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ago 25 2010

Fossero tutti come Celentano

Dieci, cento, mille Celentano. Ci sono vip dello spettacolo e della politica che preferiscono non rispondere direttamente agli articoli che li riguardano. Che alzano il telefono e parlano con direttori ed editori. Adriano Celentano no: è una persona che non si nasconde dietro il silenzio e che rispetta la libertà dei giornalisti senza chiamare ai piani alti. Nel numero di sabato avevamo scritto che Vittorio Grattarola, architetto che firma tante operazioni immobiliari in Liguria, era uno degli autori dei testi del Molleggiato. Celentano e i suoi autori ci hanno chiamato direttamente, con cortesia e rispetto: “Noi non conosciamo assolutamente questo architetto. I testi, soprattutto in materia ambientale, li scrive Celentano”, hanno spiegato.

Ma come è potuto nascere l’equivoco? Abbiamo ricostruito ogni passaggio. Come di consueto avevamo fatto tutte le verifiche del caso. Avevamo, inutilmente, cercato di parlare con l’architetto. Vittorio Grattarola compariva effettivamente nei titoli di coda del programma Rock Politik come uno degli autori. Insomma, il telespettatore e il cronista erano tratti in errore, tanto che la notizia era già stata riportata altrove. E però è vero che l’architetto non ha scritto i testi di Celentano, ma soltanto quelli di Maurizio Crozza che era ospite fisso della trasmissione. Insomma, un equivoco di cui nessuno ha colpa, come hanno riconosciuto anche i collaboratori di Celentano. Così domenica abbiamo pubblicato una precisazione. E però non ci basta. E’ giusto che Adriano Celentano, che da decenni si batte con coerenza per la tutela dell’ambiente, non sia vittima di inesattezze proprio in questa materia. Celentano, è giusto che sappiano i nostri lettori, è sempre quello che si batte contro gli alberi di trenta piani e contro le speculazioni edilizie. Una volta tanto siamo contenti di essere stati smentiti.

25/08/2010 - Il Fatto Quotidiano


lug 8 2010

Memorie di Adriano politico suo malgrado

La biografia di Celentano scritta dal nipote: era berlusconiano
come tutti i self made man, ma ora non lo trova più sincero

ANDREA SCANZI

ROMA
Bruno Perini sembra quasi suo zio. Giornalista militante, giocatore indefesso di biliardo. Ha appena scritto Memorie di zio Adriano (Mondadori). Il libro migliore su Adriano Celentano: suo zio, appunto. Perini è figlio di Maria, sorella maggiore del Molleggiato. In Yuppi Du interpreta un prete: una sorta di personale compromesso storico. È l’intellettuale di famiglia, abituato a spiegare il mondo allo zio. Cosa voleva dire «stagflazione» e cosa «reazionario» (l’accusa mossagli dopo Chi non lavora non fa l’amore).

Memorie di zio Adriano è storia di un aspirante orologiaio che diventa Elvis italiano, conservatore e rivoluzionario. Tutto e il suo contrario. Uomo col terrore di volare, ma non con la fantasia e l’azzardo. Il libro ha soprattutto il merito di raccontare l’evoluzione più inaspettata del Molleggiato: quella da re degli ignoranti, da «cretino di talento» come lo battezzò Giorgio Bocca, al più politico degli impolitici. Se da una parte esiste ancora l’Adriano che non sa parlare d’amore ed esce di rado, vendendo vagonate di dischi, c’è ormai anche il Celentano impegnato, spintosi ben oltre l’ecologismo ante-litteram. Perani, forse perché parzialmente responsabile di tale mutazione, sorride. «È arrivato alla politica con l’intuito, da animale istintivo. È cominciata con le polemiche di Fantastico 8. Poi lo colpì il caso Sofri. Mi chiedeva chiarimenti, faceva confusione su sentenze di primo e secondo grado, prendeva appunti».

Com’è stato possibile che il popolare (e populista) Celentano sia diventato icona antiberlusconiana? «Adriano era berlusconiano come tutti i self made men. Per questo gli piacque subito anche Di Pietro. Il pregio maggiore di mio zio è l’autenticità. Ha smesso di credere in Berlusconi quando ha capito che non era autentico. Già non gli perdonava la speculazione edilizia e gli spot, per questo non è mai andato in Mediaset. Ora c’è di più: la sentenza Dell’Utri lo ha sconvolto. Mi dice: “Ci pensi? Berlusconi frequenta Dell’Utri, che per 20 anni aveva relazioni molto pericolose”. Intuisce che è il premier a non volerlo in Rai e non dimentica lo sgarbo fatto a Claudia Mori per la fiction su De Gasperi. Era tutto pronto, regia di Liliana Cavani. Venti giorni dopo la conferenza stampa, la Rai fa sapere a Claudia, la produttrice, che Berlusconi non vuole la Cavani. Lo zio non ci credeva: “Ti rendi conto? Come si permette questo qua di bloccare tutto?”». La Mori non ha gradito il libro. «La zia ha un carattere non facile, è molto possessiva. Quando è circolata la voce, sbagliata, che fosse la “biografia autorizzata”, si è arrabbiata e lo zio ha fatto una smentita. Poi però quattro notti fa mi ha chiamato per dirgli che il libro lo aveva emozionato. La zia ha tanti meriti, dall’avere contribuito alla crescita politica di Adriano all’allontanamento di certi amici, gli stessi che gli dissero di non fare un film con Pasolini».

La Mori era tra il pubblico di Raiperunanotte. «Doveva andare anche Adriano, ma ha pensato che era troppo. Lui poi ama i grandi numeri e quella era una cosa un po’ di nicchia. Però ha mandato Claudia. L’apice politico è stato Rockpolitik. Lo aveva ferito l’ukase bulgaro. Quando gli amici dicevano che faceva tivù troppo di sinistra, rispondeva che gli autori di destra non esistono. Aveva provato a bilanciare, ma mancava a qualità». Tra lui e Santoro c’è feeling. «Sì, ma non tanto ideologico. Allo zio piace l’uso senza vincoli che fa Santoro della tivù. Ci si rivede, è come se fosse suo erede». L’ultimo Celentano è anche editorialista. «Gli dico che scrive articoli perfetti per Il Manifesto e si mette a ridere. Legge Il Fatto e il suo passaggio dal Corriere a Repubblica è sintomatico: il Corriere gli bocciava tutte le idee».

Si è parlato di Celentano sindaco di Milano. «Una boutade nata alla presentazione del libro di Mario Capanna. Aveva letto si è no tre pagine, ma gli erano piaciute». Celentano pasionario e grillista? Aveva perfino aderito al secondo V-Day. «Beppe è amico di sua figlia Rosita. Si stimano, ma sono troppo istrioni per non essere gelosi l’uno dell’altro. E poi lo zio c’è rimasto un po’ male per il no di Grillo a Rockpolitik». A inizio carriera, Celentano lambiva la politica con canzoni di innocua indignazione: Mondo in Mi7, Svalutation. Ora no: «Né destra né sinistra», ha scritto per lui Ivano Fossati. Ci si specchia ancora. Però sembra come che il ragazzo della Via Gluck voglia andare alla guerra. Sopra le barricate, addirittura.

08/07/2010 - La Stampa


mar 19 2010

Il «Molleggiato»: «Da sei mesi aspetto risposte da Raiuno»

«Altro che scalette: con il direttore Mazza non ci siamo nemmeno arrivati»

MILANO - «Santoro mi ha chiesto di andare a Bologna ma gli ho risposto di no, perché non era prevista una copertura mediatica adeguata e il mio contributo non avrebbe avuto senso: io voglio che la gente mi possa vedere direttamente in televisione e che tutti sappiano cosa dico. Quanto alla vicenda della trasmissione Rai, Michele ha aggiunto del suo», spiega Adriano Celentano al telefono. Allora com’ è andata questa storia della censura Rai? «Santoro dice che mi chiedevano continuamente scalette, ma in realtà alle scalette non ci siamo nemmeno arrivati. Quando ho detto pubblicamente che avevo tutto pronto, dal titolo allo staff, per la mia trasmissione, Mauro Mazza, il direttore di Raiuno, ha risposto in un paio di occasioni, pubblicamente e ipocritamente, che lui era pronto a sentire le mie proposte. Allora gli ho mandato una mail». Celentano spiega di avere scritto nella lettera che avrebbe fatto una trasmissione tipo Rockpolitik o anche tipo Fantastico, «quando ho fatto invecchiare di colpo Biagio Agnes (ex direttore generale della Rai, ndr)», aggiunge ridendo. «Ho anche specificato che stavolta volevo anche parlare di politici. Allora Mazza mi ha risposto che per la Rai la mia proposta era un onore, che dovevamo parlarne, che l’ unico problema era che la Rai non poteva spendere troppo e che ci saremmo visti dopo 20 giorni. Sono passati sei mesi e non è successo niente. Così è andata». Per quanto riguarda Santoro e Bologna, ripete ancora Celentano, «se Michele avesse avuto la sua trasmissione, sarei andato lì».

P. Ra.

19/03/2010 - Corriere della Sera


mar 18 2010

Santoro arruola Celentano tra i martiri

Ma il Molleggiato lo snobba: “La puntata speciale di Annozero non va in tv, quindi non vengo”.

Aggiungi un posto in tv, che c’è un martire in più. Santoro intruppa pure Celentano, che ha appena declinato l’invito a partecipare alla sua serata del 25 marzo, quando tutta la sinistra televisiva si ritroverà a Bologna per una puntata speciale di Annozero. «Ho parlato con Adriano e mi ha detto che a Bologna non ci sarà perché, visti in particolare gli ultimi fatti, mancherà una copertura veramente democratica di tutti i mezzi di comunicazione, a partire dalla televisione pubblica». Insomma, siccome la serata evento ‘Rai per una Notte’ del 25 marzo non è trasmessa in mondovisione, ma solo su internet, Sky e alcune tv locali, il Molleggiato declina. E Santoro, anziché mortificarsi, esulta.

Dice Santoro: «Adriano sta cercando di fare una trasmissione per la Rai e anche a lui ogni cinque minuti chiedono scalette e quant’altro. E lui continua a rispondere ‘ma cosa volete che sia una scaletta? Io vi dico che cosa può essere una trasmissione di Adriano Celentano, avete presente Rockpolitik? Bene, allora fate conto che io ho voglia di fare un altro Rockpolitik, quindi non c’è bisogno che io vi presenti una scaletta, se vi va mi dovete lasciar fare liberamente la mia trasmissione. Ma a questo punto le difficoltà sono molto alte per Celentano e per chiunque voglia esprimersi liberamente». Come se sapere che cosa andrà in onda prima che ci vada sia un attentato alla libertà di parola e non un diritto di chi presiede un organismo pubblico.

Santoro continua l’auto-martirio: «Negli Usa sarebbe scoppiato un Watergate che avrebbe portato alle dimissioni automatiche di tutti i protagonisti di questa incresciosa vicenda», dice. «In altri paesi una cosa come questa non si tollera». «Se commettiamo reati saranno i giudici a decidere, ma questo non è controllo sui media, questa si chiama censura e non è fatta in base alla legge». «Se poi mi vogliono portare in tribunale -promette Santoro- ci vado a testa alta». Il magistrato di Trani ha trovato «la scorzetta di limone su cui il governo più scivolare: è un’inchiesta molto importante e fa molta paura».

18/03/2010 - Libero


gen 12 2010

Padova inventa la segnaletica creativa: percorsi rock e lenti per chi guida

Uno dei cartelli stradali fantasiosi di Padova (Candid Camera)

di Daniela Boresi

PADOVA (12 gennaio) - Chiamiamola pure “cartellonistica creativa”. Sinceramente altri nomi in mente non ne vengono per indicare le fantasione variazioni sul tema delle indicazioni stradali, offerte all’automobilista padovano da Ivo Rossi, vicesindaco del Comune di Padova e con una lista chilometrica di deleghe: alla mobilità, ai trasporti, alla città metropolitana, al verde, acque fluviali, arredo urbano e comunicazioni ai cittadini.

“Percorso rock” e “percorso lento”, altro che frecce e banali nomi di circonvallazioni o tangenziali, oggi il traffico si governa a ritmo di musica. Di certo non si può dire che l’automobilista non sia chiamato a spremere le meningi prima di imboccare questa o quella strada. «Ma è proprio questo lo scopo che volevo raggiungere: obbligare chi guida a pensare - sottolinea l’assessore - In un ambiente in cui tutto si somiglia si devono usare temi diversi per rompere gli schemi». Ed eccola lì la rottura: una sequela (circa 30) di cartelloni snocciolati lungo le tangenziali, nei quali vengono offerte due scelte di marcia: percorso rock o percorso lento. Ricordate cinque anni fa Celentano e il suo tormentone? O si era rock, quindi dinamici, “in” e al passo con i tempi, o si era “lenti”, e in questo caso la chiave di lettura è più immediata.

[...]

12/01/2010 - Il Gazzettino.it


set 11 2009

Supervarietà: la Rai censura Benigni e Celentano anche in replica

Supervarietà è una specie di mega Blob - del tutto privo della genialità dell’originale - che propone spezzoni dei migliori, secondo gli autori, momenti di intrattenimento mandati in onda dalla tv pubblica. Il programma viene trasmesso dopo il Tg1 della sera, quando Affari tuoi riposa (si attende con trepidazione il giorno in cui riposerà in eterno), e propone la solita paccottiglia nazional-popolare tanto cara a mamma Rai: l’immancabile Sanremo, i grandi show del passato, qualche innocuo sketch comico e qualche esibizione canora.

A parte poche eccezioni di “pillole” di qualità, il tutto risulta abbastanza noioso, anche perché i migliori momenti del varietà della tv di stato sono quasi invariabilmente legati a personaggi e programmi censurati, boicottati, criticati o addirittura rinnegati dall’azienda che gli amici di Supervarietà si guardano bene dall’inserire nel loro montaggio: dal Beppe Grillo delle battute contro i socialisti, agli exploit di Benigni fino alle invenzioni di Celentano e alla satira dei Guzzanti, giusto per fare qualche esempio. Insomma la storia insegna che se qualcosa di buono viene trasmesso sulle reti Rai c’è da giurare che la dirigenza ha fatto di tutto per evitarne la messa in onda. Dunque di repliche non se ne parla proprio.

L’altro giorno però questa mia teoria ha fortemente vacillato ed ero sul punto di ricredermi, mio malgrado. Supervarietà infatti si apriva proponendo una sequenza dell’indimenticabile Rockpolitik, il programma di Adriano Celentano del 2005 che guarda caso fu osteggiato in tutti i modi dall’allora direttore della prima rete Fabrizio Del Noce.

Incredibile ma vero, il frammento scelto era quello dell’esilarante duetto tra Celentano e Roberto Benigni, tutto incentrato sulla figura del nostro eterno presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, una vera pagina di storia delle televisione.

Beh, in pochi secondi la mia teoria è stata immediatamente riabilitata: a Benigni è stata subito tolta la parola, nemmeno il tempo di riproporre il saluto al pubblico, e il montaggio è proseguito mostrando uno scanzonato balletto tra i due comici, che danzavano sulle notte di La coppia più bella del mondo. Divertente ma innocuo, come vuole la nostra televisione di regime.

Di Riccardo Spiga

11/09/2009 - Blogosfere.it: Teleipnosi


ago 29 2009

Appello Repubblica, la mobilitazione firma anche Adriano Celentano

Risposta massicca all’iniziativa dei giuristi in difesa della libertà di stampa
Dopo Fo, Camilleri, Bertolucci e tanti altri, anche il cantante e Claudia Mori

Aderiscono don Ciotti e Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia

ROMA - In poche ore trentamila firme. Che in meno di 24 ore sono diventate 55mila e continuano ad aumentare. Una risposta massiccia quella ottenuta dall’appello di Repubblica in difesa della libertà di stampa, l’iniziativa lanciata dai giuristi Franco Cordero, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky dopo la decisione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di denunciare Repubblica per le dieci domande che il quotidiano da mesi gli pone ma alle quali lui non ha ancora dato alcuna risposta.

La risposta è stata immediata. A mobilitarsi subito è stato il mondo della cultura e dello spettacolo. Ma non solo. Fra le adesioni, anche quella di Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia, e di don Luigi Ciotti, presidente di Libera. Libertà e Giustizia, si legge in una nota, “testimonia la sua solidarietà in particolare ai giornalisti di Repubblica e dell’Avvenire, direttamente minacciati e spiati con metodi piduisti, ma in generale a tutti i giornalisti italiani che con questa denuncia di Silvio Berlusconi hanno ricevuto una sorta di avvertimento: è vietato fare domande; è vietato criticare”. Bonsanti, inoltre, rinnova al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’appello che gli ha rivolto l’8 agosto: “Quando il Parlamento è stato esautorato e reso muto, quando la stampa e l’informazione sono quotidianamente vilipese e intimidite, quando il basilare diritto ad opporsi e a lavorare per un Paese diverso è soffocato dai diktat di un potere ormai senza alcun controllo, cosa resta della nostra Democrazia?

Dal mondo della cultura e dello spettacolo sono arrivate le firme, fra le altre, di Dario Fo, Andrea Camilleri, Gabriele Salvatores, Bernardo Bertolucci. Ed altre se ne aggiungono. Come quelle degli editori Alessandro e Giuseppe Laterza, dell’attrice Lella Costa, delle scrittrici Sandra Petrignani e Clara Sereni, del regista Silvio Soldini, del giornalista Rai Andrea Vianello.

C’è anche l’adesione di Adriano Celentano e di sua moglie Claudia Mori. Un tema, quello della libertà di stampa, rispetto al quale il cantante ha già dimostrato la propria sensibilità: nell’ottobre del 2005, nel corso di una delle puntate del suo show Rockpolitik in onda su RaiUno, Celentano mostrò la classifica - redatta dall’istituto di ricerca americano Freedom House - del livello di “Freedom of the Press”, la libertà di stampa presente nei paesi del mondo (l’Italia compariva allora al 77esimo posto).

Tra gli altri firmatari - oltre ai già citati Fo, Camilleri, Bertolucci, Salvatores - anche Franca Rame, Carlo Verdone, Victoria Cabello, Fabrizio Gifuni, Francesca Comencini, Giulio Scarpati, Pierfrancesco Favino, Ascanio Celestini, Angelo Barbagallo (produttori cinematografico), Marco Risi, Davide Ferrario, Sandro Veronesi, Carlo Lucarelli, Antonio Scurati, Erri De Luca, Giuseppe Montesano, Domenico Procacci (produttore cinematografico), Enrico Deaglio, Francesco Rosi, Carla Fracci e Beppe Menegatti, Ornella Vanoni, Angela Finocchiaro, Michele Placido e Renato De Maria.

E ancora, Carlo Ginzburg, Rosario Villari, Tullio Gregory, Corrado Stajano, Giovanni De Luna, Miguel Gotor, Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Ottavia Piccolo, Licia Maglietta, Carlo Freccero, Enrico Bertolino, Dori Ghezzi, Monica Guerritore, Ferzan Ozpetek, Milva, Marco Bellocchio, Teresa De Sio, Maurizio Nichetti, David Riondino, Franco Battiato, Saverio Costanzo, Carlo Degli Esposti, Massimo Ghini, Ettore Scola, Furio Colombo, Giacomo Marramao, Stefania Sandrelli, Giovanni Soldati, Valerio Mastandrea, Alessandro Gassman, Paolo Sorrentino. Maurizio Crozza aderisce e osserva: “La mia solidarietà va a Silvio Berlusconi. Dove s’è mai visto un giornalista che pone domandi irriverenti al capo del governo? Un bravo giornalista non assume iniziative, un bravo giornalista scrive sotto dettatura”.

29/08/2009 - La Repubblica


giu 13 2009

L’accusa di Celentano: pronto per uno show, ma la Rai mi esclude

LA POLEMICA. «RIFIUTATO NON PER QUESTIONI DI BUDGET»

Viale Mazzini: un progetto mai presentato

MILANO — Il colore dei pa­linsesti Rai si tinge di giallo. In quello autunnale (che verrà presentato ufficialmente marte­dì) non c’è il programma di Adriano Celentano. Il cantante dice di aver ricevuto una rispo­sta negativa, dai vertici Rai fil­tra invece che in realtà il pro­getto non è mai stato presenta­to.

A uscire allo scoperto era sta­to lo stesso Celentano lo scor­so aprile. «Su richiesta della Rai, antecedente alle nuove no­mine di questi ultimi giorni, ci sono stati alcuni incontri per verificare la possibilità di un mio ritorno in televisione. Io sono pronto per tornare in au­tunno con sei puntate. Tutto è pronto, il programma, lo staff e anche il titolo. Aspetto una ri­sposta ». Ieri il Molleggiato è tornato sull’argomento: «Leg­giamo — afferma il Clan Celen­tano in una nota — che non sa­rebbe previsto il ritorno di Adriano Celentano su Raiuno in autunno. Confermiamo di aver ricevuto ufficialmente dal­la Rai una risposta negativa. Certamente non per motivi di budget».

Prosegue la nota: «Con l’occasione il Clan Celen­tano ribadisce che il cachet di Adriano Celentano è facilmen­te verificabile ed è più basso di quello di altri importanti artisti di Raiuno. Confermiamo an­che che il programma sarebbe pronto e che il titolo non è Non le sembra di esagerare », a diffe­renza di quanto circolato in al­cune indiscrezioni nei giorni scorsi. Questa la versione ufficiale. Ma nell’entourage di Celenta­no si respira un certo stupore, se non nervosismo. La lettura che viene data è politica. Il suo ultimo programma Rockpolitik — anche se l’ultima apparizio­ne in tv è successiva con La si­tuazione di mia sorella non è buona, serata-evento prevalen­temente musicale — aveva sol­levato non poche polemiche. Dunque — spiegano — sareb­be stato il nuovo dg della Rai Mauro Masi a porre il veto sul programma del Molleggiato e a dire che se ne sarebbe parla­to più avanti.

Dal Clan sottoli­neano che non si è mai parlato di soldi, che il problema del bu­dget non si è mai posto sempli­cemente perché non è stato af­frontato. I vertici Rai negano la rico­struzione di Celentano. Il pro­gramma del Molleggiato non c’è, semplicemente perché non è mai stato previsto. C’è stato senz’altro un contatto tra Fabri­zio Del Noce (all’epoca diretto­re di Raiuno, ora sostituito da Mauro Mazza, ndr) e Celentano per parlare di un nuovo proget­to. Ma né nel piano di produ­zione (approvato però prima degli incontri) né nei piani di palinsesto stilati tra marzo e maggio è mai stato previsto uno show di Celentano. I di­scorsi — raccontano — sono ri­masti solo alla fase iniziale, un progetto vero non è mai stato presentato, dunque non si po­teva ragionare su qualcosa di concreto. Sicuramente la storia non finisce qui.

Renato Franco

13/06/2009 - Corriere della Sera


giu 12 2009

No a Celentano, per la Rai non è il momento di “esagerare”

Roma, 12 giu (Velino) - “Non le sembra di esagerare?”. Doveva intitolarsi così il nuovo programma in sei puntate che Adriano Celentano aveva preparato per l’autunno di RaiUno. Una trasmissione che il “molleggiato” aveva definito pronta (ma non lo era), concordata con l’ormai ex direttore dell’ammiraglia Fabrizio Del Noce (un paio di colazioni), e per la quale aspettava in primavera una risposta che dal settimo piano non è mai arrivata. Non a caso alla presentazione dei palinsesti prevista per martedì 16 giugno sull’asse Roma-Milano, il nome Celentano gli inserzionisti non lo sentiranno neanche per sbaglio. Se è vero, infatti, che gli ascolti di Adriano non sono standard – media del 46 per cento di share alla “RockPolitik” – è indiscutibile che non lo siano neanche i costi del suo clan… E scorrendo i piani di produzione annuali di RaiUno non figurano certo budget speciali per “l’intrattenimento” della prima serata. Celentano costa mediamente il triplo di una normale prima serata d’intrattenimento (tre milioni a puntata contro un milioncino tutto compreso per un Morandi o un Salemme). E questo “lusso” – con gli spot che non bastano certo a rientrare dell’investimento – la Rai non se lo può permettere. Certo, un’accelerazione al rientro di Celentano potrebbe imprimerla il nuovo direttore di RaiUno Mauro Mazza: se gli interminabili silenzi del “molleggiato”, i suoi monologhi, le sue canzoni e il suo inconfondibile charme vanno a genio all’ex direttore del Tg2 lo capiremo – garantiscono dai piani alti - già dalla primavera.

12/06/2009 - il Velino


apr 22 2009

Celentano, vicino al ritorno in Rai con uno show di 6 puntate

Le pause, i monologhi a sorpresa, la libertà editoriale, i contratti milionari, le polemiche, ma anche i record di ascolti e, secondo gli osservatori più attenti, la destrutturazione del varietà: sono gli ingredienti della Celentano-tv. Ovvero più di vent’anni di successi e provocazioni lanciate dal Molleggiato dal 1987, quando conduce il primo Fantastico del dopo-Baudo, fino all’ultimo show del novembre 2007, La situazione di mia sorella non è buona. Aspettando, mentre Sky Uno propone l’inedito Sognando Chernobyl i occasione dell’Earth Day, il possibile ritorno sulla Rai con un nuovo programma in sei puntate.

Tra sermoni, amnesie, silenzi, papere, Celentano inchioda con Fantastico davanti a Raiuno milioni di spettatori (oltre 15 per la finale). Il clou, sabato 7 novembre 1987: alla vigilia del referendum sulla caccia, l’ex ragazzo della via Gluck mostra un raccapricciante filmato sull’uccisione delle foche e invita il pubblico a scrivere sulla scheda referendaria “La caccia è contro l’amore” e a mandare al Capo dello Stato il messaggio “Io sono il figlio della foca, non voglio che mia madre pianga”. Si corregge, ma non evita la multa della Rai né il processo per turbativa elettorale, da cui esce assolto con formula piena.

Celentano rimette piede in Rai il 5 novembre 1991, ancora su Raiuno, a Notte Rock. I monologhi, moderati da Enzo Biagi, non fanno sfracelli, mentre gli ascolti sfiorano i 7 milioni. Un nuovo ritorno a dicembre 1992 su Raitre con Svalutation, solo due puntate annunciate dal promo “Si salvi chi puo”. Il Molleggiato se la prende con i ricchi, chiede che vengano restituite all’Italia la bellezza di un tempo e le botteghe degli artigiani. Risultato, 5 milioni di media.

Nel 1999 Francamente me ne infischio è il titolo-bandiera dello show, voluto dall’llora direttore Agostino Saccà, in onda su Raiuno per quattro puntate (da 2 miliardi di lire l’una). Forte della carta bianca avuta dalla Rai, il Molleggiato parla di pena di morte, fame, guerra, pedofilia, stupro, vivisezione, mine e mancanza d’acqua. Fioccano polemiche e ascolti: l’esordio fa oltre 9,5 milioni (42.29%). Ad aprile 2001 è la volta di 125 milioni di caz…te: i temi sono i cibi transgenici, la legge sulla donazione degli organi, la frenesia del vivere moderno, l’amore. Set da oltre tremila metri quadri, costi da capogiro: circa 23 miliardi per quattro puntate, si dice. Eccezionali gli ospiti (da Dario Fo a Giorgio Gaber) e gli ascolti: all’esordio oltre 12 milioni nella prima parte e quasi 8 nella seconda.

Nel 2005 il nuovo pulpito per Celentano è Rockpolitik, ancora su Raiuno: dividendo il mondo in lento e rock, il telepredicatore parla di fame, guerra, violenza, ridà il microfono a Michele Santoro, ospita Roberto Benigni che fa il verso a Totò e Peppino e scrive una lunga lettera a Silvio Berlusconi (davanti alla tv ci sono oltre 15,5 milioni di persone, mentre la media delle quattro puntate sarà del 46%, per un costo di 22 miliardi di vecchie lire). Come sempre il ciclone Celentano ha avuto piena libertà autoriale, ma il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, ne prende le distanze.

Il 26 novembre 2007 arriva su Raiuno la serata-evento La situazione di mia sorella non è buona. Le sentenze di Celentano, puntualmente al centro di polemiche, spaziano da Prodi al nucleare, dagli ultrà agli architetti a Berlusconi. Mai confermati i costi milionari, mentre il verdetto dell’Auditel è di oltre 9 milioni.

21/04/2009 - L’Unità