposto che è in programma “un best tra… qualche mese contenente due inediti: uno di questi farà più casino di quanto accaduto a Venezia“. Queste le parole del Molleggiato. Più ufficiale di così… :-)

Qui di seguito, ringrazio annette per il link, trovate il video del servizio che vi ho appena descritto:
www.video.mediaset.it/video.html?sito=tg5&data=2008/09/05…

05/09/2008 – Andrea


set 4 2008

Celentano e il suo “Yuppi Du” a Venezia: i servizi dei vari tg

Ecco i servizi che i vari tg hanno dedicato alla “vigilia” di questo grande evento!

Si ringrazia l’utente annette per i links.

04/09/2008 – Andrea


gen 10 2008

Alcuni servizi sul 70° di Celentano…

Si segnalano di seguito alcuni servizi sul 70° compleanno dell’immenso Adriano Celentano:

Andrea


dic 9 2007

«Moratti e Formigoni? Genitori di Frankenstein»

L’INTERVISTA ADRIANO CELENTANO

Il cantante: bene il dialogo tra Berlusconi e Veltroni

MILANO — Adriano Celentano si gode il successo e le discussioni accese dal disco, e dal ritorno-lampo in tv, al tavolo da biliardo della sua casa milanese, alla Maggiolina, un passo da via Gluck, dove sono nati i suoi figli e le sue canzoni.

Celentano, ormai di lei dicono che si è buttato a sinistra.
«Quelli che lo dicono sanno benissimo che non è così. Non sono mai stato né di sinistra, né di destra. Sono uno spettatore che sta alla finestra a guardare chi fa le cose meno peggiori. Siamo nel momento sinistro, e credo che la sinistra stia facendo ciò che è giusto fare in questi momenti. Fortunata la destra, che non avendo questa dolorosa incombenza può solo dilettarsi a tifare per la caduta del governo».

Sì, ma nel suo intimo lei come si sente?
«Claudia dice che sono anarchico. Non so che valore abbia. Comunque, la misura del successo delle mie apparizioni in tv è direttamente proporzionale agli insulti che ricevo da coloro che si sentono attaccati, sia di destra sia di sinistra».

Già un anno fa, alla grande manifestazione del 2 dicembre 2006, la piazza di centrodestra interruppe con i fischi l’orchestra di Demo Morselli che suonava Azzurro.
«Me lo ricordo, ero davanti alla tv. Azzurro non è una canzone di parte, appartiene a tutti gli italiani; ma non mi sono offeso. Fa parte del gioco. Era come se quella gente mi dicesse: “Ehi, Adriano, stai sbagliando, non siamo d’accordo con te”. Non me la sono mica presa».

E’ che a lungo si è pensato che lei stesse da quella parte. Fin dagli Anni ’70, da “chi non lavora non fa l’amore”: non proprio un inno alle lotte operaie.
«Quella canzone fu, come direbbe Berlusconi, fraintesa. Certo, io avvertivo un disagio nella società e invitavo tutti al dialogo, soprattutto i padroni. Gli operai avevano le loro ragioni per scioperare. La chiusa della canzone indicava proprio la necessità che il padrone rinunciasse a qualcosa se voleva che in casa sua regnasse l’amore: “Se non cerchi un accordo con i tuoi operai, prima o poi anche per te finirà la pace, per cui dammi l’aumento signor padrone”. Questo diceva la canzone. Devo ammettere però che il titolo del brano era più forte della supplica finale in favore degli operai. Ecco perché, in parte, giustifico coloro che mi credevano un reazionario». «Il vero amore/ per sempre unito dal cielo… ».

Questa invece fu letta come un no al divorzio.
«Ma era una dichiarazione d’amore per mia moglie, non una dichiarazione politica. Se due si sposano e poi non vanno più d’accordo, è giusto che divorzino. Naturalmente senza lasciare nulla di intentato per cercare di salvare l’amore, di smussare gli angoli, di comprendere le ragioni dell’altro; anche se oggi più che mai comprendere le ragioni dell’altro è una delle cose più difficili, e non solo all’interno di una coppia».

Sull’aborto invece lei è intransigente.
«Sì. Sull’aborto, e in genere sulla vita. Io non sono un esperto di embrioni, però di una cosa sono sicuro: la vita va difesa. Sempre. E’ un dono di Dio, fin dalla prima scintilla. Altre interpretazioni per me non esistono».

Come le pare questa Italia, a confronto con le altre che ha conosciuto? Quella dei suoi esordi nei primi Anni ‘50? Quella del ‘68?
«Si ricordi che lei sta parlando con un ignorante. Però il polso del paese un po’ ce l’ho. Certe cose le sento, e se una cosa mi appare difficile cerco di capire, di trovare una sintesi. I politici a volte mi sembrano come attori di una commedia, che con la scusa di agire per il bene dell’Italia badano anzitutto ai loro interessi. Il che potrebbe anche essere giusto, se i loro interessi coincidessero con l’onestà intellettuale di chi pensa, invece, prima di tutto al bene del paese e poi ai propri interessi… insomma, voglio dire che non ci sarebbe niente di male se, nel fare prima di tutto il bene del paese, se ne traesse anche un vantaggio economico. Ma non mi pare che vada così».

Queste sono le cose che dice Grillo. E’ d’accordo con lui?
«Grillo è coraggioso. E’ un ragazzo della via Gluck. Anch’io non condivido certi toni che ha usato. Ma gli riconosco il merito di aver dato una forte scossa al potere, di aver espresso il malessere che cova nella società. Condivido molte delle cose che dice».

Lei però a suo tempo non si unì ai girotondi di Nanni Moretti.
«No. Non mi sono unito perché non lo ritenevo necessario. Lui aveva già fatto molto casino e non aveva bisogno del mio appoggio. E’ importante capire quando è il momento di fare o di dire certe cose. Anche lui, come Grillo, aveva messo in evidenza un certo torpore della sinistra, obbligandola a fare un esame di coscienza sullo sbandamento in cui versava; e io lo apprezzai per il modo in cui lo fece».

Ogni volta che lei scontenta qualcuno, rispuntano interviste molto critiche di Don Backy o altri personaggi del clan.
«Sono reazioni a cui mi sono abituato. Purtroppo non manca il giornalista che, diverso dagli altri, investito dalla malafede, si guarda bene dal controbattere sul tema che magari ho appena affrontato in televisione, perchè rischierebbe un serio dibattito e ciò non basterebbe a placare il suo livore. E allora ecco che una certa stampa sente la necessità di puntare sulla bassezza di qualche individuo che può spargere veleno su di me, o mentire sul compenso per “La situazione di mia sorella…”; a sentir lei (non mia sorella, la stampa), avrei percepito per il programma più di 700 mila euro, quando invece ne ho presi centomila offerti dalla Rai e accettati senza discutere. Tuttavia devo precisare che questo ritorno-lampo, come lo chiama lei, visto da 9 milioni e 500 mila persone con picchi di 11 milioni e mezzo, vale molto più di qualsiasi considerazione economica. Io sono rock, e mi posso permettere di essere il meno pagato di tutti; per esempio di Fiorello, di Morandi, e tanti altri che adesso non mi va di nominare».

Con Berlusconi, personaggio come lei molto milanese, vi siete mai visti?
«Due o tre volte, durante la fondazione del suo impero. Lui voleva che facessi qualcosa per le sue tv, io ero abbastanza ben disposto, ma non abbiamo mai trovato l’accordo per via degli inserti pubblicitari. Anch’io però ho avvertito il fascino che la sua figura esercita sulla gente: un uomo che nasce dal nulla, così almeno pare, diventa il più ricco del paese e addirittura capo del governo. Bello. Ma adesso deve cambiare. Perché la sua nuova direzione sarà determinante per il suo futuro politico».

Il suo fiuto cosa le dice? Berlusconi può tornare al governo?
«Potrebbe anche vincere le elezioni per la terza volta. E’ un grande comunicatore, sempre pronto a estrarre il coniglio o qualche altra bestia dal cilindro. Lo davano per morto, ma quando ha visto che Fini e Casini lo stavano abbandonando ha avuto uno scatto ed è tornato in scena. Dubito però che durerebbe, che riuscirebbe a governare. Dubito che il suo sia lo scatto che invertirebbe la direzione di marcia del paese. Sono troppi i compromessi e le cose a cui dovrebbe rinunciare. Compromessi che non riguardano solo lui, ma quasi tutti i politici; però solo lui ha questa opportunità di scatto, proprio per la posizione anomala che occupa sulla scena. Viene dal niente, diventa ricco e capo del governo, compra quasi tutto, tranne la sua “ultima opportunità”. Quella non si compra. Gli viene regalata una volta sola, come capita a ognuno di noi. E la sua opportunità è la strana combinazione di trovarsi al centro di un quadro non buono per il paese, però buono e decisivo per chi come lui dovrebbe cogliere l’attimo fuggente di un cambiamento totale, fin dalle viscere, della sua coscienza. Ma forse non è abbastanza vecchio per prendere una simile decisione…».

Le pare forse che l’inversione di marcia possa venire da Prodi?
«Forse… ma Prodi si trova in un situazione di normalità, per cui non gli viene concesso nessun tipo di scatto. Prodi non ha una televisione, non ha un partito che lo sorregge. Però non è detto. Anche se pure lui non ha ancora l’età per staccarsi dal fascino del potere».

Di Veltroni che impressione ha?
«Buona. Il dialogo con l’opposizione, l’incontro con Berlusconi sono cose buone, sia da parte sua che da parte di Berlusconi. Il problema è se entrambi sapranno andare oltre il tornaconto di partito per trovare un accordo, se avranno la forza di cambiare, a costo di confessare qualche loro peccato. Ma non è facile…».

Molti suoi colleghi sono fuggiti all’estero per non pagare le tasse. Lei?
«All’estero non sono mai fuggito, anche perché non so neanche dov’è. Credo che le tasse siano un male necessario. Ho capito che siamo tutti chiamati a fare un sacrificio per il bene comune. Anche se in teoria, a parte gli operai che non dovrebbero avere la preoccupazione di arrivare alla fine del mese, nessuno dovrebbe dare allo Stato più di un terzo di quello che guadagna».

Bossi le è simpatico?
«Sì, mi è simpatico. Mi ricorda uno dei personaggi della Milano degli anni Cinquanta. Bossi sembra nato al bar. Uno di quelli che passano il tempo a giocare a biliardo e a lamentarsi delle cose che non vanno, con gli amici che gli dicono: perché non vai avanti tu? Una, due, tre volte; tra la quarta e la quinta volta, forse deve aver deciso. Così è andato avanti lui».

Ha letto gli elogi e le critiche degli architetti?
«Ho letto. E mi dispiace che questa categoria si stia scavando la fossa con le sue stesse mani. Ma ciò che più mi dispiace è che le loro scatole tombali — perché di questo si tratta, quando progettano le case popolari dove infornare la povera gente — lascino un segno così oscuro che difficilmente si potrà smaltire. L’unica cosa è sperare nei giovani, sui quali confido per una rinascita dell’architettura: che tenga conto sì del moderno, ma senza dimenticarsi del passato, che rappresenta le fondamenta della nostra identità. E’ attraverso il passato che possiamo sapere chi siamo e da dove veniamo».

Ha visto la puntata di Porta a Porta dedicata a lei e a Benigni?
«Sì. E ho visto la cura, direi quasi chirurgica, con la quale ha impostato la trasmissione. Peccato. Un’altra occasione persa per dimostrare un’imparzialità che pare proprio non esistere nel dna di Bruno Vespa. Gli ospiti sono stati scelti ad hoc per sparare cazzate sul mio conto. A parte Sgarbi che in qualche modo, ma devo ancora pensarci, credo mi abbia difeso, e Bondi, l’unico ad aver detto una cosa buona su di me e, devo dire, sensata: “Celentano e Benigni, gli unici che fanno una televisione di qualità e che fa discutere”. Grazie Bondi. Al suo fianco c’era Paragone, un giornalista di Libero molto poco paragonabile se non a se stesso, al quale non do torto quando dice che io ripeto da quarant’anni le stesse cose. Per forza: trent’anni fa dissi che gli architetti erano dei cani rabbiosi che divoravano le bellezze delle città. A oggi, il risultato qual è stato? Che di bello Milano non ha quasi più niente. E non solo Milano, tutta l’Italia tra un po’ sarà irriconoscibile, se non si fa qualcosa per fermare l’onda devastante geneticamente modificata dai genitori di Frankenstein».

Chi sarebbero i genitori di Frankenstein?
«La Moratti e Roberto Formigoni. Il quale, a un incontro nella voragine dove sta nascendo il nuovo mostro da lui concepito, ci ha tenuto a spiegare tra gli applausi, purtroppo, del presidente Napolitano il senso dell’operazione: il primo Palazzo di Governo edificato a Milano dopo il Castello Sforzesco. Bravi genitori mostruosi! Già che ci siete, perché non buttate giù anche il Castello Sforzesco? Non vi rimane che cancellare quest’ultima espressione del volto di Milano per confondere definitivamente i milanesi che, se poi la fate finita anche col Duomo, non sapranno più distinguere se sono a Torino, a Milano, o in Russia. Quindi come faccio, caro Paragone di Libero, a non ricordarti che la più grande sciagura sono gli architetti? Io lo dico anche per il tuo bene, e poi cambialo quel cognome che hai, se no la gente quando ti vede non ti paragona a nessuno. Ma il bello, quello vero, arriva con i clown di regime, Luca Giurato, e il sergente Maria Latella. Giurato, che di fronte a un tema mondiale come quello del nucleare salta sul podio come fosse un giornalista, lui, modello trash di qualcosa che non si può neanche più chiamare giornalismo, e dice: “Ma da dove viene Celentano? Se l’Italia sta male è perché non abbiamo il nucleare”; e subito dopo, con una considerazione ancora più spaventosa, dice che “noi, essendo vicini alla Francia, saremmo comunque spazzati via se una delle centrali francesi avesse un guasto”. Un discorso, quello di Giurato, che non può essere più cretino…».

Prego?
«Intendiamoci, non cretino lui, cretino il discorso, che purtroppo ripetono in tanti. Come si fa a non capire che rinunciando alle centrali nucleari non solo salviamo i tre quarti rimanenti dell’Italia — perché la Lombardia ormai ha i giorni contati giustamente come dice Giurato —, ma mandiamo anche un messaggio di incoraggiamento al resto dell’Europa? Ora io posso capire Giurato, poverino… ma tu, piccola Vespa amico delle zanzare, tu sai che nella mia trasmissione ho detto anche altre cose: mi sono rivolto agli ultrà e non li hai neanche presi in considerazione, ho parlato del nucleare e te ne sei guardato bene dall’invitare qualcuno d’accordo con me per un giusto contraddittorio, tipo Pecoraro Scanio, e poi… non voglio dire cosa hai volutamente omesso».

A cosa si riferisce?
«Vespa lo sa».

E i tg, come le sembrano?
«Si assomigliano tutti. Ognuno nasconde una parte di verità. Ma in fondo si completano. Nel senso che si mettono d’accordo per non nascondere tutti e due la stessa cosa. Se il Tg1 nasconde la prima parte, il Tg5 nasconde la parte finale, in modo che nessuno possa dire niente perché effettivamente la notizia è completa… l’unico problema è che per vederla completa, siccome va in onda in contemporanea, la gente deve avere due televisori, uno a fianco dell’altro».

Aldo Cazzullo

09/12/2007 – Corriere della Sera


nov 30 2007

Analisi Auditel: Serata Celentano

Il primo ciclone settimanale si è abbattuto sul palinsesto italiano. In arrivo a giorni un’ altra tempesta di ascolti.

Ora che il ciclone Celentano è già passato, in attesa di quello targato Benigni vediamo quali resti ha lasciato dietro di sé. C’è da ribadire che Canale5 non si è fatta cogliere di sorpresa,e si è costruita per la serata,un bunker indistruttibile: i 2 programmi di Antonio Ricci non li abbatte nemmeno un uragano, e un film come Ghost è impermeabile a ogni intemperia televisiva.

Analizziamo la serata Celentano con il primo grafico relativo alle curve delle sei reti di ieri; partiamo come di consueto con la fascia informativa delle ore 20 dove abbiamo la vittoria del Tg1 sul Tg5, il picco del Telegiornale diretto da Gianni Riotta lo registriamo al termine precisamente alle 20,30 con 9.653.000 telespettatori pari al 36,88% di share, sulla rete commerciale in quello stesso istante c’erano 6.945.000 telespettatori pari al 26,53%.

La serata prosegue con i programmi di access time, come vediamo dalle due curve, quella blu di RaiUno e quella arancione di Canale 5, è il programma condotto da Flavio Insinna a mantenere la prima posizione con Striscia subito sotto, poi passiamo al prime time dove c’è la partenza del programma di Adriano Celentano con 10.700.000 telespettatori e via via crescendo fino al picco di audience delle 21:35 con 11.529.000 telespettatori pari al 39,1% di share, mentre stava cantando il pezzo “Dormi amore la situazione non è buona?.

Curva share minuto per minuto 26 novembre 2007

Da evidenziare come nel corso della puntata il pubblico lo abbia progressivamente abbandonato, soprattutto dopo il nero pubblicitario delle 22:01, notiamo infatti come l’audience sia poi calata fino ai 6.650.000 telespettatori, pari al 23,38% di share delle ore 22:05 mentre parlava della bruttezza dell’edificio che ospita l’Università Bocconi a Milano.

Le atmosfere un po’ ovattate della sala di registrazione e la mancanza del calore del pubblico in studio hanno forse un po’ disorientato lo spettatore televisivo che si aspettava di trovare i soliti grandi ambienti che ospitavano le performance del molleggiato, memorabile la grandezza e maestosità dell’ultimo studio, quello che ospitò “Rockpolitick?.

Per le altre curve da sottolineare l’ottimo risultato di un evergreen come “Chi l’ha visto? ; un dato in controtendenza dopo i buoni risultati delle scorse settimane invece è quello di Voyager su RaiDue; non male la curva di “Scary Movie 3? e anche il Mel Gibson di Rete 4, davvero molto bene Vespa e la sua puntata con ospite Emanuele Filiberto che fa la sua bella figura contro il secondo tempo di “Ghost?.

Tornando ora alla sfida fra Celentano e Ghost, ho voluto aggiungere due grafici con le due sole curve di queste reti.

Il primo grafico è relativo al target 4-44, vediamo come tutto sommato le due curve siano parecchio vicine e come il pubblico giovane che ha seguito Celentano, sia poi passato in massa su Ghost, appena il programma del molleggiato è terminato.

Nel grafico successivo relativo al target 45 in poi, notiamo come le due curve siano parecchio lontane fra loro (con il programma di Celentano al top) segno che la maggior parte di questo tipo di pubblico abbia seguito il programma di RaiUno, notiamo anche che al termine di questa trasmissione il pubblico di questo target sia migrato in minoranza verso Canale 5, ma si sia poi ricompattato su RaiUno per seguire il Porta a Porta di Bruno Vespa.

Curva share min x min 4-44 26 novembre 2007
Curva share min x min 4-44 26 novembre 2007

Dal grafico relativo ai target possiamo notare come i telespettatori che hanno seguito questo programma siano spalmati quasi equamente sui tipi di pubblico presi in oggetto, abbiamo comunque una maggioranza di gente che non ha un’occupazione retribuita (37,09%); che ha frequentato fino alla scuola dell’obbligo (34,32%); di sesso femminile (32,85%); e che abita nel centro Italia (35,1%).

Target Serata Celentano 26 novembre 2007?

27/11/2007 – TvBlog.it