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lug 6 2010

“Celentano? Più che lento è fermo. Nel Parco Sud non ci sarà cemento”

“Chi ha scritto le cose che Celentano ha firmato, ha perso qualche passaggio di quello che è accaduto nel nostro consiglio comunale: maggioranza e opposizione hanno deciso che nel Parco Sud non si costruisce. Il cantante continua a ripetere slogan che per la città sono vecchi e inutili”. Carlo Masseroli, assessore all’Urbanistica del comune di Milano, sceglie Affaritaliani.it per replicare al Molleggiato che ha accusato la giunta milanese di voler cementificare il Parco Sud”. E sul Pgt lancia un appello al Pd: “Continui a manifestare la maturità politica finora messa in gioco che ha portato a un piano sempre più pragmatico e vicino alla città”.

Celentano ha scritto una lettera a Repubblica in cui sostiene che la giunta milanese è terroristica perché vuole cementificare il parco Sud. Che cosa replica al Molleggiato?
“Penso che non conosca Milano e non ci passi ormai da diverso tempo, da quando ha fatto edificare le sue case al mare. Milano invece con grande sensibilità e capacità della classe dirigente politica ha deciso che nel Parco Sud non si costruisce. Forse Celentano ha perso questo passaggio e continua a ripetere slogan che per la città sono vecchi e inutili. Chi ha scritto le cose che Celentano ha firmato, ha perso qualche passaggio di quello che è accaduto nel nostro consiglio comunale dove maggioranza e opposizione hanno deciso che nel Parco Sud non si costruisce. Ancora una volta si dimostra come la classe politica tanto bistrattata sia all’altezza della città più di intellettuali e cantanti”.

Parafrasando proprio il Molleggiato potremmo dire che Celentano è lento?
“Fermo più che lento. Il Molleggiato è ormai fermo sulla gambe”

Oggi intanto sul Pgt è in agenda una riunione di 25 ore del consiglio comunale. Che tempi prevede per l’approvazione?
“Vorrei fare una premessa: Questo piano è quello delle nuove aree verdi che prevede la realizzazione di circa una ventina di parchi nuovi. Inoltre verranno realizzati 30mila nuovi alloggi per dare una risposta al bisogno di casa a coloro che non sono in condizioni economiche per permettersela. E’ il piano della riqualificazione delle aree che smetteranno di essere terra di nessuno e preda di abusivi e rom. Infine è il pgt che salvaguarda il Parco Sud attraverso la presenza degli agricoltori. E’ il piano che la città vuole in fretta. Credo che si sia arrivati al punto in cui ogni discussione sia fine a se stessa. Mi auguro che in tempi brevi si giunga alla sua adozione”.

All’opposizione cosa chiede?
“Di continuare a manifestare la maturità politica finora messa in gioco che ha portato a un piano sempre più pragmatico e vicino alla città”.

Capitolo Expo. Che cosa ne pensa dello scontro in atto tra la Regione e il Comune sul futuro delle aree su cui sorgeranno i padiglioni di Expo? E’ una lotta di potere?
“Non la leggo così. E’ un tentativo di definire un percorso amministrativo che fughi ogni dubbio rispetto ai futuri passi per questo grande evento. Non entro nel merito delle modalità tecniche perché sono chiuso in aula a discutere del Pgt”.

C’è chi, come il leader del Pd Bersani, sostiene che l’Expo di Milano sia a rischio…
“La città non ha bisogno di chi prevede sventura ma di chi ha voglia di operare per il bene comune”.

Daniele Riosa

06/07/2010 – Affaritaliani.it


lug 6 2010

Salvate il soldato Celentano

di Maurizio De Caro

C’era un ragazzo, ormai vecchio, che come noi, anche lui nato per caso in via Gluck e come il grande compositore sarebbe diventato il simpatico musicista-mattacchione dell’Italia urlatrice del rockettino padano negli spensierati e rattoppati anni cinquanta. Swinging Adriano, il molleggiato-ragazzo ne ha fatta di strada, torna e non trova gli amici che aveva (perché li aveva fatti fuori tutti col Clan), solo case su case catrame e cemento. L’anti-architetto giaceva in Lui già all’oratorio, e peccato che non ci fosse “neppure un prete per chiacchierar”. Il povero ricco, er più, Lui, il mito cresce nelle simpatie iacp-ambientaliste. Grida sono il Re degli Ignoranti (come dargli torto?) vuole i prati del dopoguerra, la città d Rocco e i suoi fratelli e la musica del 1° festival del Rock al Palalido. Le sue esternazioni politiche come le sue canzoni sono romantiche e popolari, facili facili, spesso condivisibili, perché assolutamente risibili. Vuole giardinetti ovunque (straordinaria la Contro -via Gluck liberatoria di Gaber) perché teme l’albero di cento piani. E’ l’uomo in fuga dall’inquinamento, di cui si occupa solo lui. Tra un film di cassetta e una carezza e un pugno, l’energetico cantante, invecchia e si costruisce il suo nuovo partito che è la riedizione dell’Uomo Qualunque in salsa rock.

Parte la stagione delle omelie, lui prete mancato, politico dilettante, re degli opinionisti ignoranti, pontifica da tribune miliardarie prima e milionarie in euro poi, per contrastare nei lustri “i politici”, “i palazzinari”, quelli la che si riempiono labocca di paroloni o addirittura parlano un corretto italiano. Da sempre vive in una splendida tenuta tra Milano e Como, piena di Foreste e parchi, e ci sembra difficile che si ricordi della città dove è nato, se tanto la disprezza. La svolta avviene con le pause in tivvù, il suo “non aver nulla da dire” viene scambiato per profonda inquietudine dai radical-chic in crisi di astinenza da mitologie e lo spompato-sempre-meno-molleggiato, sbanca al botteghino. Cinquant’anni di successi non gli danno il lasciapassare per poter parlare, come fa sempre più spesso, di cose di cui oltre a non sapere nulla ,invoca soluzioni impossibili, non immaginarie alla Jarry. Attraverso una lettura falsa e insopportabilmente semplificata della realtà, come l’episodio di oggi, l’ennesima Lettera al Direttore che scatena l’iradiddio, l’anti-depressivo di un ricco-ragazzo-signore annoiato. Da Galbiate spara contro tutti con un carico a pallettoni, usa le stesse parole delle sue canzoni,ed è più facile colpire nel mucchio quando non si ha uno straccio di idea e vengono in mente certi designer celebrati per la loro assenza perfetta di talento. Verrebbe voglia di dirgli, vieni caro Adriano a parlare del tuo PGT(sigla di prisencolinencinaiciusol) ma non fare finta di essere Maria Goretti, spiegaci qual è la tua idea di città realizzabile, concreta, rock. Non verrà e non risponderà perché a furia di fare il simpaticone, è diventato uno zio noioso che ricorda i bei tempi del Santa Tecla, con Gino, Giorgio, Enzo e gli altri, e la sua cifra è rimasta quella. Caro Rugantino mio, non è facile rendersi credibili, ristrutturare la propria modalità di comunicazione che è ferma a chi non lavora non……e i ventiquattromilabaci.

Che ti ha fatto di male il cemento, caro Adriano, non hai visto dalla tua tenuta che c’è stato un secolo che è permeato da capolavori fatti proprio di cemento. Sei mai stato davanti alla stazione centrale? Sulla sinistra c’è un albero di centotrenta metri che è tutto di cemento lo hai mai visto? Nel 1955 dov’eri quando si parlava di fare quel muro di cemento, e nel sessanta quando l’hanno inaugurato, eri troppo impegnato a cantare nella “dolce vita”. Leggendo le parole del futuro leader politico, viene voglia di piangere perché la mediocrità del dibattito è insopportabile per un’era già insopportabile per mediocrità concettuale, e Adriano ha sempre ragione perché è famoso, come le starlette e i tronisti, e quindi dobbiamo perdere tempo dedicargli i nostri strali che comunque non lo colpiranno. Il suo, infatti, non è un linguaggio dialettico ma un comizio acritico che si rivolge ad una parte politica (un Travaglio canterino senza il quadernetto) che, mi auguro, abbia il buon senso di non abboccare all’amo del nazional-popolare per riscattare una stagione avara di soddisfazioni. “Cemento nel parco Sud” non ce ne sarà (sentite come suona bene sembra il sottotitolo di un film di Romero), e il povero swinging Celentano dovrà trovare altre occasioni per allestire il suo banchetto di ovvietà e banalità ambientaliste che piacciono tanto a mia nonna Maria Antonietta, perché le dice Lui, non perché abbiano qualsiasi barlume di senso, figuriamoci di buon senso.

Canta caro Adriano, canta che ti vogliamo bene quando fai la mossa, ma se per qualche decennio ci hai fatto credere che potesse esistere un Elvis lombardo, e nella nostra ingenuità provinciale continuiamo a crederci, non riusciamo ad immaginarti architetto e urbanista. Fai il tuo mestiere e se hai ancora cose da dire dille cantando: nelle canzonette le stupidate, coperte dalla musica, si notano meno.

06/07/2010 – Affaritaliani.it


lug 6 2010

Celentano, il guru prigioniero della via Gluck

Adriano Celentano, icona nazional-popolare del buonismo ecologicamente corretto, è un simpatico e infantile sognatore che abbonda di buoni propositi demagogici cui fa difetto, però, il sano pragmatismo della politica.
Sarà per questo che predica spesso, a sproposito.
Ieri, in una breve e pesantissima lettera pubblicata da Repubblica, ha raso moralmente al suolo Palazzo Marino, definendo l’esecutivo milanese una «giunta terroristica». Il motivo? Aver deciso di «rendere edificabile gran parte del Parco Sud». Cosa peraltro non vera.

Da cantante pop passato prima al ruolo di predicatore-guru e da qualche tempo a quello di profeta apocalittico, Celentano nel suo j’accuse torna con la passione e la superficialità che lo (…)
(…) contraddistinguono sul tema della cementificazione della città. Come quando, tempo fa, tra il serio e il faceto, si candidò a sindaco di Milano in vista delle elezioni del 2011. Speriamo che lo diventi davvero, così poi vediamo. Conoscendo, per esperienza della Storia, i danni che fanno i poeti e gli artisti quando ottengono incarichi politici…

Comunque, ieri Celentano dalle pagine del giornale di Carlo De Benedetti – un capitano d’industria e signore dell’alta finanza, non propriamente un attivista di Greenpeace che gestisce agriturismi – ha messo in guardia i milanesi dal mostro della cementificazione, incitandoli a «svegliarsi». Ma è Celentano che si è assopito nella favolosa età dell’oro della Milano degli anni Cinquanta, quelli pre-boom e delle case in mezzo al verde. Vive in uno stato di eterna giovinezza continuando a ripetere lo stesso refrain anacronisticamente succube del mito del Ragazzo della via Gluck. Wa wa!

Questa è la storia di uno che vorrebbe continuare a giocare nei prati, ma che dimostra di abitare fuori dal tempo. La sua lettera a Repubblica – scritta e consegnata per altro senza neppure rileggerla, in spregio alle elementari regole della sintassi e sprezzante del lettore – è piena di ingenui proclami demagogici che fanno molto share, ma povera di proposte che possano aiutare la discussione.
Utopico buon senso comune, nient’altro. E – al netto di accuse poco eleganti come «giunta terroristica», «Milano assassinata», «ambigua banda comunale» – per di più fuori tempo massimo. Come ha fatto notare l’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli «Celentano ha perso qualche passaggio di quello che è accaduto nel nostro consiglio comunale: maggioranza e opposizione hanno deciso che nel Parco Sud non si costruisce. Il cantante continua a ripetere slogan che per la città sono vecchi e inutili».

Mentre il consiglio è riunito, fra ieri e oggi, in una seduta fiume di 25 ore per discutere sul nuovo Piano di governo del territorio, destra e sinistra a Milano stanno definendo un accordo molto pragmatico che salvaguardi il Parco Sud ma che lo tenga collegato alla città metropolitana. Tra il non toccare niente e la speculazione edilizia, si può trovare una via di mezzo, un compromesso. Che è il compito, appunto, dei politici. Ai cantanti, come è noto, si lasciano i sogni. Con i quali i cittadini possono dormire sonni tranquilli ma non certo vivere meglio. Per questo servono infrastrutture, strade, piste ciclabili… Il Parco Sud è una «campagna» che nell’ultimo decennio ha conosciuto una colonizzazione di milanesi-metropolitani in cerca di costi più bassi e qualità della vita più alta: continua a rimanere il grande polmone verde di Milano, ma con gli stessi servizi di quando contava la metà della popolazione. Il mondo va avanti, perché la musica non cambia?

I nostri governanti – scrive Celentano – «hanno ben pensato di firmare i nuovi sfaceli con una colata di cemento che non avrà precedenti nella storia». Storia, a sua volta, che il cantante ripete da 1966, quando presentò al Festival di Sanremo il suo primo brano impegnato ecologicamente, Il ragazzo della via Gluck. Al quale l’amico Giorgio Gaber diede da lì a poco una divertente risposta, cantando di quel ragazzo, appena sposato, che cercava una casa senza trovarla perché a causa del «piano verde» della città le abbattevano tutte per farci dei prati… Antiche bagattelle fra cantautori. Il fatto è che, 45 anni dopo, il capo del clan che dà dei terroristi ai politici si ostina a cantare la stessa canzone.

06/07/2010 – Il Giornale


lug 5 2010

Cemento al Parco Sud, milanesi svegliatevi

di ADRIANO CELENTANO

Liti, veti incrociati e tagli così fallisce l’Expo 2015
Caro direttore, nel Comune di Milano si nasconde un incendiario molto più pericoloso di quel Nerone dell’Impero romano: si tratta della giunta terroristica milanese che, essendosi emancipata nel male, non usa il fuoco per distruggere. Le fiamme, pur se devastanti, una volta spente si estinguono senza lasciare traccia sull’autore dello scempio. E ciò risulterebbe deprimente per gli abitanti dell’inferno comunale che, non potendo dire quello scempio l’ho fatto io, hanno ben pensato di firmare i nuovi sfaceli con una colata di cemento che non avrà precedenti nella storia.

Pare che Milano abbia perso più di 700.000 abitanti negli ultimi anni (perché le condizioni di vita sono troppo costose, non adatte alle coppie giovani con bambini che crescono asmatici e allergici in una città inquinata oltre ogni norma, poverissima di verde e quel poco di bellezza rimasta ha già un piede nella fossa), perciò non si capisce la velleità del Comune di Milano (sindaco, giunta e consiglieri di maggioranza) di preventivarne il ritorno di circa mezzo milione, se non per soddisfare i bisogni degli investitori immobiliari, considerando inoltre che il tipo di costruzioni non sono alla portata della maggioranza delle persone che vivono di stipendio.

È così che coi lineamenti di Ligresti, la giunta ci mostra il suo nuovo spaventoso sembiante: con la scusa di salvare l’economia, il Comune ha deciso di rendere edificabile gran parte del Parco Sud. Ma non basta. L’inghippo è molto più diabolico. L’edificabilità del Parco Sud sarà virtuale. Ma cosa significa? Milano è stata così assassinata che forse sarebbe indecente e vergognoso da parte del Comune rendere edificabile ciò che, per gli spazi ormai ridotti all’impossibile, non potrebbe essere edificabile. Per cui urge una legge per continuare a distruggere. Ecco perché si è deciso di rendere edificabili milioni di metri cubi dividendoli in tanti mattoncini pari ad occupare gran parte del Parco Sud e metterli in banca come dei lingotti d’oro. Che a piacere se ne possono prelevare tanti quanti ne servono per la costruzione di un nuovo mostro, non necessariamente al Parco Sud, anche in Piazza del Duomo, visto che la legge lo permetterebbe.

L’ambigua banda comunale si difende col dire che il Parco Sud sarà sì edificabile ma rimarrà agricolo. Ma allora perché renderlo edificabile vi domanderete voi milanesi. Perché quando spunterà il nuovo “albero di 200 piani” in Piazza Castello e qualcuno dovesse reclamare, il Comune gli risponderà: “C’è un decreto che dice che noi possiamo lapidare Milano fino all’ultimo metro di edificabilità. E, siccome la cubatura a nostra disposizione, è grande come il Parco Sud, noi lapidiamo”.

04/07/2010 – La Repubblica