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set 9 2008

Celentano mattatore anche nei telegiornali

di Claudia Bruno

E’ il molleggiato a ricevere la medaglia d’oro del Parlato Tv il 5 settembre 2008. Sbarcato alla Mostra del Cinema di Venezia è stato salutato dalla platea con una standing ovation e in conferenza stampa ha tenuto il suo show senza risparmiare frecciate a nessuno. Ad Adriano Celentano è spettato poi l’onore di consegnare il Leone d’oro alla carriera al regista Ermanno Olmi che ha raccontato la civiltà contadina in un capolavoro “L’albero degli zoccoli”. Olmi-Celentano, una strana coppia unita dall’impegno per l’ecologia, le origini e lo spirito religioso. “Sono affascinato da Gesù, questo lo sanno anche le formiche. Credo che sia l’unico riferimento per l’uomo”, spiega ai microfoni del Tg5 il cantante, non nascondendo il suo desiderio di girare un film sulla resurrezione di Cristo, mentre sul fronte della musica Celentano annuncia un nuovo disco con due inediti, uno dei quali farà scoppiare molte polemiche. Dal mondo dello spettacolo a quello dell’economia il passo è breve, appena 20 secondi distaccano Raffaele Bonanni da Celentano; [...]

09/09/2008 - L’opinione.it (Quotidiano Politico Italiano)


set 4 2008

Celentano racconta Yuppi Du

La versione restaurata di Yuppi Du

È sempre stato “tre passi avanti”, è sempre stato “rock”. Cantante, attore, regista, compositore, scrittore, predicatore, ecologista e cattolico, Adriano Celentano “ne ha fatta di strada” e oggi la via Gluck è idealmente prossima a Venezia. Dopo trentatre anni viene presentato in Laguna Yuppi Du, versione restaurata nel sonoro e nell’immagine dal Clan di Celentano e da Sky Cinema. Correva il 1974 quando il barcaiolo Felice Della Pietà sposava in chiesa la remissiva Adelaide di Claudia Mori e amava in segreto, nei campi, nei giardini e sotto i ponti della Laguna la Silvia di Charlotte Rampling. Yuppi Du è una storia di amore e di “resurrezione” (quella di Silvia, la prima moglie “ritornata dal canal”) ma soprattutto è un musical-drama, un’operetta morale sospesa tra Venezia e Milano per riflettere, in perfetto Celentano style, sulle morti bianche (l’incidente sul lavoro di Scognamillo), l’inquinamento (l’acqua nera di Porto Marghera), la violenza sulle donne (lo stupro scongiurato da Santercole), la divisione classista (la sequenza della cerimonia nuziale in chiesa, dove gli aristocratici si contrappongono al clan degli amici poveri di Felice) e l’arte moderna (il gatto lanciato contro il vetro). Come fu per Serafino, Celentano ci ricorda che il denaro non procura la felicità, per questa ragione lo seppellisce sotto una croce invitando lo spettatore all’amore, all’amicizia, alla fedeltà e al ritorno alle origini nella danza d’amore accompagnata dalla canzone “Yuppi Du”. Scritto, diretto e montato dal Molleggiato, Yuppi Du è una parabola surreale che ripropone nello splendore del restauro i costumi naïf di Celentano e le margherite gialle tra i capelli della Rampling, i volti infantili di Rosita, Rosalinda e Giacomo Celentano e il Napoleone sfregiato di Santercole, lo stop-frame di Jack La Cayenne e le calze nere di Claudia Mori. C’è tutto questo e molto altro ancora dietro l’effige di un uomo voltato di spalle con le braccia allargate, nato in “un giorno gelido d’inverno” e cresciuto in via Gluck come Voce ineguagliabile e Corpo musicale abitato dal non-sense. Prisencolinensinainciusol, “ol rait”.

04/09/2008 - MYmovies.it


giu 5 2008

AN: ‘Il Secolo’ ‘ri-arruola’ Celentano, torna alle origini destrorse

Roma, 29 mag. - “Celentano torna alle origini destrorse”. ‘Il secolo d’Italia’, con un pezzo in prima pagina, ‘ri-arruola’ il Molleggiato. Per il quotidiano di An, infatti, con la presentazione della versione restaurata di ‘Yuppi du’ alla prossima Mostra del cinema di Venezia Celentano “riscopre la vena tradizionalista che lo ha reso famoso”.

‘Il secolo’ esulta: “Finalmente torna l’Adriano Celentano delle origini, quello piu’ autentico, lontano mille miglia dalle tentazioni del ‘Rockpolitik’ e dai flirt poco convincenti con la sinistra nostrana”. Secondo il quotidiano, in ‘Yuppi du’ “c’e’ ancora il Celentano vecchio stampo, un po’ nostalgico e un po’ conservatore, ecologista si’ ma non certo alla Pecoraro Scanio, amante della vita cittadina reazionaria”. Del film, ‘Il secolo’ ricorda il “suo essere contrario alle rivolte progressiste” e il fatto che, tra l’altro, fa parte di un percorso che a quel tempo “trasforma Celentano in un bersaglio della sinistra”.

Il giornale di An ricorda che negli anni ‘70 finirono “sotto accusa molti suoi brani”: ‘Il ragazzo della via Gluck’, anche perche’ “avrebbe anticipato la battaglia retro’ contro l’aborto, toccando il massimo livello del conservatorismo”. Poi ‘Storia d’amore’, “inviso alle femministe”, e ‘Chi non lavora non fa l’amore’, “che lo rende insopportabile a parte del pubblico dei giovanissimi”. Secondo ‘Il secolo’, insomma, Celentano era “fin troppo reazionario e fin tropo conservatore, un nostalgico di una destra un po’ datata. Ma almeno era genuino”.

29/05/2008 - Adnkronos


gen 6 2008

Gli auguri di Fegiz e il decalogo dell’eterna giovinezza.

Celentano compie oggi, 6 gennaio, 70 anni.
Ecco il decalogo dell’eterna giovinezza di Adriano Celentano.
1) E’ «pericolosamente simpatico». Qualunque intenzione aggressiva dell’interlocutore si spezza contro un muro di apparente fragilità.
2) Come «Forrest Gump» sembra essere li per caso, impreparato, vulnerabile.
3) Ascolta sempre con grande attenzione e se ha bisogno di tempo finge di non aver capito.
4) Affida alla mimica facciale e corporea e alla canzone quel che non riesce ad esprimere a parole.
5) Gioca da sempre in coppia con Claudia Mori: lui il buono, sempre disponibile, incurante dei problemi pratici e materiali, lei la cattiva, gendarme protettivo. Hanno strategie diversificate: lui passa alla storia, lei passa alla cassa.
6) Ha ritrovato la sensibilità delle origini: oggi sceglie e veste le canzoni come un abito su misura e sa cogliere da autori giovani nuova linfa per il suo repertorio
7) Perde molto tempo nel progettare i dettagli. Di cui poi si dimentica in diretta. Crea uno stato di tensione da quale poi si astrae osservandolo come lo spettatore di un film.
8) Lascia sempre aperto il quesito «c’è o ci fa?»
9) Proclama da tempo la superiorità di valori spirituali sfidando una società molto secolarizzata.
10) E’ un dilettante. E come tale il più grande dei professionisti.

06/01/2008 - Fegiz Files


ott 25 2007

Celentano l’incursore ha bisogno della tv

«Dormi amore, la situazione non è buona», recita a tutta pagina un Celentano dipinto da Rocky per il lancio del nuovo cd. Il pessimismo vale, eccome, anche dal punto di vista televisivo: ora che vuole promuovere il cd, non gli resta che bussare proprio alla porta del nemico giurato di Rockpolitik Fabrizio Del Noce. Del resto, se non si accontenta degli zero virgola qualcosa di Auditel che gli potrebbero offrire il suo ex pr Andrea Scrosati, ora vicepresidente di Sky Italia, o il suo ex autore Carlo Freccero con Raisat, a Celentano non resta tanta scelta. Sulla scena delle grandi reti generaliste ci sarebbe il gruppo vicino e lontanissimo di Mediaset: in effetti dal quartier generale di Rocky-Adriano in quel di Galbiate ad Arcore ci vuole un attimo, e pure alle periferie milanesi verso Cologno, ma è impensabile il riavvicinamento con Berlusconi in questo momento. La carta Fabio Fazio Celentano se l’è già spesa l’altr’anno, con tanto di spettinamento della Pierina Littizzetto e uscita finale molto cinematografica, dallo studio di Che tempo che fa verso le case di ringhiera genere «là dove c’era l’erba ora c’è…»

Dal ritorno ideale nella via Gluck delle origini non è che ora un mito come Celentano può riapparire tale e quale, con Fazio o peggio ancora con chiunque altro (l’unico altro possibile, Fiorello, è fermo a fare il papà fino al 2008 avanzato). Ed ecco dunque maturare in gran segreto l’idea di limitare la riapparizione tv a un’incursione: non un nuovo show, non un evento speciale, non una comparsata da guest-star, ma una semplice «incursione» in punta di piedi. Come una sorta d’interferenza rispetto alla normale programmazione. Anche il luogo deve essere dunque proporzionato, e se non sarà possibile effettuare l’incursione in diretta dallo studio di registrazione che tiene in casa a Galbiate, Celentano vorrebbe utilizzare l’Auditorium storico di Radio Rai in corso Sempione a Milano: uno studio piccolo, molto, rispetto agli standard hollywoodiani degli ultimi show, ma perfetto per dare l’idea subito dell’assetto nuovo da «incursore tv». E’ anche un segnale molto chiaro che la tv italiana, per ritrovare dei grandi protagonisti, deve accettare che presentino dichiaratamente la propria alterità. Sono un altro, non c’entro con questa tv, dirà di nuovo il Benigni dantesco. Faccio giusto la mia incursione radio-ripresa per la tv, alla Fiorello, dichiarerà Celentano. Si corre persino il rischio di perdere sui grandi numeri dell’Auditel, vedi il caso della nobilitazione agli Arcimboldi di Zelig, pur di tirarsi fuori dalla scena abituale della tv. Se non è il finimondo delle profezie antitelevisive di Rockpolitik, questo, poco ci manca.

Paolo Martini

25/10/2007 - La Stampa


set 24 2005

Dentro lo studio di RockPolitik

Il lavoro in un capannone industriale alla periferia di Milano
Il programma andrà in onda su RaiUno a partire dal 20 ottobre

MILANO - I fasci di luce che partono dai fari incastonati sul fondale di sinistra inondano il ponte di Brooklyn, lo scenario che si staglia, un pò murales e un pò cartapesta, dietro lo spazio riservato al pubblico. A vederla così, tempestata di piccoli blocchi disposti a mò di frangifolla, la platea sembra la curva di uno stadio sospeso nella storia. Dall’altra parte, da dove proviene la fonte luminosa, c’è lo skyline di Manatthan. L’immagine della modernità violata dal terrorismo. Il simbolo di uno dei grandi accadimenti che saranno raccontati in una specie di viaggio nel tempo, dentro le metamorfosi e gli stravolgimenti della società, attraverso un percorso scandito dalla musica, dalla comicità e dalle parole. Accanto allo sfondo di New York, a pochi metri dai grattacieli che squarciano il cielo terso post 11 settembre, c’è però molto altro. Si scorgono luoghi e oggetti che riportano ad epoche passate: rovine archeologiche, scavi, colonne doriche. Capitelli. Archetti. Facciate di edifici antichi. Rocce vere e rocce finte.

Si vedono braccia umane che attingono da enormi casse piene di massi da posizionare: alcuni ancora ricoperti di terriccio, altri ben levigati. Poi una tipica casa cinese, stile Anno del Dragone, e, impresse su stele e colonne votive, scritte evocative di abitudini contemporanee (”discount”, si legge su una delle quattro gigantesche pareti dello studio). Al centro, di nuovo, una spruzzata di futuribile: due maxi schermi che spiccano su relativi palcoscenici. Facile prevedere che rimanderanno, quei pannelli elettronici, i primi piani del padrone di casa, i movimenti del volto, i muscoli induriti, i suoi sorrisi dissacranti. Il celebre batter di palpebre e ciglia che, assieme alle pause leggendarie, ne ha fatto uno dei tratti distintivi.

Benvenuti nel nuovo regno di Adriano Celentano. Benvenuti nello studio dove dal 20 ottobre (Raiuno) andrà in onda Rockpolitik, il nuovo attesissimo show del Molleggiato. Un programma che cavalcherà gli ultimi cinquantanni di storia italiana e mondiale attraverso il rock e i grandi eventi, dalla morte di John Fitzgerald Kennedy all’attentato alle Torri Gemelle, dalla Prima Repubblica all’ascesa politica di Silvio Berlusconi. Il ritorno in tv di Celentano che, stando alle indiscrezioni sin qui trapelate, dovrebbe essere accompagnato dalla bella attrice napoletana Luisa Ranieri e dai comici Maurizio Crozza e Antonio Cornacchione.

Siamo all’interno di un capannone industriale alla periferia di Brugherio, hinterland milanese. Immersi dentro una scenografia di impressionante grandiosità, una cornice alla Blade Runner dove ogni elemento, ogni piccolo dettaglio, anche quelli che potrebbero far pensare a un eccesso di ridondanza, a un appesantimento architettonico, sembrano studiati apposta per folgorare l’occhio del telespettatore. Per entrare bisogna attraversare una falegnameria.

Il laboratorio, per volere dello stesso Celentano, è stato allestito proprio accanto allo studio, affinché il materiale di scena, i pannelli, le scene, le opere forgiate dagli artigiani, appena ultimate vengano trasportate subito e in gran segreto dentro questo enorme contenitore televisivo. Una cinquantina di operai lavorano come carbonari, protetti da una teoria di addetti alla sicurezza al quale è stato affidato il compito di blindare il capannone.

Lo spazio che abbiamo di fronte è un paio di migliaia di metri quadrati, arredati seguendo un filo sottile che tiene assieme passato e futuro. Sembra un luogo senza tempo, lo studio del nuovo Celentano, o, viceversa, una storia dei luoghi e dei tempi. Una specie di riassunto della civiltà, dalle origini al presente incerto.

Appena entrati, la prima cosa che balza all’occhio è infatti la miscellanea di materiali e di stili; le pareti sono ricoperte di rocce e pietre di ogni tipo, che danno la sensazione di trovarsi in un villaggio globale dove Celentano e i suoi ospiti (sicuro Roberto Benigni) guideranno gli spettatori alla scoperta degli arcani della nostra società e di quelle precedenti. Dove si muoverà, fisicamente, l’ex ragazzo della via Gluck è difficile prevederlo. Dei due palchi, di dimensioni contenute, che si affacciano davanti alla gradinata del pubblico, uno dovrebbe essere appannaggio dell’orchestra. L’altro, probabilmente, di Celentano & Co. Ma c’è, proprio al centro dello studio, un grande spazio scenico. Da lì si arrampica una lunga rampa che “passando dalla Cina” (una casetta perfettamente ricostruita puntellata dal classico colonnato con i draghi) porta diritto a Manatthan.

Fa un certo effetto vedere la sproporzione tra le dimensioni degli operai che percorrono quella rampa e quelle delle pareti allestite dagli scenografi. Un uomo della produzione posa lo sguardo sulla platea deserta. Spiega a un collaboratore che il pubblico, tre-quattrocento persone, potrebbe essere di un colore diverso ad ogni puntata: una volta vestito di bianco, una volta di nero. Ma altre sorprese ci saranno. Per ora sono segreti che a sera restano chiusi a chiave dentro il capannone di Brugherio. Celentano abita non distante da qui. Abbastanza vicino per sentire le prime note del suo Rockpolitik.

Paolo Berizzi

24/09/2005 - La Repubblica