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giu 12 2009

Adrianissimo Movies! 3° Manche

Adrianissimo!

Andiamo avanti con la 3° manche!

Supereranno il turno i primi 3 film classificati.
Ecco i film in gara in questa seconda manche:

1. L’emigrante – di Pasquale Festa Campanile – 1973
2. Ecco noi per esempio – di Sergio Corbucci – 1977
3. Uno strano tipo – di Lucio Fulci – 1962
4. Yuppi Du – di Adriano Celentano – 1975
5. Er più, Storia d’amore e di coltello – di Sergio Corbucci – 1971
6. Innamorato pazzo – di Castellano e Pipolo – 1981
7. Qua la mano – di Pasquale Festa Campanile – 1980
8. Mani di velluto – di Castellano e Pipolo – 1979

Abbiamo tempo fino alla mezzanotte di giovedì 18 Giugno.

Inviate la vostra classifica all’indirizzo e-mail comunicatovi negli appositi thread del forum, specificando il vostro nick di registrazione sul forum.
Per l’oggetto della e-mail è IMPORTANTE usare il seguente esempio: manche03_nick (il vostro nick!!!).

Ovviamente, alla gara potranno partecipare solo ed esclusivamente gli utenti della community.
Mi raccomando… partecipate numerosi!

Fabrizio


gen 6 2009

Buon Compleanno Adriano Celentano

6 gennaio – Buon compleanno Adriano Celentano! Tanti auguri al Supermolleggiato per eccellenza conosciuto soprattutto per le sue qualità di cantante, mattatore, presentatore e opinionista televisivo, ma ricordato volentieri anche per i suoi contributi al cinema degli anni ’70 e ’80 in veste d’attore e regista. È diretto da Lucio Fulci nel 1959 in “I ragazzi del Juke-Box”, poi si mette dietro la macchina da presa con “Super rapina a Milano” (1964), anche se la carriera cinematografica subirà una svolta decisiva con il ruolo da protagonista in “Serafino” (1968), di Pietro Germi, seguito da “Er più – Storia d’amore e di coltello” (1971), di Sergio Corbucci e “Rugantino” (1973), di Pasquale Festa Campanile. Nel 1975 dirige, scrive e interpreta “Yuppie Du”, incentrato sul problema delle morti sul lavoro. Seguono una serie di successi di pubblico tra cui ricordiamo: “Mani di velluto” (1979), con Eleonora Giorgi , “Il bisbetico domato” (1980), con Ornella Muti, “Asso” (1981), con Edwige Fenech e “Segni particolari: bellissimo” (1983) tutti di Castellano e Pipolo; “Lui è peggio di me” (1984), di Enrico Oldoini con Renato Pozzetto. Memorabile il caso di “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di Lunedì” (1985), da lui anche diretto, costato ben 20 miliardi, vero e proprio fallimento ai botteghini italiani, ma apprezzatissimo in Germania e Russia. Mal riuscito infine “Jackpot” (1992), di Mario Orfini, sua ultima prova in veste d’attore. Dall’unione con Claudia Mori, con cui è felicemente sposato dal 1964, sono nati Rosita, Giacomo e Rosalinda.

Laura Calvo

06/01/2009 – EcoDelCinema.com


dic 23 2008

Edizioni Master presenta: “Celentano Collection”

Celentano Collection Il bisbetico, folle e irresistibile Adriano Celentano arriverà in edicola con i suoi film più famosi: “Innamorato pazzo”, “Il bisbetico domato”, “Mani di velluto”, “Bingo Bongo”, “Asso”, “Le cinque giornate”, “Il burbero”, “Bluff”, “Lui è peggio di me” e tanti altri ancora. Ogni DVD è accompagnato da un fascicolo cartaceo di approfondimento con le curiosità sul film, i personaggi e naturalmente sul grande protagonista.


1° uscita “Il bisbetico domato” a € 7,99 (Gennaio 2009)

Il bisbetico domato


Edizioni Master – www.edmaster.it


gen 2 2008

Settant’anni senza andare fuori tempo

Oggi l’Adriano Celentano personaggio della tv e il difensore di cause destinate a fare polemica occupa più spazio pubblico del cantante ma i suoi settanta anni – il cantante è nato il 6 gennaio 1938 a Milano da una famiglia di saldissime origine foggiane – sono ora un’occasione per ricordare una carriera lunga più di mezzo secolo, che rappresenta uno dei capitoli più pregiati della storia della canzone italiana. Senza contare che negli ultimi dieci anni con il disco con Mina, con Io non so parlar d’amore, Esco di rado e parlo ancora meno fino al recente Dormi amore la situazione non è buona ha realizzato vendite assolutamente fuori portata per il mercato italiano.
Tra i tanti fan di Celentano probabilmente è stato Emir Kusturica a definire la sua grandezza di cantante: qualche anno fa era in tour con la sua band e, a chi gli chiedeva quali fossero i suoi eroi musicali, il regista di Underground pare rispondesse: “Adriano Celentano. I dischi americani erano banditi erano banditi e nei Paesi ex comunisti dell’Europa dell’Est è stato lui a farci conoscere il rock’n’roll?.
Sul piano musicale la sua carriera è divisa in diverse fasi. La prima è quella del rock’n’roll. Celentano pensò di conciliare la portata eversiva di quella musica rivoluzionaria con la comicità di Jerry Lewis. Le sue doti naturali e il suo strampalato stile di ballerino hanno fatto nascere il mito del “Molleggiato?. Prima alla festa dei Ricky Boys, la band di rock’n’roll formata con Gaber e Jannacci poi con brani come Il tuo bacio è come un rock, Il ribelle, Ciao ti dirò. Nel ’61 arriva secondo a Sanremo in coppia con Little Tony con Ventiquattromila baci.
La fase del rock’n’roll si conclude con l’inizio dell’avventura del Clan, sorta di “rat pack? (il celebre clan di Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis jr e Peter Lawford) alla milanese formato da amici, parenti e fidanzate. Durante questo periodo incide Pregherò cover di Stand by me in cui manifesta quello spirito religioso-predicatorio che diventerà poi uno dei tratti caratteristici della sua personalità, Chi ce l’ha con me, Grazie prego scusi, Il tangaccio, Stai lontana da me. Il Clan finirà in un mare di carte bollate (con Don Backy in particolare) mentre gli anni della contestazione rischiano di minare il suo status di divo assoluto dell’epoca d’oro del Cantagiro e del 45 giri. Nel 1966 anticipa le tesi ecologiste con Il ragazzo della via Gluck (la via di Milano dove è nato).
Più o meno nello stesso periodo incide un altro dei suoi capolavori, Azzurro, brano scritto nel 1966 da Paolo Conte. Il filone ecologista ha un altro caposaldo nel Mondo in mi settima. Con La coppia più bella del mondo nel 1967 si attira le accuse di antidivorzismo ma il singolo viene pubblicato con un retro che è tra le più belle di cantante, Una carezza in un pugno.
La polemica con la generazione del ’68 esplode con Tre passi avanti, Torno sui miei passi e Chi non lavora non fa l’amore che, cantata in coppia con Claudia Mori (nel frattempo diventata sua moglie) vince Sanremo nel ’70. Del ’72 è un altro colpo del suo genio anticipatore: Prisencolinensinainciusol, un gramelot funk che è il primo rap italiano (che finirà in classifica negli Usa). Nel 1977 è il primo cantante italiano a fare una tournèe negli stadi. Nel 1976 pubblica il suo più grande successo del decennio, Svalutation. Gli anni ’80 – mentre la sua stella di cantante si appanna – vedono la sua trasformazione in protagonista della commedia cinematografica e il suo debutto da telepredicatore con l’ormai leggendario Fantastico 8.
Da allora fino a oggi la sua carriera si è divisa tra le già citate esperienze discografiche e le sue seguitissime apparizioni tv. La più originale tra le sue performance musicali recenti l’ha realizzata davanti a Papa Wojtyla nel 1997 a Bologna, di fronte a 500 mila persone e la diretta tv, improvvisando una marcia da “Molleggiato? attorno al Pontefice.

di Paolo Biamonte


Il cinema, una passione che rode dentro

Arrivato al fatidico capo dei 70, Adriano Celentano potrebbe ammettere che il suo vero sogno nel cassetto è la regia cinematografica. Felliniano ad origine controllata, Celentano non a caso figura nel cast de “La Dolce Vita? dove si esibiva come cantante rock nelle notti di Via Veneto. Il suo primo incontro con la cinepresa si deve a Lucio Fulci che lo scritturò tra il 1959 e il ’60 per “I ragazzi del juke box? e “Urlatori alla sbarra?. Appena quattro anni dopo passa dietro la macchina da presa per “Super rapina a Milano?, paradossale scherzo goliardico del Clan con Piero Vivarelli a sorvegliare discretamente il neo-regista, Claudia Mori come primadonna e gli amici del tempo (Don Backy, Micky Del Prete, Gino Santercole) nei ruoli maggiori.
Il film ricorda da vicino le bizzarrie surreali dei Beatles (la scalcinata trama rimanda ai titoli di Richard Lester) e non ebbe seguito immediato, ma confermò il talento del personaggio anche come attore. E allora Pietro Germi lo diresse nel 1969 in “Serafino?, forse il suo miglior film d’attore, mentre “Er più – Storia d’amore e di coltello? lo propone negli improponibili panni di un bullo romano, una sorta di Rugantino, nei quali incredibilmente funziona.
Ma il tarlo della regia rodeva Celentano. Puntualmente nel 1975, mentre Corbucci cuciva a misura su di lui la maschera comica destinata a grande fortuna con “Di che segno sei?? (col ruolo del ballerino di provincia Fred Astaire), l’idolo del rock all’italiana firmava il suo autentico primo film da regista. Era “Yuppi Du?, fantasia surreale ambientata a Venezia e interamente girata in studio, una commedia musicale inclassificabile che molti esperti inseriscono anche oggi tra gli oggetti cult del cinema italiano.
Tutti motivi che avrebbe rivisitato con alterna fortuna nelle opere successive tra “Geppo il folle? (1978) e il kolossal “Joan Lui? (1985) segnato da un insuccesso al box office che solo i recenti trionfi televisivi hanno parzialmente lenito.
Nel frattempo il Celentano attore si era ampiamente riscattato diventando un autentico divo della commedia durante tutti gli anni ’80. Tra i successi più amati dal pubblico quelli firmati dalla coppia Castellano & Pipolo da “Mani di velluto? a “Il burbero?, passando per “Il bisbetico domato?, “Asso?, “Innamorato pazzo?, grazie al quale incontrò Ornella Muti dando vita ad una delle “liaison dangereuse? più chiacchierate dello spettacolo italiano.

di Giorgio Gossetti


Venne Adriano e la tivvù cambiò pelle

Le pause, celebri quanto i monologhi a sorpresa, l’assoluta libertà editoriale, i contratti milionari, le polemiche, i record di ascolti: sono gli ingredienti della tv “made by Celentano?, definita anche la “dissoluzione del varietà?. Ovvero vent’anni di successi, originalità, provocazioni lanciate dal Molleggiato da quando, nell’autunno del 1987, fu chiamato a condurre il primo Fantastico del dopo-Baudo, passato alla Fininvest, fino all’ultimo show di un mese fa, La situazione di mia sorella non è buona.
Per 14 settimane, tra sermoni, amnesie, silenzi, papere, Celentano inchioda con Fantastico 8 davanti a Raiuno milioni di spettatori (oltre 15 per la finale). Il clou, sabato 7 novembre 1987: alla vigilia del referendum sulla caccia, l’ex ragazzo della via Gluck mostra un raccapricciante filmato sull’uccisione dei cuccioli di foche e invita il pubblico a scrivere sulla scheda referendaria “La caccia è contro l’amore? e a mandare al Presidente della Repubblica il messaggio “Io sono il figlio della foca, non voglio che mia madre pianga?. Si corregge, per evitare l’annullamento della scheda, ma non evita la multa della Rai da 200 milioni né il processo per turbativa elettorale, dal quale uscirà assolto con formula piena.
Primo ritorno a dicembre 1992 su Raitre con Svalutation, solo due puntate annunciate dal promo “Si salvi chi può?. Il Molleggiato se la prende con i ricchi, chiede che vengano restituite all’Italia la bellezza di un tempo e le botteghe degli artigiani. Risultato, 5 milioni di media contro le “corazzate? Scommettiamo che? e Paperissima.
Bisognerà aspettare fino al 1999 – fatta eccezione per poche apparizioni – per rivedere Celentano in tv. Francamente me ne infischio è il titolo-bandiera dello show che lo riporta su Raiuno, annunciato da un battage mediatico senza precedenti. Fioccano le polemiche e gli ascolti: la prima puntata fa oltre 9,5 milioni di spettatori (42,29 %).
Ancora fibrillazione e allarme monologhi ad aprile 2001: è la volta di 125 milioni di caz..te. Cibi transgenici, la legge sulla donazione degli organi, la frenesia del vivere moderno, la salute, l’amore. Eccezionali gli ospiti (da Dario Fo a Giorgio Gaber) e gli ascolti: all’esordio oltre 12 milioni nella prima parte e quasi 8 nella seconda.
Nel 2005 il nuovo pulpito per Celentano è Rockpolitick, in onda su Raiuno fra ottobre e novembre: dividendo il mondo in “lento? e “rock?, il telepredicatore ridà il microfono a Michele Santoro, diffonde la classifica della Freedon House sulla libertà d’informazione con l’Italia solo 79/ma, ospita Roberto Benigni insieme al quale, facendo il verso a Totò e Peppino, scrive una lunga lettera a Silvio Berlusconi. La media delle quattro puntate sarà del 46%, per un costo di 22 miliardi di vecchie lire. Come sempre il ciclone Celentano ha avuto piena libertà autoriale, ma il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, ne prende le distanze.
Il resto è storia di oggi: dopo una promozione massiccia, il 26 novembre arriva su Raiuno La situazione di mia sorella non è buona, serata-evento legata al nuovo cd Dormi amore, la situazione non è buona.

di Angela Majoli

02/01/2008 – La Gazzetta del Mezzogiorno


mag 24 2007

I Cinquant’anni di carriera di Adriano Celentano in un libro

Cinquant’anni di una straordinaria carriera divisa tra dischi, concerti, film e programmi televisivi ripercorsi grazie al paziente lavoro di un giornalista. “Adriano Celentano 1957-2007. Cinquant’anni da ribelle” di Sergio Cotti, serio ed accurato libro di ricerca ed analisi sulla discografia del molleggiato, è stato presentato il 19 maggio a Milano in occasione del “Celentano day”. Anche noi a modo nostro ripercorriamo questi cinquant’anni ,dalla A alla Z. Che tu sia rock o lento poco importa, questo articolo è per te.
di Fabio Massimo Penna

A come Azzurro. Quando scrivono “Azzurro” Paolo Conte e Vito Pallavicini si rendono conto di aver realizzato un brano controcorrente, non solo perché, in controtendenza rispetto ai brani balneari allora tanto alla moda, racconta un’estate passata in solitudine in città, ma anche per il ritmo che aveva le cadenze di una marcetta, anche questa una scelta assolutamente discordante con le mode dell’epoca.

Ma di fronte all’interpretazione di Adriano Celentano tutti le perplessità svaniscono: lo stesso Conte definisce l’esecuzione del Molleggiato “umana”, esaltandone la chiarezza ed intelligibilità che fanno si che all’ascoltatore sembri che l’interprete abbia realmente vissuto gli avvenimenti narrati nel brano. ” Azzurro” fu immediatamente un pezzo di successo che raggiunse i vertici delle hit parade ed è ancora oggi uno dei più popolari nella storia della musica leggera italiana.

B come Bacio. “Il tuo bacio è come un rock” è il brano che impone Adriano Celentano come uno dei giovani musicisti più promettenti del panorama italiano. Si era già fatto notare nel maggio 1957 al Festival del rock italiano al Palaghiaccio di Milano, ma quando al festival della musica leggera di Ancona, il 13 luglio del 1958, sul palco sale questo giovanotto dinoccolato che ancheggia in maniera bizzarra il pubblico va in visibilio e si scatena un irrefrenabile entusiasmo. Da quella sera “Il tuo bacio è come un rock” ed Adriano Celentano scalano le classifiche di vendite dei dischi in Italia. Inizia una leggenda che ancora oggi continua…

C come Castellano e Pipolo. Tra la fine degli anni Settanta ed i primi anni Ottanta, Adriano Celentano insieme alla coppia di registi Franco Castellano e Giuseppe Moccia, meglio conosciuti come “Castellano e Pipolo”, formano un team che ai botteghini cinematografici si rivela essere imbattibile. Nel giro di pochi anni i tre sfornano una serie di fortunate pellicole: “Mani di velluto” (1979), “Il bisbetico domato” (1980) e “Innamorato pazzo” (1981). Castellano e Pipolo servono al meglio la surreale comicità di Celentano con copioni leggeri ma privi di volgarità. “Mani di velluto” è la storia di un facoltoso ingegnere, creatore di un indistruttibile vetro antirapina che, invaghitosi di una vivace ladruncola, organizza un colpo grosso ai danni della propria moglie. “Il bisbetico domato” ha per protagonista Elia, stravagante proprietario terriero dell’Oltrepò che odia le donne e resiste alle idee matrimoniali fino a quando un giorno non gli piomba in casa la bella Lisa che, dopo alterne vicende, riesce a sedurlo. Il tema dell’amore impossibile torna in “Innamorato pazzo” con il conducente dell’ Atac, Barnaba che perde la testa per la principessa Cristina di S. Tulipe, promessa sposa ad un miliardario, e riesce, nonostante l’ostilità della famiglia di lei, a sposarla.

D come Don Backy. Aldo Caponi, meglio conosciuto con il nome d’arte di Don Backy, è stato uno degli elementi di spicco del Clan di Adriano Celentano. Dotato di una peculiare voce roca e di un carattere indipendente, nel 1962 partecipa al Cantagiro con il brano “Fuggiasco” e l’anno successivo con “Amico” che ottiene anche un buon successo di vendite. Sempre nel 1963 recita accanto a Totò, Macario e Nino Taranto in “Il monaco di Monza” di Sergio Corbucci ed incide “Ho rimasto”. L’anno seguente prende parte alla pellicola “Super rapina a Milano” che vede Adriano Celentano dietro la macchina da presa. Nel 1966 incide “Serenata” mentre l’anno successivo si presenta in coppia con Johnny Dorelli al Festival di Sanremo con la famosa canzone “L’immensità” ed incide un altro grande successo “Poesia”. Il 1968 è un anno importante per la sua carriera cinematografica: escono, infatti, “Banditi a Milano” di Carlo Lizzani e “I sette fratelli Cervi” in cui ha ruoli importanti a fianco di Gian Maria Volonté. Il 1968 è l’anno dello scisma: per una controversa questione di diritti d’autore entra in rotta di collisione con Celentano ed abbandona polemicamente il Clan. L’anno dopo si classifica terzo al Festival di Sanremo presentando insieme a Milva il brano “Un sorriso” e sempre a Sanremo nel 1971 canta “Bianchi cristalli sereni”. Intanto al cinema recita per il “Maestro” Federico Fellini in “Satyricon” (1969) ed interpreta “Barbagia” (1969) di Carlo Lizzani. Negli anni Settanta scrive “Sognando”, brano che verrà interpreto anche da Mina e che tratta il tema del disagio mentale. Mostrando grande eclettismo negli anni Ottanta si dedica ai fumetti realizzando L’Inferno di Dante a fumetti (1980), e “Clanyricon” (1984). Dopo aver interpretato se stesso nel film “Pane e tulipani” ed aver partecipato al reality show “La talpa”, nel 2006 tiene un ciclo di lezioni per il progetto universitario Rai Nettuno, l’università a distanza.

Er Più. Adriano Celentano e Claudia Mori nel 1971 sono gli interpreti principali del film, ambientato nella Roma di fine Ottocento, “Er più. Storia d’amore e di coltello” di Sergio Corbucci. Protagonisti della commedia sono i quartieri popolari della Capitale e la gente umile che vi abita. Nel ruolo dell’eroe del popolo, il bullo più brillante e rispettato del quartiere, “Er più”, un Celentano in forma smagliante. Nonostante l’ambientazione romanesca poco verosimile la pellicola è di buona fattura con un cast di attori ben affiatato ed una comicità immune da volgarità.

F come Fantastico. Fantastico 8 nel 1987-88 passa alla storia come l’edizione dei lunghi silenzi. Adriano Celentano, allontanandosi dai classici sistemi di condurre i programmi televisivi basati su ritmi frenetici, alterna lunghe pause di silenzio davanti alle telecamere ad ampollose prediche di carattere ecologista, morale o religioso. La critica reagisce in maniera ostile e scomposta ma il pubblico premia la scelta coraggiosa di Celentano con buoni indici di ascolto.

G come Gino. Pur essendoci solo due anni di differenza tra i due, Adriano Celentano è lo zio di Gino Santercole. Santercole suona la chitarra con i Ribelli, gruppo che gravita nell’orbita del Clan, ed in seguito comincia a scrivere canzoni tra le quali spicca la bellissima e sognante “Una carezza in un pugno”, scritta insieme Luciano Beretta e Miki Del Prete e portata al successo da Celentano. Sul finire degli anni Sessanta si dedica al cinema e come attore recita in “Yuppi du” (1975) di Celentano, “Viaggio con Anita” (1979) di Mario Monicelli, “Sono fotogenico” (1980) di Dino Risi.

I come Ignoranti. Adriano Celentano si è autodefinito una volta “re degli ignoranti” e “Re degli ignoranti” è anche il titolo di un suo long playng del 1991. La canzone dal titolo omonimo esalta la mancanza di costruzioni (gabbie) mentali di chi è rimasto privo di istruzione: “…si, /perché nessuno aveva cogliuto/ il vero senso della lotta/ ma io che sono il re degli ignoranti…; si io, io conosco questo senso e non l’ho dimenticato/ mentre invece voi/ a furia di studiar/ solo con la mente/ avete tutti smarrito la via del cuor/ restando lì/ a scavar nel vuoto/ mentre i vostri padri/ con la scure in mano/ distruggevano/ la saggezza dei vostri nonni…” In realtà dietro questa facciata (o posa?) da persona incolta si nasconde un personaggio attento alla realtà che lo circonda, costantemente aperto al mondo ed alle sue problematiche, un uomo con grande capacità di ascolto ma dotato anche di acuta capacità critica.

L come Lento. “L’arroganza è lenta, la timidezza è rock; ribellarsi è rock, servire è lento; parlare senza dirsi nulla è lento, guardarsi negli occhi è rock; cambiare vita è rock, cambiare idea è rock, non cambiare mai è lento…” Adriano Celentano nel 2005 durante la trasmissione Rockpolitik aggiunge alle sue invenzioni televisive (i lunghi silenzi e le prolisse teleprediche) gli slogan “rock” e “lento” per separare ciò che è “cool”, gagliardo ed eticamente bello, insomma “rock” da ciò che è meschino e moralmente basso, ovvero “lento”. Un tormentone, un momento televisivo che con un altro protagonista sarebbe un flop ma con il “Molleggiato” che, con occhiali da sole e camicione colorato, sale su di un leggio ed accompagnato da una chitarra elettrica comincia dividere il mondo in due categorie, i rock da una parte ed i lenti dall’altra, diventa storia della televisione.

M come Moroni. Se non è la coppia più dello spettacolo italiano, quella tra Adriano Celentano e Claudia Mori (Claudia Moroni), è certamente una delle più affiatate. Oggi lei è il manager del marito ma un tempo i due, oltre a metter su una splendida famiglia (hanno tre figli: Rosita, Rosalinda e Giacomo), formavano un’ottima coppia artistica. Il loro incontro avviene nel 1964 sul set di “Uno strano tipo” (la Mori aveva in precedenza avuto una parte anche nel film di Luchino Visconti “Rocco e i suoi fratelli”) ed è subito amore tanto è vero che i due si sposano nello stesso anno e nel 1965 nasce Rosita. Nel 1967 ottengono un grande successo cantando “La coppia più bella del mondo” e nel 1970 vincono il Festival di Sanremo con “Chi non lavora non fa l’amore”. Nella sua carriera cinematografica Claudia Mori recita al fianco di Adriano Celentano in “Rugantino” (1973) di Pasquale Festa Campanile, “Yuppi Du” (1975) dello stesso Celentano e “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì” (1985) sempre per la regia di Celentano. Senza il marito Claudia Mori canta “Buonasera dottore” (1975), nel 1982 si esibisce come ospite al Festival di Sanremo con “Non succederà più” e nel 1994 si presenta in gara sempre al Festival di Sanremo con il brano scritto da Toto Cutugno “Se mi ami”.

N come Novità che sconvolge Sanremo. E’ il gennaio del 1961 e nell’ingessato ambiente del Casinò Municipale di Sanremo, lo svolgimento dell’undicesimo festival della canzone italiana viene scosso dall’esibizione assolutamente innovativa di un giovanotto che saltella e si dimena dando le spalle al pubblico: è il”molleggiato”, Adriano Celentano, rocker che ha conquistato il pubblico giovanile con brani come ” Il tuo bacio è come un rock” ed “Impazzivo per te”. Il suo brano “Con 24mila baci” arriva secondo. Nell’edizione del 1966 Adriano Celentano non riesce a raggiungere le finali con “Il ragazzo della via Gluck”, brano che paradossalmente diventerà in seguito una delle canzoni più famose della storia della musica leggera italiana. Il 1968 lo vede ottenere il terzo posto con “Canzone” mentre arriva primo, insieme a Claudia Mori, nel 1970 con “Chi non lavora non fa l’amore” che per il suo testo (“…C’era lo sciopero anche dei tranvai…Arrivo lì ma il dottore non c’è! E’ in sciopero anche lui! Che gioco è! Ma?! Ma come finirà…c’è il caos nella città. Non so più cosa far! Se non sciopero mi picchiano. Se sciopero mia moglie mi dice : chi non lavora non fa l’amore…”) viene criticata da più parti. L’anno seguente Celentano partecipa al Festival per l’ultima volta con il brano “Sotto le lenzuola” classificandosi quinto. L’edizione del Festival del 2004 passerà alla storia per la sua partecipazione a sorpresa come ospite, decisa all’ultimo momento dopo un lungo tira e molla, e dovuta forse anche ai ripetuti inviti dell’amico e direttore artistico Tony Renis; il suo intervento alza l’indice di ascolti della trasmissione e la sua interpretazione di “Rip it up” di Chuck Barry accompagnata dai balletti con Tony Renis e Simona Ventura rimane uno dei momenti “cult” nella storia della rassegna sanremese.

O come Opere d’autore. La stagione d’oro di Celentano al cinema (dieci anni di grandi successi al botteghino: da “Di che segno sei” e “Ecco noi per esempio” di Corbucci, a “Il bisbetico domato” e “Innamorato pazzo” di Castellano e Pipolo a “Lui è peggio di me” di Oldoini) inizia e si conclude con due pellicole delle quali il “molleggiato” è regista ed interprete: “Yuppi du” (1975) e “Joan Lui” (1985). Visionario, squilibrato, imprevedibile, colorito musical, “Yuppi du” venne accolto con freddezza dal pubblico e dalla critica dell’epoca ma, in virtù dei 32 anni che ci separano dalla sua uscita, possiamo affermare come lo stile registico, il caos architettonico e l’ambientamento “senza tempo” dell’opera fossero in largo anticipo sui tempi e che certe invenzioni stilistiche che al tempo dovevano sembrare assurde erano in realtà antesignane di tante consuetudini filmiche di registi oggi in gran voga. Ci fu, comunque, chi sottolineò la straordinaria genialità di alcune scene come quella in cui Celentano e Charlotte Rampling danzano seminudi. Anche “Joan lui” conosce la stessa “fortuna critica” di “Yuppi du”: snobbato dal pubblico e accolto con indifferenza dalla critica può venir ai giorni nostri riletto con maggior distacco mettendone in evidenza i non pochi meriti. il musical, in cui Adriano Celentano mescolando danza, musica e teatro ,utilizza un linguaggio pubblicitario, con un montaggio shock a cui sono alternati tempi dilatati alla Sergio Leone. L’opera assume l’aspetto di un racconto morale che sottolinea i mali della società moderna.

P come Prisencolinensinainciusol. “…Prisencolinensinainciusol, In de col men Seivuan, Prisencolinensinainciusol ol rait…” Nel 1973 esce questo brano di Adriano Celentano dal titolo impronunciabile, con un testo fondato su un vocabolario di sua invenzione (una sequenza di fonemi ispirati a termini pseudo-inglesi) che su di una accattivante base ritmica veniva ripetuto come uno scioglilingua dal cantante-attore milanese. Considerato da alcuni come il primo rap italiano della storia, questo brano che non necessita di venir tradotto, essendo privo di signicato, si trasforma presto in un grande successo internazionale ottenendo ottime vendite in Francia e Germania e scalando le classifiche statunitensi.

R come Rosita e Rosalinda. Rosita, figlia maggiore di Adriano Celentano e Claudia Mori, vive in contatto con il mondo dello spettacolo sin da bambina e nel 1975 prende parte alla pellicola del padre “Yuppi du”. Nel 1987 è protagonista del film di Antonio Bido “Mak p 100″ mentre nel 1989 conduce insieme a Daniel Quinn, Gianmarco Tognazzi e Paola Dominguin il Festival di Sanremo. Ma poi… “l’amore vince ogni cosa” e, conosciuto Paride Orfei nel 1990, lo segue al circo e per tre anni vive facendo la cavallerizza ed occupandosi di scenografie e coreografie. Nel 1995 torna al cinema recitando al fianco di Giancarlo Giannini, Raoul Bova, Ricky Memphis e Valerio Mastrandrea in “Palermo-Milano solo andata” di Claudio Fragasso. Partecipa all’edizione del 2000-2001 di Domenica In affiancando in studio la coppia di conduttori Carlo Conti – Iva Zanicchi. Nel 2004 conduce, facendo l’inviata, la prima edizione di “Music Farm” al fianco di Amadeus e Gene Gnocchi e nel 2006 prende parte, come concorrente, al reality show “Reality Circus”, condotto da Barbara D’Urso su Canale 5. Rosalinda Celentano, dal carattere ribelle ed anticonformista, tenta inizialmente di ripercorrere i passi nel mondo della musica del padre famoso presentandosi al Festival di Sanremo del 1990 nella categoria Nuove Proposte con il brano “L’età dell’oro”. Ben presto però rivolge la sua attenzione al cinema, esordendo nel 1993 nel film di Pino Quartullo “Le donne non vogliono più”. Nel 2001 recita ne “L’amore probabilmente” di Giuseppe Bertolucci mentre nel 2004 regala una inquietante e mefistofelica performance nel ruolo del diavolo in “La passione di Cristo” di Mel Gibson. Nel 2006 interpreta il ruolo di Isabella nel film di Simona Izzo “Tutte le donne della mia vita” e nello stesso anno prende parte a “7 Km da Gerusalemme” di Claudio Malaponti.

S come Svalutation. Molto si è parlato nel corso degli anni delle famose “teleprediche” di Adriano Celentano, dei suoi sermoni in diretta tv che tanto fanno arrabbiare i critici tv per la loro supposta mancanza di ritmo. Eppure il Molleggiato ha sempre voluto dire la sua sulla realtà che lo circonda spesso ritraendola con amara ironia e pensosa giocosità. Con questo spirito nasce nel 1976 “Svalutation” brano che prende di mira il malcostume dell’Italia del periodo con l’inflazione, l’immoralità del mondo politico, gli scandali, la crisi petrolifera. Ma il finale presenta una nota di ottimo affermando “…Ma quest’Italia qua se lo vuole sa/ che ce la farà/ e il sistema c’è/ quando pensi a te/ pensa…anche un po’ per me.”

T come Teocoli. Teo Teocoli inizia la sua carriera nel mondo dello spettacolo esibendosi al Derby di Milano insieme a Cochi e Renato, Enzo Jannacci e Massimo Boldi ed entrando a far parte del Clan, la casa discografica che Celentano ha creato nel 1961. Il legame di amicizia tra il comico di Taranto e il Molleggiato è così forte che Celentano lo ha voluto a Rockpolitik per un duetto tra il finto Celentano (uno strepitoso Teocoli) ed il vero e, gustosamente autoironico, Adriano nazionale. La fase iniziale della carriera di Teo Teocoli avviene nel mondo della musica, dove si esibisce come cantante insieme a gruppi quali “I camaleonti” e “I quelli”. In televisione esordisce nel 1982 su Antenna 3 dove è protagonista con Massimo Boldi del programma “Non lo sapessi ma lo so”. Partecipa quindi a “Drive in”, “Una rotonda sul mare” ed “Emilio” in cui presenta uno dei suoi personaggi più riusciti, lo sfegatato tifoso del Milan Peo Pericoli. Partecipa a “Il gioco dei nove”, alla sitcom “I vicini di casa”, a “Striscia la notizia” ma il grande successo arriva nel 1992 con la partecipazione a “Mai dire goal” che vede la nascita di Felice Cacciamo, uno dei più esilaranti personaggi televisivi degli ultimi anni. Conduce “Scherzi a parte”, partecipa a “Quelli che il calcio” e diviene ospite-commentatore della “Domenica Sportiva”.

V come Via Gluck. E’ solo una via di Milano, ma per tanti ormai quello di via Gluck dove, il 6 gennaio 1938, al numero civico 14, nasceva Adriano Celentano, è un nome mitico, un luogo dell’anima. Si trovava in una zona periferica della città, via Gluck, ma con il tempo era stata inglobata nella metropoli e per l’uomo oramai adulto che torna a visitare i luoghi della propria infanzia non resta che immalinconirsi alla vista di quel gruppo di “…case su case, catrame e cemento…” che ritrova al posto dei luoghi dove bambino aveva giocato spensierato. Abbandonando le scatenate atmosfere rock, Celentano approda ai ritmi più pacati di una nostalgica ballata folk per esprimere, in largo anticipo sulla mania ecologista tanto di moda oggi, una sincera e sentita preoccupazione per l’ambiente.

Fabio Massimo Penna

Ultimo aggiornamento (giovedì 24 maggio 2007)

24/05/2007 – FondazioneItaliani.it


feb 1 2007

Mani di velluto (Vendita)

dal 31/01/2007

Locandina di ''Mani di velluto''
Anno: 1979
Durata: 97’
Distribuzione: Cecchi Gori H.V.
Genere: commedia
Cast: Adriano Celentano, Eleonora Giorgi, John Sharp, Olga Karlatos, Gino Santercole
Regia: Castellano & Pipolo
Formato DVD/video: 1.85:1
Audio: Dolby Digital 2.0. italiano
Sottotitoli: italiano per non udenti
Extra: intervista esclusiva a Eleonora Giorgi; biografia del regista e degli attori principali; extra a cura di Paolo Toccafondi e Tommaso Santi.

Guido Quiller, geniale ingegnere milanese, avendo prodotto l’invincibile vetro antiproiettile “Blindo-glass?, si è assicurato la riconoscenza dei gioiellieri ed è diventato miliardario. E’ però odiato da tutti i ladri. Un giorno si imbatte in Tilli, una graziosa borseggiatrice e se ne innamora. David 1980 come miglior attore ad Adrriano Celentano e come miglior produttore a Mario Cecchi Gori.

01/02/2007 – SentieriSelvaggi.it


ago 25 2006

«Sì, Alex e Moratti sono rock»

«Del Piero grande, chi ha lasciato la Juve no. Da interista, non voglio quello scudetto. Guido Rossi è super. E ha difeso Lippi»

Adriano CELENTANO
Intervista esclusiva sul calcio con il Molleggiato: una pioggia di straordinarie provocazioni

Adriano Celentano sorride e punge. Potrebbe essere arrabbiato. Ma non si capisce. Il dialogo è frutto di una conversazione a spot durata per un paio di giorni con continui aggiornamenti sui fatti di cronaca e continue aggiunte e ritocchi alle riflessioni dell’Artista. A Celentano il calcio piace: ha sofferto il suo Mondiale, il Mondiale di tutta Italia, davanti alla tv con Claudia Mori, staccando il telefono di casa per potersi gustare meglio le partite. Perché il calcio che lui immaginava pulito, pulito non era. Se attorno ai prati della via Gluck sono cresciute le case, intorno ai campi verdi degli stadi ha allungato le sue spire la piovra che ha rischiato di strangolare la passione della gente. Prima il cemento minacciava la campagna, ora la smania di potere minaccia il mondo delle avventure di ogni ragazzo: il gioco del calcio. Dopo lo choc dell’estate più incredibile, Adriano Celentano ha sognato che il calcio sarebbe potuto diventare di nuovo pulito. Per questo sta appoggiando la stagione delle riforme e dei cambiamenti, l’era della vera e sofferta pulizia. Ma ha paura di restare deluso un’altra volta. E allora racconta, sul filo della favola, della provocazione il suo calcio. Il calcio lo vede da Artista e da Visionario, ma è una visione davvero molto prossima al sentire comune della gente. E’ un elogio dello sport e della lealtà, surreale e concreto, da innamorato ferito. Che lotta e sogna, lotta e sorride. Come ogni visionario che ha la pretesa di cambiare il mondo.
Intervista di Bruno Bartolozzi

LA SCHEDA
Quel ragazzo della via Gluck asso pigliatutto

Adriano Celentano nasce a Milano al numero 14 della mitica ‘via Gluck’ il 6 gennaio 1938, da genitori pugliesi trasferitisi al nord per lavoro; a Milano Adriano trascorre l’infanzia e l’adolescenza; lasciata la scuola svolge diversi lavori, l’ultimo e il più amato è quello di orologiaio.
Nei ’50 esplode come cantante, il suo primo successo è “Il tuo bacio è come un rock”, del ’59. Nel ’61 fonda il Clan, primo italiano a autoprodursi. Nel ’64 sposa Claudia Mori (insieme vinceranno il Festival nel ’70 e interpreteranno Rugantino nel ’73). Nel ’66 a Sanremo sorprende tutti con “Il ragazzo della via Gluck”. Nel 1968 nasce la figlia Rosalinda, incide Azzurro, debutta nel cinema d’autore con Serafino. Tedeschi, sovietici, francesi ed europei in genere impazziscono per lui. Nel 1972 esce “Prisencolinensinanciusol”, vero e proprio primo rap mondiale. Tra il ’70 e metà degli ’80 si afferma come attore e campione d’incassi (Yuppi Du, Mani di velluto, Qua la mano, Il bisbetico domato, Innamorato pazzo, Asso, Bingo Bongo, Segni particolari bellissimo).
Durante gli anni ’90 vende ancora milioni di dischi (uno in coppia con Mina). Nel 2002 arriva il suo show su Raiuno “125 milioni di caz..te”. Il suo ultimo spettacolo tv è stato “Rockpolitik”, ottobre 2005, non ha mancato di suscitare grandi polemiche e dibattiti, oltre a raccogliere dati di ascolto straordinari.

NOSTRA INTERVISTA

Maestro, lei che è un grande interista come ha vissuto l’estate di Calciopoli e dei processi?

«Non vorrei deluderla, ma non sono maestro… Per quanto riguarda il mondo del calcio devo dire che, complessivamente, imbrogli compresi, è stata ed è una partita appassionante su tutti i fronti… Intercettazioni telefoniche, dirigenti che tramavano, giocatori puliti che vincevano, arbitri che assegnavano rigori anche dopo il fischio finale. Ma, soprattutto, speranza di vedere una partita senza immaginare che dietro quello che vediamo, c’è dell’altro…

Chi è stato condannato ha cercato di far ricorso al Tar per sovvertire il verdetto della giustizia sportiva, ma il Tar, almeno nel caso di Giraudo e di Moggi, ha risposto no. Adesso vorrebbe insistere la Juventus…

«La cosa che mi ha sconcertato è stata l’enorme disparità tra quella che è stata la prima sentenza (quella della Caf, ndr) e quella dopo il ricorso in appello. La prima, a torto o a ragione, aveva retrocesso in B tre squadre: la Juventus, la Fiorentina e la Lazio. Dopo l’appello e la sorpresa di vedere quasi completamente invalidata la prima sentenza, si è avuta la sensazione che, oltre a riportare in serie A le squadre retrocesse, come punizione per tutti i casini avvenuti nel mondo del calcio, vogliano trasferire in A anche tutte le squadre della serie B, in modo che la prossima volta, essendoci solo la serie A, perché la serie B si è estinta, si può imbrogliare come si vuole e far vincere il campionato a chi è stato più scorretto…

Cosa pensa di Guido Rossi?

«Penso che Guido Rossi sia la persona giusta per fare un po’ di chiarezza e ridisegnare sul “viale della pulizia” non soltanto il mondo del calcio, ma tutto lo sport… Quindi la cosa più urgente da fare adesso, è quella di mandare immediatamente non in serie B, ma in serie Q tutti quelli che vogliono intralciarlo affinché sia lasciato libero di continuare ciò che ha cominciato con grande senso di responsabilità. Fra l’altro ha contribuito a vincere i mondiali… Pensi se al posto di Lippi ci fosse stato un altro…»

Per cui, anche in Italia, deve valere la regola che se uno sbaglia deve pagare?

«Sono state commesse delle irregolarità che purtroppo vanno contro la “sportività” dell’uomo sportivo, che dopo questi fatti si sente sportivo, ma non sa di quale squadra… Per cui, anche non volendo, si è obbligati a non farla finire a biscottini e… Come si dice? Quelle cose che si prendono col vino…

A tarallucci e vino voleva dire?

« Esatto, non mi veniva… a tarallucci e vino… Come per esempio un Taralluccio molto sbagliato, anche se io sono interista, è stato quello di Moratti. Lui doveva rifiutare lo scudetto che gli hanno assegnato. Cosa me ne faccio, io tifoso, ad esempio, di una vittoria ricevuta tre o quattro anni dopo? Dovrei andare in giro per casa e dire “ohe, lo sai che abbiamo vinto lo scudetto?”. “Ma quando?”. “Tre o quattro anni fa…”. Moratti aveva già vinto il suo scudetto. L’aveva vinto per la sua netta distinzione da quelli che manipolano e per la sua onestà sportiva. Non aveva bisogno di questa carta bollata, e tanto meno ne avevamo bisogno noi tifosi. Se fossi stato in lui non solo avrei rifiutato lo scudetto, ma avrei chiesto a Guido Rossi di mandare in B anche l’Inter… Per battere la Juventus… Questa è l’Inter, perché l’Inter è una squadra diversa… Non c’è nessuna squadra che riesce a vincere, come ha fatto l’Inter, con solo otto giocatori in campo e a perdere quando invece sono in dodici con i migliori calciatori del mondo… Solo l’Inter riesce… e noi siamo orgogliosi… perché siamo diversi.»

Del Piero è rimasto alla Juventus anche in serie B. Del Piero è rock? E chi è andato via com’è? Come sono Capello, Cannavaro e gli altri?

«Del Piero è un grande, quindi più che rock. Ha dimostrato di essere un campione vero, di essere quello che la gente si aspetta quando crede nel suo idolo. Aver seguito la squadra in B è il grande epilogo di un grande mondiale vinto. L’abilità di questo giocatore, il cuore e le sue capacità sono state premiate con il mondiale e saranno premiate sempre di più dal riconoscimento della gente per aver rispettato la propria storia fino in fondo.»

E chi è andato via?

«Chi ha chiesto di essere ceduto ha perso una grande occasione per dimostrare che non stava facendo dello sport soltanto con i piedi, ma anche con il cuore. Purtroppo ha prevalso la voce dell’ingaggio, la seduzione dei compratori che ti fa sentire grande… e non ti accorgi, invece, che stai diventando un microbo o addirittura inesistente. Anche se un attimo prima hai segnato il gol decisivo…»

Quindi, per lei, poteva essere una favola fantastica. E invece si è persa un’occasione…

«Sì, poteva essere una favola fantastica quella della Juve. La più chiacchierata ma al tempo stesso la squadra più forte, tant’è che mezza nazionale era fatta da calciatori bianconeri. Tra manipolazioni, abilità e intercettazioni si erano create le condizioni per cui gli Astri la posizionavano su ciò che poteva essere un vero e proprio salto storico. E che non ha precedenti nella storia del calcio: i giocatori vincono il campionato, qualcuno imbroglia, non loro, ma gli tolgono lo scudetto. Ma l’avevano vinto anche l’anno prima. Cinque di loro assieme agli altri vincono i mondiali. L’Italia va in visibilio. Guido Rossi commosso premia la nazionale mentre in tutta Italia si festeggia la grande vittoria… pianto disperato di tutte le nazioni sconfitte e di chi li rappresenta. A partire da Michel Platini che aveva esordito con quella sua “Cazzata colossale” secondo cui i mondiali li avremmo vinti fra dieci anni. Subito dopo i festeggiamenti… ed ecco il responso di Guido Rossi che, nuovamente commosso, spedisce la squadra più forte d’Italia in serie B con 30 punti di svantaggio… Beh è fantastico!… Finalmente una nuova Italia! Tutto questo è emozionante perché i giocatori sono forti, loro non imbrogliano, però c’è qualcuno che ha imbrogliato per loro e quindi devono andare in B… Non so cosa ne pensa lei, ma secondo me siamo di fronte a un triplo salto mortale dell’Italia, quella vera, quella che non imbroglia, che paga le tasse e vince i Mondiali per andare in B… e qui comincia il sogno: l’anno dopo la Juventus avrebbe vinto il campionato di B stravincendo e, subito dopo, senza imbroglio, anche quello di serie A, e la nuova nazionale sarebbe stata composta da tutti e undici giocatori della Juventus, trionfando anche ai prossimi mondiali, acclamati da tutto il mondo che li vuole Santi… Ma qui il sogno s’interrompe… La Corte federale ci ha svegliati di soprassalto… Ed è pure tornato Matarrese.»

Torniamo al giudizio sui calciatori della Juventus. Quelli rimasti, bravi, anzi grandi. Giudizio negativo su quelli che sono partiti. E questo giudizio vale anche per chi è arrivato all’Inter? Vieira e Ibrahimovic? E si parla anche di Camoranesi, adesso.

«Certo. Avrebbero dovuto rimanere alla Juventus e testimoniare la loro bravura e soprattutto la non dipendenza da ciò che accadeva alle loro spalle… I giocatori della Juventus avrebbero dovuto riunirsi segretamente in una cantina senza manager, allenatori o presidenti e, in quella sede, sancire la nascita di una nuova rivoluzione: quella della “trasparenza”.»

E i tifosi che protestano contro le sentenze?

«Mi è spiaciuto… Non si accorgevano che quella protesta era un boomerang contro di loro, contro la loro sportività. I tifosi devono essere i primi a combattere questo malcostume e non aver paura se i loro idoli, per colpa di altri, finiscono in B o in C… Il vero tifoso va a testa alta, è quello che riconosce la forza dell’avversario e che protesta, invece, per quelli che portano la violenza negli stadi. Ma loro non lo fanno mai… Forse preferiscono la storia del vino e dei…»

… dei tarallucci. E di quei potenti, imprenditori, ministri che hanno persino protestato o aizzato le folle contro le sentenze, un po’ alla stessa maniera di quei ricchi imprenditori di grido, manager e non, che hanno innescato una rivolta contro il presidente della Sardegna?

«Se uno diventa ricco e vuole fare il bagno nello smeraldo della Sardegna, lo può fare. E’ bellissimo e non costa niente. I poveri della Sardegna sono contenti di fare il bagno assieme ai ricchi, perché sono accoglienti e non chiedono neanche un prestito. Però se i ricchi arrivano con una barca grande che occupa lo spazio di una trentina di poveri, allora è giusto pagare una tassa. Bravo Soru.»

Ci siamo capiti…. Ancora Mondiali. Ha visto Materazzi e Zidane? Se Del Piero è rock, Zidane è… lento, ma poi mica tanto: con la testa è stato veloce…

«Non credevo ai miei occhi… E’ incredibile come uno possa cadere così in basso. Qualunque cosa gli abbia detto Materazzi, non giustifca un gesto del genere. In un attimo il suo bel gioco e la sua classe vanno a farsi friggere. Una macchia contro di lui, ma soprattutto contro il suo paese e contro il governo francese in special modo, che ha cercato di minimizzare la trave che gli entrava negli occhi… Chirac ha voluto premiare il giocatore che ha sparato in fronte a tutti i francesi…»

Che farà l’Inter quest’anno?

«Dipende… Se la serie B sarà estinta e Ronaldo andrà al Milan, l’Inter vincerà il campionato. Altrimenti perderemo.»

24/08/2006 – Corriere dello Sport