ENTRA nella community dei FANS di Adriano Celentano!
gen 12 2010

Padova inventa la segnaletica creativa: percorsi rock e lenti per chi guida

Uno dei cartelli stradali fantasiosi di Padova (Candid Camera)

di Daniela Boresi

PADOVA (12 gennaio) - Chiamiamola pure “cartellonistica creativa”. Sinceramente altri nomi in mente non ne vengono per indicare le fantasione variazioni sul tema delle indicazioni stradali, offerte all’automobilista padovano da Ivo Rossi, vicesindaco del Comune di Padova e con una lista chilometrica di deleghe: alla mobilità, ai trasporti, alla città metropolitana, al verde, acque fluviali, arredo urbano e comunicazioni ai cittadini.

“Percorso rock” e “percorso lento”, altro che frecce e banali nomi di circonvallazioni o tangenziali, oggi il traffico si governa a ritmo di musica. Di certo non si può dire che l’automobilista non sia chiamato a spremere le meningi prima di imboccare questa o quella strada. «Ma è proprio questo lo scopo che volevo raggiungere: obbligare chi guida a pensare - sottolinea l’assessore - In un ambiente in cui tutto si somiglia si devono usare temi diversi per rompere gli schemi». Ed eccola lì la rottura: una sequela (circa 30) di cartelloni snocciolati lungo le tangenziali, nei quali vengono offerte due scelte di marcia: percorso rock o percorso lento. Ricordate cinque anni fa Celentano e il suo tormentone? O si era rock, quindi dinamici, “in” e al passo con i tempi, o si era “lenti”, e in questo caso la chiave di lettura è più immediata.

[...]

12/01/2010 - Il Gazzettino.it


set 11 2009

Supervarietà: la Rai censura Benigni e Celentano anche in replica

Supervarietà è una specie di mega Blob - del tutto privo della genialità dell’originale - che propone spezzoni dei migliori, secondo gli autori, momenti di intrattenimento mandati in onda dalla tv pubblica. Il programma viene trasmesso dopo il Tg1 della sera, quando Affari tuoi riposa (si attende con trepidazione il giorno in cui riposerà in eterno), e propone la solita paccottiglia nazional-popolare tanto cara a mamma Rai: l’immancabile Sanremo, i grandi show del passato, qualche innocuo sketch comico e qualche esibizione canora.

A parte poche eccezioni di “pillole” di qualità, il tutto risulta abbastanza noioso, anche perché i migliori momenti del varietà della tv di stato sono quasi invariabilmente legati a personaggi e programmi censurati, boicottati, criticati o addirittura rinnegati dall’azienda che gli amici di Supervarietà si guardano bene dall’inserire nel loro montaggio: dal Beppe Grillo delle battute contro i socialisti, agli exploit di Benigni fino alle invenzioni di Celentano e alla satira dei Guzzanti, giusto per fare qualche esempio. Insomma la storia insegna che se qualcosa di buono viene trasmesso sulle reti Rai c’è da giurare che la dirigenza ha fatto di tutto per evitarne la messa in onda. Dunque di repliche non se ne parla proprio.

L’altro giorno però questa mia teoria ha fortemente vacillato ed ero sul punto di ricredermi, mio malgrado. Supervarietà infatti si apriva proponendo una sequenza dell’indimenticabile Rockpolitik, il programma di Adriano Celentano del 2005 che guarda caso fu osteggiato in tutti i modi dall’allora direttore della prima rete Fabrizio Del Noce.

Incredibile ma vero, il frammento scelto era quello dell’esilarante duetto tra Celentano e Roberto Benigni, tutto incentrato sulla figura del nostro eterno presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, una vera pagina di storia delle televisione.

Beh, in pochi secondi la mia teoria è stata immediatamente riabilitata: a Benigni è stata subito tolta la parola, nemmeno il tempo di riproporre il saluto al pubblico, e il montaggio è proseguito mostrando uno scanzonato balletto tra i due comici, che danzavano sulle notte di La coppia più bella del mondo. Divertente ma innocuo, come vuole la nostra televisione di regime.

Di Riccardo Spiga

11/09/2009 - Blogosfere.it: Teleipnosi


ago 29 2009

Appello Repubblica, la mobilitazione firma anche Adriano Celentano

Risposta massicca all’iniziativa dei giuristi in difesa della libertà di stampa
Dopo Fo, Camilleri, Bertolucci e tanti altri, anche il cantante e Claudia Mori

Aderiscono don Ciotti e Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia

ROMA - In poche ore trentamila firme. Che in meno di 24 ore sono diventate 55mila e continuano ad aumentare. Una risposta massiccia quella ottenuta dall’appello di Repubblica in difesa della libertà di stampa, l’iniziativa lanciata dai giuristi Franco Cordero, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky dopo la decisione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di denunciare Repubblica per le dieci domande che il quotidiano da mesi gli pone ma alle quali lui non ha ancora dato alcuna risposta.

La risposta è stata immediata. A mobilitarsi subito è stato il mondo della cultura e dello spettacolo. Ma non solo. Fra le adesioni, anche quella di Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia, e di don Luigi Ciotti, presidente di Libera. Libertà e Giustizia, si legge in una nota, “testimonia la sua solidarietà in particolare ai giornalisti di Repubblica e dell’Avvenire, direttamente minacciati e spiati con metodi piduisti, ma in generale a tutti i giornalisti italiani che con questa denuncia di Silvio Berlusconi hanno ricevuto una sorta di avvertimento: è vietato fare domande; è vietato criticare”. Bonsanti, inoltre, rinnova al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’appello che gli ha rivolto l’8 agosto: “Quando il Parlamento è stato esautorato e reso muto, quando la stampa e l’informazione sono quotidianamente vilipese e intimidite, quando il basilare diritto ad opporsi e a lavorare per un Paese diverso è soffocato dai diktat di un potere ormai senza alcun controllo, cosa resta della nostra Democrazia?

Dal mondo della cultura e dello spettacolo sono arrivate le firme, fra le altre, di Dario Fo, Andrea Camilleri, Gabriele Salvatores, Bernardo Bertolucci. Ed altre se ne aggiungono. Come quelle degli editori Alessandro e Giuseppe Laterza, dell’attrice Lella Costa, delle scrittrici Sandra Petrignani e Clara Sereni, del regista Silvio Soldini, del giornalista Rai Andrea Vianello.

C’è anche l’adesione di Adriano Celentano e di sua moglie Claudia Mori. Un tema, quello della libertà di stampa, rispetto al quale il cantante ha già dimostrato la propria sensibilità: nell’ottobre del 2005, nel corso di una delle puntate del suo show Rockpolitik in onda su RaiUno, Celentano mostrò la classifica - redatta dall’istituto di ricerca americano Freedom House - del livello di “Freedom of the Press”, la libertà di stampa presente nei paesi del mondo (l’Italia compariva allora al 77esimo posto).

Tra gli altri firmatari - oltre ai già citati Fo, Camilleri, Bertolucci, Salvatores - anche Franca Rame, Carlo Verdone, Victoria Cabello, Fabrizio Gifuni, Francesca Comencini, Giulio Scarpati, Pierfrancesco Favino, Ascanio Celestini, Angelo Barbagallo (produttori cinematografico), Marco Risi, Davide Ferrario, Sandro Veronesi, Carlo Lucarelli, Antonio Scurati, Erri De Luca, Giuseppe Montesano, Domenico Procacci (produttore cinematografico), Enrico Deaglio, Francesco Rosi, Carla Fracci e Beppe Menegatti, Ornella Vanoni, Angela Finocchiaro, Michele Placido e Renato De Maria.

E ancora, Carlo Ginzburg, Rosario Villari, Tullio Gregory, Corrado Stajano, Giovanni De Luna, Miguel Gotor, Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Ottavia Piccolo, Licia Maglietta, Carlo Freccero, Enrico Bertolino, Dori Ghezzi, Monica Guerritore, Ferzan Ozpetek, Milva, Marco Bellocchio, Teresa De Sio, Maurizio Nichetti, David Riondino, Franco Battiato, Saverio Costanzo, Carlo Degli Esposti, Massimo Ghini, Ettore Scola, Furio Colombo, Giacomo Marramao, Stefania Sandrelli, Giovanni Soldati, Valerio Mastandrea, Alessandro Gassman, Paolo Sorrentino. Maurizio Crozza aderisce e osserva: “La mia solidarietà va a Silvio Berlusconi. Dove s’è mai visto un giornalista che pone domandi irriverenti al capo del governo? Un bravo giornalista non assume iniziative, un bravo giornalista scrive sotto dettatura”.

29/08/2009 - La Repubblica


giu 13 2009

L’accusa di Celentano: pronto per uno show, ma la Rai mi esclude

LA POLEMICA. «RIFIUTATO NON PER QUESTIONI DI BUDGET»

Viale Mazzini: un progetto mai presentato

MILANO — Il colore dei pa­linsesti Rai si tinge di giallo. In quello autunnale (che verrà presentato ufficialmente marte­dì) non c’è il programma di Adriano Celentano. Il cantante dice di aver ricevuto una rispo­sta negativa, dai vertici Rai fil­tra invece che in realtà il pro­getto non è mai stato presenta­to.

A uscire allo scoperto era sta­to lo stesso Celentano lo scor­so aprile. «Su richiesta della Rai, antecedente alle nuove no­mine di questi ultimi giorni, ci sono stati alcuni incontri per verificare la possibilità di un mio ritorno in televisione. Io sono pronto per tornare in au­tunno con sei puntate. Tutto è pronto, il programma, lo staff e anche il titolo. Aspetto una ri­sposta ». Ieri il Molleggiato è tornato sull’argomento: «Leg­giamo — afferma il Clan Celen­tano in una nota — che non sa­rebbe previsto il ritorno di Adriano Celentano su Raiuno in autunno. Confermiamo di aver ricevuto ufficialmente dal­la Rai una risposta negativa. Certamente non per motivi di budget».

Prosegue la nota: «Con l’occasione il Clan Celen­tano ribadisce che il cachet di Adriano Celentano è facilmen­te verificabile ed è più basso di quello di altri importanti artisti di Raiuno. Confermiamo an­che che il programma sarebbe pronto e che il titolo non è Non le sembra di esagerare », a diffe­renza di quanto circolato in al­cune indiscrezioni nei giorni scorsi. Questa la versione ufficiale. Ma nell’entourage di Celenta­no si respira un certo stupore, se non nervosismo. La lettura che viene data è politica. Il suo ultimo programma Rockpolitik — anche se l’ultima apparizio­ne in tv è successiva con La si­tuazione di mia sorella non è buona, serata-evento prevalen­temente musicale — aveva sol­levato non poche polemiche. Dunque — spiegano — sareb­be stato il nuovo dg della Rai Mauro Masi a porre il veto sul programma del Molleggiato e a dire che se ne sarebbe parla­to più avanti.

Dal Clan sottoli­neano che non si è mai parlato di soldi, che il problema del bu­dget non si è mai posto sempli­cemente perché non è stato af­frontato. I vertici Rai negano la rico­struzione di Celentano. Il pro­gramma del Molleggiato non c’è, semplicemente perché non è mai stato previsto. C’è stato senz’altro un contatto tra Fabri­zio Del Noce (all’epoca diretto­re di Raiuno, ora sostituito da Mauro Mazza, ndr) e Celentano per parlare di un nuovo proget­to. Ma né nel piano di produ­zione (approvato però prima degli incontri) né nei piani di palinsesto stilati tra marzo e maggio è mai stato previsto uno show di Celentano. I di­scorsi — raccontano — sono ri­masti solo alla fase iniziale, un progetto vero non è mai stato presentato, dunque non si po­teva ragionare su qualcosa di concreto. Sicuramente la storia non finisce qui.

Renato Franco

13/06/2009 - Corriere della Sera


giu 12 2009

No a Celentano, per la Rai non è il momento di “esagerare”

Roma, 12 giu (Velino) - “Non le sembra di esagerare?”. Doveva intitolarsi così il nuovo programma in sei puntate che Adriano Celentano aveva preparato per l’autunno di RaiUno. Una trasmissione che il “molleggiato” aveva definito pronta (ma non lo era), concordata con l’ormai ex direttore dell’ammiraglia Fabrizio Del Noce (un paio di colazioni), e per la quale aspettava in primavera una risposta che dal settimo piano non è mai arrivata. Non a caso alla presentazione dei palinsesti prevista per martedì 16 giugno sull’asse Roma-Milano, il nome Celentano gli inserzionisti non lo sentiranno neanche per sbaglio. Se è vero, infatti, che gli ascolti di Adriano non sono standard – media del 46 per cento di share alla “RockPolitik” – è indiscutibile che non lo siano neanche i costi del suo clan… E scorrendo i piani di produzione annuali di RaiUno non figurano certo budget speciali per “l’intrattenimento” della prima serata. Celentano costa mediamente il triplo di una normale prima serata d’intrattenimento (tre milioni a puntata contro un milioncino tutto compreso per un Morandi o un Salemme). E questo “lusso” – con gli spot che non bastano certo a rientrare dell’investimento – la Rai non se lo può permettere. Certo, un’accelerazione al rientro di Celentano potrebbe imprimerla il nuovo direttore di RaiUno Mauro Mazza: se gli interminabili silenzi del “molleggiato”, i suoi monologhi, le sue canzoni e il suo inconfondibile charme vanno a genio all’ex direttore del Tg2 lo capiremo – garantiscono dai piani alti - già dalla primavera.

12/06/2009 - il Velino


apr 22 2009

Celentano, vicino al ritorno in Rai con uno show di 6 puntate

Le pause, i monologhi a sorpresa, la libertà editoriale, i contratti milionari, le polemiche, ma anche i record di ascolti e, secondo gli osservatori più attenti, la destrutturazione del varietà: sono gli ingredienti della Celentano-tv. Ovvero più di vent’anni di successi e provocazioni lanciate dal Molleggiato dal 1987, quando conduce il primo Fantastico del dopo-Baudo, fino all’ultimo show del novembre 2007, La situazione di mia sorella non è buona. Aspettando, mentre Sky Uno propone l’inedito Sognando Chernobyl i occasione dell’Earth Day, il possibile ritorno sulla Rai con un nuovo programma in sei puntate.

Tra sermoni, amnesie, silenzi, papere, Celentano inchioda con Fantastico davanti a Raiuno milioni di spettatori (oltre 15 per la finale). Il clou, sabato 7 novembre 1987: alla vigilia del referendum sulla caccia, l’ex ragazzo della via Gluck mostra un raccapricciante filmato sull’uccisione delle foche e invita il pubblico a scrivere sulla scheda referendaria “La caccia è contro l’amore” e a mandare al Capo dello Stato il messaggio “Io sono il figlio della foca, non voglio che mia madre pianga”. Si corregge, ma non evita la multa della Rai né il processo per turbativa elettorale, da cui esce assolto con formula piena.

Celentano rimette piede in Rai il 5 novembre 1991, ancora su Raiuno, a Notte Rock. I monologhi, moderati da Enzo Biagi, non fanno sfracelli, mentre gli ascolti sfiorano i 7 milioni. Un nuovo ritorno a dicembre 1992 su Raitre con Svalutation, solo due puntate annunciate dal promo “Si salvi chi puo”. Il Molleggiato se la prende con i ricchi, chiede che vengano restituite all’Italia la bellezza di un tempo e le botteghe degli artigiani. Risultato, 5 milioni di media.

Nel 1999 Francamente me ne infischio è il titolo-bandiera dello show, voluto dall’llora direttore Agostino Saccà, in onda su Raiuno per quattro puntate (da 2 miliardi di lire l’una). Forte della carta bianca avuta dalla Rai, il Molleggiato parla di pena di morte, fame, guerra, pedofilia, stupro, vivisezione, mine e mancanza d’acqua. Fioccano polemiche e ascolti: l’esordio fa oltre 9,5 milioni (42.29%). Ad aprile 2001 è la volta di 125 milioni di caz…te: i temi sono i cibi transgenici, la legge sulla donazione degli organi, la frenesia del vivere moderno, l’amore. Set da oltre tremila metri quadri, costi da capogiro: circa 23 miliardi per quattro puntate, si dice. Eccezionali gli ospiti (da Dario Fo a Giorgio Gaber) e gli ascolti: all’esordio oltre 12 milioni nella prima parte e quasi 8 nella seconda.

Nel 2005 il nuovo pulpito per Celentano è Rockpolitik, ancora su Raiuno: dividendo il mondo in lento e rock, il telepredicatore parla di fame, guerra, violenza, ridà il microfono a Michele Santoro, ospita Roberto Benigni che fa il verso a Totò e Peppino e scrive una lunga lettera a Silvio Berlusconi (davanti alla tv ci sono oltre 15,5 milioni di persone, mentre la media delle quattro puntate sarà del 46%, per un costo di 22 miliardi di vecchie lire). Come sempre il ciclone Celentano ha avuto piena libertà autoriale, ma il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, ne prende le distanze.

Il 26 novembre 2007 arriva su Raiuno la serata-evento La situazione di mia sorella non è buona. Le sentenze di Celentano, puntualmente al centro di polemiche, spaziano da Prodi al nucleare, dagli ultrà agli architetti a Berlusconi. Mai confermati i costi milionari, mentre il verdetto dell’Auditel è di oltre 9 milioni.

21/04/2009 - L’Unità


apr 22 2009

“Sognando Chernobyl” Celentano si sveglia in Rai, forse

Roma, 21 apr (Velino) - “Non le sembra di esagerare?”. Si intitolerà così – sempre che da Viale Mazzini arrivi il via libera – il nuovo programma in sei puntate che Adriano Celentano ha in cantiere per l’autunno. Una trasmissione pronta, concordata qualche mese fa con il direttore Fabrizio Del Noce, e per la quale il “molleggiato” – ha confidato all’Ansa - aspetta “una risposta dai nuovi vertici Rai”. Risposta che non sarà facile fornire, perché se è vero che gli ascolti di Celentano non sono standard, non lo sono affatto neanche i suoi budget… E scorrendo i piani di produzione annuali di RaiUno non figurano certo budget speciali per “l’intrattenimento” della prima serata. Il dg Mauro Masi, insomma, che oggi ha presenziato proprio a una primissima riunione sui palinsesti dell’ammiraglia, dovrà valutare attentamente il fatto che Celentano costa mediamente il triplo di una normale prima serata d’intrattenimento (tre milioni a puntata contro un milioncino tutto compreso). E dovrà anche considerare con attenzione se in periodi di crisi globale e di riduzioni di tutti i budget questo “lusso” – con gli spot che non bastano certo a rientrare dell’investimento – la Rai possa permetterselo.

In attesa di capire se e quando Celentano sconquasserà di nuovo i palinsesti dell’ammiraglia Rai con scosse Auditel (media del 46 per cento di share) alla “RockPolitik”, interminabili silenzi e ospiti d’eccezioni, domani il suo grido di allarme sulla distruzione della terra per mano dell’uomo andrà in onda - in occasione dell’ Earth Day - in esclusiva su Sky Uno alle 22.15 e Nat Geo Music alle 23.50. Il video si chiama “Sognando Chernobyl”, 12 minuti choc, di fortissimo, veristico impatto visivo, ideato e montato come sempre da Celentano nella più totale autonomia artistica e di contenuti, per scuotere chi guarda e ricordargli che stiamo uccidendo la terra. E chissà che da un eventuale diniego Rai non nasca un’altra storica partnership con Sky…

21/04/2009 - il Velino


feb 17 2009

El único hombre capaz de hablar con Italia

¿Quién comprende a Italia? No creo que la comprenda Giulio Andreotti, aunque conozca, muy probablemente, sus secretos más oscuros. Tampoco Berlusconi, aunque conozca su precio. Quizá quien más se aproxime al conocimiento del misterio, por vías que oscilan entre la mística y el topicazo, sea Adriano Celentano. Lo recién dicho suena a burrada, cierto. Pero cuando Celentano habla, Italia escucha. Luego Italia aplaude o se cabrea, protesta contra las incoherencias banales de Celentano o elogia su sinceridad. Hasta que el tipo vuelve a hablar, y el país escucha de nuevo.

Celentano es un artista de variedades. Ha sido imitador de Jerry Lewis, bailarín, actor y, sobre todo, compositor y cantante. De acuerdo, su currículo no parece el más apropiado para un profeta nacional. Tampoco el currículo de Berlusconi resulta modélico para el primer ministro de un país democrático, y ya ven.

¿Qué tiene de especial Celentano? Nada en concreto. Creó el himno oficioso de Italia, que no es el Volare de Modugno, como podría pensarse desde fuera, sino Azzurro. Eso es algo. Empezó a trotar escenarios en 1958 y ha mantenido una altísima popularidad, ininterrumpida, hasta hoy: resulta familiar, por tanto, para cualquier ciudadano italiano. Dice lo que le da la gana, lo cual constituye también un factor a tener en cuenta.

Lo anterior no explica por qué cualquier programa televisivo de Celentano alcanza audiencias aberrantes, cercanas, en casos puntuales, al 70%. Su programa Rockpolitik (2005), cuatro emisiones de tres horas cada una, fue casi un fenómeno telúrico. Nunca se ha sabido con exactitud cuánto pagó la RAI, la televisión pública, por Rockpolitik. Celentano daba un miedo atroz a los dirigentes de la RAI, y el director de RAI-1, Fabrizio del Noce, prefirió dimitir “temporalmente” antes del primer episodio y retomar ágilmente el cargo después del último. Rockpolitik fue, objetivamente, una de las mejores cosas que ha dado jamás la televisión europea. El sketch de la carta a Berlusconi, inspirado en una escena de una vieja película de Totó y protagonizado por Roberto Benigni y el propio Celentano, constituye un modelo de lo que se puede improvisar ante una cámara. Los sermones morales de Celentano, por otra parte, constituyen un ejemplo de lo que sólo puede ocurrir en Italia.

Lo anterior, de nuevo, no explica por qué sus discursos, a veces erráticos, a veces demagógicos, compuestos de palabras simples, dudas y silencios, suscitan encendidas polémicas intelectuales. Umberto Eco le llamó qualunquista, es decir, heredero del movimiento político presuntamente apolítico que dejó como poso el fascismo. A veces Celentano parece qualunquista, es verdad. Otras veces, sin embargo, parece lo contrario. Salvo comunista o ateo, puede parecer cualquier cosa.

Celentano, que fue votante fiel de la Democracia Cristiana y mantiene un catolicismo carente del menor rasgo heterodoxo, suele burlarse de los políticos y se ensaña en especial con Berlusconi. Pese a ello, todo indica que vota a la coalición berlusconiana. Y en la terrible polémica desatada en torno a la agonía y muerte de Eluana Englaro, Celentano no ha escurrido el bulto. Publicó una carta en el Corriere della Sera apoyando a Berlusconi, por más que los esfuerzos de Il Cavaliere por mantener con vida a la joven en coma atufaran a electoralismo. “Si estuviera en el puesto de Berlusconi, haría lo mismo que él”, decía. Y tras expresar su comprensión por el drama que afligía a los padres de Eluana, hablaba de “homicidio de Estado”.

Adriano Celentano, nacido en Milán el 6 de enero de 1938, de familia proletaria y orígenes sureños, es fundamentalmente conservador. En los años setenta afirmaba que el beat (la palabra con que define la música pop anglosajona) fomentaba el uso de drogas duras y alejaba a los jóvenes del catolicismo. Nunca ha dejado de denunciar la desaparición de los valores morales y, a la vez, la destrucción de la naturaleza, la especulación inmobiliaria y financiera y el cinismo de la casta dirigente italiana.

Con todo esto no hemos conseguido explicar nada. Salvo, quizá, que Italia es aún más misteriosa de lo que pensamos. Y que Celentano es capaz de conectar, por las razones que sean, con ese misterio.

Enric González

15/02/2009 - ElPais.com (Spagna)


feb 17 2009

Adriano Celentano e il mistero italiano

Sarà l’imminente Festival di Sanremo nell’aria (che come tutti gli anni sarà seguito in ogni suo dettaglio da Alessandra Carnevali su Festival), sarà un momento di quiete dopo il baccano mediatico del caso Eluana Englaro, fatto è che il quotidiano spagnolo El Pais ha dedicato ieri un lungo articolo ad Adriano Celentano, “l’unico uomo capace di parlare con l’Italia“.

Chi capisce l’Italia?“, scrive Enric Gonzalez, “Non credo sia Giulio Andreotti, anche se conosce i suoi segreti più nascosti. Né Berlusconi, anche se conosce il suo prezzo. Probabilmente chi la conosce meglio è Adriano Celentano: quando lui parla tutto il paese l’ascolta“.

La carriera musicale di Celentano non è sufficiente a spiegare come “qualsiasi suo programma televisivo raggiunga dati di ascolto eccezionali, fino al 70%” come nel caso di Rockpolitik, “un fenomeno tellurico“, che l’articolo definisice “una delle migliori cose passate alla televisione in Europa” dove si sono sprecati “i sermoni morali di Celentano, un esempio di quanto può accedere solo in Italia“.

E’ altrettano inspiegabile come “i suoi monologhi a volte erratici, a volte demagogici, composti da parole semplici, dubbi e silenzi” riescano a scatenare polemiche intellettuali. In alcune situazioni, Celentano appare “qualunquista“, altre volte appare il contrario: “salvo che comunista o ateo, lui può apparire qualsiasi cosa“.

Fondamentalmente conservatore“, Celentano, “non ha mai smesso di denunicare la sparizione dei valori morali e la distruzione della spontaneità, la speculazione e il cinismo della casta dirigente italiana“.

16/02/2009 - Blogosfere: Visti da lontano (http://vistidalontano.blogosfere.it)


nov 18 2008

Federico Novella: alterazione della realtà senza diritto di replica

I giornali si sa, qualche volta esagerano sempre un po’: guardate cosa scrivono di LUI…

Alterazione

Dall’articolo del 10/11/2008 “Da Santoro a Fazio, gli eroi della satira (sugli altri)” di Federico Novella per Il Giornale:

La verità è che bisognerebbe studiarlo all’università, questo sdoppiamento di personalità dei santoni del libero pensiero, i recordman di citazioni dell’articolo 21 della Costituzione. Ventuno: come i secondi che impiegano a sguinzagliare gli avvocati, se ti azzardi a spernacchiarli. Anche Adriano Celentano, il guru del diritto allo sbeffeggio, ha querelato Chiambretti per un’imitazionuccia da quattro soldi. Ricordate? Il comico torinese si era permesso di ospitare in tv un sosia del molleggiato. Solita caricatura: ginocchia che piroettano e sopracciglio impazzito. Sketch innocuo per tutti, insomma, tranne che per Celentano, che trascinò in tribunale Chiambretti con insulti allegati: «Sei stupido e scorretto, inganni la gente, prendi uno che imita la mia voce e gli fai dire stronzate». Mica male, per il baluardo della libertà di parola (e anche di parolaccia). Mica male per uno che sulla tv pubblica si piccò d’insegnare il diritto di satira al Vaticano, al grido di «Anche Gesù era un comico». Alla fine per riportarlo all’ordine c’è voluta la condanna del giudice, il quale ha precisato l’ovvio: e cioè che «l’imitazione di Chiambretti, con il cognome errato e l’incoerenza grammaticale» si configurava chiaramente come «satirica». Traduciamo: «Caro Adriano, si vedeva lontano un miglio che era solo un’imitazione: altro che rock, il più lento sei tu».

Link articolo integrale: www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=304884

In realtà i fatti sono ben diversi da quello che il giornalista Novella racconta. Ma perchè non informarsi prima di scrivere certe cose?
Ma soprattutto: perchè censurare (più volte, quindi non crediamo sia una casualità) la verità raccontata attraverso un commento per nulla offensivo?
Non potendo replicare, come il nostro amico Alessandro (alias blualex) avrebbe voluto (e ribadiamo che ci ha provato più volte), riportiamo qui di seguito la sua risposta a quell’articolo, seguita da quella del sottoscritto (su Il Giornale due messaggi per questione di spazi) che invece - che fortuna - ha trovato spazio tra gli altri commenti.

“Federico Novella ha scritto un articolo senza conoscere i fatti di cui parla, e questo la dice lunga sulla sua credibilità e del giornale che lo paga.

Novella descrive l’episodio di presunta “satira” su Celentano facendolo passare come un intervento comico di un’imitazione in studio del molleggiato.

In realtà, chi ha visto la trasmissione sa benissimo che l’imitatore in questione ha fatto un collegamento telefonico rilasciando delle dichiarazioni forti ed è stato presentato da Chiambretti come il vero “Adriano Celentano” (con tanto di didascalia durante il collegamento telefonico). Io sono stato uno di quelli che vedendo il programma ha pensato si trattasse di una telefonata del vero Celentano e che quest’ultimo fosse impazzito improvvisamente. Nessuno durante il resto della trasmissione ha dichiarato che si trattasse di un’imitazione. Questo fu il motivo per il quale il vero Celentano ha querelato Chiambretti, non di certo per un’imitazione satirica.

State facendo DISINFORMAZIONE!”

blualex


“Ciò che ho letto la dice lunga sul livello, a mio modesto parere scandaloso, d’informazione del nostro paese. L’articolo e alcuni commenti testimoniano come i media riescano (facilmente) ad alterare realtà e opinione pubblica. Il caso Celentano non è affatto un tentativo di censurare la satira. Celentano non si è lamentato della satira in quanto tale (l’ha fatta lui stesso a “RockPolitik”, coi vari Crozza, Cornacchione, Benigni e Guzzanti), ma dell’inganno col quale è stata proposta. C’è molto differenza. L’imitazione era molto fedele, anche perchè inscenata come telefonata in diretta. L’intero intervento del sosia di Celentano non è mai stato chiaro si trattasse di imitazione o del Molleggiato in persona, non nuovo ad interventi telefonici in tv. Molte persone e molti dei suoi stessi fans, hanno creduto si potesse trattare del vero Celentano, il quale ha dovuto pure portare spiegazioni agli amici che, increduli, gli hanno telefonato per delucidazioni in merito.
Celentano, giusto o sbagliato che sia, si è lamentato del modo ingannevole col quale è stata proposta una sua imitazione, non di certo per la satira. Molte persone hanno creduto si trattasse di Celentano e che quello fosse il suo pensiero. E molte di queste persone, probabilmente, non verranno più a sapere che non si trattava del vero Celentano. Ecco dove sta il danno ed ecco perchè Celentano ha pensato di agire nel tentativo di tutelare la sua immagine e il suo libero pensiero. Magari sperando che l’episodio non si ripetesse. Vogliamo raccontarle come stanno le cose o no? Temo che chi abbia scritto un articolo simile, su una testata di portata nazionale, non svolga a dovere il suo lavoro. Non si possono alterare in questo modo i fatti. Ci si dovrebbe preparare sull’argomento, prima di raccontare incantesimi.”

andryonline

Non aggiungo altro sulla vicenda perchè credo che i due commenti siano più che esplicativi. Vorrei solo dire che probabilmente la querela di Celentano non è partita alla prima imitazione “inganno”, ma su questo sinceramente non sono sicuro.
Qualcuno penserà che noi, in quanto fans di Celentano, siamo di parte, ma posso garantire che non è così. I fatti sono stati raccontati in maniera distorta non centrando il reale movito che ha spinto il mitico Molleggiato a querelare il simpatico Chiambretti. E questo noi ci teniamo a sottolinearlo, perchè leggendo l’articolo di Novella la realtà appare diversa ed è facile farsi un’opinione sbagliata, “condizionata” e “manipolata” sulla vicenda.
Questa è una cattiva informazione e purtroppo non fa che peggiorare la mia opinione sull’informazione del nostro Paese.
Presto forse non avremo nemmeno in Rete la possibilità di manifestare il nostro pensiero in libertà (leggasi Legge Levi/Veltroni), ma per fortuna oggi, almeno sul web, ci è ancora consentito e così ho pensato bene di scrivere questo post…

PS1: se anche voi volete provare ad inserire i vostri commenti (”Condividi la tua opinione con gli altri lettori de ilGiornale.it” recita il sito del quotidiano) in risposta all’articolo de Il Giornale o volete solo leggere quelli pubblicati, seguite questo link (per postare è richiesta la registrazione): www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=304884#1.

PS2: gli iscritti alla nostra community, se vogliono posso commentare anche sul nostro blog.

Andrea (alias andryonline)