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dic 13 2008

[2008-11-29] Franco Battiato a “Che tempo che fa”

Il 29/11/2008 Franco Battiato è stato ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa” su Raitre. Ovviamente non poteva mancare la domanda su “La cura” ricantata da Adriano Celentano…

Chi si fosse perso l’intervista e le brevi, ma belle, parole del cantautore, può rimediare seguendo questo link:

www.chetempochefa.rai.it/TE_videoteca/1,10916,1093810,00.html

La parte su Celentano la trovate al minuto 13 (circa 3/4 d’intervista). ;-)

Andrea


dic 1 2008

Vangelo Celentano

di Edmondo Berselli

Un doppio cd a due facce: d’amore e di protesta. Titolo: ‘L’Animale’. Ovvero, Adriano in persona. Che ci ha raccontato il suo ultimo lavoro

Adriano, chi è l’Animale? “Perché, non si capisce?”. Era una domanda retorica, tanto per cominciare. “Ah, per rompere il ghiaccio. Insomma, l’Animale sarei io”. Ha una sua logica. “Dai, è tutto chiaro, volendo. Due facce della stessa figura, l’istinto e la ragione, il corpo e l’anima, l’amore e la guerra.”. Adriano e Celentano, anche. Una specie di vitale e felice schizofrenia. “Ecco”. Così originale e irrisolta da attrarre sempre lo sguardo, del pubblico e degli intellettuali, del popolo e della politica. Il fatto è che oggi, venerdì 28 novembre, esce un nuovo album di Adriano e di Celentano, intitolato appunto ‘L’Animale’, che comprende due dischi, due facce della medaglia. Il primo con le canzoni d’amore di tutta una carriera, il secondo con i brani che hanno fatto di lui una specie di oracolo dell’Apocalisse, un leader della denuncia, un vessillifero della protesta.

Nella sua casa in Brianza, Celentano dà l’impressione di trascorrere la sua vita cercando di rallentarla. Gli orologi da riparare, il tornio, gli attrezzi. “Il tempo dedicato alla musica? Non molto, per la verità”. Eppure non si direbbe. Sembra invece di avvertire un’applicazione minuziosa. Il primo disco si apre con un inedito, ‘La cura’, e può dare anche un colpo al cuore ascoltare l’ex Molleggiato al suo meglio, perché forse non ha mai cantato così, con quella voce irripetibile che alla fine è diventata capace di interpretare in tutte le sue sfumature un classico moderno come la canzone di Franco Battiato e Manlio Sgalambro: facendone sentire i riverberi quasi misterici, soprattutto nel momento in cui il coro canta le parole aggiunte da Battiato a questa preghiera d’amore, “Dona eis requiem”, e la voce si spinge in alto, ‘in excelsis’, partendo dalla gola per sfiorare qualche strano cielo, lassù.

Poi scivolano via tutte le altre canzoni, gli standard come ‘Acqua e sale’ con Mina, ‘Una carezza in un pugno’, ‘L’emozione non ha voce’, gli hit antichi come l’epocale e teatrale ‘Storia d’amore’. Ma per cambiare scena e registro basta infilare nel lettore il disco numero due, quello ambiental-protestatario, ed ecco che l’Animale scatena la sua forza muscolare e visionaria. Già, l’Animale. Com’è venuta fuori questa definizione? “Mah, Lorenzo mi aveva mandato un testo bellissimo.”. Lorenzo chi? “Lorenzo lui, Cherubini”. Cioè Jovanotti. “Proprio. Poi non abbiamo composto la musica, forse lo faremo più avanti, insieme, e Claudia allora dice: intanto facciamone il titolo dell’album nuovo. Urca, dico, idea forte, se Lorenzo ci sta.”. Ci sta, figurarsi. Chi direbbe di no a quella bestia dell’Animale?

E allora uno dovrebbe mettersi comodo in poltrona e ascoltare il nuovo inno politico-ecologico, ma qui arriva lo choc. Fin dal titolo, ‘Sognando Chernobyl‘. Ma come, Animale, Chernobyl appartiene al cielo grigio di vent’anni fa. Un’altra epoca, quando c’erano ancora i sovietici, e le centrali nucleari andavano a segatura. Adesso Claudio Scajola ci nuclearizza tutti con le centrali di nuova generazione, allegri. “Lascia perdere Scajola. Noi con Chernobyl abbiamo assaggiato per la prima volta il sapore della catastrofe. Anche allora avevano cominciato a dire che non era successo niente, poi abbiamo visto questa immane nube rossa che avanzava verso l’Europa. Il fatto è che non ti dicono la verità, ieri come oggi. Anche adesso non sappiamo che cosa è successo in Francia, con gli incidenti nelle centrali. Tutti zitti, muti come le tre scimmiette”.

L’Animale invece parla. Tragicamente euforico come quando si aggira nei dintorni dell’abisso, esattamente come quando all’epoca del referendum sul nucleare disse a ‘Fantastico’: “Votate no al referendum e vi troverete la bomba atomica in cucina”. Oppure la Bestia prega. È una strana canzone, Adriano. Pochi accordi ossessivi, una lunghezza spropositata, dieci minuti e dieci secondi, una specie di riedizione del ‘Mondo in Mi 7a’, ma più da Terzo millennio che da Novecento, senza il finale consolatorio di allora, anno 1966: “E se noi tutti insieme in un clan ci uniremo cambierà questo mondo”. La canzone nuova sembra infatti una preghiera: “Oh mio Signore, dimmi come possiamo fare per evitare che il mondo salti in aria”. Un canto gregoriano apocalittico, il Vangelo modulato secondo Adriano: “Quella sera quando tu arrivasti ci dicesti di non fare agli altri ciò che tu non vuoi che gli altri facciano a te, ma nessuno di noi ti ascoltò”. È il tuo modo di pregare, Animale? “Nella canzone ci sono due voci: le persone, cioè il coro, che si rivolgono a Dio dicendo ‘noi’; e un giullare che si agita sull’orlo del baratro, ‘Tutti quanti salteremo in aria bum’”.

È credibile questo pessimismo da Rockpolitick, pronto per un videoclip infinito, fatto di immagini che si rincorrono, di nuvole che aprono squarci lividi nel presente? Tanto più che poi a metà del disco si trovano pezzi come ‘Prisencolinensinainciusol’, un rap dell’assurdo, in cui non c’è una sola parola comprensibile. “Ma anche quella è un’altra canzone di protesta. Era tutta legata al concetto di incomunicabilità. Mi ero detto: la gente non comunica più e allora voglio usare la lingua di Babele”.

Credi che la gente abbia capito? O ha visto soltanto il giullare? “Non so. Io canto la stessa canzone da quarant’anni, che conduce sempre alla medesima conclusione: non pensare solo a te stesso”. “Pensa anche un po’ per me”, come in ‘Svalutation’. “Già. Ma è anche vero che qualche volta sento un po’ di stanchezza. Mi sto stancando un po’ di me stesso. Di ripetere sempre le stesse cose senza che niente cambi, e anzi con il sospetto di alcuni, i diffidenti, gli increduli, che la protesta e la denuncia servano più che altro a farci sopra dei soldi”.

Intanto non si è ancora capito del tutto se l’Animale è un conservatore o un progressista. Ma si può essere conservatori, oggi? “Ci sono delle cose da conservare come base per un giusto cambiamento, e altre da buttare. Ma è giusto cambiare, come tutto cambia. Cambiano le cellule, il cuore, la faccia che è diversa da quella che avevi una volta. Per cui l’Animale è senz’altro un progressista, che guarda al futuro però tenendo per mano il passato. Quel passato che la stoltezza dei sindaci hanno disdegnato in nome di un falso progresso”. Non diamo tutta la colpa a Letizia Moratti, l’ultima arrivata. “No di certo, ma riconosciamo che la speculazione adesso sta distruggendo anche chi la pratica. Ci sono in giro soprattutto facce da morti. Mentre una volta non era così, io ero allegro anche quando c’era la nebbia”.

Non ci sono più le nebbie d’una volta, Adriano. Le città cambiano troppo in fretta per il cuore di un uomo, lo diceva già Baudelaire. “Ecco appunto, Parigi. Guarda la piramide del Louvre, bellissima. Perché ha spazio intorno, aria e luce. Qui da noi l’avrebbero schiacciata togliendole il respiro”. Eccoci, siamo di nuovo al Celentano disastrista. “A volte mi sento stanco di parlare sempre delle preoccupazioni della gente, ma avverto quasi un dovere: se smettessi mi sentirei egoista: sarebbe brutto rinchiudersi in se stessi, sarebbe la fine di una voce, e per qualcuno di una speranza”.

Resta sempre la possibilità di cantare canzoni d’amore. Non fa un po’ ridere, a settant’anni? “No, perché? Guai a smettere di essere innamorati. Si deve essere sempre pronti a innamorarsi anche se ami tua moglie. Ma soprattutto bisogna essere innamorati dell’amore. A ogni età. Lo sai che ho un fratello, Alessandro, che sta a Viareggio e ha 88 anni? Ragazzi, che roba il tempo”. Già, era solo ieri che si cantava ‘Il ragazzo della via Gluck’, la storia autobiografica di un cantante di enorme successo a neanche trent’anni: una canzone popolare e immensa, la periferia su cui incombeva “catrame e cemento”, il nodo alla gola, adesso quasi la commozione da cacciare via. Quasi passa la voglia di mangiare, Animale, con queste storie. “Ma sai, io sono un po’ inappetente. Claudia mi fa preparare quattro o cinque piatti ogni volta, per invogliarmi, ma senza troppo successo”.

Eppure la natura dovrebbe aiutare. Che bellezza, questa vita appartata, fra il verde, gli alberi. Chissà come viene fuori, da questo luogo idilliaco, lo spirito della tragedia, l’incubo della fine del mondo. “Che cosa devo dire, la fantasia non si ferma. Né la mia né quella del pubblico”. Si sente dire che l’Animale ha preparato un video scioccante per ‘Sognando Chernobyl’. “Il video è bellissimo, lunghissimo, dura come la canzone, ma sono un po’ incerto se mandarlo o no: perché temo che limiti la fantasia di chi ascolta. Temo che la gente non si spaventi abbastanza”. E allora, lo si vedrà o no? Un guizzo negli occhi: “Alla fine, forse è meglio che ognuno si immagini la catastrofe che vuole”. Quindi che cosa fai, non lo mandi? “Adesso me lo riguardo tutto per bene. E se mi fa abbastanza paura, lo mando”.

01/12/2008 - L’Espresso


nov 28 2008

[YouTube] Sognando Chernobyl (Versione Integrale)

CELENTANO, DA OGGI ONLINE VIDEO SHOCK INTEGRALE DI ‘SOGNANDO CHERNOBYL’

Immagine anteprima YouTube

Un video-shock su internet per la versione integrale di Sognando Chernobyl. Adriano Celentano sceglie ancora il web per lanciare il filmato di oltre 10 minuti del brano che, insieme a La cura di Franco Battiato, ha anticipato il best L’Animale, in uscita oggi, 28 novembre.
Il video è disponibile in streaming su tutti i più importanti portali web e telefonici fino alle ore 13 del 1 dicembre.

YouTube


nov 28 2008

Due Celentano in uno: esce L’Animale, il cd che guarda all’amore e al sociale

ROMA (27 novembre) - Amore e sociale. Per raccontare le sue due anime Adriano Celentano esce domani con L’animale, doppio cd con 28 brani che compongono un best album bitematico. Dentro anche due inediti: una versione de La cura di Franco Battiato, Sognando Chernobyl, un monito agli uomini che stanno distruggendo se stessi e il Pianeta, lanciato circa un mese fa sul web attraverso il videoclip.

La Cura, già in radio, è impreziosita da un nuovo arrangiamento realizzato ad hoc da Battiato e da una nuova parte di testo in latino. Poi ci sono tanti brani che hanno scritto la storia della musica italiana, da Storia d’amore a Una carezza in un pugno, fino ai più recenti L’emozione non ha voce, L’arcobaleno, Acqua e sale e Dormi amore.

Celentano riassume poi in una selezione di 14 brani il suo impegno sociale: si va dal Ragazzo della via Gluck e Un albero di 30 piani, al Mondo in Mi 7a, Svalutation, I want to know, fino a un irresistibile remix di Prisencolinensinainciusol. Ma ci sono anche brani di ultima produzione come I passi che facciamo e La situazione non è buona, anche titolo dell’ultimo show di Adriano, che dovrebbe tornare su Raiuno nell’autunno 2009.

In coincidenza con l’uscita di L’Animale, dalle ore 18 di domani alle ore 13 di lunedì 1 dicembre sarà disponibile su internet la versione integrale di Sognando Chernobyl, filmato shock di 10 minuti con immagini forti sulla pena di morte e sugli effetti di Chernobyl sugli esseri umani.

27/11/2008 - Il Messaggero


nov 28 2008

Esce ‘L’animale’ di Celentano Adriano diviso tra amore e sociale

DOPPIO ALBUM

I due cd contengono 14 tracce ciascuno: il primo raccoglie alcune tra i più bei brani d’amore del Molleggiato, il secondo si sofferma invece sulle ‘canzoni contro’ come ‘Il ragazzo della via Gluck’ e ‘Svalutation’

Roma, 27 novembre 2008 - In arrivo un super Celentano: esce il doppio album bitematico, intitolato ‘L’animale’, e da sabato sarà possibile vedere il video-choc di ‘Sognando Chernobyl’ nella versione integrale da 10 minuti. Il doppio cd del Molleggiato contiene 14 tra le sue più famose canzoni d’amore e 14 brani ‘contro’, cioè quelli che testimoniano il suo impegno sociale.

Il best album esce all’indomani del successo sul web del primo inedito ‘Sognando Chernobyl’, lanciato sul web attraverso le immagini del videoclip, e dal successo in radio de ‘La Cura’, il brano di Franco Battiato riarrangiato dallo stesso cantautore per Celentano.

Prodotto dal Clan Celentano, il ‘best of’ si articola, appunto, in due differenti cd a tema. Tra le 14 Canzoni d’Amore, brani che hanno scritto la storia della musica italiana, figurano classici come ‘Storia d’amore’ a ‘Una carezza in un pugno’, fino ai più recenti ‘L’emozione non ha voce’, ‘L’arcobaleno’, ‘Acqua e sale’, ‘Hai bucato la mia vita’ e ‘Dormi amore’.

Le 14 Canzoni Contro testimoniano, invece, l’impegno sociale del Molleggiato, un impegno che viene da lontano, da brani notissimi come ‘Il ragazzo della via Gluck’, ‘Un albero di 30 piani’, ‘Il mondo in Mi 7a’, ‘Svalutation’ e ‘I want to know’ a quelli di ultima produzione come ‘I passi che facciamo’ ad altri straordinari episodi riscoperti in questa antologia: basti pensare a ‘L’ultimo degli uccelli’, tratto dall’album ‘I mali del secolo’ del 1972, o ‘Uomo macchina’ che nel 1976 affrontava il tema dell’alienazione dell’individuo nella società moderna.

27/11/2008 - Quotidiano.net


nov 28 2008

L’Apocalisse di Celentano “Guerriero per il bene del mondo”

Il patron di Slow Food incontra il cantante alla vigilia dell’uscita del disco “L’animale”
Doppio cd antologico. Due inediti: “Sognando Chernobyl” e “La cura” di Franco Battiato

di CARLO PETRINI

MAMMA MIA zio, è la prima volta che ti sento così pessimista! Ti conosco da quando sono nata e mi sei sempre parso l’uomo più ottimista della terra, così quasi mi spaventi”. I limpidi occhi azzurri di Marta, la nipote venticinquenne di Adriano Celentano, lo guardano quasi come se non lo riconoscessero più. Abbiamo appena finito di ascoltare un’altra volta “Sognando Chernobyl”, l’inedito inserito nella nuova raccolta antologica “L’animale”.

Siamo a casa sua e lo zio Adriano risponde affettuoso: “Però se essere pessimisti spaventa, allora è un buon segno. Vuol dire che si smuove qualcosa. Chi si spaventa di solito è pronto a intervenire perché le cose possano cambiare”.
Celentano aveva appena finito di dire che, a forza di leggere notizie che riportano scenari catastrofici per il futuro, oggi è davvero difficile aver ancora fiducia: “Io mi illudo di dare un contributo, e spero che tanti altri lo facciano, ma ormai mi ritrovo pessimista sulle reali possibilità di un cambiamento”. Infatti Sognando Chernobyl è una suite di più di dieci minuti che potrebbe essere tranquillamente soprannominata “l’apocalisse secondo Adriano”.

A una musica ritmicamente “ossessiva” si sovrappongono rumori di crolli, tuoni, grida, mentre il ritornello non lascia spazio a dubbi: “Tutti quanti insieme salteremo in aria bum!”. Inizia come una preghiera, rivolgendosi a quel Dio cui Adriano fortemente crede, e in effetti continua a metà strada tra un requiem e una Geremiade biblica: “Mi sono immaginato il popolo, che è rappresentato dal coro che risponde, di fronte a un pazzo che gli parla, il giullare che lancia gli strali in uno scenario apocalittico” rivela Adriano.

C’è poco da stare allegri e soprattutto ce n’è per tutti: da chi uccide i bambini ai sindaci che con “le loro giunte meschine” sono i “mandanti di quelle colate di cemento che hanno seppellito gli orti e le bellezze dei navigli”. È un’invettiva contro i politici “pronuclearidi” e contro la pena di morte. “Ormai la Terra è contaminata dal calore forte dei disonesti” e un altro tema forte della canzone è il surriscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai, il mondo che finisce: con veemenza Adriano prosegue il percorso iniziato nel 1966 con “Il ragazzo della via Gluck”.

Con quel pezzo Celentano è probabilmente stato il primo artista rock al mondo a inserire temi ecologici all’interno delle sue canzoni. L’uscita di L’animale riafferma questa sua vocazione, essendo l’antologia divisa in due cd che contrappongono le canzoni d’amore del repertorio (con l’altro inedito, una versione di La cura di Battiato) a quelle contro, dell’impegno politico e della protesta. Si tratta di grandi classici che hanno anche 40 anni alle spalle, ma che rimangono di un’attualità sorprendente in questo particolare momento storico. Basti pensare a “Svalutation” o a “Mondo in Mi 7ª”.

Celentano prima ha portato e reso popolare il rock’n'roll in Italia, poi l’ha trasformato da musica di svago a strumento per lanciare messaggi forti; in seguito addirittura ha praticamente inventato il rap con “Prisencolinensinainciusol”: è sempre stato un artista “avanti” rispetto al suo tempo, un artista senza tempo. Non è un caso che nel ‘66 “Il ragazzo della via Gluck” suscitò l’interesse di un altro grande che sapeva mirabilmente vedere al di là del proprio orizzonte. Pierpaolo Pasolini lo cercò per girare un film sulla distruzione della vita contadina da parte dell’urbanizzazione ma poi non se ne fece nulla.

A quei tempi Antonio Cederna parlando di disfacimento urbanistico scriveva di “quartieri nemici dell’uomo”. “Ho sempre attaccato architetti, geometri, funzionari e i Comuni che massacrano i volti delle città. Anche la città dovrebbe riconciliarti con il mondo. Magari esci di casa e sei teso perché hai litigato con i tuoi familiari o hai dei problemi e cerchi qualcosa che ti restituisca il respiro, invece io esco, vado in città e mi incazzo ancora di più. Allora dico che sarebbe bene tornare a fare i contadini, la vera risorsa forse a questo punto è l’agricoltura”. È musica per le mie orecchie, ma come fare per questo ritorno?

Adriano vuole farmi vedere in anteprima il video di dieci minuti e mezzo di Sognando Chernobyl che sta terminando di montare in casa da sé, come un bravo artigiano. Le immagini nulla aggiungono e nulla tolgono al climax che la canzone stabilisce. Ci sono un paio di passaggi davvero forti ma mi colpiscono di più le parole che Adriano ha aggiunto al filmato rispetto a quelle del pezzo: “Solo l’utopia potrà salvare il mondo, se non è già troppo tardi”. Ecco il pessimismo che spaventa la nipote Marta: “Se è già difficile fare andare d’accordo poche persone in una famiglia o in una piccola comunità, come si fa a far andare d’accordo il mondo intero?”.

Gli riporto ciò che dissi alle comunità contadine di Terra Madre. “Chi semina utopia raccoglie realtà”, e il suo sorriso si fa sornione: “È vero, infatti se ascolti bene la canzone, alla fine, dopo che è saltato tutto in aria, c’è la parte di violoncello. È una voce solitaria, esile e dolce, che però dà speranza. In agricoltura si usano i semi, e i semi in sé contengono già il futuro, quel violoncello è come un seme che è sopravvissuto”.

A ben vedere quindi le vie d’uscita ci sono, e nel video a un certo punto si legge: “L’uomo deve ripulire il pianeta e recuperare le due anime di questo capolavoro sospeso nel cielo. Due anime senza le quali inevitabilmente il mondo precipita. Un tempo queste due anime, il passato e il futuro, erano legate dalla bellezza di un unico cordone ombelicale”.

Dico che secondo me è importante non dimenticare le tradizioni, la propria identità, avere memoria: “Io non disdegno il progresso - mi risponde - ma l’uomo si è gettato diretto nella sua corsa al progresso come un missile, dimenticandosi completamente di chi era, del suo passato: guarda a che punto siamo arrivati. Mi piace immaginare invece un mondo dove ci siano ponti che collegano queste due dimensioni, queste due anime, passato e futuro. È un po’ come dovrebbe essere una bella città. Ad esempio New York mi piace, e sono proprio i ponti che collegano la sua parte più moderna con ciò che c’è attorno che la tengono ferma nella realtà, nel suo presente, senza che volti le spalle a ciò che era”.

Adriano è un uomo che invece probabilmente ha fatto fatica a vivere nella sua realtà, sono cinquant’anni che è un idolo incontrastato. Quando chiunque ti vuole fermare per strada per stringerti la mano diventa difficile avere un’esistenza normale, una vita privata. Sono incuriosito da quest’aspetto della sua vita ma lui non sembra patirne più di tanto, ha i suoi modi di tenere i piedi ben piantati in terra.

Mi porta in una stanza dove c’è un tornio industriale: “Quando ho tempo mi rilasso e realizzo qualcosa, mi piace l’idea di costruire oggetti precisi, il pezzo di una macchina che funziona”. Adriano ha il tempo dentro e non è un caso che a 70 anni conservi la purezza di un bambino, quella purezza che gli fa raccontare le cose come stanno senza giri di parole. Quella purezza che in fondo è anche dell’animale. Da qui il titolo scelto per il disco: “È Lorenzo (Jovanotti) che mi definisce così, perché dice che ho l’istintività e la conseguente capacità di amare che hanno gli animali. Dire le cose come stanno o saper amare ha più a che fare con l’istinto che con altro. L’uomo infatti è più feroce degli animali”.

Parliamo d’amore allora: mi fa sentire la sua versione di La cura. Gli dico che se mentre la si sente si immagina che le parole invece di essere rivolte alla persona amata siano rivolte alla Terra, al nostro pianeta, il pezzo assume addirittura un significato più grande, diventa il contralto ideale allo scenario apocalittico di Sognando Chernobyl.

Adriano si illumina: “Infatti forse la vera cura ai mali del mondo resta l’amore, quel tipo di amore disinteressato che ti fa prendere cura delle cose, le conserva, le protegge, ne ha memoria”. Eccolo l’animale, quello che è meno feroce dell’uomo, che non spaventa, non fa paura. Marta lo sa: non siamo di fronte “all’apocalisse secondo Adriano”, ma l’artista senza tempo, con il tempo dentro, in realtà ci sta suggerendo la cura.

28/11/2008 - La Repubblica


nov 28 2008

L’animale: tracklist ufficiale

Di seguito riportiamo la tracklist (28 canzoni, di cui 2 inediti) dei due cd contenuti ne “L’animale”, il nuovo best di Adriano Celentano, in vendita a partire da oggi.


CD 1 (Amore)

  1. La cura - 2008
    (Franco Battiato)
  2. L’emozione non ha voce - 1999
    (Mogol - G. Bella)
  3. L’arcobaleno - 1999
    (Mogol - G. Bella)
  4. Storia d’amore - 1969
    (A. Celentano - Beretta - Del Prete)
  5. Più di un sogno - 2002
    (Mogol - G. Bella)
  6. Acqua e sale - 1998
    (Audio 2)
  7. Dormi amore - 2007
    (Mogol - G. Bella)
  8. Una carezza in un pugno - 1968
    (Beretta - Del Prete - G. Santercole)
  9. Apri il cuore - 2000
    (Mogol-Cheope/Gianni e Rosario Bella)
  10. Gelosia - 1999
    (Mogol - G. Bella)
  11. Hai bucato la mia vita - 2007
    (Mogol - G. Bella)
  12. Una rosa pericolosa - 1999
    (Mogol - A. Celentano)
  13. Angel - 1999
    (Matteo Di Franco)
  14. L’ultima donna che amo - 2004
    (Mogol - G. Bella)

CD 2 (Contro)

  1. Sognando Chernobyl - 2008
    (A. Celentano)
  2. La situazione non è buona - 2007
    (Francesco Tricarico)
  3. Mondo in mi 7a - 1966
    (A. Celentano - Mogol - Beretta - Del Prete - Detto)
  4. I passi che facciamo - 2002
    (L. De Crescenzo [Pacifico]/P. Leon)
  5. Il ragazzo della via Gluck - 1967
    (A. Celentano - Beretta - Del Prete - Detto)
  6. Svalutation - 1976
    (Santercole - Celentano - Pallavicini - Beretta)
  7. Io sono un uomo libero - 2000
    (Ivano Fossati)
  8. Prisencolinensinainciusol remix - 1995
    (A. Celentano) remix di Alex Party
  9. Aria… non sei più tu - 2007
    (Lorenzo Cherubini “Jovanotti”)
  10. Un albero di trenta piani - 1972
    (A. Celentano)
  11. C’è sempre un motivo - 2004
    (Carlo Mazzoni)
  12. I want to know - part I e II - 1976
    (Santercole - Celentano - Beretta)
  13. L’ultimo degli uccelli - 1972
    (A. Celentano)
  14. Uomo macchina - 1976
    (G. Santercole)

Andrea


nov 28 2008

«L’Italia può davvero diventare il Paese più onesto del mondo»

Milano Et voilà, Adriano Celentano stupisce anche questa volta. Pubblica un doppio cd con alcuni dei brani migliori della sua carriera, lo intitola L’animale, ne studia addirittura la copertina (con il sofisticato «lenticolare morphing» a 14 elementi) e poi divide il progetto in due parti: «Canzoni d’amore» e «Canzoni contro». D’altronde lui è così, lo straordinario cantore di un sentimento che in più di quarant’anni è cresciuto con lui dagli slanci dolci di Una carezza in un pugno alla consapevolezza amara di Hai bucato la mia vita. Ma è anche il visionario di Svalutation, il protoambientalista di Un albero di trenta piani, capolavori di sintesi, autentici j’accuse che in tanti anni non hanno perso un grammo della loro forza e, ascoltandoli oggi, conservano frenetico il loro vigore. In più, già che c’era, Celentano ha inserito ne L’animale due inediti, il forte Sognando Chernobyl e La cura di Battiato che illuminano di luce scura e amorevole un album capace di scendere fino in fondo all’animo tanto è intenso.
Caro Celentano, si presenta in modo «bitematico». In questi giorni, visto quello che sta succedendo, si sente più vicino alle «canzoni d’amore» o a quelle «contro»?
«Le canzoni d’amore sono dentro di me fin dalla nascita. L’amore è il motore che ci fa muovere. Senza di esso saremmo gelide statue di ghiaccio. Ed è proprio questa forza seriamente minacciata che mi ha spinto a scrivere una canzone come Sognando Chernobyl».
Con lei «La cura» sembra quasi una canzone nuova. Perché l’ha scelta e com’è andata con Battiato?
«Con Battiato è andata benissimo. Lui è un grande, l’ho sempre ammirato per tutte le cose che ha fatto, e La cura credo sia una delle più belle canzoni d’amore degli ultimi anni, fino a un secondo prima di Storia d’amore. L’idea è stata di Claudia e io ho subito detto sì. Battiato era felicissimo, tant’è vero che ha interrotto il suo lavoro in sala d’incisione per fare lui l’arrangiamento. Un giorno lo chiamo al telefono e gli dico: “Ciao Franco, sto incidendo il tuo pezzo, se per caso ti cambio la melodia su una parola ti incazzi molto?” Lui è scoppiato a ridere e mi ha detto: “Tu puoi fare quello che vuoi, stravolgere la canzone, cantare la fine prima dell’inizio”. La parola era: “e guarirai…”».
Nel brano «Sognando Chernobyl» c’è anche un neologismo: «pronuclearidi». Identifica quel tipo di politico favorevole all’energia nucleare. Anche Obama lo è, o almeno pare. Cosa pensa della sua elezione?
«Ho creduto in lui fin dall’inizio, in tempi non sospetti. Non credo sia favorevole al nucleare; ma se lo fosse, penserei che nessuno è perfetto. Nel suo sguardo si intravede l’uomo capace di ammettere i suoi errori, qualora ce ne fossero. Gesti che solo i grandi sanno fare. E io credo che Obama lo sia».
Un giorno qualcuno ha detto che lei ha dei «toni da San Francesco». Però in «Sognando Chernobyl» sembra più Iacopone da Todi.
«San Francesco rappresenta le fondamenta della scala celeste che porta a Dio. Iacopone da Todi che, difendendo a spada tratta il rigore della “regola di San Francesco” contro il volere di Bonifacio VIII che voleva invece attenuare questa regola, finisce prima scomunicato poi imprigionato. Sono lusingato quindi, per l’accostamento ai due personaggi. È bello avere i toni di San Francesco e la dolce spregiudicatezza di Iacopone da Todi. Alle nozze del fratello si presentò nudo cosparso di grasso rivoltato fra le piume. In Sognando Chernobyl lui potrebbe essere il giullare che canta la fine del mondo; mentre il gruppo spirituale con il quale si schierò contro Bonifacio VIII, il coro che invoca Dio per scongiurare la fine».
«Svalutation» e «I want to know» sembrano scritte oggi, soprattutto per i temi di cui trattano. Nella prima c’è il verso: «Ma quest’Italia qua/ se vuole sa/ che ce la farà». Ci crede ancora?
«Il momento che stiamo attraversando è talmente fragile che non riguarda soltanto l’Italia, ma tutto il mondo. La disonestà si è globalizzata a tal punto che tutti i paesi ne sono schiavi, compresa l’Italia. Sono del parere che i singoli paesi dovranno affrettarsi, prima che sia tardi, a percorrere due strade parallele: una, l’adesione assoluta all’Onu, deciso a salvare le generazioni future dal flagello di tutte le guerre e non sia mai di quella atomica. L’altra, combattere, ognuno nel proprio paese la disonestà senza lasciare spazio neanche alla più piccola che, pur se non perseguita, dev’essere per l’uomo un piccolo punto di vergogna. Gli italiani sono pigri, ma anche imprevedibili. Se capiscono il meccanismo e si impegnano potremmo diventare il Paese più onesto del mondo».
È stato annunciato che lei farà presto un altro show in televisione. Conferma?
«Qualcuno vuole spronarmi e lo ha deliberatamente annunciato. Certo mi piacerebbe. La voglia di giocare col pubblico e di spiazzare voi giornalisti è sempre stimolante. Ma devo pensarci».
I suoi programmi tv creano un gigantesco bacino di ascolto. Ma si dice che i suoi compensi siano nettamente inferiori rispetto a quelli di altri showman, anche suoi colleghi (come ad esempio Gianni Morandi).
«Non solo di Gianni Morandi ma anche di qualcuno inferiore a lui. Ma è giusto così. Ognuno pattuisce con il padrone quel che per lui ritiene giusto. Poiché il padrone, dice Gesù, “del suo, ognuno è libero di fare ciò che vuole”. E siccome quello che mi dà la Rai è giusto per il lavoro che devo fare, non capisco perché dovrei accusarla se a un altro ha dato di più».

28/11/2008 - Il Giornale


nov 28 2008

Celentano “Canto Cernobyl per dire no alla follia nucleare”

Ne “L’animale” brani d’amore e denunce ambientaliste

MARINELLA VENEGONI

MILANO - Un doppio Celentano, vitale e civile, sorridente e poi incattivito per le pessime condizioni del pianeta, compare sulla copertina lenticolare de L’animale in uscita oggi. Titolo suggerito da Jovanotti, il disco raccoglie le due anime dell’artista più italiano che ci sia: da una parte, 14 brani che hanno fatto sognare più generazioni, mentre le canzoni «contro» allineano i temi di una vocazione storica del Molleggiato ecologista. Ogni cd ha un inedito: nel primo La cura, riorchestrato per Adriano dallo stesso Battiato e più pop dell’originale; nel secondo, l’annunciata, lunga e feroce suite salmodiante Sognando Cernobyl, sul web da stasera per tre giorni: 11 minuti di immagini che l’autore definisce «devastanti».

Sognando Cernobyl appartiene alla sua vasta ispirazione di ecologista ante litteram. Fra i disastri da lei cantati, l’effetto serra, la contaminazione da scorie nucleari, la pena di morte, gli incendi dolosi, le colate di cemento. Che cosa ha fatto scattare l’ispirazione?
«I fatti sono tanti, come può sentire nel brano, ma quello più preciso che mi ha spinto, dopo tanto tempo, a scrivere una canzone come Sognando Cernobyl è stato quando il Governo, con disinvolta irresponsabilità, ha annunciato la costruzione di nuove centrali nucleari. Ma, a parte questo, alla base di tutto c’è la spaventosa disonestà dell’uomo, la cui via è inesorabilmente diretta verso il baratro. E allora anche il clima si incazza…».

Lei è stato il primo a parlare di paesaggio deturpato e di vita rovinata dal cemento già nei Sessanta, quando nessuno ci pensava. Quale è stata la primissima canzone che ha scritto sull’argomento?
«La prima è stata Il ragazzo della via Gluck, un brano autobiografico dove racconto il trauma subito quando dai campi della via Gluck sono stato catapultato in pieno centro di Milano. Da lì ho cominciato a osservare l’habitat dei diversi rioni, dove qua e là si vedevano già grandi i segni MALEFICI dei costruttori che accerchiavano e strangolavano la città con la loro devastante ottusità. Così mi divertivo a girarla, questa Milano, che un tempo era una delle più belle città d’Europa. Giravo e fantasticavo sulle costruzioni da lasciare e quelle da buttare giù. È questa, secondo me, la cosa cui darei la priorità se fossi un capo di governo. Perché in essa è racchiusa la chiave per risolvere tutte le cose. Ma per fare questo bisogna prendere a calci la “voglia di potere”. E i politici non ce la fanno…».

Chi ha più responsabilità in questo campo? I politici, gli scienziati, i geometri-architetti-ingegneri, i Comuni? Noi tutti?
«La cosa che più di tutte mi intristisce è l’accettazione della gente. La gente accetta il brutto. Il brutto che il politico le rifila. Lo accetta, pur consapevole che lontano dalla bellezza ci si ammala, si diventa apatici, pallidi e opachi. Chi mi fa indignare invece, sono i comuni. Non soltanto quello di Milano e i sindaci che dal Dopoguerra si sono susseguiti nella distruzione di quella creatura che fu, “la bella ambrosiana”. Ma i comuni di tutto il mondo. Sono loro i mandanti del massacro. Poi c’è la crisi, e tutti pensano che sia solo un fatto economico. Mentre invece non è che un derivato della confusione mentale dell’uomo cosiddetto moderno. Sono del parere che se quest’uomo non si volta indietro a guardare quel se stesso che nel corso dei secoli ha perso per strada e che con disprezzo chiamava “antico”, non ce la farà a rimettere insieme i pensieri che lo fanno camminare. Ma nel caso trovasse la forza di voltarsi, la prima picconata, tanto per fare un esempio simbolo che vale per tutte le città del mondo, la si deve dare al nuovo ossario in costruzione a Milano, che chiamano il nuovo Pirellone, e ridare la vista alle persone di quella casa che hanno nazisticamente imprigionato. Dalle loro finestre vedevano il Monte Rosa. Ora sono chiusi dentro, imbottigliati nell’ombra cemento, dove persino al sole è vietato l’accesso».

La cura di Battiato è una canzone difficile da cantare. Come l’ha scelta, e perché?
«Non l’ho scelta. Un giorno Claudia mi parlò di questa canzone che fu un grande successo di Battiato e che conoscevo. Dissi subito di sì, mi piaceva l’idea e La cura credo sia una delle più belle canzoni d’amore degli ultimi trent’anni. La mia “Storia d’amore” è stata fatta quarant’anni fa…».

Si sente spesso parlare di un suo ritorno in tv. È vero?
«Qualcuno ha dato questa notizia… forse per spronarmi in caso mi fossi dimenticato. Ma non lo so. La voglia di giocare non mi manca, e giocare col pubblico è una delle cose che più mi divertono. Però non lo so, devo pensarci».

28/11/2008 - La Stampa


nov 28 2008

Celentano: sì, sono un animale (che non può vivere in gabbia)

LA NUOVA RACCOLTA: ESCE L’ALBUM CON L’INQUIETANTE «SOGNANDO CHERNOBYL»

«Ecco il mio grido disperato per come vanno le cose sulla Terra»

MILANO — Celentano è un animale. È lui a definirsi così e a dare questo titolo a una doppia raccolta, «L’animale» appunto, in uscita venerdì. Un cd contiene canzoni d’amore, il secondo quelle impegnate. Doppia anima anche per la copertina con due immagini sovrapposte: la foto di Adriano e un autoritratto in versione animalesca. L’idea del titolo, confessa Celentano, è di Jovanotti: «Forse Lorenzo ha visto in me l’istinto della “salvaguardia” della specie e del territorio». A quale bestia si sente di assomigliare? «Tranne le zanzare, vorrei essere tanti animali perché ognuno ha una ragione per esistere. Per il mio forte senso di libertà e ribellione mi piacerebbe essere una rondine e tutti quegli animali che non possono vivere in gabbia».

Fra i tanti classici sono due le novità della raccolta. Una cover di «La cura» di Franco Battiato e l’inedita «Sognando Chernobyl», brano ecologista e apocalittico. «”La cura” è la più bella canzone d’amore e spiritualità. Battiato parla di un amore fatto di sentimenti apparentemente meno passionali - come la tenerezza, prendersi cura della persona amata, proteggerla fino a credere di riuscire a non farla invecchiare - mentre sono la forza dell’amore vero. Franco è uno dei miei preferiti con De Andrè. Credo che ci unisca la ricerca di sperimentare, di essere quelli che siamo».

«Sognando Chernobyl» sembra la versione aggiornata del «Ragazzo della via Gluck» che in tempi non sospetti lanciò l’allarme cementificazione. «È l’ennesimo grido disperato e incazzato, forse anche utopistico visto come vanno le cose, per tentare di far capire fino a che punto l’uomo e la sua sete di potere malato potrebbero distruggere il Pianeta. Sono sempre stato ottimista nella mia vita ma oggi è difficile. Quando iniziai a “cantare” i miei timori per la cementificazione indiscriminata e iniqua, tentando di evidenziare il pericolo di violenza e ingiustizia che tutto questo avrebbe portato, incluse le malattie per l’inquinamento, non fui preso seriamente ma come un simpatico cantante un po’ esuberante con il “vizio” di scherzare su tutto. Anche su temi sui quali non avevo il diritto e la conoscenza (o forse la cultura?!) per trattarli. Infatti oggi si vede chi avrebbe dovuto occuparsi di questi problemi con quanta serietà e onestà lo ha fatto e lo sta facendo! “Sognando Chernobyl”è la continuazione anche del “Mondo in Mi7a”, “Svalutation”, “Il re degli ignoranti”, “I want to know”, “Miseria nera”… includo anche il film
Yuppi Du, che ho voluto scrivere e realizzare per gli stessi motivi. Purtroppo però l’uomo non è un Animale. È “soltanto” feroce e stupido ».

Con un anteprima video prima e con la versione integrale che sarà in rete da oggi ha usato internet per lanciare «Sognando Chernobyl ». Adriano spiega così il suo rapporto con la rete: «Le radio non la avrebbero suonata. Hanno altre logiche… che in parte per me sono oscure. La Rete mi ha permesso di far conoscere questa canzone. Dura 10 minuti e 40″ e le radio, si sa, non hanno pazienza. Ho un buon rapporto con la Rete. Sono portato per natura a guardare al futuro e le innovazioni mi piacciono. Non so se Internet sia il vero luogo della democrazia ma qualcosa di molto simile, sì».

A cavallo fra gli Anni 60-70 le canzoni hanno contribuito al cambiamento sociale. Oggi non sembrano più avere la stessa forza. «Anche io credo che allora sia andata così e che oggi si sia persa la voglia e il coraggio di riaffrontare certi problemi che stanno sotto gli occhi di tutti.

Forse siamo più cinici ed egoisti, ma non i ragazzi. Io ripongo in loro tutta la mia speranza affinché trovino la forza di cambiare questo mondo ingiusto che non va per niente bene ».
Celentano è anche uomo di tv. Come vede lo stato di salute della Rai? «Guardando la maggior parte dei programmi non è buono. Però la Rai avrebbe tutto per “guarire”, ha cultura, storia, esperienza. E, soprattutto, può guarire rimanendo una televisione pubblica. Certo lo spettacolo politico di questi giorni tra Vigilanza e Cda in scadenza che non “scade” mai è la dimostrazione che la malattia della Rai rischia di diventare cronica». La rivedremo su Raiuno? «Per il mio ritorno in tv, ancora non ho deciso».

Andrea Laffranchi

28/11/2008 - Corriere della Sera