giu
15
2009
pubblicato da andryonline
«IL BRANO SUL GAY AVEVA QUALCOSA IN PIU’»
L’autore più noto d’Italia premia il pezzo che all’ultimo Festival di Sanremo ha provocato tante liti
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A proposito di comunicatori: come mai Celentano si è offeso con lei?
«Si è offeso per una canzone affettuosa, in cui lo invitavo a tornare tra noi: gli amici che gli vogliono bene, la gente che vorrebbe altri suoi concerti. Ci sono rimasto molto male. Adriano e io siamo nati negli stessi anni, siamo cresciuti negli stessi posti: la periferia di Milano, che ora è diventata centro; lui aveva i suoi prati, io i miei. Una reazione simile me la spiego solo con un condizionamento esterno. Ma non mi faccia dire altro. Non voglio riaprire la polemica».
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Aldo Cazzullo
15/06/2009 – Corriere della Sera
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apr
11
2009
pubblicato da molleggiato
«Diffidato con una lettera, Adriano mi vieta di usare il suo nome»
MILANO – Una canzone su Adriano Celentano. L’ha scritta Mogol. Ma non la sentirete mai. Almeno nella sua versione originale. Il destinatario si è arrabbiato per il ritratto e l’autore si è autocensurato. La storia inizia lo scorso anno quando Mogol è al lavoro con gli Audio2. Sta componendo i testi delle canzoni e una melodia («Parto sempre da lì, mai da una storia o da un soggetto») gli suggerisce la parola Adriano: «Così ho pensato di scrivere una cosa per un amico. Con affetto e ironia, intesa non come presa in giro ma come alleggerimento di caratteristiche del personaggio che magari non sono apprezzate da tutti».
Nel testo Mogol scherza sul volontario isolamento che tiene Adriano lontano dal pubblico: «Anche un castello diventa prigione/ Se ti rinchiudi fra divani e poltrone/ Esci e non solo nel tuo giardino/ Tutta la gente ti vuole vicino». C’era pure una bonaria presa in giro dei tic dell’amico: «E prova a dirmi una sola parola/ Poi fa una pausa di almeno mezz’ora». E anche un accenno al disprezzo per i politici e alle battaglie contro il degrado urbanistico e la caccia. Quindi l’omaggio diretto: «Oh Adriano/ Dammi la tua mano/ Oh Adriano». Alla fine della stesura Mogol spedisce un provino a Celentano. Che gli risponde con una letteraccia: «Ti diffido dall’utilizzare il mio nome. Quella canzone dedicala a Vasco Rossi». E così, nell’album in uscita a maggio e che verrà lanciato proprio da questa canzone, il nome del Molleggiato non verrà pronunciato. Sparito. La nuova versione prevede un «Lo dico piano/ Un aeroplano/ Non si abbassa con la mano» e un nuovo titolo, «La voce di un amico». Perché? «Sono a posto con la mia coscienza, ma per non contrariarlo ho deciso la modifica» dice con gran pudore Mogol. E aggiunge: «Da quella lettera emergeva chiaramente che si sentiva offeso. Eppure quelle cose gliele dicevo anche di persona, come si fa con un fratello o un figlio. Mi è spiaciuto quello che mi ha fatto Celentano. Fa male essere fraintesi: io volevo fargli una carezza e in cambio ho ricevuto una sberla». A spingere verso la scelta prudente anche la Carosello, etichetta del progetto MogolAudio2. Lo spiega il managing director Claudio Ferrante: «Da un controllo effettuato dai nostri avvocati è emerso che ‘Adriano’ è un marchio registrato che non può essere usato in contesti musicali con riferimento diretto a Celentano. Curioso che il deposito risalga a tre mesi fa, tempo dopo i contatti fra i due. Avevamo il disco già pronto e abbiamo dovuto rifare la registrazione ».
Mogol e Celentano si conoscono da decenni e negli anni 90 hanno costruito, assieme a Gianni Bella, quattro album che hanno lasciato il segno nelle classifiche: 4 milioni di copie vendute e successi come «L’emozione non ha voce». «Ci siamo aiutati vicendevolmente. Lui ha dato ai miei lavori un’interpretazione di peso e fascino. Per ora non abbiamo altri progetti assieme, ma non serbo rancore e lo considero ancora un amico». Lettera a parte non c’è stato nessun contatto. «Non sento il bisogno di parlargli — precisa l’autore —. Quello che dovevo dirgli è scritto nella canzone. Dove, non a caso, dico ‘ma non riconosci la voce di un amico’. Avevo anche pensato di buttare via tutto, ma poi ho pensato che non c’era nessuna offesa». Dal Celentano e dal Clan nessuna replica. Per Mogol il giudizio finale è nelle mani del pubblico: «Sarà la gente a valutare se sono stato affettuoso o offensivo. Spero solo che Adriano non sia stato influenzato da nessuno».
Andrea Laffranchi
11/04/2009 – Corriere della Sera
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apr
11
2009
pubblicato da molleggiato
Nell’album di prossima pubblicazione che lo vede al fianco degli Audio 2, Mogol avrebbe inserito anche una canzone dedicata all’amico Adriano Celentano.
Il brano ironizzava sul voluto distacco dal pubblico da parte di Celentano, che, una volta ricevuto il provino da parte di Mogol, ha risposto all’autore con una lettera: “Ti diffido dall’utilizzare il mio nome. Quella canzone dedicala a Vasco Rossi”.
La canzone, che si sarebbe dovuta intitolare “Oh Adriano” e recitare “Tutta la gente ti vuole vicino, oh Adriano dammi la tua mano oh Adriano”, è stata così cambiata in “La voce di un amico” e recita “Tutta la gente ti vuole vicino, lo dico piano un aeroplano non si abbassa con la mano”: “Ho pensato di scrivere una cosa per un amico, mentre componevo il testo, la melodia mi ha suggerito la parola ‘Adriano’”, racconta Mogol, “Non ho voluto prendere in giro nessuno, per me è stata una cosa affettuosa, ironica. Da quella lettera emergeva chiaramente che si sentiva offeso, eppure quelle cose gliele dicevo anche di persona. Mi spiace, fa male essere fraintesi, io volevo fargli una carezza e in cambio ho ricevuto una sberla”.
La prima parte del testo – quello originale – recitava così: “Anche una casa diventa prigione / Se ti rinchiudi tra divani e poltrone / Esci e non solo nel tuo giardino / Tutta la gente ti vuole vicino”.
11/04/2009 – Corriere della Sera
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