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lug 8 2010

Memorie di Adriano politico suo malgrado

La biografia di Celentano scritta dal nipote: era berlusconiano
come tutti i self made man, ma ora non lo trova più sincero

ANDREA SCANZI

ROMA
Bruno Perini sembra quasi suo zio. Giornalista militante, giocatore indefesso di biliardo. Ha appena scritto Memorie di zio Adriano (Mondadori). Il libro migliore su Adriano Celentano: suo zio, appunto. Perini è figlio di Maria, sorella maggiore del Molleggiato. In Yuppi Du interpreta un prete: una sorta di personale compromesso storico. È l’intellettuale di famiglia, abituato a spiegare il mondo allo zio. Cosa voleva dire «stagflazione» e cosa «reazionario» (l’accusa mossagli dopo Chi non lavora non fa l’amore).

Memorie di zio Adriano è storia di un aspirante orologiaio che diventa Elvis italiano, conservatore e rivoluzionario. Tutto e il suo contrario. Uomo col terrore di volare, ma non con la fantasia e l’azzardo. Il libro ha soprattutto il merito di raccontare l’evoluzione più inaspettata del Molleggiato: quella da re degli ignoranti, da «cretino di talento» come lo battezzò Giorgio Bocca, al più politico degli impolitici. Se da una parte esiste ancora l’Adriano che non sa parlare d’amore ed esce di rado, vendendo vagonate di dischi, c’è ormai anche il Celentano impegnato, spintosi ben oltre l’ecologismo ante-litteram. Perani, forse perché parzialmente responsabile di tale mutazione, sorride. «È arrivato alla politica con l’intuito, da animale istintivo. È cominciata con le polemiche di Fantastico 8. Poi lo colpì il caso Sofri. Mi chiedeva chiarimenti, faceva confusione su sentenze di primo e secondo grado, prendeva appunti».

Com’è stato possibile che il popolare (e populista) Celentano sia diventato icona antiberlusconiana? «Adriano era berlusconiano come tutti i self made men. Per questo gli piacque subito anche Di Pietro. Il pregio maggiore di mio zio è l’autenticità. Ha smesso di credere in Berlusconi quando ha capito che non era autentico. Già non gli perdonava la speculazione edilizia e gli spot, per questo non è mai andato in Mediaset. Ora c’è di più: la sentenza Dell’Utri lo ha sconvolto. Mi dice: “Ci pensi? Berlusconi frequenta Dell’Utri, che per 20 anni aveva relazioni molto pericolose”. Intuisce che è il premier a non volerlo in Rai e non dimentica lo sgarbo fatto a Claudia Mori per la fiction su De Gasperi. Era tutto pronto, regia di Liliana Cavani. Venti giorni dopo la conferenza stampa, la Rai fa sapere a Claudia, la produttrice, che Berlusconi non vuole la Cavani. Lo zio non ci credeva: “Ti rendi conto? Come si permette questo qua di bloccare tutto?”». La Mori non ha gradito il libro. «La zia ha un carattere non facile, è molto possessiva. Quando è circolata la voce, sbagliata, che fosse la “biografia autorizzata”, si è arrabbiata e lo zio ha fatto una smentita. Poi però quattro notti fa mi ha chiamato per dirgli che il libro lo aveva emozionato. La zia ha tanti meriti, dall’avere contribuito alla crescita politica di Adriano all’allontanamento di certi amici, gli stessi che gli dissero di non fare un film con Pasolini».

La Mori era tra il pubblico di Raiperunanotte. «Doveva andare anche Adriano, ma ha pensato che era troppo. Lui poi ama i grandi numeri e quella era una cosa un po’ di nicchia. Però ha mandato Claudia. L’apice politico è stato Rockpolitik. Lo aveva ferito l’ukase bulgaro. Quando gli amici dicevano che faceva tivù troppo di sinistra, rispondeva che gli autori di destra non esistono. Aveva provato a bilanciare, ma mancava a qualità». Tra lui e Santoro c’è feeling. «Sì, ma non tanto ideologico. Allo zio piace l’uso senza vincoli che fa Santoro della tivù. Ci si rivede, è come se fosse suo erede». L’ultimo Celentano è anche editorialista. «Gli dico che scrive articoli perfetti per Il Manifesto e si mette a ridere. Legge Il Fatto e il suo passaggio dal Corriere a Repubblica è sintomatico: il Corriere gli bocciava tutte le idee».

Si è parlato di Celentano sindaco di Milano. «Una boutade nata alla presentazione del libro di Mario Capanna. Aveva letto si è no tre pagine, ma gli erano piaciute». Celentano pasionario e grillista? Aveva perfino aderito al secondo V-Day. «Beppe è amico di sua figlia Rosita. Si stimano, ma sono troppo istrioni per non essere gelosi l’uno dell’altro. E poi lo zio c’è rimasto un po’ male per il no di Grillo a Rockpolitik». A inizio carriera, Celentano lambiva la politica con canzoni di innocua indignazione: Mondo in Mi7, Svalutation. Ora no: «Né destra né sinistra», ha scritto per lui Ivano Fossati. Ci si specchia ancora. Però sembra come che il ragazzo della Via Gluck voglia andare alla guerra. Sopra le barricate, addirittura.

08/07/2010 - La Stampa


mar 26 2010

E Claudia Mori: Adriano protesta con la sua assenza

«Adriano non è venuto perché l’evento non è stato trasmesso in modo democratico. La sua assenza è un modo per protestare». Seduta accanto a Bice Biagi, la figlia del grande giornalista scomparso, Claudia Mori è invece presente al Paladozza di Bologna. La moglie di Adriano Celentano era un’ospite annunciata alla serata evento di Michele Santoro, poi era corsa voce che invece non avrebbe partecipato. Ed invece, eccola presente. Con la massima convinzione: «Sono davvero molto preoccupata per lo stato di questo Paese». Che cosa in particolare la preoccupa? Lo stato dell’informazione? «Anche, certamente. Lei non è preoccupato? Ma non si tratta soltanto dell’informazione. Sono i toni che vengono utilizzati, soprattutto dal presidente del Consiglio che io trovo non accettabili. Io penso che chi governa dovrebbe governare per tutti, non dovrebbe puntare esclusivamente a dividere. E poi, in quel modo: quelli che amano contro quelli che odiano». Il premier ha definito le trasmissioni di approfondimento un pollaio. «Lo vede? Ma come è possibile? Una trasmissione a lui non piace e la fa chiudere. Io credo che sia la più assoluta normalità per una democrazia che l’informazione possa dare sui nervi a chi governa. Ma il bloccare le trasmissioni, invece, io non l’avevo mai sentito: è l’anormalità della democrazia». Il centrodestra sostiene che Santoro, Travaglio e gli oppositori del governo parlano dappertutto, e dunque non esisterebbe censura. «A me pare che se c’è una cosa che manca in questo Paese è proprio l’informazione. E il fatto che questa sera Santoro si sia dovuto organizzare da solo è la prova che il problema esiste. Per questo Adriano non è venuto». In che senso? «Lui voleva venire. Condivide nel modo più assoluto lo spirito di questo evento. Ma proprio la scarsità della copertura pubblica dell’evento lo ha spinto a non venire. È il suo modo di protestare» Che cosa l’ha più colpita nelle vicende delle ultime settimane? Le intercettazioni del premier per bloccare Santoro? «Senza dubbio. Io le ho trovate scandalose. E non sono fatti privati, visto che Berlusconi sta cercando di limitare un diritto di tutti».

Marco Cremonesi

26/03/2010 - Corriere della Sera


mar 16 2010

Annozero: al Paladozza di Bologna con Luttazzi e Celentano…

Tre settimane di silenzio. E poi Michele Santoro potrà lanciare la puntata. Come da tradizione: “Annozero può cominciare”. E via con la sigla di Nicola Piovani, i servizi della redazione, l’intervento di Marco Travaglio, le vignette di Vauro. Annozero può (ri)cominciare dal Paladozza di Bologna, il prossimo 25 marzo. Stessa ora e stesso giorno, alle 21 e di giovedì (ingresso libero): non sui canali Rai imbavagliati dalla par condicio, ma in diretta su radio e sulla rete, sul digitale terrestre e sul satellite. Il direttore generale Masi ha sospeso l’informazione per un mese, la squadra di Santoro, e Giovanni Floris di Ballarò, riaccendono il segnale per una sera, anzi ‘Rai per una notte’. Il titolo annuncia una festa per la tv pubblica che, mutilata da una delibera del consiglio di amministrazione, mostra i suoi giornalisti e le sue risorse in trasferta. Con una formula atipica, un po’ rivoluzionaria. Uno sciopero bianco della televisione pubblica. Il comico Daniele Luttazzi, epurato da viale Mazzini con l’editto Bulgaro di otto anni fa, sarà sul palco. E forse sarà in compagnia di Adriano Celentano. Quando la Rai ha cancellato i programmi dal palinsesto, nella concitata conferenza stampa dei conduttori, Santoro aveva reagito con l’istinto: “Loro ci dicono di fermarci, noi troveremo un modo per continuare. Non so dove, come e quando”. E così i sindacati di categoria, la Fnsi e l’Usigrai, iniziano l’avventura nel tortuoso percorso burocratico: permessi, coperture, lettere. Franco Siddi ha scritto al presidente Garimberti e al dg Masi: “L’informazione, la circolazione delle idee, il confronto delle voci non si possono interrompere. La Fnsi, scrive il segretario, ha deciso di promuovere iniziative e manifestazioni per sostenere la libera informazione e assicurare la circolazione di punti di vista e di espressioni culturali e professionali.

Vi comunichiamo che si terrà una pubblica manifestazione per la difesa della libertà di informazione”. Postilla: “Su nostra richiesta e a titolo gratuito, partecipano giornalisti che hanno con voi rapporti contrattuali”. In gergo, si chiama protezione sindacale e, in un ambientino Rai piuttosto teso, concede ossigeno e copertura ai protagonisti del Paladozza. La Fnsi e l’Usigrai creeranno un sito internet di ‘Rai per una notte’ e, per diffondere la manifestazione con qualsiasi mezzo, offriranno le riprese audio e video. La macchina organizzativa è a pieni giri, ma è in movimento da poche ore: “La trasmissione è tutta da costruire e così pure la scaletta degli ospiti: posso dire che ci sarà Floris”. E non Bruno Vespa che, nonostante l’improvvisata ai cancelli di via Teluada, detta (in fretta) la sua rinuncia alle agenzie: “Sono grato a Michele per l’invito, ma ho già detto quello che dovevo dire alla manifestazione di via Teulada. Mi parrebbe peraltro inopportuno partecipare a tre giorni dal voto a una iniziativa che si presta fatalmente a strumentalizzazioni politiche”. L’anfitrione di Porta a Porta rifiuta e invece, all’instante, accettano Floris e Luttazzi. Celentano valuta… Le radio e le tv lavorano per la diretta (anche il Fatto quotidiano sarà tra i sostenitori del 25 marzo). Oggi, intanto, Sky e La7 sapranno se il Tar ha accolto il ricorso contro l’estensione della par condicio, la famigerata norma Beltrandi della Vigilanza, estesa alle emittenti private dall’Autorità di garanzia. Se la Rai blocca l’informazione in nome della par condicio, la maggioranza dei telegiornali è squilibrata. Pende a destra. Fonte Isimm ricerche dell’Agcom. Il Tg1 ha dedicato il 25% al Pdl e il 18 al Pd (4 per l’Idv). Distacco ancora più accentuato per il Tg2: 27 a 17 e 5,7 per l’Idv. Equilibrio tra coalizioni per il Tg3: e 29 a 23 e 4,4 per il partito di Di Pietro. Altri numeri per Mediaset: il Tg5 è di parte (32 per il Pdl e 18 per il Pd). Imbattibile il Tg4 di Emilio Fede che consegna il 63 per cento al Pdl. E il Pd? Non pervenuto.

Car. Tec.

16/03/2010 - Il Fatto Quotidiano


gen 29 2010

Adriano Celentano e Silvio Berlusconi: dialogo politico tra “unti dal Signore”

Azzeriamo i processi a Berlusconi“.

Il “matto di Galbiate”, secondo definizione una tantum felice di Maurizio Costanzo, spara l’ultima delle sue.

Adriano Celentano torna a colpire con un articolo sul Corriere della sera in cui auspica “processi giusti” celebrati da “giudici buoni”. Concetti che purtroppo non ha divulgato dagli schermi di Rai Uno, rete che trascura i “cantanti bravi” e gli “artisti belli” come il nostro devoto di Padre Pio e La Palisse.

Di queste stupidaggini da bar parlavano oggi i Politici ospiti del talk show di Rai Due condotto dalla brava Monica Setta (che fa bene il suo mestiere di Penelope tessendo ogni giorno una tela di scoop usa e getta).

Gasparri ha ovviamente difeso il matto di Galbiate, con la stessa forza con cui lo bollava quando Celentano sproloquiava contro la destra.

Può un cantante semi analfabeta e davvero insulso condizionare il dibattito politico?

O è un’anomala degenerazione italiana della Politica Spettacolo?

In tutto il mondo, a cominciare dagli Usa, le stelle dello Show fanno parte del sistema politico.

Hanno però un ruolo sussidiario di supporto a singole battaglie, idee, partiti.

I senatori repubblicani non polemizzano certo con Bruce Springsteen sulla riforma della Sanità!

Solo in Italia, invece, un cantante , pur carismatico come Gesù e Berlusconi, può influire sulla dinamiche decisionali, in quanto “interprete del pensiero della gente”.

L’opinione pubblica è sacra, certo. Ma le forme di rappresentanza popolare non le può certo stabilire “RockPolitic” o “125 milioni di cazzate”!

La critica è un diritto di ogni cittadino. Ma confina con la responsabilità. Ovvero, le proposte operative le fa chi si assume il peso di realizzarle e paga un prezzo per esse.

Non il cantante Adriano da Galbiate o il benzinaio Vincenzo da Vattelapesca che hanno una ricetta per ogni problema dell’umanità, magari saggia, ma non collegano le parole con le azione.

E, nel caso di Celentano, neppure col cervello.

Apprezzo lo show man Adriano.

Ma l’idea che mandi un fax al Corriere e scateni l’agone parlamentare mi indigna molto.

Se non altro perchè segnala la deriva dei Giornali verso il nulla…

Una proposta personale e popolare alternativa: azzeriamo il Celentano Politico!

29/01/2010 - Blogosfere.it: Format (http://format.blogosfere.it)


gen 28 2010

«Processo breve? Mi basta che sia giusto»

L’INTERVENTO: «AZZERARE I PROCEDIMENTI DEL PREMIER E POI FARE UNA VERA RIFORMA»

Celentano: «Ha ragione D’Alema, una legge ad personam è l’unica strada per uscire dalla paralisi della giustizia»

di ADRIANO CELENTANO

Povero me, cittadino che non capisce. Se c’è una cosa che al «povero cittadino» può creare uno stato di insofferenza latente, col rischio che via via muti in un vero e proprio male fisico, è quando nel bel mezzo di un conflitto fra due forze politiche che, pur nel conflitto, entrambe tendono allo stesso scopo, non si riesca a trovare una soluzione. Mi riferisco al «processo breve». Tutti lo vogliono breve, ma non si capisce quanto breve dev’essere, affinché la sua lunghezza possa soddisfare sia la destra che la sinistra. Dopo l’approvazione al Senato, Bersani dice che è stata la cosa peggiore che la destra abbia fatto, perché distrugge migliaia di processi per salvare quello di Berlusconi. Ma sarà vero che Berlusconi, pur di salvarsi da una eventuale condanna, getterebbe nello sconforto migliaia di persone che di punto in bianco si sentirebbero dire: «Mi dispiace il suo processo decade per scadenza dei termini?…». Con in più il risultato che mentre da una parte si renderebbe impunito colui che ha truffato, dall’altra invece, rimarrebbe l’amarezza di uno Stato che non ti difende?

Può anche darsi che a seguito di un accanimento giudiziario a cui è sottoposto il Presidente del consiglio, il quale essendo anche animato da uno spirito di vendetta, del tutto comprensibile direi, egli abbia da questa, preso lo spunto per mettere al vaglio una legge che già dal titolo, a detta dei detrattori, si preannuncia sbagliata. Ma se tutti lo vogliono breve il processo, mi domando io «povero cittadino che non capisce», allora dov’è lo sbaglio?… La verità è un’altra. È che i processi non devono essere né brevi né lunghi. Devono essere GIUSTI. E qui purtroppo, scatta l’eterno inghippo dal quale non si riesce a venirne fuori. L’esperienza mi insegna che non è facile essere giusti. E a guardare dalla lunghezza dei processi italiani, io credo che il nostro, sia il Paese più ingiusto del pianeta. Una specie di piaga, quella della giustizia lenta, da cui dipendono tutte le malattie del mondo. La crisi economica, il terrorismo, la N’drangheta, la mafia, la droga, la disonestà radicata ormai in tutti i settori, dalla quale scaturiscono il bullismo nelle scuole, il sovrappeso, l’Aids, il diabete e il Cancro.

Qualcuno forse non sa, che per essere giusti bisogna prima di tutto essere buoni. E la prima regola per essere buoni, è quella di comprendere che tutti possiamo sbagliare. Naturalmente ciò non significa che chi persiste nello sbaglio non debba pagare. Assolutamente no. Ma chi sono quelli che non sbagliano? Si chiede il «povero cittadino». Non sapendo forse, che il primo a sbagliare è proprio lui. Subito pronto a dare il voto a questo o quel partito, senza chiedersi se il Leader, di destra o di sinistra, avrà la sana capacità di non sottovalutare quelli che non l’anno votato. Sentimento essenziale per governare democraticamente, sapendo che non si può non tener conto che c’è un opposizione. Ma lo sbaglio più grosso che, a mio parere, commettono i politici e assieme a loro i giudici, è quello di non voler comprendere il grande valore della GIUSTIZIA e dell’impellente necessità di riformarla. Da qui, il motivo per cui l’intoppo cade sempre sullo stesso punto. I processi di Berlusconi.

Quindi, cosa facciamo? Si continua a litigare mentre il cittadino precipita? A questo punto credo sia utile fare due conti. Che piaccia o no, chi governa in questo momento è Berlusconi. L’impressione che io ho di lui, pur non condividendo la sua politica, è quella di un uomo i cui errori, se ci sono e io credo che ci siano, non nascondono però, la volontà e le buone intenzioni di lavorare per il bene del Paese. Certo il suo modo di concepire il bene, potrebbe non essere l’ideale. E francamente io non solo non lo concepisco, ma credo si vada incontro a una vera catastrofe, a partire, tanto per dirne una, dall’idea malsana di costruire nuove CENTRALI NUCLEARI. Senza contare le colate di cemento con le quali Formigoni e la Moratti stanno soffocando Milano. Fatto sta, che mai come in questo momento il Paese si trova di fronte a un bivio scottante: tutti vogliono accorciare i processi. Oggi sono così vergognosamente lunghi che prima di intentare causa a qualcuno, è seriamente consigliabile fare prima di tutto un calcolo approssimativo su quanto ci resta ancora da vivere. Diciamo che oltre i 40 anni già si rischia di vincere la causa 10 anni dopo la morte, se consideriamo l’età media su gli 80 anni. Quindi è senz’altro ragionevole accorciarli. Però (ed ecco l’intoppo) c’è chi li vuole accorciare troppo per non essere processato… A questo punto credo valga la pena considerare che, da tangentopoli in poi e ancora prima, pare che nessuno dei politici o quasi tutti, siano senza macchia.

Per cui credo siano maturi i tempi per far cessare, (solo nel caso specifico di questa volta), l’asfissiante braccio di ferro tra i giudici da una parte, che vogliono far cadere Berlusconi, e Berlusconi dall’altra, che per non cadere si inventa leggi anticaduta come quella del processo breve. È questo ciò che il «povero cittadino ormai esausto» chiede a tutte le forze politiche. L’opportunità di azzerare tutto a partire dai processi di Berlusconi e ricominciare da capo. Affinché egli non avendo più la spada dei giudici sulla sua testa, possa sedersi tranquillamente al tavolo con l’opposizione per fare la vera riforma sulla giustizia. Una riforma che magari preveda anche grossi incentivi a quei giudici che, non per legge, ma per la loro abilità e onestà riescono ad accorciare i processi prima del tempo considerato. Si tratta insomma di fare la famosa «leggina ad personam» di cui parlava anche D’Alema. Credo sia l’unica via per poter sciogliere quel granellino di sabbia che bloccando il motore della giustizia, paralizza l’intera società col rischio di gravi infezioni.

28/01/2010 - Corriere della Sera


dic 13 2009

“No alla scelta del nucleare” polemiche su Celentano

Scienza ed ecologisti divisi sull’intervento dello showman
Veronesi: strada percorribile. I verdi: serve un referendum

di VALERIO GUALERZI

ROMA - Sul nucleare si sceglie con la testa e non con la pancia. È questa la risposta che due tra i massimi paladini della cultura scientifica recapitano ad Adriano Celentano dopo l’allarmato articolo su Repubblica di ieri. “Capisco le paure, ma dobbiamo ricordare che il movimento antinucleare è nato vent’anni fa sull’onda dei disastri delle centrali nucleari: il referendum in Italia avvenne dopo Chernobyl, quando eravamo tutti comprensibilmente in preda al panico”, spiega Umberto Veronesi.

Il più celebre oncologo italiano è da sempre un sostenitore del ritorno all’atomo nel nome della fiducia nel progresso scientifico. All’amico showman riconosce il merito di saper esprimere con efficacia i sentimenti popolari, ma non ne condivide le apocalittiche preoccupazioni. “Oggi - ricorda Veronesi - sappiamo che quella centrale fu progettata per scopi militari, era un impianto obsoleto e carente di sistemi di sicurezza e oltretutto l’incidente fu causato da un tragico e incredibile errore umano, che oggi non potrebbe più occorrere perché, grazie alla ricerca tecnologica, i processi sono altamente automatizzati, e dunque il rischio è ridotto al minimo”.

Qualche tono polemico in più nelle parole di Piergiorgio Odifreddi. “Le posizioni espresse dai personaggi dello spettacolo su temi come il nucleare - spiega il matematico - non sono dissimili da quelle che esprime la Chiesa su argomenti come la fecondazione assistita e la ricerca sulle staminali: sono opinioni disinformate e non-tecniche su questioni che sono invece estremamente tecniche”. Secondo Odifreddi, che pure si dice scettico sul ritorno all’atomo e precisa di preferire di gran lunga investimenti massicci sulle rinnovabili, “non bisogna cedere a isterismi, lasciando parlare chi ha la competenza per farlo”.

L’angoscia per un’Italia ridotta a “brace radioattiva” espressa da Celentano va di pari passo con la critica che il cantante muove a quell’opposizione di sinistra che avrebbe il dovere di mobilitarsi per difendere i cittadini “che sono soli”. Accusa che i diretti interessati non accettano. “Ci opporremo con tutte le forze al nucleare di Scajola e Berlusconi - promette Ermete Realacci - il Pd è nato per essere il più grande partito ambientalista d’Europa e se tradirà questa sua vocazione originale non sarà più il mio partito”. A sentirsi chiamati in causa da Celentano anche i Verdi. “Ci mobiliteremo - garantisce il presidente Angelo Bonelli - per chiedere un referendum contro una legge, voluta dal governo Berlusconi, che, addirittura, prevede l’uso dell’esercito per imporre le centrali. Abbiamo bisogno che tante persone come Celentano scendano in campo per difendere il futuro del Paese, perché dobbiamo intervenire oggi se vogliamo avere un domani”.

12/12/2009 - La Repubblica


dic 11 2009

Se il pianeta Terra è come la Croce Rossa

Adriano Celentano su Repubblica critica il vertice sul Clima e critica le scelte energetiche del Governo

(IRIS) - ROMA, 11 DIC - La conferenza sul clima di Copenaghen e il ritorno al nucleare in Italia sono i temi di un intervento di Adriano Celentano pubblicato su Repubblica. “La presidenza danese - scrive - ha preparato una bozza che darebbe ai paesi ricchi e non all’Onu il controllo della lotta alle emissioni di gas serra. E pertanto sancirebbe per i paesi ricchi il diritto di inquinare il doppio dei paesi in via di sviluppo. Praticamente - rileva il cantante- il contrario del Protocollo di Kyoto che ammoniva i paesi ricchi ad assumersi la responsabilita’ nella lotta ai cambiamenti climatici”.

Per quanto riguarda l’Italia, Celentano si dice preoccupato non dalle dichiarazioni di Spatuzza - ”un’assurdita’ alla quale non credo neanche se vedo Berlusconi con in mano una lupara” - ma dalla ”costruzione di otto centrali, tra le quali si fa strada l’ipotesi che la prima potrebbe sorgere nei pressi di Chioggia, mentre le scorie si spediscono al Sud”. ”Naturalmente si muore sia al Nord che al Sud - scrive - ma il ministro Scajola ha pensato bene di distribuire le sofferenze di morte in base al conto in banca. Al Nord spetta il privilegio di una morte istantanea, causata dall’esplosione della centrale, mentre il povero Sud dovra’ accontentarsi di una morte lenta e sofferente come solo il cancro sa dare”.

”Berlusconi - scrive ancora- non fa altro che vantarsi del fatto che lui e’ stato eletto dal popolo, ed e’ vero. Il popolo e’ sovrano, dice sempre, e bisogna rispettare la sua volonta’. Mi domando allora per quale motivo non si debba rispettare la volonta’ di quello stesso popolo che oggi lo ha eletto, quando nel 1987 si espresse in modo cosi’ categorico e inequivocabile sull’abrogazione delle centrali nucleari”.

Celentano si rivolge direttamente ai giovani del Veneto: Credo che il Veneto e non solo il Veneto, quando sara’ il momento, debba necessariamente mobilitarsi nella piu’ grande manifestazione pacifica contro le nuove e subdole dittature che, per la bramosia di potere, vogliono rendere l’Italia una brace radioattiva. Dittature che tuttavia non appartengono solo alla destra: mai come questa volta possiamo dire che gli italiani sono soli, tranne qualche eccezionale protezione da parte della sinistra”.

11/12/2009 - IrisPress.it


ott 7 2009

Ecco il Movimento di Liberazione Nazionale

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Milano. Teatro Smeraldo. Inviti selezionati. Sala piena. De Magistris seduto in prima fila. Nel posto accanto sta per raggiungerlo Sonia Alfano. Nell’aria carica di attesa, improvvisamente un boato. Non si capisce cosa stia succedendo, finchè le luci non illuminano una piccola loggia a fondo sala: Adriano Celentano e Claudia Mori ringraziano la platea che li ha riconosciuti. Poi arriva Beppe Grillo.

Questo non è uno show“. Ma quando parla lui, è sempre uno show. In fondo è un comico, e in quest’Italia triste la gente ha bisogno di ridere. Anche Berlusconi ama intrattenere il suo pubblico raccontando barzellette. Curioso: non avrei mai pensato di trovare un trait d’union tra i due, e invece c’è. Con una risata ci seppelliranno tutti…

E di risate, nel corso di un’ora di performance, se ne fanno davvero tante. Grillo tira fuori i suoi cavalli di battaglia, da Morfeo Napolitano - per l’occasione ribattezzato Ponzio Pelato - allo psico-pedo-porno-nano, da Obama che esiste solo grazie alla rete a Repubblica che manifesta per la libertà di stampa con un anno e mezzo di ritardo rispetto al V2-Day. Stranamente, proprio Repubblica è uno dei pochi quotidiani online che, alle undici di sera, non hanno ancora parlato dell’evento di oggi, mentre ne hanno parlato il Corriere e perfino Il Giornale. Sarà un caso?

Poi è il momento della presentazione del programma. Dalla scuola all’informazione, dall’energia alla rete, Grillo snocciola l’agenda politica del Movimento di Liberazione Nazionale, già ampiamente nota ai lettori del suo blog. Dice che è un movimento che nasce dal basso. Dice che lui non ha fatto niente, che hanno fatto tutto i cittadini, dice che lui è solo un tramite della volontà popolare: la rete non ha bisogno di leader.

Splendido, sul serio, anche se non tutti sono d’accordo. A fine comizio mi raggiungono i rappresentanti di un comitato di protesta, videocamera alla mano, e mi fanno vedere un documento firmato da decine di interi meetup, nonché da un elenco fitto di grillini in ordine sparso, provenienti da ogni parte d’Italia. Sono i firmatari di una lettera dove - ironia della sorte - viene chiesta più trasparenza nella gestione interna del movimento. Sostengono di non capire chi prenda realmente le decisioni, visto che si sono ritrovati la Carta di Firenze in mano senza che nessuno - pare - abbia espresso una qualche sorta di preferenza o votazione. Dicono di essersi accordati per la lettura della lettera, sul palco, ma che al momento buono Beppe abbia disatteso gli accordi.
Non sarebbe poi così strano, se conveniamo tutti che sia spiacevole rovinare una così bella festa. In fondo, basta ricevere i dimostranti con tutti gli onori, promettere loro un adeguato spazio in modo che non facciano baccano e poi lasciarli attendere fuori dalla porta. Quando si rendono conto che la festa è finita e la gente sta andando via, ormai è tardi. Anche la democrazia dal basso ha i suoi inconvenienti, ma non fa niente: the show must go on. E poi, comunque, i punti del programma sono in fondo condivisibili. Si solleva solo un eccezione sul metodo.

Grillo dice di non voler ricoprire cariche significative all’interno del neonato movimento, ma per ora è fuor di dubbio che il leader carismatico sia lui, lui e nessun altro. Un po’ come Antonio Di Pietro per l’Italia Dei Valori e Silvio Berlusconi per il PdL. Tutti, alti e bassi, belli e brutti, con una discreta allergia alle domande. Berlusconi a quelle di Repubblica, Grillo a quelle della rete.

Comunque sia, è nato il Movimento di Liberazione Nazionale! Siete tutti invitati al battesimo, che si terrà in Emilia Romagna e in Piemonte nella prossima primavera. A celebrare: don Paolo Farinella, il prete dall’omelia più selvaggia del west.
Oggi hanno dovuto chiamare i buttafuori per farlo scendere dal palco. Per fortuna ho registrato tutto! Preparatevi perché nei prossimi giorni investiremo la blogosfera con un sisma di intensità senza pari, e questa volta non c’è bisogno di Giuliani per anticipare quale sarà l’epicentro.

04/10/2009 - ByoBlu.com


set 11 2009

Supervarietà: la Rai censura Benigni e Celentano anche in replica

Supervarietà è una specie di mega Blob - del tutto privo della genialità dell’originale - che propone spezzoni dei migliori, secondo gli autori, momenti di intrattenimento mandati in onda dalla tv pubblica. Il programma viene trasmesso dopo il Tg1 della sera, quando Affari tuoi riposa (si attende con trepidazione il giorno in cui riposerà in eterno), e propone la solita paccottiglia nazional-popolare tanto cara a mamma Rai: l’immancabile Sanremo, i grandi show del passato, qualche innocuo sketch comico e qualche esibizione canora.

A parte poche eccezioni di “pillole” di qualità, il tutto risulta abbastanza noioso, anche perché i migliori momenti del varietà della tv di stato sono quasi invariabilmente legati a personaggi e programmi censurati, boicottati, criticati o addirittura rinnegati dall’azienda che gli amici di Supervarietà si guardano bene dall’inserire nel loro montaggio: dal Beppe Grillo delle battute contro i socialisti, agli exploit di Benigni fino alle invenzioni di Celentano e alla satira dei Guzzanti, giusto per fare qualche esempio. Insomma la storia insegna che se qualcosa di buono viene trasmesso sulle reti Rai c’è da giurare che la dirigenza ha fatto di tutto per evitarne la messa in onda. Dunque di repliche non se ne parla proprio.

L’altro giorno però questa mia teoria ha fortemente vacillato ed ero sul punto di ricredermi, mio malgrado. Supervarietà infatti si apriva proponendo una sequenza dell’indimenticabile Rockpolitik, il programma di Adriano Celentano del 2005 che guarda caso fu osteggiato in tutti i modi dall’allora direttore della prima rete Fabrizio Del Noce.

Incredibile ma vero, il frammento scelto era quello dell’esilarante duetto tra Celentano e Roberto Benigni, tutto incentrato sulla figura del nostro eterno presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, una vera pagina di storia delle televisione.

Beh, in pochi secondi la mia teoria è stata immediatamente riabilitata: a Benigni è stata subito tolta la parola, nemmeno il tempo di riproporre il saluto al pubblico, e il montaggio è proseguito mostrando uno scanzonato balletto tra i due comici, che danzavano sulle notte di La coppia più bella del mondo. Divertente ma innocuo, come vuole la nostra televisione di regime.

Di Riccardo Spiga

11/09/2009 - Blogosfere.it: Teleipnosi


mag 13 2009

Claudia Mori: vorrei morire prima io

(ANSA) - ROMA, 13 MAG - ”Quando la vita mettera’ uno di noi di fronte alla morte, spero di essere io la prima. E prego ogni giorno per questo”, dice Claudia Mori. A Gioia, in edicola domani, la moglie di Adriano Celentano, dal 15 maggio nei negozi con l’album Claudia Mori Collection, parla anche del caso Lario-Berlusconi: ”Non conosco la signora. Mi piace e non sembra una che si lascia fuorviare da qualche articolo”.

13/05/2009 - Ansa