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feb 2 2012

Bruno Perini racconta Adriano Celentano

Memorie di zio Adriano

Mentre la polemica si gonfia e l’attesa per il festival si fa incalzante, il nipote di Adriano Celentano, Bruno Perini, autore del libro “Memorie di zio Adriano”, la biografia non autorizzata del Molleggiato uscita per Mondadori, lo racconta in esclusiva per Affaritaliani.it.

“Non è una novità, Adriano ha fatto spesso beneficenza, sempre in silenzio. Oltre a crederci davvero questa volta ha voluto far capire che il problema per lui, in questo scontro con la Rai, non erano i soldi, ma l’autonomia. Quello su cui proprio non transige è l’avere carta bianca sui contenuti dei suoi interventi televisivi”.

Lei conosce bene la storia di Celentano, che dice, ha sempre avuto questa linea?
“Sempre, da Fantastico a Rock Politik, lui pone queste condizioni: il contenuto dei suoi interventi deve essere libero da qualsiasi controllo. Esattamente la parte del contratto che non accetta è quella sui “testi da concordare” proprio perché la sua conditio sine qua non per comparire davanti alle telecamere è avere massima autonomia; tutti, anche i parenti più stretti, rimangono all’oscuro di quello che dirà o farà fino alla diretta”.

Protagonismo? Amore per la libertà in generale? Che cosa c’è dietro a questo modus operandi?
“Lui ha da sempre a cuore la libertà di stampa e difende l’autonomia professionale degli artisti”.

Come mai la Rai ha ceduto secondo lei?
“Hanno bisogno di lui. Nel mio libro, Memorie di zio Adriano, l’ho chiamato re dell’audience per il potere che ha sul rientro pubblicitario. C’è un episodio indimenticabile nella storia della televisione italiana: accedde proprio durante il Festival di Sanremo condotto da Toni Renis, quando il direttore della rai era Flavio Cattaneo. Quell’anno il Festival si annunciava un flop clamoroso con una media di 6 milioni di spettatori al giorno. Pregarono Adriano di andare, lui accettò e lo fece gratis. Appena fu annunciato in trasmissione si registrò un balzo da 6 milioni a 14 milioni come punta massima, 12 milioni la media della serata. Nessuno lo dice ma Adriano è un business pazzesco per la Rai”.

Ha dimostrato la sua autonomia televisiva anche in altri casi, ci racconta qualche aneddoto?
“Nel 1987, a Fantastico, spostò milioni di spettatori dalla Rai a Canale5 e fece spegnere le tv. Poi il giorno prima del referendum chiese al pubblico di votare contro la caccia con gli slogan “la caccia è contro l’amore”, “io sono il figlio della foca non voglio che mia madre pianga”, venne processato e assolto perché non sapeva che fosse un reato condizionare il voto degli italiani e per la prima volta un tribunale considerò la buona fede. Oppure portò in prima serata Franca Rame che raccontò lo stupro che aveva subito. Fino alla polemica contro Berlusconi a Rock Politik…”

A proposito di Berlusconi, da un sondaggio lanciato su Affaritaliani.it risulta che gli italiani lo hanno eletto icona della sinistra, come mai? Lui era democristiano e cantava Chi non lavora non fa l’amore…
“Da biografo, avendo studiato la sua evoluzione politica oltre che artistica posso confermare che lui nel ’94 era assolutamente berlusconiano. Disse pubblicamente, rivolgendosi al Cavaliere: “Lasciatelo lavorare”. Si era ‘innamorato’ della sua proposta di abbassamento delle tasse e vedeva in Silvio un self made man e una grande novità politica. Poi si è ricreduto, pian piano, con le promesse non mantenute e diversi segnali. Poi si è verificato un fatto scatenante: qualche anno fa la Rai approvò uno sceneggiato su De Gasperi prodotto da Claudia Mori con l’approvazione della figlia di De Gasperi, che avrebbe avuto come regista Liliana Cavani, notoriamente di sinistra. Ma questo, evidentemente, non piacque all’ex premier; Agostino Saccà (responsabile delle fiction) telefonò a Claudia: “Niente Cavani o salta la fiction…”. Il fatto lo fece riflettere, e turbò molto il suo animo sensibile alla libertà di espressione”.

Celentano oggi scrive sui giornali, parla di politica…
“Legge molto. A differenza di una volta, non è più il re degli ignoranti. Editoriali, testi dei suoi interventi… Scrive tutto lui, da solo. Ha contribuito, e non poco, anche alle elezioni di Pisapia: i suoi fans, che spesso non sono di sinistra, lo hanno seguito perché lui ha questa capacità di spostare un intero elettorato”.

Che altro non approvava della linea berlusconiana?
“La sua politica anti-ecologica che ha culminato con il referendum sul nucleare”.

Ma le voci su Celentano in politica, sono plausibili?
“No, non lo farebbe mai. La voce cominciò a girare perché Celentano accettò di andare alla presentazione di un libro di Mario Capanna che ironizzò: “Perché non lo candidiamo a sindaco di Milano?”.

E di Monti che dice lo zio?
“Gli piace, lo trova una persona seria”.

Per tornare a Sanremo, allora non è prevedibile quello che farà?
“Nessuno sa niente. Nessuno. Lui è molto sensibile al tema della crisi, della povertà, della ripresa, delle piccole imprese, come dimostrano i testi dell’ultimo disco. Ma la sua forza sta proprio nella sua imprevedibilità, quindi potrebbe sorprenderci tutti e fare tutt’altro”.

01/02/2012 – Affaritaliani.it


gen 23 2012

“Niente Sanremo per Celentano”

Claudia Mori sul blog del marito: il dg dice che è fuori dal Festival. La Rai: nessuna comunicazione.

Annunciato in pompa magna, osannato come l’ospite più atteso, libero di intervenire in tutte le serate all’Ariston, Adriano Celentano è fuori da Sanremo? A lanciare l’allarme è un post sul blog dell’artista, curato dalla moglie e manager Claudia Mori, che chiama in causa una comunicazione del dg Rai Lorenza Lei. L’azienda smentisce: non c’è nessuna lettera contro l’artista. L’accordo, però, non è ancora raggiunto: il braccio di ferro – spiega la stessa Mori – riguarda il controllo sui testi degli interventi e le interruzioni pubblicitarie. La trattativa va avanti: se il direttore artistico Gianmarco Mazzi confida che i nodi si sciolgano, il direttore di Rai1 Mauro Mazza scommette sulla chiusura dell’accordo già «nelle prossime ore: è qualcosa in più di un semplice ottimismo». «Adriano Celentano sarebbe fuori dal Festival di Sanremo 2012»: questa la comunicazione che il dg Rai avrebbe inviato a Mazza e Mazzi, si legge nel pomeriggio nella nota sul blog di Celentano.

«Ci riserviamo di verificare la veridicità di tale notizia e di effettuare ogni conseguente valutazione». «Non c’è mai stata alcuna comunicazione» di questo tipo, replica Viale Mazzini. La volontà di avere il Molleggiato all’Ariston non è in discussione, si precisa dall’azienda, sottolineando che vanno avanti le trattative per chiudere positivamente l’accordo al più presto. Alcune difficoltà, però, ci sono, legate a una serie di condizioni poste dall’artista e dal suo staff, alcune delle quali ritenute impossibili da accogliere in quanto non coerenti con gli interessi aziendali. Nessun problema sul compenso: «Abbiamo trovato l’accordo economico già da un paio di settimane», assicura il direttore Risorse Tv della Rai, Valerio Fiorespino. Uno dei nodi è piuttosto la libertà editoriale, questione che da sempre, insieme con le pause, i monologhi a sorpresa, i record di ascolti e le polemiche accompagna le apparizioni di Celentano in tv: ne sa qualcosa Fabrizio Del Noce, che nel 2009 – all’epoca di Rockpolitik – si autosospese da direttore di Rai1. «Nella bozza di contratto – protesta Claudia Mori – c’è una clausola che prevede che i testi debbano essere concordati», mentre all’inizio era stata assicurata verbalmente «carta bianca». Sul tema specifico – precisano dalla Rai – le parti avrebbero già trovato l’accordo su una formulazione che lascerebbe piena libertà all’artista, fermo ovviamente restando il rispetto della legge e del Codice Etico della Rai cui sono legati tutti i dipendenti ed i collaboratori dell’azienda. «È la solita manfrina», replica la Mori, sottolineando di avere «le prove» di ciò che denuncia.

Altro punto caldo, gli spot: stando alla bozza, dice ancora la moglie di Celentano, «la prima performance non sarà interrotta ma le altre sì». Domani sarà probabilmente il giorno della verità. A chiudere una giornata convulsa, la dichiarazione rassicurante di Mazza: «Quando si arriva a un momento cruciale di una trattativa delicata, ci sono quasi sempre troppo nervosismo e qualche frase fuori luogo ma sono convinto che la volontà della Rai di avere Adriano Celentano a Sanremo e l’identica alla volontà del ‘Molleggiato’ di essere all’Ariston si trasformeranno molto presto in un accordo formale».

23/01/2012 – La Stampa


dic 20 2011

Il vecchio leone ruggisce ancora

Di seguito “Le vieux lion rugit encore”, un bell’articolo su Adriano pubblicato da “Le Matin Dimanche”, uno dei più importanti giornali svizzeri.

Lo segnala la pagina ufficiale di Facebook di Adriano Celentano.

Le Matin Dimanche: 'Le vieux lion rugit encore'

Il nostro utente asso ci ha fatto la gentilezza di procurarci la traduzione in italiano e noi la riportiamo fedelmente:


Il vecchio leone ruggisce ancora

E’ più di una sconvolgente coincidenza. Adriano Celentano esce con il suo nuovo album, a qualche settimana dalle dimissioni di Berlusconi, dal rimpasto ministeriale e dal piano d’austerità annunciato in Italia.
Come se avesse atteso il suo turno per avere il campo libero.
Per memoria, Celentano è stato sempre molto critico verso il governo italiano, in particolare contro Berlusconi. Nel 2005, fece RockPolitik divenuto culto, mix tra rock e satira politica che non piaceva a tutto il mondo.
Il suo nuovo album si chiama “Facciamo finta che sia vero”. Celentano si presenta in tutto il suo splendore, pieno d’enfasi, di spirito e di ospiti a sorpresa. Ma sarà per noi impossibile chiedergli se ha scientemente scelto di tornare oggi. Perché Celentano è avaro di parole. “il mio album parla da sé” ripete.
Di colpo, alla conferenza stampa organizzata a Milano per lanciare il nuovo disco, rompe quattro anni di silenzio discografico, è… Claudia Mori, sua moglie, che risponde alle domande dei giornalisti! “la musica è mancata ad Adriano. E lui ha sempre la speranza che le cose possano cambiare” ha confermato lei.

Adriano Celentano è un personaggio culto in Italia. Nato al 14 della mitica Via Gluck, ha una settantina d’anni, è diventato uno degli italiani più conosciuti all’estero, più di 100 milioni d’album nel mondo. Azzurro, Svalutation, 24000 baci sono diventati simboli nazionali di un artista venerato ovunque.
I più grandi realizzatori italiani si sono disputati la sua presenza, da Fellini in La Dolce Vita a Pier Paolo Pasolini. Ma soprattutto, Celentano ha creato la sua reputazione con la sua totale libertà d’espressione, per il suo impegno.
Nel 1987, ha esortato gli spettatori di spegnere loro posto per cinque minuti per la pace nel mondo.
Nel 2001, si è lanciato in un monologo sulla donazione degli organi.
Prima di prendere posizione contro la caccia, il mondo moderno, per la causa animale fino a Rockpolitick. Dopo il silenzio di qualche anno, il vecchio leone si è risvegliato. Sempre arrabbiato. Sempre attaccato al suo paese. “Quello che tende a perdersi è la visione utopistica della vita. Dico a volte delle cose che sembrano irrealizzabili, ma finalmente, si sono realizzate. Se si perde questa visione utopistica, il mondo prenderà sempre la peggiore delle direzioni” dice Celentano per riassumere l’uscita del suo album. Non parla tramite la stampa, il leone, ma sceglie il modo più moderno possibile per comunicare, via Facebook, Twitter, blog.

L’Italia di oggi è al centro di “Facciamo finta che sia vero”. Il cantante si mette in mezzo a un paese in guerra, col suo basso, è per meglio significare ancora il suo attaccamento alla sua terra, la sua inquietudine di risvegliare le coscienze, sperando che non sia troppo tardi. Dai primi titoli “Non ti accorgevi di me” ci tiene accanto al gruppo rock Negramaro fa quasi metal. E poi con “Facciamo finta che sia vero” canzone che da il titolo all’album, firmato e interpretato in duo con Battiato, composto da Piovani, creatore della musica del film di Benigni “La vita è bella”. Questo brano è uno dei picchi dell’album. Come “Non so più cosa fare” che riabilita Manu Chao sparito da qualche anno. Ecco alla composizione di questa canzone essenziale, altro grande momento del disco, che mette in scena un paesaggio di guerra, fatto dal dolore della gente, di uomini in azione, intervallati dal canto di Adriano, Jovanotti, Battiato. Jovanotti ha consegnato brani come “Fuoco nel vento” e “La cumbia di chi cambia”. Ma la più impegnata di tutte è il titolo finale “Il mutuo” firmato da Celentano dove propone la decrescita come soluzione alla crisi economica attuale. Il cantante consegna un vero patrocinio sul suo paese: “l’Italia sarà bella senza nessuno che la divida, invocando la secessione” e la gente sarà felice perché avrà qualcosa da amare qualcosa che è nel dna, la bellezza. La bellezza di un Italia unita.”
Con questo album rivolto alla realtà, Celentano fa riflettere. Ma soprattutto diverte incanta e seduce ancora.

Fabrizio


dic 12 2011

Claudia Mori a “Che tempo che fa” l’11 dicembre 2011: il video dell’intervista

Immagine anteprima YouTube

Per chi se la fosse persa, segnaliamo che l’intervista di ieri sera a Claudia Mori (per promuovere il nuovo album di Adriano, Facciamo finta che sia vero) è possibile rivederla direttamente sul sito della Rai (segue link). Purtroppo sono stati tagliati i due brani proposti: Non ti accorgevi di me e Non so più cosa fare. Quest’ultimo arricchito dal bellissimo videoclip ufficiale, montato dallo stesso Celentano con la collaborazione di Gaetano Morbioli, che in passato ha anche dato il suo contributo nella realizzazione delle sigle di “Rockpolitik” e “La situazione di mia sorella non è buona”. Niente panico: il video, dove oltre ad Adriano appaiono Jovanotti, Sangiorgi e Battiato, è quello che trovate all’inizio di questo post. ;-)

Vi lascio all’intervista…

Un passato da cantante e da attrice, attualmente amministratore delegato della casa di produzione televisiva Ciao Ragazzi e delle etichette discografiche Clan e Luna Park, dal 1964 è la moglie di Adriano Celentano e in tale duplice veste presenta il nuovo attesissimo album del Molleggiato, Facciamo finta che sia vero, in vendita dal 29 novembre scorso e anticipato, un mese prima, dal singolo Non ti accorgevi di me, scritto e interpretato da Giuliano Sangiorgi, front-man dei Negramaro; l’album, pubblicato 4 anni dopo il grande successo di Dormi amore, la situazione non è buona, contiene nove inediti, otto dei quali composti, tra gli altri, con Nicola Piovani, Franco Battiato, Jovanotti e Manu Chao: un grido di rabbia – ha detto Celentano – il disco più politico che abbia mai fatto; nel corso dell’intervista verranno presentati, in anteprima e in esclusiva, i video di due brani contenuti nell’album.

www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-210172f1-a7bb-4fc6-8a73-52ad65b37390.html

12/12/2011 – Andrea


nov 24 2011

Un successo tira l’altro

Adesso si può dire: Fiorello ha salvato se stesso, la Rai e la Tv tradizionalista. Anzi è andato oltre il suo compito: lunedì si è superato conquistando due milioni di spettatori in più rispetto alla prima puntata. Numeri da capogiro. E, ora, per raggiungere il capolavoro, pare che Fiore sia trattando per avere Celentano lunedì prossimo. Vedremo se andrà in porto: di certo ci sarà Benigni alla quarta puntata. Comunque, ha ragione il direttore generale Rai Lorenza Lei che lo definisce: «Il più grande spettacolo degli ultimi anni». Degli ultimi dieci anni, aggiungiamo. Secondo per ascolti solo a «Rockpolitik», sale in cime alla classifica se si considerano i varietà a tutto tondo.

23/11/2011 – Il Giornale


giu 1 2011

Elezioni/ Celentano ‘grande elettore’ di Pisapia

I suoi interventi hanno probabilmente spostato molti voti

Milano, 30 mag. (TMNews) – “Ma come si fa a votare la Moratti dopo il comportamento che ha tenuto durante la campagna elettorale? Io voto Giuliano Pisapia e, quanto ai risultati, sono ottimista: secondo me ce la fa alla grande”. Sono queste le profetiche parole con le quali Adriano Celentano è sceso in campo giovedì scorso in favore di Giuliano Pisapia durante la trasmissione di Michele Santoro, Annozero. Uno sponsor inedito da parte di chi è stato definito il re dell’audience; una star che a quanto pare non sposta solo milioni di telespettatori – come hanno sempre dimostrato i suoi programmi televisivi – ma anche elettori di sinistra, di centro, e forse anche di destra. Il suo bacino è infatti trasversale: è proprio questa, dicono gli esperti, la sua forza.
Già, quanto ha pesato l’esplicito appoggio di Celentano a Giuliano Pisapia? Se lo chiedono in molti dopo le inattese uscite del popolare cantante. Secondo i sondaggisti del centrodestra quantificare il fenomeno non è facile, ma ci sono precedenti che parlano di grandi numeri. Durante la campagna elettorale del 2006 infatti il centrodestra accusò Celentano di aver spostato 400mila voti a favore della sinistra con il programma Rockpolitik; oggi ancora non si sa quanto abbiano pesato quei due interventi ad Annozero, ma se nelle scorse settimane si dava un’occhiata alla rete e in particolare a Facebook, si scoprivano centinaia di messaggi dei fans di Celentano che promettevano di seguire le orme del loro idolo.

30/05/2011 – Virgilio Notizie (http://notizie.virgilio.it)


feb 14 2011

Mori, Celentano a Sanremo? Ora no

‘E’ un uomo libero e non e’ il momento di essere liberi’

(ANSA) – MILANO, 13 FEB – La Rai non ha chiesto ad Adriano Celentano di andare a Sanremo, ”ma non sarebbe andato comunque”. Lo ha detto Claudia Mori, moglie di Adriano Celentano. ”Lui e’ pericoloso – ha aggiunto durante la manifestazione delle donne – perche’ e’ un uomo libero e non e’ il momento di essere liberi per fare la tv come l’ha sempre fatta”. Claudia Mori ha ricordato gli ascolti altissimi delle sue trasmissioni, che con l’intervento di Benigni a ‘Rockpolitik’ ha ottenuto uno share del 70%.

13/02/2011 – Ansa


dic 7 2010

Adriano Celentano insegnante-predicatore in una scuola di Como

Adriano Celentano veste i panni del professore. Ospitato all’Istituto Ripamonti di Como, il Molleggiato ha tenuto una lezione a tutto tondo, spaziando da Sanremo alla morte di Monicelli e concludendo con un cenno all’esperienza di “Rockpolitik”, l’ultima trasmissione che ha condoto in Rai. Più predicatore che docente, Celentano ha risposto alle domande degli studenti cercando di dare suggerimenti e lezioni di vita. “Monicelli ha avuto paura. Si è trovato davanti alla morte e ha avuto paura – ha spiegato il Molleggiato in relazione alla morte del regista – Questa cosa mi ha spaventato, ma purtroppo la paura c’è. L’importante è averla in compagnia, così passa”. In chiusura non è mancato anche un rimpianto su “Rockpolitik”. Conclude Celentano: “Parlando a così tanta gente e svelando certe cose, è chiaro che qualcuno ha iniziato ad avere paura. Un programma ora? Sinceramente ero pronto a farlo”.

07/12/2010 – TgCom


ago 25 2010

Fossero tutti come Celentano

Dieci, cento, mille Celentano. Ci sono vip dello spettacolo e della politica che preferiscono non rispondere direttamente agli articoli che li riguardano. Che alzano il telefono e parlano con direttori ed editori. Adriano Celentano no: è una persona che non si nasconde dietro il silenzio e che rispetta la libertà dei giornalisti senza chiamare ai piani alti. Nel numero di sabato avevamo scritto che Vittorio Grattarola, architetto che firma tante operazioni immobiliari in Liguria, era uno degli autori dei testi del Molleggiato. Celentano e i suoi autori ci hanno chiamato direttamente, con cortesia e rispetto: “Noi non conosciamo assolutamente questo architetto. I testi, soprattutto in materia ambientale, li scrive Celentano”, hanno spiegato.

Ma come è potuto nascere l’equivoco? Abbiamo ricostruito ogni passaggio. Come di consueto avevamo fatto tutte le verifiche del caso. Avevamo, inutilmente, cercato di parlare con l’architetto. Vittorio Grattarola compariva effettivamente nei titoli di coda del programma Rock Politik come uno degli autori. Insomma, il telespettatore e il cronista erano tratti in errore, tanto che la notizia era già stata riportata altrove. E però è vero che l’architetto non ha scritto i testi di Celentano, ma soltanto quelli di Maurizio Crozza che era ospite fisso della trasmissione. Insomma, un equivoco di cui nessuno ha colpa, come hanno riconosciuto anche i collaboratori di Celentano. Così domenica abbiamo pubblicato una precisazione. E però non ci basta. E’ giusto che Adriano Celentano, che da decenni si batte con coerenza per la tutela dell’ambiente, non sia vittima di inesattezze proprio in questa materia. Celentano, è giusto che sappiano i nostri lettori, è sempre quello che si batte contro gli alberi di trenta piani e contro le speculazioni edilizie. Una volta tanto siamo contenti di essere stati smentiti.

25/08/2010 – Il Fatto Quotidiano


lug 8 2010

Memorie di Adriano politico suo malgrado

La biografia di Celentano scritta dal nipote: era berlusconiano
come tutti i self made man, ma ora non lo trova più sincero

ANDREA SCANZI

ROMA
Bruno Perini sembra quasi suo zio. Giornalista militante, giocatore indefesso di biliardo. Ha appena scritto Memorie di zio Adriano (Mondadori). Il libro migliore su Adriano Celentano: suo zio, appunto. Perini è figlio di Maria, sorella maggiore del Molleggiato. In Yuppi Du interpreta un prete: una sorta di personale compromesso storico. È l’intellettuale di famiglia, abituato a spiegare il mondo allo zio. Cosa voleva dire «stagflazione» e cosa «reazionario» (l’accusa mossagli dopo Chi non lavora non fa l’amore).

Memorie di zio Adriano è storia di un aspirante orologiaio che diventa Elvis italiano, conservatore e rivoluzionario. Tutto e il suo contrario. Uomo col terrore di volare, ma non con la fantasia e l’azzardo. Il libro ha soprattutto il merito di raccontare l’evoluzione più inaspettata del Molleggiato: quella da re degli ignoranti, da «cretino di talento» come lo battezzò Giorgio Bocca, al più politico degli impolitici. Se da una parte esiste ancora l’Adriano che non sa parlare d’amore ed esce di rado, vendendo vagonate di dischi, c’è ormai anche il Celentano impegnato, spintosi ben oltre l’ecologismo ante-litteram. Perani, forse perché parzialmente responsabile di tale mutazione, sorride. «È arrivato alla politica con l’intuito, da animale istintivo. È cominciata con le polemiche di Fantastico 8. Poi lo colpì il caso Sofri. Mi chiedeva chiarimenti, faceva confusione su sentenze di primo e secondo grado, prendeva appunti».

Com’è stato possibile che il popolare (e populista) Celentano sia diventato icona antiberlusconiana? «Adriano era berlusconiano come tutti i self made men. Per questo gli piacque subito anche Di Pietro. Il pregio maggiore di mio zio è l’autenticità. Ha smesso di credere in Berlusconi quando ha capito che non era autentico. Già non gli perdonava la speculazione edilizia e gli spot, per questo non è mai andato in Mediaset. Ora c’è di più: la sentenza Dell’Utri lo ha sconvolto. Mi dice: “Ci pensi? Berlusconi frequenta Dell’Utri, che per 20 anni aveva relazioni molto pericolose”. Intuisce che è il premier a non volerlo in Rai e non dimentica lo sgarbo fatto a Claudia Mori per la fiction su De Gasperi. Era tutto pronto, regia di Liliana Cavani. Venti giorni dopo la conferenza stampa, la Rai fa sapere a Claudia, la produttrice, che Berlusconi non vuole la Cavani. Lo zio non ci credeva: “Ti rendi conto? Come si permette questo qua di bloccare tutto?”». La Mori non ha gradito il libro. «La zia ha un carattere non facile, è molto possessiva. Quando è circolata la voce, sbagliata, che fosse la “biografia autorizzata”, si è arrabbiata e lo zio ha fatto una smentita. Poi però quattro notti fa mi ha chiamato per dirgli che il libro lo aveva emozionato. La zia ha tanti meriti, dall’avere contribuito alla crescita politica di Adriano all’allontanamento di certi amici, gli stessi che gli dissero di non fare un film con Pasolini».

La Mori era tra il pubblico di Raiperunanotte. «Doveva andare anche Adriano, ma ha pensato che era troppo. Lui poi ama i grandi numeri e quella era una cosa un po’ di nicchia. Però ha mandato Claudia. L’apice politico è stato Rockpolitik. Lo aveva ferito l’ukase bulgaro. Quando gli amici dicevano che faceva tivù troppo di sinistra, rispondeva che gli autori di destra non esistono. Aveva provato a bilanciare, ma mancava a qualità». Tra lui e Santoro c’è feeling. «Sì, ma non tanto ideologico. Allo zio piace l’uso senza vincoli che fa Santoro della tivù. Ci si rivede, è come se fosse suo erede». L’ultimo Celentano è anche editorialista. «Gli dico che scrive articoli perfetti per Il Manifesto e si mette a ridere. Legge Il Fatto e il suo passaggio dal Corriere a Repubblica è sintomatico: il Corriere gli bocciava tutte le idee».

Si è parlato di Celentano sindaco di Milano. «Una boutade nata alla presentazione del libro di Mario Capanna. Aveva letto si è no tre pagine, ma gli erano piaciute». Celentano pasionario e grillista? Aveva perfino aderito al secondo V-Day. «Beppe è amico di sua figlia Rosita. Si stimano, ma sono troppo istrioni per non essere gelosi l’uno dell’altro. E poi lo zio c’è rimasto un po’ male per il no di Grillo a Rockpolitik». A inizio carriera, Celentano lambiva la politica con canzoni di innocua indignazione: Mondo in Mi7, Svalutation. Ora no: «Né destra né sinistra», ha scritto per lui Ivano Fossati. Ci si specchia ancora. Però sembra come che il ragazzo della Via Gluck voglia andare alla guerra. Sopra le barricate, addirittura.

08/07/2010 – La Stampa