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mag 4 2008

AnnoZero: Venier: io sospesa per una rissa tra educande

03 mag. – Si susseguono i commenti sulla vicenda Santoro circa la messa in onda di uno spezzone di Beppe Grillo al V2-Day il 25 aprile, in cui il comico insulta il Presidente della Repubblica e Umberto Veronesi, ve ne proponiamo alcuni:

Michele Santoro ad ''AnnoZero'' MARA VENIER: “In confronto a quello che ho visto da Santoro, le parole che si scambiarono nel mio programma Antonio Zequila e Adriano Pappalardo sono da oratorio. Io sono stata sospesa per una rissa televisiva a ‘Domenica In’ che al confronto degli sfoghi di Belle Grillo e Vittorio Sgarbi sembra una scena da educande”. A sottolinearlo e’ Mara Venier a proposito del caso ‘Annozero’ e riferendosi a quanto accaduto a lei nella puntata di ‘Domenica In’ il 22 gennaio 2006. Quel giorno ando’ in onda una lite in diretta (diventata un vero ‘cult’ per gli amanti della tv trash) fra Adriano Pappalardo e Antonio Zequila che fini’ con i due che stavano per venire alle mani: il primo parlo’ “male” dietro le quinte della madre del secondo e Pappalardo davanti alle telecamere replico’ “Ti uccido”. Con Mara Venier costretta a scusarsi in diretta “con i bambini e le famiglie”.
Scuse che pero’ non le evitarono una settimana di sospensione ‘cautelativa’. Il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce deploro’ infatti “vivamente” l’episodio, avvenuto “in un orario protetto e tradizionalmente destinato a un pubblico familiare” e defini’ deplorevole anche che la lite fosse stata “lasciata degenerare” senza che la trasmissione fosse “interrotta”. La Venier tento’ anche di citare il precedente della violenta lite tra Alessandra Mussolini e Katia Bellillo andata in onda pero’ in seconda serata a ‘Porta a Porta’.

NUCCIO FAVA: “Le grida manzoniane di Petruccioli contro ‘Annozero’ confermano il marasma Rai. Il presidente ha impiegato qualche tempo a scoprire la natura del giornalismo di Santoro: demagogia e populismo, ammiccamenti ed astuzie egocentriche condite da falsi moralismi”. Lo afferma il giornalista Nuccio Fava, gia’ direttore del Tg1 e del Tg3, indirizzandosi a Fnsi e Usigrai cui chiede di intervenire “di fronte ad una situazione sempre piu’ grave e preoccupante”. “Santoro si difende facendo vittimismo, proclamando di continuo il pericolo di essere oscurato, col risultato di prosperare nella sua fama di giornalista scomodo e coraggioso, peggio di Grillo e Travaglio. Va benissimo la fama di Santoro, cosi’ apprezzata del resto da Curzi e Giulietti. Puo’ pero’ la Rai, cosiddetto servizio pubblico, sopportare tutto cio’ senza perdere -prosegue Fava- ulteriore credibilita’ e venire meno alla sua funzione costituzionale di rappresentare la societa’ italiana in tutte le sue espressioni significative, anche se fuori dalla logica delle spartizioni dei partiti e comunque non collegabili ad essi?!”.
“Purtroppo anche il governo Prodi ha rinunciato ad affrontare la questione Rai con l’energia e l’urgenza necessarie. Si e’ ricalcata la vecchia logica lottizzatoria, come si e’ visto con la nomina di Fabiani al posto del professor Petroni, o con il perdurante atteggiamento pilatesco sul caso Sacca’. Ci pensera’ sicuramente Berlusconi a normalizzare ulteriormente Rai e Fininvest, magari -conclude Fava- confermando Petruccioli presidente di garanzia. Nella sicura continuita’ di garanzia appunto verso le forze politiche, anche di opposizione naturalmente, e sicuramente non troppo preoccupandosi del diritto dei cittadini ad essere formati credibilmente e intelligentemente”.

ADRIANO CELENTANO: Intervento a sorpresa di Adriano Celentano nella pagina del suo blog dopo la puntata Annozero di Michele Santoro.
Il cantante bacchetta Vittorio Sgarbi per i toni usati in trasmissione, ma anche Beppe Grillo per aver offeso Umberto Veronesi. ”Brutto segno quello di Sgarbi ad Annozero – scrive Celentano – Cosa ti e’ successo? Uno che parla come sai parlare tu, non puo’ non essere intelligente o per lo meno, possedere quel minimo indispensabile per capire che per quanto infuocato possa essere un dibattito, si deve avere la elementare accortezza di lasciar parlare anche gli altri, dopo che hai detto la tua. Ma tu – aggiunge – non solo non lasciavi parlare, offendevi Travaglio che al contrario di te, parlava in modo pacato ed educato…”.
Celentano entra poi nel merito delle critiche di Sgarbi a Grillo: ”Da Santoro hai dato anche l’impressione di essere un ipocrita, quando dici che Grillo non puo’ parlare in difesa degli operai perche’ guadagna troppo. Ma quanto lavoro ha dovuto fare Grillo per acquisire la credibilita’ di quelle masse che in 50-60mila si spostano dalle loro case per andare ad ascoltarlo? Forse sottovaluti che Grillo, indipendentemente da quanto guadagni, da’ voce proprio agli operai che non hanno la possibilita’ di radunare cosi’ tante persone per denunciare le proprie esigenze”.
Celentano concorda con Sgarbi per ”il tono sbagliato e irriverente” di Grillo verso Umberto Veronesi, ”uomo di grande valore”.
Ma, sottolinea, se ”e’ legittimo criticare Grillo sul versante degli insulti che, a mio parere, tolgono forza ed efficacia alla maggior parte delle verita’ che lui denuncia, e’ volgare, piu’ delle invettive di Grillo, il tuo modo di aggredire le persone”. E aggiunge: ”Addirittura tenti di ostacolare in diretta un ‘diritto di cronaca’ giusto o sbagliato che sia come puo’ essere quello di Santoro. Certo – prosegue – mi dirai che grazie al tuo casino si e’ messa in rilievo la scorrettezza di Grillo nei riguardi di Veronesi, anche se in modo assai piu’ efficace l’aveva gia’ fatto Santoro mostrando il filmato. E tu ti sei arrabbiato. Tutte cose legittime se fatte con animo non violento. Ma – rileva Celentano – quando dici ‘pezzo di merda, faccia da tonto’, questa e’ tutt’altro che democrazia caro Sgarbi – parlante”.

ARTURO IANNACONE: ”L’uso arbitrario e indecente della televisione di Stato al quale abbiamo assistito ad Anno Zero non e’ degno di un Paese civile. Le istituzioni sono tenute a reagire ad una Rai che con ormai sconcertante disinvoltura, da’ spazio a personaggi pittoreschi, politicamente irrilevanti che, cavalcando il malcontento, usano gli schermi televisivi per fini di parte, insultando le piu’ alte cariche dello Stato”. Lo afferma Arturo Iannaccone, deputato del Movimento per l’Autonomia a proposito delle dichiarazioni di Beppe Grillo durante la trasmissione condotta da Michele Santoro.
”L’attacco al Presidente della Repubblica al quale abbiamo assistito – sottolinea Iannaccone – e’ stato di una volgarita’ inaudita, a Lui esprimiamo la solidarieta’ convinta del Movimento per l’Autonomia. Confidiamo, inoltre, in un intervento corale di tutti i vertici della Rai e di tutte le forze politiche affinche’ non si debbano piu’ ripetere episodi del genere”.

03/05/2008 – Clandestinoweb.com


gen 2 2008

Servizio sul Tg1 delle 20.00! [2008-01-02]

Occhio al Tg1 delle 20.00 (ora in onda), perchè dovrebbe esserci sul finale un servizio dedicato al Molleggiato! ;-)

Andrea


dic 9 2007

«Moratti e Formigoni? Genitori di Frankenstein»

L’INTERVISTA ADRIANO CELENTANO

Il cantante: bene il dialogo tra Berlusconi e Veltroni

MILANO — Adriano Celentano si gode il successo e le discussioni accese dal disco, e dal ritorno-lampo in tv, al tavolo da biliardo della sua casa milanese, alla Maggiolina, un passo da via Gluck, dove sono nati i suoi figli e le sue canzoni.

Celentano, ormai di lei dicono che si è buttato a sinistra.
«Quelli che lo dicono sanno benissimo che non è così. Non sono mai stato né di sinistra, né di destra. Sono uno spettatore che sta alla finestra a guardare chi fa le cose meno peggiori. Siamo nel momento sinistro, e credo che la sinistra stia facendo ciò che è giusto fare in questi momenti. Fortunata la destra, che non avendo questa dolorosa incombenza può solo dilettarsi a tifare per la caduta del governo».

Sì, ma nel suo intimo lei come si sente?
«Claudia dice che sono anarchico. Non so che valore abbia. Comunque, la misura del successo delle mie apparizioni in tv è direttamente proporzionale agli insulti che ricevo da coloro che si sentono attaccati, sia di destra sia di sinistra».

Già un anno fa, alla grande manifestazione del 2 dicembre 2006, la piazza di centrodestra interruppe con i fischi l’orchestra di Demo Morselli che suonava Azzurro.
«Me lo ricordo, ero davanti alla tv. Azzurro non è una canzone di parte, appartiene a tutti gli italiani; ma non mi sono offeso. Fa parte del gioco. Era come se quella gente mi dicesse: “Ehi, Adriano, stai sbagliando, non siamo d’accordo con te”. Non me la sono mica presa».

E’ che a lungo si è pensato che lei stesse da quella parte. Fin dagli Anni ’70, da “chi non lavora non fa l’amore”: non proprio un inno alle lotte operaie.
«Quella canzone fu, come direbbe Berlusconi, fraintesa. Certo, io avvertivo un disagio nella società e invitavo tutti al dialogo, soprattutto i padroni. Gli operai avevano le loro ragioni per scioperare. La chiusa della canzone indicava proprio la necessità che il padrone rinunciasse a qualcosa se voleva che in casa sua regnasse l’amore: “Se non cerchi un accordo con i tuoi operai, prima o poi anche per te finirà la pace, per cui dammi l’aumento signor padrone”. Questo diceva la canzone. Devo ammettere però che il titolo del brano era più forte della supplica finale in favore degli operai. Ecco perché, in parte, giustifico coloro che mi credevano un reazionario». «Il vero amore/ per sempre unito dal cielo… ».

Questa invece fu letta come un no al divorzio.
«Ma era una dichiarazione d’amore per mia moglie, non una dichiarazione politica. Se due si sposano e poi non vanno più d’accordo, è giusto che divorzino. Naturalmente senza lasciare nulla di intentato per cercare di salvare l’amore, di smussare gli angoli, di comprendere le ragioni dell’altro; anche se oggi più che mai comprendere le ragioni dell’altro è una delle cose più difficili, e non solo all’interno di una coppia».

Sull’aborto invece lei è intransigente.
«Sì. Sull’aborto, e in genere sulla vita. Io non sono un esperto di embrioni, però di una cosa sono sicuro: la vita va difesa. Sempre. E’ un dono di Dio, fin dalla prima scintilla. Altre interpretazioni per me non esistono».

Come le pare questa Italia, a confronto con le altre che ha conosciuto? Quella dei suoi esordi nei primi Anni ‘50? Quella del ‘68?
«Si ricordi che lei sta parlando con un ignorante. Però il polso del paese un po’ ce l’ho. Certe cose le sento, e se una cosa mi appare difficile cerco di capire, di trovare una sintesi. I politici a volte mi sembrano come attori di una commedia, che con la scusa di agire per il bene dell’Italia badano anzitutto ai loro interessi. Il che potrebbe anche essere giusto, se i loro interessi coincidessero con l’onestà intellettuale di chi pensa, invece, prima di tutto al bene del paese e poi ai propri interessi… insomma, voglio dire che non ci sarebbe niente di male se, nel fare prima di tutto il bene del paese, se ne traesse anche un vantaggio economico. Ma non mi pare che vada così».

Queste sono le cose che dice Grillo. E’ d’accordo con lui?
«Grillo è coraggioso. E’ un ragazzo della via Gluck. Anch’io non condivido certi toni che ha usato. Ma gli riconosco il merito di aver dato una forte scossa al potere, di aver espresso il malessere che cova nella società. Condivido molte delle cose che dice».

Lei però a suo tempo non si unì ai girotondi di Nanni Moretti.
«No. Non mi sono unito perché non lo ritenevo necessario. Lui aveva già fatto molto casino e non aveva bisogno del mio appoggio. E’ importante capire quando è il momento di fare o di dire certe cose. Anche lui, come Grillo, aveva messo in evidenza un certo torpore della sinistra, obbligandola a fare un esame di coscienza sullo sbandamento in cui versava; e io lo apprezzai per il modo in cui lo fece».

Ogni volta che lei scontenta qualcuno, rispuntano interviste molto critiche di Don Backy o altri personaggi del clan.
«Sono reazioni a cui mi sono abituato. Purtroppo non manca il giornalista che, diverso dagli altri, investito dalla malafede, si guarda bene dal controbattere sul tema che magari ho appena affrontato in televisione, perchè rischierebbe un serio dibattito e ciò non basterebbe a placare il suo livore. E allora ecco che una certa stampa sente la necessità di puntare sulla bassezza di qualche individuo che può spargere veleno su di me, o mentire sul compenso per “La situazione di mia sorella…”; a sentir lei (non mia sorella, la stampa), avrei percepito per il programma più di 700 mila euro, quando invece ne ho presi centomila offerti dalla Rai e accettati senza discutere. Tuttavia devo precisare che questo ritorno-lampo, come lo chiama lei, visto da 9 milioni e 500 mila persone con picchi di 11 milioni e mezzo, vale molto più di qualsiasi considerazione economica. Io sono rock, e mi posso permettere di essere il meno pagato di tutti; per esempio di Fiorello, di Morandi, e tanti altri che adesso non mi va di nominare».

Con Berlusconi, personaggio come lei molto milanese, vi siete mai visti?
«Due o tre volte, durante la fondazione del suo impero. Lui voleva che facessi qualcosa per le sue tv, io ero abbastanza ben disposto, ma non abbiamo mai trovato l’accordo per via degli inserti pubblicitari. Anch’io però ho avvertito il fascino che la sua figura esercita sulla gente: un uomo che nasce dal nulla, così almeno pare, diventa il più ricco del paese e addirittura capo del governo. Bello. Ma adesso deve cambiare. Perché la sua nuova direzione sarà determinante per il suo futuro politico».

Il suo fiuto cosa le dice? Berlusconi può tornare al governo?
«Potrebbe anche vincere le elezioni per la terza volta. E’ un grande comunicatore, sempre pronto a estrarre il coniglio o qualche altra bestia dal cilindro. Lo davano per morto, ma quando ha visto che Fini e Casini lo stavano abbandonando ha avuto uno scatto ed è tornato in scena. Dubito però che durerebbe, che riuscirebbe a governare. Dubito che il suo sia lo scatto che invertirebbe la direzione di marcia del paese. Sono troppi i compromessi e le cose a cui dovrebbe rinunciare. Compromessi che non riguardano solo lui, ma quasi tutti i politici; però solo lui ha questa opportunità di scatto, proprio per la posizione anomala che occupa sulla scena. Viene dal niente, diventa ricco e capo del governo, compra quasi tutto, tranne la sua “ultima opportunità”. Quella non si compra. Gli viene regalata una volta sola, come capita a ognuno di noi. E la sua opportunità è la strana combinazione di trovarsi al centro di un quadro non buono per il paese, però buono e decisivo per chi come lui dovrebbe cogliere l’attimo fuggente di un cambiamento totale, fin dalle viscere, della sua coscienza. Ma forse non è abbastanza vecchio per prendere una simile decisione…».

Le pare forse che l’inversione di marcia possa venire da Prodi?
«Forse… ma Prodi si trova in un situazione di normalità, per cui non gli viene concesso nessun tipo di scatto. Prodi non ha una televisione, non ha un partito che lo sorregge. Però non è detto. Anche se pure lui non ha ancora l’età per staccarsi dal fascino del potere».

Di Veltroni che impressione ha?
«Buona. Il dialogo con l’opposizione, l’incontro con Berlusconi sono cose buone, sia da parte sua che da parte di Berlusconi. Il problema è se entrambi sapranno andare oltre il tornaconto di partito per trovare un accordo, se avranno la forza di cambiare, a costo di confessare qualche loro peccato. Ma non è facile…».

Molti suoi colleghi sono fuggiti all’estero per non pagare le tasse. Lei?
«All’estero non sono mai fuggito, anche perché non so neanche dov’è. Credo che le tasse siano un male necessario. Ho capito che siamo tutti chiamati a fare un sacrificio per il bene comune. Anche se in teoria, a parte gli operai che non dovrebbero avere la preoccupazione di arrivare alla fine del mese, nessuno dovrebbe dare allo Stato più di un terzo di quello che guadagna».

Bossi le è simpatico?
«Sì, mi è simpatico. Mi ricorda uno dei personaggi della Milano degli anni Cinquanta. Bossi sembra nato al bar. Uno di quelli che passano il tempo a giocare a biliardo e a lamentarsi delle cose che non vanno, con gli amici che gli dicono: perché non vai avanti tu? Una, due, tre volte; tra la quarta e la quinta volta, forse deve aver deciso. Così è andato avanti lui».

Ha letto gli elogi e le critiche degli architetti?
«Ho letto. E mi dispiace che questa categoria si stia scavando la fossa con le sue stesse mani. Ma ciò che più mi dispiace è che le loro scatole tombali — perché di questo si tratta, quando progettano le case popolari dove infornare la povera gente — lascino un segno così oscuro che difficilmente si potrà smaltire. L’unica cosa è sperare nei giovani, sui quali confido per una rinascita dell’architettura: che tenga conto sì del moderno, ma senza dimenticarsi del passato, che rappresenta le fondamenta della nostra identità. E’ attraverso il passato che possiamo sapere chi siamo e da dove veniamo».

Ha visto la puntata di Porta a Porta dedicata a lei e a Benigni?
«Sì. E ho visto la cura, direi quasi chirurgica, con la quale ha impostato la trasmissione. Peccato. Un’altra occasione persa per dimostrare un’imparzialità che pare proprio non esistere nel dna di Bruno Vespa. Gli ospiti sono stati scelti ad hoc per sparare cazzate sul mio conto. A parte Sgarbi che in qualche modo, ma devo ancora pensarci, credo mi abbia difeso, e Bondi, l’unico ad aver detto una cosa buona su di me e, devo dire, sensata: “Celentano e Benigni, gli unici che fanno una televisione di qualità e che fa discutere”. Grazie Bondi. Al suo fianco c’era Paragone, un giornalista di Libero molto poco paragonabile se non a se stesso, al quale non do torto quando dice che io ripeto da quarant’anni le stesse cose. Per forza: trent’anni fa dissi che gli architetti erano dei cani rabbiosi che divoravano le bellezze delle città. A oggi, il risultato qual è stato? Che di bello Milano non ha quasi più niente. E non solo Milano, tutta l’Italia tra un po’ sarà irriconoscibile, se non si fa qualcosa per fermare l’onda devastante geneticamente modificata dai genitori di Frankenstein».

Chi sarebbero i genitori di Frankenstein?
«La Moratti e Roberto Formigoni. Il quale, a un incontro nella voragine dove sta nascendo il nuovo mostro da lui concepito, ci ha tenuto a spiegare tra gli applausi, purtroppo, del presidente Napolitano il senso dell’operazione: il primo Palazzo di Governo edificato a Milano dopo il Castello Sforzesco. Bravi genitori mostruosi! Già che ci siete, perché non buttate giù anche il Castello Sforzesco? Non vi rimane che cancellare quest’ultima espressione del volto di Milano per confondere definitivamente i milanesi che, se poi la fate finita anche col Duomo, non sapranno più distinguere se sono a Torino, a Milano, o in Russia. Quindi come faccio, caro Paragone di Libero, a non ricordarti che la più grande sciagura sono gli architetti? Io lo dico anche per il tuo bene, e poi cambialo quel cognome che hai, se no la gente quando ti vede non ti paragona a nessuno. Ma il bello, quello vero, arriva con i clown di regime, Luca Giurato, e il sergente Maria Latella. Giurato, che di fronte a un tema mondiale come quello del nucleare salta sul podio come fosse un giornalista, lui, modello trash di qualcosa che non si può neanche più chiamare giornalismo, e dice: “Ma da dove viene Celentano? Se l’Italia sta male è perché non abbiamo il nucleare”; e subito dopo, con una considerazione ancora più spaventosa, dice che “noi, essendo vicini alla Francia, saremmo comunque spazzati via se una delle centrali francesi avesse un guasto”. Un discorso, quello di Giurato, che non può essere più cretino…».

Prego?
«Intendiamoci, non cretino lui, cretino il discorso, che purtroppo ripetono in tanti. Come si fa a non capire che rinunciando alle centrali nucleari non solo salviamo i tre quarti rimanenti dell’Italia — perché la Lombardia ormai ha i giorni contati giustamente come dice Giurato —, ma mandiamo anche un messaggio di incoraggiamento al resto dell’Europa? Ora io posso capire Giurato, poverino… ma tu, piccola Vespa amico delle zanzare, tu sai che nella mia trasmissione ho detto anche altre cose: mi sono rivolto agli ultrà e non li hai neanche presi in considerazione, ho parlato del nucleare e te ne sei guardato bene dall’invitare qualcuno d’accordo con me per un giusto contraddittorio, tipo Pecoraro Scanio, e poi… non voglio dire cosa hai volutamente omesso».

A cosa si riferisce?
«Vespa lo sa».

E i tg, come le sembrano?
«Si assomigliano tutti. Ognuno nasconde una parte di verità. Ma in fondo si completano. Nel senso che si mettono d’accordo per non nascondere tutti e due la stessa cosa. Se il Tg1 nasconde la prima parte, il Tg5 nasconde la parte finale, in modo che nessuno possa dire niente perché effettivamente la notizia è completa… l’unico problema è che per vederla completa, siccome va in onda in contemporanea, la gente deve avere due televisori, uno a fianco dell’altro».

Aldo Cazzullo

09/12/2007 – Corriere della Sera


nov 30 2007

Analisi Auditel: Serata Celentano

Il primo ciclone settimanale si è abbattuto sul palinsesto italiano. In arrivo a giorni un’ altra tempesta di ascolti.

Ora che il ciclone Celentano è già passato, in attesa di quello targato Benigni vediamo quali resti ha lasciato dietro di sé. C’è da ribadire che Canale5 non si è fatta cogliere di sorpresa,e si è costruita per la serata,un bunker indistruttibile: i 2 programmi di Antonio Ricci non li abbatte nemmeno un uragano, e un film come Ghost è impermeabile a ogni intemperia televisiva.

Analizziamo la serata Celentano con il primo grafico relativo alle curve delle sei reti di ieri; partiamo come di consueto con la fascia informativa delle ore 20 dove abbiamo la vittoria del Tg1 sul Tg5, il picco del Telegiornale diretto da Gianni Riotta lo registriamo al termine precisamente alle 20,30 con 9.653.000 telespettatori pari al 36,88% di share, sulla rete commerciale in quello stesso istante c’erano 6.945.000 telespettatori pari al 26,53%.

La serata prosegue con i programmi di access time, come vediamo dalle due curve, quella blu di RaiUno e quella arancione di Canale 5, è il programma condotto da Flavio Insinna a mantenere la prima posizione con Striscia subito sotto, poi passiamo al prime time dove c’è la partenza del programma di Adriano Celentano con 10.700.000 telespettatori e via via crescendo fino al picco di audience delle 21:35 con 11.529.000 telespettatori pari al 39,1% di share, mentre stava cantando il pezzo “Dormi amore la situazione non è buona?.

Curva share minuto per minuto 26 novembre 2007

Da evidenziare come nel corso della puntata il pubblico lo abbia progressivamente abbandonato, soprattutto dopo il nero pubblicitario delle 22:01, notiamo infatti come l’audience sia poi calata fino ai 6.650.000 telespettatori, pari al 23,38% di share delle ore 22:05 mentre parlava della bruttezza dell’edificio che ospita l’Università Bocconi a Milano.

Le atmosfere un po’ ovattate della sala di registrazione e la mancanza del calore del pubblico in studio hanno forse un po’ disorientato lo spettatore televisivo che si aspettava di trovare i soliti grandi ambienti che ospitavano le performance del molleggiato, memorabile la grandezza e maestosità dell’ultimo studio, quello che ospitò “Rockpolitick?.

Per le altre curve da sottolineare l’ottimo risultato di un evergreen come “Chi l’ha visto? ; un dato in controtendenza dopo i buoni risultati delle scorse settimane invece è quello di Voyager su RaiDue; non male la curva di “Scary Movie 3? e anche il Mel Gibson di Rete 4, davvero molto bene Vespa e la sua puntata con ospite Emanuele Filiberto che fa la sua bella figura contro il secondo tempo di “Ghost?.

Tornando ora alla sfida fra Celentano e Ghost, ho voluto aggiungere due grafici con le due sole curve di queste reti.

Il primo grafico è relativo al target 4-44, vediamo come tutto sommato le due curve siano parecchio vicine e come il pubblico giovane che ha seguito Celentano, sia poi passato in massa su Ghost, appena il programma del molleggiato è terminato.

Nel grafico successivo relativo al target 45 in poi, notiamo come le due curve siano parecchio lontane fra loro (con il programma di Celentano al top) segno che la maggior parte di questo tipo di pubblico abbia seguito il programma di RaiUno, notiamo anche che al termine di questa trasmissione il pubblico di questo target sia migrato in minoranza verso Canale 5, ma si sia poi ricompattato su RaiUno per seguire il Porta a Porta di Bruno Vespa.

Curva share min x min 4-44 26 novembre 2007
Curva share min x min 4-44 26 novembre 2007

Dal grafico relativo ai target possiamo notare come i telespettatori che hanno seguito questo programma siano spalmati quasi equamente sui tipi di pubblico presi in oggetto, abbiamo comunque una maggioranza di gente che non ha un’occupazione retribuita (37,09%); che ha frequentato fino alla scuola dell’obbligo (34,32%); di sesso femminile (32,85%); e che abita nel centro Italia (35,1%).

Target Serata Celentano 26 novembre 2007?

27/11/2007 – TvBlog.it


nov 26 2007

Servizio sul Tg1, anche questa sera…

Anche questa sera il Tg1 delle 20 ha preparato un nuovo servizio su Celentano. Ovviamente si parlerà della trasmissione di questa sera “La situazione di mia sorella non è buona”…

Andrea


nov 23 2007

Il pugile Celentano più pugni che carezze

Una carezza in un pugno, Celentano-Balboa si fa introdurre dal pianoforte trendy di Ludovico Einaudi, mira prima al cuore con il collaudato tandem Mogol/Gianni Bella («Hai bucato la mia vita»), poi sferra il primo uppercut con «Aria… non sei più tu», ballata ecologista richiesta all’allievo Jovanotti. Sono le due facce dell’album «Dormi amore la situazione non è buona», titolo che non a caso tiene insieme quello del singolo griffato dalla premiata coppia autrice degli ultimi hit del rocker melodista e quello del più arrabbiato brano di Tricarico, cantautore-filastrocchista che qualcuno ricorderà per l’exploit di «Io sono Francesco» (quello che diceva «puttana la maestra»). «La situazione non è buona», suggerisce il trentenne cantautore al sessantanovenne maestro, e la situazione allo sbando è economica, ambientale, internazionale, spaziale, familiare, morale… Strepitoso nel confermare la caratura unica della grana vocale di Celentano come nell’arrangiamento degli archi affidati a Celso Valli, un po’ meno nella forma (Mogol dormicchia, Bella un po’ meno, gli innesti autorali costringono l’ex ragazzo del rock a salti stilistici), il nuovo cd del neoboxeur (così lo raffigura in copertina Wainer Vaccari) è un gancio all’Italietta allo sbando dei fronti contrapposti, della politica politicante e dell’antipolitica. «Che la situazione non è buona è sotto gli occhi di tutti, basta leggere i giornali e vedere le immagini che ci arrivano da ogni parte del mondo», ammette Adriano sconsolato, col solito buon sentire «qualunque». Destra, sinistra e centro sono categorie sempre più inapplicabili al suo lavoro da combattente stanco, forse (dis)illuso: «In questo mio ultimo lavoro una certa amarezza c’è, non vedo la volontà e la serietà di cambiare veramente le cose. Forse solo l’amore potrà salvarci», dice svogliato. Intanto, lui cerca spunti e nuove collaborazioni, arruolando musicisti come Stefano Di Battista, Michael Thompson e Vinnie Colaiuta, ma soprattutto autori: «Avevo chiesto a Jovanotti un testo ecologista. Lui lo ha fatto bene, poi ho aggiunto i versi sulla politica dei Comuni, mandanti degli architetti, che sono – canto – ?la più grande sciagura?, seguono senza pietà il loro sentiero senza accorgersi che il vicino potrebbe crollare da un momento all’altro. La politica dei Comuni è la scintilla negativa di questo sfacelo». Con Tricarico e il Cherubini altre trasfusioni di sangue giovane arrivano da Neffa («Fiori») e da Vincenzo Cerami e Carmen Consoli, che firmano insieme «Anna Magnani», perla dedicata all’icona cinematografica per cui già Pino Daniele scrisse «Anna verrà»: «Il pezzo è nato da un’idea di Cerami che l’aveva proposto a mia moglie», ricorda l’orologiaio matto, «il testo mi è piaciuto e ho voluto coinvolgere per la musica la Consoli. La Magnani è stata non solo l’ attrice che tutti abbiamo amato, ma anche la regina della spontaneità. Il primo amore che non si scorda mai, come il vinile, perciò ho voluto che questo disco uscisse anche nel vecchio supporto dell’lp». Sorprendente è «Ragazzo del Sud» inedito di Domenico Modugno dal tono pasoliniano, una canzone dal sapore popolare, volutamente retrò: «Per le strade di Torino/ polizia e malviventi/ sono tutti di una razza/ sono figli degli stenti/ Meridione disperato/ sole e mare e poesia/ o banditi per le strade/ o arruolati in polizia». L’amara ballata del fratello in divisa che uccide con una mitragliata il fratello rapinatore col viso incappucciato riallaccia il passato che non passa col presente che non decolla. Ora l’appuntamento è per lunedì alle 21.10 su Raiuno con «La situazione di mia sorella non è buona», serata-evento pensata più per lanciare il disco che per rinfocolare le polemiche sul predicatore Celentano. «Voglio creare in tv lo spirito della sala d’incisione e portarlo in una trasmissione», spiega il Molleggiato. «Il programma è anomalo. Sarà come scalare il K2 senza le scarpe chiodate. È lo show più difficile che abbia mai fatto, sarà come un film in diretta. C’è una concatenazione tale che se tutto riuscirà come deve sarà la solita fortuna che mi prende per i capelli». In serata, poi, al Tg1 delle 20, Adriano ha anche spiegato il titolo dello show: «Come la sorella Luna di San Francesco, la sorella che ho immaginato io è la Terra, che si sta consumando. Del resto – ha proseguito – la situazione grave non è italiana, ma di tutto il mondo».

Federico Vacalebre

23/11/2007 – Il Mattino


nov 22 2007

Servizio sul TG1 [22/11/2007 - 20.00]

Non perdete l’edizione delle 20 (attualmente in corso) del TG1!!!

Andrea


nov 7 2007

Spot e intervento in memoria di Enzo Biagi

Segnalo, per dover di cronaca, che ieri 06/11/2007 sono partiti i primi spot di questa serata-evento con Celentano, prevista il prossimo 26 novembre.
E segnalo inoltre l’intervento telefonico di Adriano nel ricordo dello scomparso Enzo Biagi, grandissimo giornalista. Intervento mandato in onda nel Tg1 delle 20:00 e successivamente in seconda serata, in versione integrale, nello speciale del Tg1 in memoria di Biagi.

Andrea


ago 23 2007

Legambiente: «Bene Celentano. Ora i fatti»

Dopo la denuncia sulle speculazioni edilizie della riviera ligure

Gli ambientalisti al “molleggiato”: «Hai seguito, carisma, grande comunicativa e, immaginiamo, anche qualche euro da spendere..»

ROMA – «Caro Celentano, è proprio così, l’Italia muore anche di bruttezza. Confidiamo però che a quei tuoi due minuti di sfogo al telegiornale facciano seguito anche azioni concrete per cercare di migliorare la Liguria». Legambiente risponde così, attraverso una lettera aperta, ad Adriano Celentano. Il «molleggiato» aveva denunciato prima in una lettera al quotidiano genovese Il Secolo XIX e poi in un intervento al Tg1, le condizioni di sporcizia e le speculazioni edilizie che, a suo avviso, rovinerebbero il mare e la costa della riviera ligure. «Non si muore di soli batteri – aveva dichiarato l’ex Ragazzo della via Gluck – ma si muore anche di bruttezza, quella bruttezza che ti avvilisce, che ti rattrista, che ti angoscia perchè vedi un fiore come la Liguria appassire sotto i colpi di quel cemento sparati dai Comuni, che sono i veri mandanti delle stragi che non hanno nulla da invidiare a quelle degli innocenti».

«COSTRUZIONI ORRIDE» – «Abbiamo migliaia di chilometri di costa – scrive in risposta Legambiente dando ragione all’Adriano nazionale – che alternano e a volte purtroppo mescolano paesaggi straordinari a costruzioni orride, che vanno ora ben oltre il limite della decenza e ora ben oltre i limiti di legge. Senza contare che spesso le due cose viaggiano assieme: edifici abusivi che storpiano il mare». Nella lettera aperta, gli ambientalisti sottolineano di aver apprezzato «l’atto d’accusa» dell’artista al Tg1, rimarcando però la «confusione» fatta da Celentano tra Goletta Verde e le bandiere blu. «Mi sono arrabbiato – aveva detto l’artista – perché è tutta la Liguria a essere in una fase di devastazione. Ma la cosa che più di tutti mi fa arrabbiare è la “Goletta Verde”, un’autorità riconosciuta in tutto il campo nazionale che se la cava assegnando ai vari comuni il titolo di “mare blu”, nel senso che quando il mare è blu non ci sono batteri. Questo significa che se tu dai un’onorificenza del genere a un comune, significa che tu in quel mare puoi tranquillamente nuotare, anche se poi è pieno di merda…»

«HAI QUALCHE EURO DA SPENDERE» – Da Legambiente infine un invito più che mai esplicito al cantautore: «Confidiamo che (…) quei tuoi due minuti di sfogo al telegiornale – scrivono gli ambientalisti dando del «tu» a Celentano – saranno seguiti da azioni concrete per cercare di migliorare la qualità ambientale della Liguria o magari anche solo di Bordighera. Hai seguito, carisma, grande comunicativa e, immaginiamo, anche qualche euro da spendere». «Risorse – conclude Legambiente – che mancano ai volontari che ripuliscono gratis le spiagge prima della stagione balneare o agli ambientalisti che prendono insulti, minacce e botte per aver denunciato gli abusi edilizi. Non deludere chi ha fiducia in te».

23/08/2007 – Corriere della Sera


ago 23 2007

Radio2: Celentano, ecomafie e cemento

La 4^ puntata di “Raccolte Differenziate” di Mimmo Mollica, in onda sabato 25 agosto alle 20.35 su Radio2, è dedicata alle recenti ‘esternazioni’ alla stampa e al Tg1 di Adriano Celentano, contro “i fiumi di cemento sparati dai Comuni, mandanti di stragi”, la cementificazione selvaggia e il degrado del paesaggio (“niente da invidiare alla strage degli innocenti”), considerati opera di piromani ed ecomafie.

Il Celentano ambientalista di oggi e quello del ‘Ragazzo della via Gluck’, canzone tradotta in 18 lingue ma bocciata al Festival di Sanremo nel 1966.
Pier Paolo Pasolini voleva farne un film sull’industrializzazione della metropoli milanese che inghiotte i vecchi quartieri deturpando l’identità sociale.

Titoli come “La via Gluck del fiume” (Il Messaggero 10/5/07) vengono utilizzati dalla stampa per descrivere il degrado urbano, il saccheggio dei modelli di vita e del territorio. A distanza di 40 anni Celentano continua le sue lotte contro il cemento.

23/08/2007 – allaRadio.Org