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gen 14 2009

Gli ingredienti sbagliati del minestrone di Adriano

di Stenio Solinas

Roma – L’italiano non è mai stato il punto di forza di Adriano Celentano e non sorprende quindi trovare nell’articolo da lui scritto ieri sul Corriere della Sera una frase come «L’insediamento degli ebrei ha avuto il riconoscimento di tutte le nazioni per l’immane tragedia subita dai nazisti durante l’Olocausto», le SS come vittime, par di capire… Ma l’impressione è che questa volta non sia solo la lingua a lasciare a desiderare, ma anche la testa, tanto l’intervento è sconclusionato. Siamo in un bunker, dice l’ex molleggiato e infatti guardiamo il varietà in tv per distrarci dagli orrori della guerra in Palestina… Ma è anche vero, continua, che l’Europa e l’America di questo conflitto eterno si lavano le mani, e se è così allora significa che agli orrori siamo abituati, ovvero degli orrori ci disinteressiamo e quindi possiamo tranquillamente fare a meno del bunker come del varietà… E quest’ultimo, certo, sarà pure «una nostalgica boccata d’aria di pace», ma è anche la rappresentazione più ovvia di ciò che per Celentano la televisione non dovrebbe essere: cerimoniosa, qualunquista, perniente conflittuale. Non «rock», come ha sempre sostenuto, rivoluzionaria nel far pensare, ma «lenta», ovvero reazionaria, nel farci addormentare. E allora? Che facciamo? La accendiamo? La vediamo? La rivalutiamo?

Naturalmente, nell’articolo «Noi nel bunker davanti alla Tv» c’è spazio anche per il potere e il profitto «a ogni costo», per «i più deboli che non hanno soldi» e per i morti,ma possiamo sommessamente dire che questa indistinta retorica ad alzo zero hastufato, così come il fattocheperiodicamente Adriano si svegli e scopra che c’è qualcosa che minaccia il mondo,fochemonache comprese?

Celentano è un signore di più di settant’anni enonglifaremo il torto di trattarlo da ragazzino. Ma come artista, e come cittadino, dovrebbe sapere che non basta dire quello che si pensa, bisogna anche pensarea quello che si dice. Nell’intervento giornalistico sopra ricordato c’è invece ungran minestrone in cui si vuol fare stare dentro tutto: la paura e la speranza, la denuncia e la rampogna, l’etica e la politica, Milly Carlucci e la «striscia di Gaza»… Un po’ troppo per un solo uomo, un po’ troppo solo per un cantante.

14/01/2009 – il Giornale.it


gen 13 2009

Celentano: noi nel bunker davanti alla tv

L’INVERVENTO: UNA RIFLESSIONE DI ADRIANO SUL SABATO SERA ITALIANO MENTRE A GAZA E’ L’INFERNO

«Ballando con Milly e con le stelle per non pensare alle scene di guerra»

Brava Milly, il tuo «Ballando con le stelle» è una nostalgica boccata d’aria di pace che ci distoglie, sia pure per poche ore, dalle grida di dolore che ci arrivano dall’eterno conflitto tra la Palestina e Israele. Ecco cosa provavo nel guardare il tuo spensierato spettacolo che con tanta bravura hai condotto e messo a punto con accurata precisione.

Un sano divertimento mischiato a un senso di nostalgia come quella che provavano i soldati americani al fronte, dove di tanto in tanto gli veniva concesso di distrarsi dalla morsa della guerra, con uno spettacolo di varietà e di belle donne appositamente organizzato per loro. Brevi attimi di respiro dunque, per un’Italia nel bunker, decisa a non voler pensare (finché si balla) a chissà quali tragedie leggeremo l’indomani sulla striscia di Gaza. Ma per quanto gradito e frizzante appaia il tuo spettacolo, certo non è facile estraniarsi del tutto, come invece hanno fatto per decenni l’Europa e l’America.

Ma non volevo pensarci, ora siamo nel bunker al sicuro, mi dicevo, e dobbiamo goderci lo spettacolo. Ma l’ostentato buonismo fuori luogo del simpatico Sposini nel dare il voto ai concorrenti, mi faceva tornare alla mente l’Europa e l’America che non è certo per buonismo che loro invece se ne lavavano le mani dell’eterno conflitto fra i due popoli. Specialmente dei palestinesi, senza una patria i cui confini sono andati smarriti durante l’insediamento degli ebrei. Un insediamento che pur se ottenuto con la violenza ha avuto, a torto o ragione, il riconoscimento di tutte le nazioni per l’immane tragedia subita dai nazisti durante l’olocausto. Un gesto probabilmente dovuto agli ebrei, che così tanto han sofferto e non avevano un posto dove stare.

Ma come sempre accade, anche in quella circostanza il mondo si dimenticò e continua a dimenticarsi sempre dei più deboli. E non è difficile pensare che tali dimenticanze solitamente avvengono perché i più deboli non hanno soldi. E allora come si risolverà pensavo: i palestinesi hanno ragione, ma anche gli ebrei non hanno torto. Però ci sono più di ottocento morti di cui la metà sono civili, donne e bambini. Mi piacerebbe sentire il parere di questi ottocento morti. Loro senz’altro lo sanno di chi è veramente la colpa di tutta questa tragedia. E senz’altro ora conoscono anche il modo di come risolvere il contenzioso fra i due contendenti. Ma non possono parlare. Perché sono morti.

Cercavo una risposta a tutto questo, anche provvisoria ma era troppo difficile, come difficili erano i passi sgangherati di Andrea Roncato, senza una direzione proprio come l’Europa e l’America. Per non parlare della Cina e la Russia. Loro ballano un altro tipo di danza. Quella del potere e del profitto ad ogni costo per i quali non basta più passare sul cadavere della madre. È molto più vantaggioso schiacciare la madre quando è ancora viva. Ma non voglio pensarci, mi ripetevo. Preferisco guardare Andrea che balla come un macellaio, in fin dei conti lui pesta il parquet solo per dimagrire, e poi l’importante è mettersi in gioco di fronte a una giuria apparentemente severa ma comunque tendente al giusto, anche se a mio parere, dal punto di vista spettacolare avrebbe dovuto vincere la serata Corinne Clery, per la sua sexi spumeggiante allegria che ha versato nel primo ballo. Aveva fatto qualche errore sì, ma durante l’esibizione aveva messo a segno due o tre movimenti che offuscavano la piccola imprecisione. Brava Corinne! Ma più brava ancora è stata Milly!…

Adriano Celentano

13/01/2009 – Corriere della Sera