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feb 7 2012

Sanremo, prove in studio per Celentano e Gianni Morandi

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Roma – Prove in studio per Adriano Celentano e Gianni Morandi, in vista della nuova edizione del Festival di Sanremo, al via il 14 febbraio, dove il Molleggiato è il “superospite” più atteso.

A documentare tutto è un video, che dura appena 26 secondi, pubblicato questa mattina sul blog ufficiale del cantante: si sente la voce di Adriano, che intona brevemente il brano “La cumbia di chi cambia”, con alla chitarra Morandi. I due sono immersi nella penombra di uno studio (probabilmente a Galbiate) nel quale a malapena si distinguono le sagome.

E proprio di Celentano, che devolverà il suo compenso a Emergency e alle famiglie bisognose di sette città, ha parlato anche Cecilia Strada in un’intervista concessa a Chi: «Ha fatto una scelta ottima. Devolvendo il suo ingaggio – ha spiegato la presidente di Emergency – proprio alle famiglie in difficoltà e a noi che curiamo chi ne ha bisogno nel mondo, Italia compresa, Adriano chiude il cerchio: le tasse dei cittadini vengono così utilizzate per aiutare i più bisognosi, che è esattamente il modo in cui dovrebbero essere utilizzate».

Quanto alla decisione di Celentano di farsi carico delle imposte sul suo ingaggio, Cecilia Strada svela un “paradosso”: «Le uniche spese che non hanno tagliato sono le spese militari. Qualche giorno fa, in un silenzio assordante, la Camera ha rifinanziato quelle che chiamiamo “missioni di pace”. E se poi quelle tasse le usano per bombardare? Lui non fa beneficenza per curare? Non voglio che questo suoni come incentivo all’evasione, sono l’ultima persona al mondo, diciamo pure che è una battuta, una considerazione».

Su Chi ci sono anche le testimonianze dei sette sindaci chiamati a scegliere le famiglie destinatarie della beneficenza, come il primo cittadino di Roma, Gianni Alemanno: «Abbiamo già individuato tre famiglie in condizioni di grave disagio»; quello di Milano, Giuliano Pisapia: «Non abbiamo ancora deciso, ma con la crisi c’è ampia scelta»; quello di Napoli, Luigi De Magistris: «Terremo conto del numero dei figli e del quartiere»; quello di Bari, Michele Emiliano: «Abbiamo sul tavolo tanti interventi straordinari da effettuare»; infine, Matteo Renzi (Firenze), Massimo Zedda (Cagliari) e Flavio Tosi (Verona) ha detto che si affideranno ai servizi sociali per decidere.

07/02/2012 – Il Secolo XIX


feb 2 2012

Bruno Perini racconta Adriano Celentano

Memorie di zio Adriano

Mentre la polemica si gonfia e l’attesa per il festival si fa incalzante, il nipote di Adriano Celentano, Bruno Perini, autore del libro “Memorie di zio Adriano”, la biografia non autorizzata del Molleggiato uscita per Mondadori, lo racconta in esclusiva per Affaritaliani.it.

“Non è una novità, Adriano ha fatto spesso beneficenza, sempre in silenzio. Oltre a crederci davvero questa volta ha voluto far capire che il problema per lui, in questo scontro con la Rai, non erano i soldi, ma l’autonomia. Quello su cui proprio non transige è l’avere carta bianca sui contenuti dei suoi interventi televisivi”.

Lei conosce bene la storia di Celentano, che dice, ha sempre avuto questa linea?
“Sempre, da Fantastico a Rock Politik, lui pone queste condizioni: il contenuto dei suoi interventi deve essere libero da qualsiasi controllo. Esattamente la parte del contratto che non accetta è quella sui “testi da concordare” proprio perché la sua conditio sine qua non per comparire davanti alle telecamere è avere massima autonomia; tutti, anche i parenti più stretti, rimangono all’oscuro di quello che dirà o farà fino alla diretta”.

Protagonismo? Amore per la libertà in generale? Che cosa c’è dietro a questo modus operandi?
“Lui ha da sempre a cuore la libertà di stampa e difende l’autonomia professionale degli artisti”.

Come mai la Rai ha ceduto secondo lei?
“Hanno bisogno di lui. Nel mio libro, Memorie di zio Adriano, l’ho chiamato re dell’audience per il potere che ha sul rientro pubblicitario. C’è un episodio indimenticabile nella storia della televisione italiana: accedde proprio durante il Festival di Sanremo condotto da Toni Renis, quando il direttore della rai era Flavio Cattaneo. Quell’anno il Festival si annunciava un flop clamoroso con una media di 6 milioni di spettatori al giorno. Pregarono Adriano di andare, lui accettò e lo fece gratis. Appena fu annunciato in trasmissione si registrò un balzo da 6 milioni a 14 milioni come punta massima, 12 milioni la media della serata. Nessuno lo dice ma Adriano è un business pazzesco per la Rai”.

Ha dimostrato la sua autonomia televisiva anche in altri casi, ci racconta qualche aneddoto?
“Nel 1987, a Fantastico, spostò milioni di spettatori dalla Rai a Canale5 e fece spegnere le tv. Poi il giorno prima del referendum chiese al pubblico di votare contro la caccia con gli slogan “la caccia è contro l’amore”, “io sono il figlio della foca non voglio che mia madre pianga”, venne processato e assolto perché non sapeva che fosse un reato condizionare il voto degli italiani e per la prima volta un tribunale considerò la buona fede. Oppure portò in prima serata Franca Rame che raccontò lo stupro che aveva subito. Fino alla polemica contro Berlusconi a Rock Politik…”

A proposito di Berlusconi, da un sondaggio lanciato su Affaritaliani.it risulta che gli italiani lo hanno eletto icona della sinistra, come mai? Lui era democristiano e cantava Chi non lavora non fa l’amore…
“Da biografo, avendo studiato la sua evoluzione politica oltre che artistica posso confermare che lui nel ’94 era assolutamente berlusconiano. Disse pubblicamente, rivolgendosi al Cavaliere: “Lasciatelo lavorare”. Si era ‘innamorato’ della sua proposta di abbassamento delle tasse e vedeva in Silvio un self made man e una grande novità politica. Poi si è ricreduto, pian piano, con le promesse non mantenute e diversi segnali. Poi si è verificato un fatto scatenante: qualche anno fa la Rai approvò uno sceneggiato su De Gasperi prodotto da Claudia Mori con l’approvazione della figlia di De Gasperi, che avrebbe avuto come regista Liliana Cavani, notoriamente di sinistra. Ma questo, evidentemente, non piacque all’ex premier; Agostino Saccà (responsabile delle fiction) telefonò a Claudia: “Niente Cavani o salta la fiction…”. Il fatto lo fece riflettere, e turbò molto il suo animo sensibile alla libertà di espressione”.

Celentano oggi scrive sui giornali, parla di politica…
“Legge molto. A differenza di una volta, non è più il re degli ignoranti. Editoriali, testi dei suoi interventi… Scrive tutto lui, da solo. Ha contribuito, e non poco, anche alle elezioni di Pisapia: i suoi fans, che spesso non sono di sinistra, lo hanno seguito perché lui ha questa capacità di spostare un intero elettorato”.

Che altro non approvava della linea berlusconiana?
“La sua politica anti-ecologica che ha culminato con il referendum sul nucleare”.

Ma le voci su Celentano in politica, sono plausibili?
“No, non lo farebbe mai. La voce cominciò a girare perché Celentano accettò di andare alla presentazione di un libro di Mario Capanna che ironizzò: “Perché non lo candidiamo a sindaco di Milano?”.

E di Monti che dice lo zio?
“Gli piace, lo trova una persona seria”.

Per tornare a Sanremo, allora non è prevedibile quello che farà?
“Nessuno sa niente. Nessuno. Lui è molto sensibile al tema della crisi, della povertà, della ripresa, delle piccole imprese, come dimostrano i testi dell’ultimo disco. Ma la sua forza sta proprio nella sua imprevedibilità, quindi potrebbe sorprenderci tutti e fare tutt’altro”.

01/02/2012 – Affaritaliani.it


gen 3 2012

Adriano Celentano si mobilita per salvare muro Alda Merini

Molleggiato assicura ‘problema risolto’, ma non ci sono conferme

(ANSA) – MILANO, 3 GEN – Conferme ufficiali non ce ne sono, ma dal suo blog Adriano Celentano assicura che il problema del ‘muro’ di Alda Merini, dove la poetessa scriveva i suoi appunti, è stato risolto. Il muro si trova nella casa della poetessa dei Navigli, in procinto di ristrutturazione. “Ho parlato con il sindaco Pisapia e con Stefano Boeri i quali – scrive il Molleggiato – ci hanno assicurato di aver risolto il problema del muro di Alda Merini”. Ma finora “non c’è niente di scritto, nè da parte del Comune nè della Sovrintendenza” spiega Emanuela Carniti che prosegue nella raccolta di firme per salvare il muro-agenda della poetessa scomparsa nel 2009.

03/12/2012 – Ansa


ott 8 2011

Sky: James Murdoch, festa a sorpresa a milano per Mockridge

(ANSA) – ROMA, 7 OTT – James Murdoch, presidente di Sky Italia, è volato ieri sera a Milano per una festa privata a sorpresa in onore dell’ex amministratore delegato Tom Mockridge: insieme al top management della tv satellitare ha voluto ringraziare personalmente colui che ha gettato le basi della pay tv in Italia e l’ha portata a raggiungere i 5 milioni di abbonati. A fare gli onori di casa, a Villa Necchi Campiglio, Andrea Zappia, ora al timone dell’azienda nel ruolo di ad. Con lui, per salutare Mockridge, c’erano i manager della società e i volti più noti di Sky, tra i quali Adriano Celentano e Claudia Mori, Simona Ventura, Ilaria d’Amico, Daniela Bongiorno, Nicolò Bongiorno, Maria Latella, Fabio Caressa, Gianluca Vialli, Alessandro Bonan e Beppe Bergomi. James Murdoch ha ricordato il debito di gratitudine nei confronti di Mockridge da parte di tutti per i suoi anni di successo alla guida dell’azienda, celebrati oggi con l’annuncio dei 5 milioni di famiglie che hanno scelto Sky. L’ultima sorpresa per Mockridge è arrivata con un videomessaggio di tutti i dipendenti e dei volti del calcio e dello spettacolo di Sky e con una spiritosa serie di saluti da parte dei personaggi degli Sgommati. Oggi James Murdoch è nella sede di Santa Giulia per salutare di persona i dipendenti e complimentarsi con loro per il risultato raggiunto.

07/10/2011 – Prima Comunicazione (www.primaonline.it)


set 30 2011

Video: Jovanotti dal Kaneepa Studio

20/09/2011 – yfrog.com


set 28 2011

Celentano con la sorpresa: tre amici nel nuovo disco

LA REGISTRAZIONE DELL’ALBUM IN UNO STUDIO MILANESE. FUORIPROGRAMMA IN STRADA

Una canzone con Jovanotti, Battiato e Sangiorgi

MILANO – Altro che duetto. Qui le star coinvolte sono quattro. Adriano Celentano, Jovanotti, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro e Franco Battiato. È la chicca del nuovo disco di inediti che il Molleggiato sta preparando e che uscirà per metà novembre. Un poker che, per i nomi in gioco, supera il benefico trio Liga-Jova-Pelù di «Il mio nome è mai più» e quello trionfatore a Sanremo 1987 Morandi-Ruggeri-Tozzi.

Il progetto a quattro voci, ma la canzone sarebbe firmata soltanto da Celentano, è avvolto dal massimo riserbo. Nessuna voce ufficiale pronta a dare conferme o svelare particolari. Gli indizi si trovano però in rete. La scorsa settimana Jovanotti ha caricato su Twitter un video girato col suo cellulare. «Non potete sapere cos’è successo. Ieri e l’altro ieri in questo studio è passato il vento della storia, il vento del cambiamento, il vento del rock and roll».
Il luogo del delitto è il Kaneepa Studio, zona sud di Milano, quartier generale di Michele Canova, il produttore di Jovanotti, Giorgia e Tiziano Ferro.
Lo stesso giorno un altro tweet: «Due giorni in studio da @kaneepa insieme a una banda di amici che è una soddisfazione anche solo starli ad ascoltare nei loro racconti».
Stesso social network, stessi giorni, pagina dei Negramaro: «… in studio… per grandi sorprese con grandi amici… vi diremo… tardi o presto».

C’è anche, prova finale, la testimonianza di alcune persone che hanno visto Celentano, Sangiorgi e Jovanotti (senza però Battiato) improvvisare uno spettacolino proprio nella strada di fronte allo studio: voce e chitarra, sguardi molto sorpresi dei passanti pronti a riprendere col cellulare la scena.
Non sarà l’unica sorpresa del disco di Celentano, primo album di inediti da «Dormi amore, la situazione non è buona» del 2007. Le indiscrezioni parlano di canzoni d’amore, ma anche un paio di testi impegnati. Si tratta del primo disco che rientra nell’accordo di distribuzione firmato dalla Universal col Clan Celentano. E che potrebbe riportare in grande stile Celentano all’estero: Francia, Germania, Spagna e Russia sarebbero interessate a pubblicare il cd.
Un nuovo disco che arriva inaspettato e che ha rivoluzionato l’agenda artistica di Celentano. È stata infatti rinviata la messa in onda di «Il ragazzo della via Gluck», il cartoon di Sky su Adriano disegnato da Milo Manara, sceneggiato da Vincenzo Cerami e con la collaborazione di Enzo D’Alò, la cui colonna sonora avrebbe dovuto essere il prossimo progetto del Molleggiato.

Andrea Laffranchi

28/09/2011 – Corriere della Sera


set 4 2011

Via Gluck, la strada simbolo dove Adriano lasciò il cuore

Negli anni Cinquanta l’erba, poi cemento e capannoni. E ora una nuova mutazione con la metropoli multietnica. Da qui sono andati via il barbiere, la sarta, la merciaia
di CARLO BRAMBILLA
Via Gluck, la strada simbolo dove Adriano lasciò il cuore
«Là dove c’era l’erba ora c’è una città… E quella casa in mezzo al verde, ormai, dove sarà…». Pier Paolo Pasolini è stato a un passo da trasformare in film la storia autobiografica di quel ragazzo, «anche lui nato per caso in via Gluck», portata al Festival di Sanremo nel ‘66 da Adriano Celentano. Il grande scrittore-poeta-regista era rimasto affascinato dalla semplicità folgorante di quella straordinaria ballata antimoderna. Una denuncia ambientalista delle disastrose speculazioni edilizie degli anni ‘60, fatta due anni prima che scoppiasse il ‘68. Una canzonetta “pasolinana”, sull’industrializzazione che snatura il tessuto antropologico delle metropoli e distrugge le relazioni umane. Il regista e il cantante s’incontrarono più di una volta per lavorare al progetto. Venne stesa perfino la sceneggiatura, poi non se ne fece nulla.

Oggi via Gluck è una strada stretta e lunga, dimenticata, abitata in massima parte da extracomunitari arabi e cinesi (ci sono ben tre centri massaggi). Una strada a senso unico da cui non capita mai di passare, a meno che non si voglia proprio andare lì. Una via tranquilla che dal trafficatissimo viale Lunigiana piega verso Greco e la Martesana, a due passi dal muraglione della Stazione Centrale, dalla parte di via Sammartini. La casa dove è nato Celentano il 6 gennaio del 1938, ultimo di cinque figli di Leontino e Giuditta, immigrati pugliesi, è ancora lì, quasi identica a com’era allora, al numero 14. Una palazzina degradata, color grigio e nocciola, su tre piani, molto povera, in stato di semiabbandono. I Celentano abitavano in cortile, a piano terra, di fronte all’uscio del bagno comune, che c’è ancora. Qua e là qualche giocattolo lasciato in terra e un paio di vecchie biciclette contro al muro. Gli stranieri che ci abitano nulla sanno del ragazzo della via Gluck, di Celentano e di una celebre canzonetta entrata nella storia del costume di Milano.

Racconta Hans Bickler, 79 anni, di origine tedesca, che da 50 abita all’angolo con via Gluck e ha qui un ufficio di importexport: «Ricordo perfettamente i prati e l’aperta campagna di quando sono arrivato qui dalla Germania. Ricordo le pecore che pascolavano qui vicino, in via Zuccoli e via Lesa, verso il quartiere di Greco, allora nettamente separato da Milano. Ricordo gli zampognari d’Abruzzo che si radunavano a Natale sotto casa mia. Il quartiere ha cambiato completamente la sua fisionomia proprio nel corso degli anni Sessanta, fino alla completa fusione edilizia tra Greco e Milano».

Oggi là dove c’era la città industriale è avvenuta una nuova mutazione, è arrivata la metropoli multietnica. Non c’è più il falegname, se ne sono andati il barbiere, la sarta, la merciaia. Resistono però ben tre ristoranti di pesce, una tradizione legata al fatto che fino a pochi anni a via Sammartini c’era il mercato ittico milanese. Trattoria storica, che ha sede qui da più di 50 anni, quando si chiamava «Terzilio», è quella che oggi ha preso il nome di «Antica Osteria di via Gluck», proprio a fianco della casa natale di Celentano. «Qui vengono ancora a mangiare, ogni tanto, quelli del Clan — assicura il responsabile del locale, Guglielmo Papetti — Dal giardino, dove si può cenare all’aperto, si vede perfettamente casa Celentano. E siamo spesso meta di fans che vogliono mangiare chiedendo di ascoltare, naturalmente, Il ragazzo della via Gluck. Chi fosse poi questo Gluck nessuno lo sa. Sulla targa della via si legge Cristoforo Gluck, musicista. E molti sono convinti abbia ha scritto le musiche per Celentano». Cristoph Gluck (1714-1787) è in realtà il noto compositore tedesco, operista e grande rappresentante del classicismo.

Quando Celentano presenta per la prima volta a Sanremo Il ragazzo della via Gluck, in coppia con il Trio del Clan (Gino Santercole, Ico Cerutti e Pilade), si classifica agli ultimi posti. Avrà però un clamoroso successo di vendite, grazie anche alle parole di Miki Del Prete e Luciano Beretta, che raccontano particolari della sua vera storia: nato in via Gluck, a 13 anni, nel 1951, trasloca con la famiglia in via Cesare Correnti. È lui che «un giorno disse vado in città. E lo diceva mentre piangeva». «Mio caro amico, disse, qui sono nato, e in questa strada lascio il mio cuore. Ma come fai a non capire, è una fortuna per voi che restate, a piedi nudi a giocare nei prati, mentre là in centro respiro il cemento».

Il ragazzo Celentano si trasferisce nel cuore della città, ma non ne vuole sapere di tagliare i ponti con via Gluck. Ogni giorno attraversa Milano per andare a salutare i suoi vecchi amici. Anni dopo, però, la famiglia torna per fortuna a vivere in quartiere, in via Zuretti 47, una strada che corre parallela alla via Gluck. È il passaggio biografico annunciato nella canzone: «Ma verrà un giorno che ritornerò, ancora qui, e sentirò l’amico treno che fischia così, «wa wa»». In effetti il rumore dei treni della stazione Centrale, a due passi, si sente decisamente ancora. Fino al disastro antropologico che Pasolini avrebbe voluto portare sullo schermo: «Passano gli anni, ma otto son lunghi, però quel ragazzo ne ha fatta di strada, ma non si scorda la sua prima casa, ora coi soldi lui può comperarla». Ma i soldi, naturalmente, non sono tutto, denuncia il predicatore Celentano. E infatti: «Torna e non trova gli amici che aveva, solo case su case, catrame e cemento…» Conclusione: «Se andiamo avanti così, chissà come si farà. Chissà…».

04/09/2011 – La Repubblica


mag 27 2011

Celentano ad AnnoZero, attacca PDL e Lega

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Michele Santoro al telefono con Adriano Celentano ROMA – Lunga telefonata di Adriano Celentano ad Annozero, come nella puntata di due settimane fa. Il Molleggiato ha svariato su vari temi dell’attualità, soffermandosi soprattutto sulla campagna elettorale a Milano e confrontandosi in una stimolante discussione con il conduttore Michele Santoro, con Maurizio Lupi del Pdl e con Bruno Tabacci del Terzo Polo.

Da Celentano, affondi a ripetizione contro il Pdl e la Lega che non «ne stanno azzeccando una» nella campagna elettorale di Milano; con l’accusa, poi, di «trattare i milanesi come una massa di deficienti e di cretini incapaci di decifrare le vostre falsita». Il Molleggiato le ha «cantate» al centrodestra e alla Moratti, regalando alla trasmissione di Michele Santoro la sua ‘dichiarazione di voto’ a favore di Giuliano Pisapia.

Per il molleggiato «anche la Lega sta precipitando con gli spauracchi di zingaropoli e le moschee». E rivolto a Maurizio Lupi del Pdl ha esclamato: «Perchè gli islamici non devono avere un posto in cui pregare? ma che cristiani siete voi ciellini? È Gesù che lo vuole, prima ancora di Tettamanzi». Quindi una sferzata a Ignazio La Russa che «a Ballarò ha detto che Pisapia per agevolare i drogati vuole adibire la stanza del buco. Voi – ha tuonato – state trattando i milanesi come una massa di cretini incapaci di capire le vostre falsità».

Celentano ha accusato il centrodestra di aver «sequestrato tutte le reti Tv» e di aver condotto una campagna elettorale all’insegna del «cannibalismo». Se l’è poi presa con Pier Ferdinando Casini che «da 4 anni anni non fa che dire che Berlusconi ha finito il suo tempo ma quando gli si presenta l’occasione di accompagnarlo verso l’uscita dice ‘non sostengo nè l’uno, nè l’altro candidato’. Se non tira la volata quando ha l’occasione – ha detto ancora il cantante milanese – qualche sospetto viene. Invece – ha concluso – Fini è coerente ho letto che appoggia Pisapia».

SANTORO A BERLUSCONI: NAPOLETANI NON SONO FESSI «Non sappiamo quanto cervello abbiano i napoletani, ma penso che non siano fessi e non sarà un Annozero in più o in meno a fare la differenza». A dirlo è Michele Santoro, che anticipa così i temi trattati nella puntata di Annozero, dedicato questa settimana ai ballottaggi.
Il presentatore commenta anche il rifiuto del candidato sindaco del centrodestra a Napoli, Gianni Lettieri, di un confronto nel programma di Rai2 con il suo avversario ai ballottaggi Luigi De Magistris. «Caro Berlusconi, lei dice che chi vota De Magistris è senza cervello – ha aggiunto il conduttore – ma quelli che hanno votato lei a Milano sono intelligenti o stupidi? Forse Lettieri poteva recuperare il voto di qualche mentecatto se fosse venuto qui».
Santoro ha inoltre mandato in onda le critiche che Berlusconi ha rivolto al suo programma nel corso della puntata di ieri di Porta a Porta. «Non so quale puntata di Annozero abbia visto – ha continuato sempre rivolgendosi al premier -. Lei ha un cervello grosso così, ma la memoria non l’aiuta. Dopo il terremoto dell’Aquila ci definirono sciacalli perchè avevamo detto che, siccome c’era uno sciame sismico da diversi giorni, forse si poteva attuare un piano di emergenza. I giudici la pensano come noi. Io penso comunque che potrebbe avere ragione lei, ma deve riconoscere che noi lavoriamo onestamente».
Il conduttore, rifendosi all’addio di Elisa Anzaldo alla conduzione del Tg1 della notte, ha quindi criticato «i giornalisti o stanno al gioco o si mettono da parte». «O siamo liberi tutti o non lo siamo fino in fondo – ha detto parlando ancora a Berlusconi -, perfino lei sarebbe meno libero senza Annozero».

27/05/2011 – Leggo.it


mag 26 2011

Prima Pisapia poi i referendum

‘Dopo vent’anni di berlusconismo, c’è voglia di cambiamento. A Milano e in tutto il Paese. Per questo sto con Giuliano. E ancora più importante è il voto del 12 giugno sul nucleare e sull’acqua’. Parla Adriano Celentano

“Pisapia è l’unico sindaco che abbia la faccia da bambino. Dice cose importanti però con l’entusiasmo di quel bambino che in lui non è mai morto. Ha la capacità di risvegliare la creatura da troppo tempo anestetizzata nell’animo dei milanesi. Una caratteristica che non ha certo la Moratti e che purtroppo mancava da 15 o 20 sindaci fa”. Adriano Celentano rompe il silenzio con un’intervista a l’Espresso in edicola domani e si schiera in sostegno di Giuliano Pisapia nel ballottaggio di Milano:
“Quasi vent’anni di berlusconismo hanno senz’altro agevolato la sete di cambiamento che da qualche anno a questa parte pulsa nei milanesi”.

Celentano lancia un appello a Beppe Grillo perché sostenga il candidato della sinistra: Caro Beppe tu non hai certo bisogno della Moratti se malauguratamente vincesse, ma di Pisapia hai bisogno eccome. Tu sei troppo intelligente per non capirlo. Pisapia è la chiave d’accesso a quella svolta che tu hai iniziato tanto tempo fa. Non puoi quindi precluderti i diversi lasciapassare che con chiunque altro (data la trasparenza del tuo programma) sarebbero bloccati. Vorrei che tu per un attimo passassi in rassegna i volti di coloro con i quali avresti a che fare, nel caso accadesse che i milanesi fossero presi da un nuovo colpo di sonno”.

Vuole tentare di fotografarli lei?
“Basta guardare con quale arroganza gli Assatanati di Berlusconi stanno occupando tutte le reti televisive tranne una che per fortuna si distingue, La7 di Mentana. Non si rassegnano al grande risveglio dei milanesi, per cui non gli resta che l’arma della violenza (Lassini insegna). Ne cito uno e mi riferisco all’insopportabile Maurizio Lupi in arte “Mannaro” da come si attiva nella continua scorrettezza di interrompere i suoi interlocutori con false tiritere ossessivamente lunghe e ripetitive. Insistendo imperterrito, con la sua voce monocorde da megafono, a parlar sopra all’avversario con l’intento di non far capire ai telespettatori le ragioni dell’altro”.

Lei nel 1994 votò per Silvio Berlusconi. Lo considerava una speranza? Si è pentito?
“Una speranza? In un certo senso sì. Vedevo in lui un qualcosa di diverso pur se non del tutto decifrabile. Però anch’io, come tanti credo, fui preso all’amo da un’affabilità giocosa e simpatica, quindi lo votai se non altro per cambiare. Ma subito mi accorsi che il suo modo di pensare era distante anni luce dal mio”.

Le faccio tre nomi. Gianfranco Fini, Massimo D’Alema, Antonio Di Pietro. Può tracciare un ritratto del terzetto?
“A mio parere la rottura tra Fini e Berlusconi è stata, da parte di Fini, giusta e necessaria. Era un sodalizio che evidentemente non poteva più andare avanti. Ognuno ha in mente una destra diversa e quella di Fini, francamente, mi sembra più indirizzata verso la democrazia. D’Alema mi è sempre piaciuto. Tranne quando in una sua dichiarazione lo sentii leggermente a favore delle centrali nucleari. Ma spero si sia ravveduto. Anche perché Bersani ha dichiarato più volte di essere contro il nucleare. Bravo Bersani! Ma il più rock dei tre è e rimane Antonio Di Pietro. E’ il politico che più di tutti, assieme a Grillo, persegue la verità anche a costo di perdere qualche voto”.

Il 12 e 13 giugno si voterà per i referendum. Un fine settimana importante. Legittimo impedimento, nucleare, privatizzazione dell’acqua. Abbiamo appena visto la catastrofe di Fukushima e forse, quasi sicuramente, non tutto abbiamo ancora scoperto sulle conseguenze future. Quanto è importante non andare al mare questa volta?
“Potrebbe sembrare un’esagerazione, ma è una questione di vita o di morte. Il 12 e 13 giugno bisogna assolutamente andare a votare contro l’assurdità delle centrali nucleari e quindi contro l’ottusità di quei governi che, come il nostro, sono invece favorevoli a dar vita a delle macchine infernali che prima o poi ci uccideranno”.

di Malcom Pagani

25/05/2011 – L’Espresso


ago 20 2010

«A Milano c’è troppo cemento Ma il Parco Sempione è bello»

Celentano: Il Pgt? Non mi aspetto di trovarci un granché

MILANO- Il Pgt? «Non l’ho ancora letto, ma lo studierò bene». Una promessa o una minaccia non è dato sapere. Ma il tono di voce è di quelli che fanno presagire critiche in agguato per l’amministrazione. Adriano Celentano però, prima di continuare, spiega, quasi stupito, che a Milano non è tutto brutto. Anzi. C’è una parte della città che ha scoperto da poco: il Parco Sempione. «Non ci andavo da anni, ed è veramente bellissimo. Curato. Non me lo aspettavo di ritrovarlo così cambiato. L’ultima volta che ci sono andato era molto diverso». Come può esserlo il volto di una città durante la pausa estiva.

Quello del cantante è, in parte, un agosto milanese. Almeno per questa settimana a cavallo di Ferragosto. All’ombra della Madonnina si divide tra camminate e tempo da dedicare alla famiglia. Intanto guarda, osserva. E si prepara a settembre. Magari anche a nuove battaglie. E magari a quella a lui più cara: l’ambiente, da tutelare contro «i cementificatori». Quello che bisognerebbe fosse più nel cuore dei cittadini. Quindi il Piano di Governo del Territorio (adottato il 14 luglio scorso dal consiglio comunale) sarà vagliato, analizzato dai cittadini che potranno presentare osservazioni. E anche da lui. Celentano, però, rimane scettico: «Non mi aspetto di trovarci un granché se non nuovi palazzi, grattacieli, costruzioni». Il piano prevede anche parchi, giardini. Insomma, nuovo verde. «Quale? Verticale o orizzontale», scherza per un attimo. Poi torna subito serio: «Può anche essere. Ma è diventato solo un abbaglio. Un pretesto. Dicono di piantare alberi da qualche parte e intanto costruiscono in un’altra area». Già nel 2008 aveva descritto Formigoni e la Moratti tra i tanti «genitori del Frankenstein dell’edilizia». Critiche spesso urlate dalle colonne dei giornali, per difendere angoli «unici» come lo è il Parco Sud. Ma non è finita qui. Perché «l’operazione è sempre la stessa: mettono in banca i metri cubi equivalenti dell’area da costruire. Poi quando c’è l’occasione tirano fuori e li usano da qualche altra parte». Una cosa vuole sottolineare. Quasi a difendere la città. «Oramai è così dovunque. In tutto il mondo sembra ci sia questa necessità di allargarsi».

Insomma, Milano non è la sola ad avere bisogno di una nuova «sensibilità ambientale». E il pensiero corre già alla politica e alle Comunali. «Io candidato sindaco? Era una battuta di Mario Capanna». Già, però è dal 13 maggio (data di presentazione del libro del politico in cui si è ventilata questa ipotesi), che in molti ci sperano. Gruppi su Facebook e sui social network. Risposte di politici più o meno possibiliste. Celentano sorride. Chi gli è vicino dice che a furia di raccontarla questa storia, potrebbe candidarsi davvero. Lui, però, scuote la testa. Nega. Non lascia spazio al dibattito. «Sarebbe troppo complicato. Non ho il carattere giusto. Se fossi eletto, la prima cosa che farei è distruggere i tre quarti dei grattacieli costruiti negli ultimi anni». Quindi, per adesso, si ritaglierà solo del tempo per leggere «bene» il Pgt, perché «ne so ancora troppo poco».

Benedetta Argentieri

20/08/2010 – Corriere della Sera