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gen 14 2009

Bonolis risponde a Celentano: «Italiani sensibili a Gaza» Mori: lui rinunci a Sanremo

IL DIBATTITO LA LETTERA AL «CORRIERE» SUL VARIETA’ TV MENTRE IN PALESTINA SI MUORE

Carlucci: grazie Adriano, conta distrarsi un po’
Il conduttore del Festival annuncia che probabilmente ci saranno anche «finestre» per parlare di attualità

MILANO – La televisione e la tragedia. Il divertimento e la guerra a Gaza. Fa discutere l’ intervento di ieri di Adriano Celentano sul Corriere in cui si rivolge a Milly Carlucci dicendo che il suo «Ballando con le stelle» (Raiuno) offre «brevi attimi di respiro per un’ Italia nel bunker, decisa a non voler pensare (finché si balla) a chissà quali tragedie leggeremo l’ indomani sulla striscia di Gaza». Interviene la destinataria della lettera: «Voglio ringraziare Celentano di questa bellissima cosa. Se si riesce a portare un sorriso in un momento di tristezza, un po’ di serenità, è una ricchezza enorme», dice Milly. E aggiunge: «Quando ho letto le biografie di grandi attori italiani come Sordi e Totò, ho scoperto che durante la guerra i teatri di Roma erano pieni di gente proprio quando la città era occupata». Una replica a Celentano arriva anche da Paolo Bonolis: «Non credo che gli italiani smettano di pensare alle stragi di Gaza anche se guardano un programma televisivo. Anche quando è andato in onda lui una parte dell’ Italia è rimasta chiusa in casa per vederlo, eppure nel mondo succedevano certamente cose più importanti». Sul rapporto fra intrattenimento e informazione in tempo di guerra il conduttore tira la volata al Festival di Sanremo che condurrà fra poche settimane: «Molto probabilmente lì ci saranno delle “finestre” per guardare alla realtà del mondo, al di là dello spettacolo». Gli risponde Claudia Mori, moglie e manager di Celentano: «Se Bonolis è così sensibile come dice invece delle “finestre” forse dovrebbe addirittura non fare Sanremo». Quella di Celentano sembra una strigliata alla tv – tutta o solo al servizio pubblico? – che non offre abbastanza spazi di riflessione quando c’ è una guerra in cui «i palestinesi hanno ragione ma anche gli ebrei non hanno torto, però ci sono più di ottocento morti di cui la metà sono civili, donne e bambini». Aggiunge la Mori: «Credo che Adriano abbia voluto evidenziare l’ iperbole di questo mondo: mentre noi guardiamo “Ballando”, programma nel suo genere ben fatto, c’ è la guerra. Dal mio punto di vista in tv non c’ è un vero equilibrio nel prime time fra le trasmissioni di disimpegno e i programmi di informazione, soprattutto nel prime time. Ci vorrebbe un accento più forte sulle tragedie come la guerra a Gaza». Sull’ equilibrio fra riflessione ed evasione dice la sua la Carlucci: «Il pubblico di Raiuno ogni giorno ha un’ offerta immensa, con tg che punteggiano la giornata. La realtà, l’ informazione è ben presente nel palinsesto. La sera ci si può dedicare a una, speriamo, garbata evasione, un momento di respiro, di sogno». Parla anche Giovanni Minoli che accetta la provocazione di Celentano: «Noi per cinque giorni di fila abbiamo messo in onda tutta la storia dei rapporti fra arabi, palestinesi, e israeliani, 30 anni di scontri e trattative raccontati con materiali esclusivi da “La storia siamo noi”. Certo lo abbiamo fatto alle 8 del mattino e penso che si dovrebbe osare di più. La tv dovrebbe essere più attiva, più incisiva. Il palinsesto è come il menabò di un giornale: lo si può far evolvere in relazione ai fatti oppure, come avviene, lasciarlo pietrificato». Andrea Laffranchi

Laffranchi Andrea

14/01/2009 – Corriere della Sera


gen 13 2009

Minoli, Celentano rifletta su offerta televisiva nel suo insieme

Roma, 13 gen. (Adnkronos) – All’intervento di Adriano Celentano sulla televisione ‘leggera’, l’esempio e’ “Ballando con le stelle”, come un bunker dove rinchiudersi per dimenticare la tragedia nella striscia di Gaza, Giovanni Minoli, direttore di Rai Educational, ribatte, all’ADNKRONOS, invitando Celentano a riflettere “sull’offerta televisiva nel suo insieme”. Un invito ‘forte’ di quanto ha appena fatto, nei giorni scorsi, propio quel pezzo di Rai di cui Minoli e’ responsabile: “Noi per cinque giorni di fila abbiamo messo in onda tutta la storia dei rapporti fra arabi, palestinesi, e israeliani, 30 anni di scontri e trattative raccontati con materiali esclusivi da ‘La storia siamo noi’, certo alle 8 del mattino”. Propio da quell’orario, certo non da grandi ascolti, parte poi una riflessione piu’ ampia di Minoli: “Penso che su certi programmi, soprattutto in certi momenti, si dovrebbe ‘osare’ di piu’. La tv dovrebbe essere piu’ attiva, piu’ incisiva. Il palinsesto e’ come il menabo’ di un giornale lo si puo’ far evolvere in relazione ai fatti oppure, come avviene, lasciarlo pietrificato, questo e’ il vero problema. Serve -conclude Minoli- piu’ elasticita’ per cogliere i problemi ed affrontarli, fornendo le informazioni necessarie a capire”.

13/01/2009 – Adnkronos