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dic 4 2011

“Giovani schiavi dei politici che hanno distrutto il Paese”

Celentano alla kermesse organizzata da Grillo per gli alluvionati

TEODORO CHIARELLI

Di nuovo sul palco Dopo un silenzio di quasi 17 anni il «molleggiato» è tornato a cantare a Genova per raccogliere fondi per gli alluvionati. Con lui anche Gino Paoli, Antonacci e don Gallo. Il numero di conto corrente per chi volesse fare una donazione è: Iban IT33 I061 7501 4260 0000 2390 380 intestato «P.A. Croce Verde Pegliese per Genova».

INVIATO A GENOVA
Biagio canta, Beppe parla, Adriano… non si sa», recita la locandina appesa sui muri dei palazzoni popolari. Ebbene sì, Celentano c’è, è lì sul palco con Antonacci e Grillo, Gino Paoli e don Andrea Gallo, prete da marciapiede. E parla il molleggiato, duetta, si lancia in uno dei suoi celebri sermoni. E canta. Dopo diciassette anni, due canzoni in pubblico. Un happening, uno show, una grande, straordinaria serata ieri a Genova nel nome della solidarietà e a sostegno di chi è stato colpito dalla recente, tragica alluvione. Metti una sera nell’estremo ponente di Genova, al Cep, acronimo di «Centro Edilizia Popolare», micidiale risultato della santa allenaza fra i famelici costruttori genovesi e il centro sinistra degli anni Settanta.

«Celentano non va in tv da Fiorello, 12 milioni di spettatori e viene qui, al PalaCep: è una cosa straordinaria», urla Grillo dal palco, mandando in visibilio i duemila che si sono arrampicati fin quassù. E Adriano si presenta sul palco. Vestito di scuro, sorridente, si inchina davanti al pubblico. Arringa la platea, soprattutto i giovani. «Voi giovani non potete sognare perché siete schiavi degli immobiliaristi, degli imprenditori, degli industriali che quando perdono un centesimo di profitto non hanno scrupolo a lasciare a casa migliaia di operai». E ancora: «Non potete sognare perché siete schiavi di una destra corrotta colpevole di aver massacrato l’Italia e siete schiavi di una sinistra che quanto a corruzione non ha niente da invidiare alla destra. Come fate a sognare?».

Poi l’attualità. «Adesso il governo Monti ci dice che dobbiamo fare sacrifici. In effetti la crisi c’è, abbiamo un debito pubblico alle stelle. E chi ci rimette? La povera gente. Io sarei favorevole alla matrimoniale…». «Patrimoniale», lo interrompe Grillo. «No, no – fa Celentano – Quella era con l’altro governo. Ora si chiama matrimoniale». E per finire, una frecciata «a quel pazzo del ministro dell’Ambiente, che è favorevole al nucleare. Non si era accorto del referendum: lui non c’era, dicono che stava dormendo».

Per l’Adriano nazionale una standing ovation. Celentano è travolto dall’affetto dei ragazzi che cantano a squarciagola «Il ragazzo della via Gluck». Adriano si commuove, non voleva cantare, ma interviene don Gallo «che qualche volta fa anche i miracoli». Celentano si lascia andare: «Se me lo chiede don Gallo, canto». Così si lancia in un frenetico rock ‘n roll, con l’anziano sacerdote che si dimena come un ragazzino. Poi finalmente intona: «Questa è la storia di uno di noi, nato anche lui per caso in via Gluck». E’ l’apoteosi. La parabola della cementificazione e della natura derubata. Quello che in fondo è successo in Liguria. Cantano tutti. In un angolo del palco un coro d’eccezione: Paoli, Antonacci, Grillo e don Gallo. E’ veramente commmosso il “molleggiato”: «Sono diciassette anni che non salivo su un palco. Ma vi prometto che tornerò».

In apertura di serata Grillo ha ricordato la Genova di quando era bambino («davanti alla mia casa viveva il killer Donato Bilancia, ma la mia mamma mi diceva “Beppe, se fai tardi, fatti accompagnare da Donatino che sto più tranquilla”»). Poi tocca a don Gallo, il leader della comunità di San Benedetto al porto. A Biagio Antonacci il compito di aprire le danze, scaldando duemila del tendone prima con un omaggio al cantautore genovese Bruno Lauzi, poi offrendo i suoi brani più noti come «Se io, se lei» e «Ma che vita è». «Questa non dev’essere beneficenza – dice ma solidarietà». Dopo Antonacci, Gino Paoli che ha battibeccato con Beppe Grillo prima di intonare le bellissime «Senza fine» e «Sapore di sale». Una serata magica e un quartiere che si fa promotore di solidarietà, per gli alluvionati della città.

04/12/2011 – La Stampa


dic 4 2011

Celentano canta per Genova alluvionata

Show con Grillo, Paoli e Antonacci a favore delle vittime del maltempo.

Non poteva non esserci, lui che ha fatto dei temi dell’ambiente il suo personale pentagramma. Sorpresa-Celentano a Genova, che è uscito finalmente dal suo amato riserbo sollecitato da Beppe Grillo dopo un silenzio, sui palchi si intende, durato quasi 14 anni. Ha scelto di andare al PalaCep Pianacci, estrema periferia di Genova, per la kermesse che lo vedeva insieme a Beppe Grillo, Gino Paoli e Biagio Antonacci per una serata in favore delle vittime dell’alluvione del 4 novembre.

Gino Paoli, Beppe Grillo e Adriano Celentano
(© Ansa) Gino Paoli, Beppe Grillo e Adriano Celentano.

LA VIA GLUCK DELLA LIGURIA. Ha cantato Celentano, e ha commosso tutti, con il Ragazzo della via Gluck, accompagnato dal pubblico. Testimonial carismatico di chi, a un mese dal fiume di fango che ha ucciso sei persone di cui due bambini, ha deciso di partecipare a una serata sotto il tendone di una periferia per aiutare chi ha perso tutto. «Trova case su case, case e cemento, là dove c’era l’erba ora c’è una città», ha cantato. La parabola della cementificazione e della natura derubata. Quello che in fondo è successo in Liguria dove la natura si è ripresa i suoi spazi, uccidendo e sfasciando tutto ciò che era stato costruito.

Grillo contro la Siae: «Hanno voluto il 10% sulle canzoni, qui gli artisti son venuti gratis»

Gino Paoli, Beppe Grillo e Adriano Celentano
(© Ansa) Gino Paoli, Beppe Grillo e Adriano Celentano.

Prima è stato Grillo a affascinare gli oltre 1500 presenti con la sua consueta, ferocissima dialettica accompagnata per un tratto dallo swing dei ‘Locomotive’. Grillo, che ha ricordato la Genova di quando era bambino – «davanti alla mia casa viveva il killer Donato Bilancia, ma la mia mamma mi diceva ‘Beppe, se fai tardi, fatti accompagnare da Donatino che sto piu’ tranquilla» -, che ha attaccato la Siae perché per la serata di beneficenza ha preteso il 10% sui brani – «e io li ho mandati a fanculo perché qui gli artisti sono venuti gratis» – ha poi introdotto don Gallo, il leader della comunità di san Benedetto al porto che a sua volta ha ‘salutato’ la Siae.

NON È BENEFICIENZA, È SOLIDARIETÀ. A Biagio Antonacci il compito di ‘aprire le danze’, scaldando il pubblico, prima con un omaggio al celebre cantautore genovese Bruno Lauzi e offrendo i suoi brani più noti. «Questa non dev’essere beneficenza», ha detto Antonacci. ma dev’essere solidarietà. E lancio un appello a tutti gli artisti, che si mobilitino».

Gino Paoli, Beppe Grillo e Adriano Celentano
(© Ansa) Grillo e Celentano insieme sul palco di Genova.

Dopo Antonacci, Gino Paoli che ha battibeccato con Beppe Grillo prima di intonare le bellissime Senza fine e Sapore di sale. Una standing ovation infine ha accolto Adriano Celentano: vestito di nero, è stato travolto dall’affetto dei ragazzi che hanno cantato Il ragazzo della via Gluck. Celentano si è commosso: non voleva cantare ma «don Gallo fa il miracolo». Così, prima ha accennato a un rock ‘n roll accompagnato dall’improbabile Grillo-pianista poi ha cantato: «Sono 17 anni che non salivo su un palco. Ma vi prometto che tornerò». Genova lo aspetta.

04/12/2011 – Lettera43.it


dic 4 2011

Celentano per Genova ferita: “Fatevi contagiare dall’onestà”

Dopo 17 anni che non saliva su un palco per incontrare dal vivo il pubblico, il “molleggiato” interviene all’appuntamento per la città alluvionata. Canta “Il ragazzo della via Gluck” e insegna: “Il pericolo viene da chi guadagna. Non seppelliamo il sogno italiano”. E Grillo se la prende con la Siae: “Ha chiesto il 10% sui brani ma io li ho mandati a ramengo”
di NADIA CAMPINI

Celentano per Genova ferita 'Fatevi contagiare dall'onestà'

Molti fino all’ultimo non ci credevano, invece alla fine è arrivato anche lui, Adriano Celentano, il molleggiato, che ha detto di no a Fiorello e dodici milioni di spettatori in tv per venire fino a Pianacci, sulle alture del Ponente, una periferia che si sta riscattando, per una serata di parole, musica e solidarietà in favore degli alluvionati di Genova.

E nonostante la promessa di non cantare si fa pure convincere da don Andrea Gallo, il “prete partigiano”, e canta con don Gallo che balla sul palco. “Erano diciassette anni che non salivo sul palco _ ammetterà poi _ c’è voluto mister quattro e mezzo per cento”, dice, prendendo in giro Grillo con il suo movimento Cinquestelle.

Adriano si scatena con “Il ragazzo della via Gluck”, dopo una delle sue prediche graffianti declinate questa volta sul cemento di Genova. “C’è l’uomo che guadagna e quello che non guadagna _ attacca Celentano _ e il pericolo viene da quello che guadagna”.

E prosegue: “Noi non siamo quei becchini che hanno seppellito il sogno italiano. Voi non potete sognare, siete schiavi degli immobiliaristi, degli imprenditori che appena il profitto scende non ci pensano di lasciare a casa migliaia di operai, siete schiavi di una destra corrotta colpevole di aver massacrato l’Italia che ha le origini nella Dc, ma che non è solo di destra ma anche di sinistra… Come fate a sognare, perché sarete subissati dagli incubi di una Genova soffocata dal cemento”.

Celentano racconta l’alluvione di Genova, di Messina, delle Cinque Terre come di un incubo, per dire che “dobbiamo convincere i governi di destra e sinistra che il lavoro più divertente di un politico è quello di agire con onestà per il bene del paese”. E parla del “virus dell’onestà come un virus benefico che può contagliare un intero popolo”.

Parla del debito pubblico, e si dice convinto che è giusto se non ci rimette solo la povera gente. “Sono favorevole alla matrimoniale”; Grillo lo corregge, ma lui insiste, “matimoniale o matriciana non ricordo più”, e se la prende con “quel pazzo del ministro dell’ambiente che si è addormentato quando si è fatto il referendum sul nucleare”.

Al Palacep erano arrivati in 1.500, rispondendo all’appello dell’associazione Pianacci per ascoltare Beppe Grillo, Gino Paoli, Celentano e Biagio Antonacci, con Grillo a fare da mattatore. E’ stato lui a affascinare per primo il pubblico raccolto sotto il tendone del PalaCep con la consueta, ferocissima dialettica. Grillo, che ha ricordato la Genova di quando era bambino (“davanti alla mia casa viveva il serial killer Donato Bilancia, ma la mia mamma mi diceva ‘Beppe, se fai tardi, fatti accompagnare da Donatino che sto piu’ tranquilla”), che ha attaccato la Siae perché per la serata di beneficenza ha preteso il 10% sui brani (“e io li ho mandati a fanculo perchè qui gli artisti sono venuti gratis”), che ha introdotto don Gallo, il leader della comunità di San Benedetto al porto che a sua volta ha ‘salutato’ la Siae. Grillo se l’è presa anche con il cardinal Angelo Bagnasco “e i suoi bodyguard”: “Una volta gli ho detto: cardinale, se Gesù Cristo avesse avuto 12 guardie private al posto dei dodici apostoli, a quest’ora non sarebbe stato crocifisso, non ci sarebbe stato il Cristianesimo e lei ora sarebbe senza lavoro”.

03/12/2011 – La Repubblica


set 4 2011

Via Gluck, la strada simbolo dove Adriano lasciò il cuore

Negli anni Cinquanta l’erba, poi cemento e capannoni. E ora una nuova mutazione con la metropoli multietnica. Da qui sono andati via il barbiere, la sarta, la merciaia
di CARLO BRAMBILLA
Via Gluck, la strada simbolo dove Adriano lasciò il cuore
«Là dove c’era l’erba ora c’è una città… E quella casa in mezzo al verde, ormai, dove sarà…». Pier Paolo Pasolini è stato a un passo da trasformare in film la storia autobiografica di quel ragazzo, «anche lui nato per caso in via Gluck», portata al Festival di Sanremo nel ‘66 da Adriano Celentano. Il grande scrittore-poeta-regista era rimasto affascinato dalla semplicità folgorante di quella straordinaria ballata antimoderna. Una denuncia ambientalista delle disastrose speculazioni edilizie degli anni ‘60, fatta due anni prima che scoppiasse il ‘68. Una canzonetta “pasolinana”, sull’industrializzazione che snatura il tessuto antropologico delle metropoli e distrugge le relazioni umane. Il regista e il cantante s’incontrarono più di una volta per lavorare al progetto. Venne stesa perfino la sceneggiatura, poi non se ne fece nulla.

Oggi via Gluck è una strada stretta e lunga, dimenticata, abitata in massima parte da extracomunitari arabi e cinesi (ci sono ben tre centri massaggi). Una strada a senso unico da cui non capita mai di passare, a meno che non si voglia proprio andare lì. Una via tranquilla che dal trafficatissimo viale Lunigiana piega verso Greco e la Martesana, a due passi dal muraglione della Stazione Centrale, dalla parte di via Sammartini. La casa dove è nato Celentano il 6 gennaio del 1938, ultimo di cinque figli di Leontino e Giuditta, immigrati pugliesi, è ancora lì, quasi identica a com’era allora, al numero 14. Una palazzina degradata, color grigio e nocciola, su tre piani, molto povera, in stato di semiabbandono. I Celentano abitavano in cortile, a piano terra, di fronte all’uscio del bagno comune, che c’è ancora. Qua e là qualche giocattolo lasciato in terra e un paio di vecchie biciclette contro al muro. Gli stranieri che ci abitano nulla sanno del ragazzo della via Gluck, di Celentano e di una celebre canzonetta entrata nella storia del costume di Milano.

Racconta Hans Bickler, 79 anni, di origine tedesca, che da 50 abita all’angolo con via Gluck e ha qui un ufficio di importexport: «Ricordo perfettamente i prati e l’aperta campagna di quando sono arrivato qui dalla Germania. Ricordo le pecore che pascolavano qui vicino, in via Zuccoli e via Lesa, verso il quartiere di Greco, allora nettamente separato da Milano. Ricordo gli zampognari d’Abruzzo che si radunavano a Natale sotto casa mia. Il quartiere ha cambiato completamente la sua fisionomia proprio nel corso degli anni Sessanta, fino alla completa fusione edilizia tra Greco e Milano».

Oggi là dove c’era la città industriale è avvenuta una nuova mutazione, è arrivata la metropoli multietnica. Non c’è più il falegname, se ne sono andati il barbiere, la sarta, la merciaia. Resistono però ben tre ristoranti di pesce, una tradizione legata al fatto che fino a pochi anni a via Sammartini c’era il mercato ittico milanese. Trattoria storica, che ha sede qui da più di 50 anni, quando si chiamava «Terzilio», è quella che oggi ha preso il nome di «Antica Osteria di via Gluck», proprio a fianco della casa natale di Celentano. «Qui vengono ancora a mangiare, ogni tanto, quelli del Clan — assicura il responsabile del locale, Guglielmo Papetti — Dal giardino, dove si può cenare all’aperto, si vede perfettamente casa Celentano. E siamo spesso meta di fans che vogliono mangiare chiedendo di ascoltare, naturalmente, Il ragazzo della via Gluck. Chi fosse poi questo Gluck nessuno lo sa. Sulla targa della via si legge Cristoforo Gluck, musicista. E molti sono convinti abbia ha scritto le musiche per Celentano». Cristoph Gluck (1714-1787) è in realtà il noto compositore tedesco, operista e grande rappresentante del classicismo.

Quando Celentano presenta per la prima volta a Sanremo Il ragazzo della via Gluck, in coppia con il Trio del Clan (Gino Santercole, Ico Cerutti e Pilade), si classifica agli ultimi posti. Avrà però un clamoroso successo di vendite, grazie anche alle parole di Miki Del Prete e Luciano Beretta, che raccontano particolari della sua vera storia: nato in via Gluck, a 13 anni, nel 1951, trasloca con la famiglia in via Cesare Correnti. È lui che «un giorno disse vado in città. E lo diceva mentre piangeva». «Mio caro amico, disse, qui sono nato, e in questa strada lascio il mio cuore. Ma come fai a non capire, è una fortuna per voi che restate, a piedi nudi a giocare nei prati, mentre là in centro respiro il cemento».

Il ragazzo Celentano si trasferisce nel cuore della città, ma non ne vuole sapere di tagliare i ponti con via Gluck. Ogni giorno attraversa Milano per andare a salutare i suoi vecchi amici. Anni dopo, però, la famiglia torna per fortuna a vivere in quartiere, in via Zuretti 47, una strada che corre parallela alla via Gluck. È il passaggio biografico annunciato nella canzone: «Ma verrà un giorno che ritornerò, ancora qui, e sentirò l’amico treno che fischia così, «wa wa»». In effetti il rumore dei treni della stazione Centrale, a due passi, si sente decisamente ancora. Fino al disastro antropologico che Pasolini avrebbe voluto portare sullo schermo: «Passano gli anni, ma otto son lunghi, però quel ragazzo ne ha fatta di strada, ma non si scorda la sua prima casa, ora coi soldi lui può comperarla». Ma i soldi, naturalmente, non sono tutto, denuncia il predicatore Celentano. E infatti: «Torna e non trova gli amici che aveva, solo case su case, catrame e cemento…» Conclusione: «Se andiamo avanti così, chissà come si farà. Chissà…».

04/09/2011 – La Repubblica


giu 1 2011

Piazza Puglia Tricolore: i baby imbianchini della “Garibaldi” e dell’ “Alfieri”

Lodevole iniziativa degli allievi dei due istituti foggiani nell’ambito della settimana culturale organizzata dal consiglio comunale dei ragazzi. Grande successo per la manifestazione “Tricolore in piazza”

Tricolore in Piazza Puglia

Hanno intonato “Il ragazzo della via Gluck” di Adriano Celentano e, allo slogan di “Là dove c’era l’erba ora c’è una città”, armati di pennelli e secchielli, hanno verniciato le panchine di Piazza Puglia con i colori del tricolore. Sono gli allievi delle scuole foggiane “Garibaldi” ed “Alfieri” che questa mattina hanno dato vita ad una gioiosa manifestazione dal titolo “Tricolore in piazza” in collaborazione con l’assessore comunale all’Ambiente e Verde Pubblico.

Si tratta dell’appuntamento conclusivo di una settimana di eventi promossi dal consiglio comunale dei ragazzi a tutela dell’ambiente e della propria città che va a chiudere un intenso anno di attività consiliare dei più piccoli. “Realizziamo la nostra città”: sotto questo slogan si sono concentrate una serie di iniziative che hanno ricordato anche il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, permettendo ai più piccoli di scoprire volti e storie dei loro concittadini, dal risorgimento ad oggi, ma anche il ruolo della donna, quello della comunicazione ed il rispetto e per l’ambiente. Si chiude dunque con lo sguardo al futuro, con il desiderio di una città più pulita sotto tutti i punti di vista.

E i giovanissimi decidono esserci, di scendere in campo, di dare l’esempio. Grembiulino, berretto e pennello (gentilmente offerti da una cartoleria foggiana): le mani scorrono sulle panchine abbandonate di piazza Puglia mentre altri, sotto lo sguardo vigile e compiaciuto delle insegnanti e del baby assessore all’Ambiente Anna Clemente, raccolgono ogni sorta di spazzatura lasciata marcire sotto il sole dall’incuria dei foggiani: lattine, carte, cicche di sigarette, etc … Nel giro di un paio d’ore Piazza Puglia prende nuova vita e inizia a respirare. Un monito ai più grandi del baby sindaco, Laura Palumbo: “Rispettate questa piazza”, e l’arrivederci a settembre, alla ripresa delle attività scolastiche. Nella speranza di ritrovare questa piazza così come lasciata stamane, pulita e decorosa.

di Giovanna Greco

30/05/2011 – FoggiaToday.it


apr 30 2011

“Celentano? E’ l’unica vera minaccia per Berlusconi.” Parola dei blogger russi

Nel paese che ricorda i 25 anni dalla tragedia di Chernobyl il tema del nucleare è molto sentito. Così, complice la popolarità del Molleggiato a Mosca, su numerosi blog è stata ripresa la lettera pubblicata ieri dal Fatto Quotidiano

Adriano Celentano è popolare anche in Russia? La risposta è sì, visto che la lettera pubblicata ieri dal Molleggiato su Il Fatto quotidiano è rimbalzata dopo poche ore sulla piattaforma blog “zhivoj zhurnal”, molto frequentata dagli “smanettoni” russi. All’ecologista “ragazzo della via Gluck” che ha invitato gli italiani a votare i referendum, primo fra tutti quello contro il nucleare, i blogger russi, ma anche il giornale on line Gazeta, esprimono il loro pieno appoggio all’iniziativa.

“Grazie alla sua enorme autorità tra gli italiani, Celentano è l’unica significativa minaccia per Berlusconi”, scrive “waynetus” sotto il post “Celentano vs Berlusconi”, in versione cirillica. “La lettera aperta di Celentano è la dimostrazione che il popolo non ne può più di Berlusconi e la pazienza è ormai giunta al limite”. “Il famoso cantante e attore Adriano Celentano, con una lettera aperta a Il Fatto quotidiano, lancia un appello al popolo d’Italia perché vada a votare e rovesci Berlusconi”, è l’incipit della Gazeta, postato da “yanews” che non manca di definire “bugiardo” il Cavaliere. Anche il sito rosbalt.ru pubblica brani della lettera del “leggendario musicista italiano”, definito addirittura “autorità morale”, che così bene ha bacchettato pubblicamente il Cavaliere non solo per il tentativo di imbrogliare sui referendum ma anche sulle ormai note “marokkanskie” vicende (Ruby Rubacuori).

Gli utenti e blogger russi non rimangono indifferenti, ovviamente, alle questioni nucleari contenute nella missiva. Inevitabile, nel 25° anniversario della tragedia di Chernobyl che il destino ha voluto far coincidere con il dramma giapponese di Fukushima. Celentano non l’ha mai dimenticato tanto che tre anni fa scrisse un brano dedicato al tragico evento, “Sognando Chernobyl” (“Sognando Chernobyl e i figli suoi già sparsi in tutto il mondo”, è il refrain), lungo 10 minuti, contenuto nell’album “L’animale”. Ma il successo, in Russia, l’aveva ottenuto più con “Svalutation” o “Prisincolinensinainciùsol”, piuttosto che con “Azzurro” e “Chi non lavora non fa l’amore”. E’ talmente popolare che all’ultimo Capodanno i russi avevano organizzato feste in stile anni ’70, quando da quelle parti c’era ancora l’Urss, dove le hits più gettonate, oltre a quelle di Beatles e Rolling Stones, erano principalmente quelle di Adriano Celentano.

E quindi “Grande Celentano!”, conclude il suo commento la lettrice “Zelenova” sul post del blog. “Colpa degli italiani che ancora non hanno compreso il cattivo gusto di Berlusconi. Persino Gheddafi è meglio di lui. Non parliamo poi di Celentano”.

di Giancarlo Castelli

30/04/2011 – Il Fatto Quotidiano


mar 17 2011

Firenze: Renzi, ‘Ragazzo della via Gluck’ inno piano strutturale

(ASCA) – Firenze, 16 mar – ‘Il ragazzo della via Gluck’ di Adriano Celentano diventa ”l’inno ufficiale del piano strutturale di Firenze, adottato a dicembre e che approveremo in via definitiva nelle prossime settimane”.

Lo afferma il sindaco di Firenze Matteo Renzi, nella sua newsletter settimanale.

”Sono grato ad Adriano Celentano. Oggi sul ‘Corriere della Sera’ scrive che il nostro piano strutturale a volumi zero e’ un passo importante: ”L’unica buona notizia che galleggia in questo mare di annegati e che mi ha sorprendentemente colpito, e’ cio’ che di veramente buono sta facendo il sindaco Matteo Renzi nella sua Firenze. Finalmente uno che ha intuito cosa c’e’ nel cuore della gente. E che ha il coraggio di dire no alla cementificazione facile con la quale, secondo i malvagi, si costruirebbe per il bene dei cittadini. Bravo Matteo! Forse tu hai capito tutto e magari ancora non ti rendi conto di quanto sia importante cio’ che hai capito”.

”Per la prima volta – conclude Renzi – una discussione tecnica, quella dei documenti urbanistici di Firenze, viene affrontata da un autorevole rappresentante dell’opinione pubblica. Sono felice che lo stop al consumo di suolo, che l’idea del parco a dieci minuti da ogni cittadino, che l’investimento sulle rinnovabili e sulla sostenibilita’ energetica sia apprezzato. Grazie, Adriano!”.

17/03/2011 – ASCA


dic 6 2010

Riedizione collana “ADRIANO”: spot ed elenco uscite

Immagine anteprima YouTube

Di seguito, tratto dal sito ufficiale della collana (dal quale si potranno acquistare i singoli album direttamente online, in alternativa alla classica distribuzione nelle edicole), trovate l’elenco delle 14 uscite, in ordine di data:

  • 02/12/2010 – Uscita 01: Io non so parlar d’amore (1999) + cofanetto
  • 09/12/2010 – Uscita 02: Azzurro (1968)
  • 16/12/2010 – Uscita 03: Esco di rado e parlo ancora meno (2000)
  • 23/12/2010 – Uscita 04: Il ragazzo della via Gluck (1966)
  • 30/12/2010 – Uscita 05: Per sempre (2002)
  • 06/01/2011 – Uscita 06: Soli (1979)
  • 13/01/2011 – Uscita 07: C’è sempre un motivo (2004)
  • 20/01/2011 – Uscita 08: Dormi amore la situazione non è buona (2007)
  • 27/01/2011 – Uscita 09: I mali del secolo (1972)
  • 03/02/2011 – Uscita 10: Il re degli ignoranti (1991)
  • 10/02/2011 – Uscita 11: La pubblica ottusità (1987)
  • 17/02/2011 – Uscita 12: Arrivano gli uomini (1996)
  • 24/02/2011 – Uscita 13: Uh… Uh… (1982)
  • 03/03/2011 – Uscita 14: Geppo il folle (1978)

06/12/2010 – Andrea


dic 5 2010

Adriano, la tua storia è come un rock

Nell’estate del ’59, con «Il tuo bacio è come un rock», Adriano Celentano raggiunse per la prima volta la vetta della Hit Parade. Seguirono «24.000 baci» e tanti altri «numeri uno», il più recente nel 2007. «Adriano Celentano. Bastava il nome per fare alzare tutti dai tavoli da gioco della Casa del Popolo del mio paese e, con le carte ancora in mano, mettersi in piedi davanti alla televisione in un silenzio zuppo di gioia» ricorda Roberto Benigni nella prefazione di «Azzurro», uno dei 14 album (e altrettanti libretti) che fanno parte della raccolta esclusiva in edicola con Sorrisi dal 2 dicembre. «Non accadeva nemmeno per Berlinguer» continua Benigni. «Adriano Celentano, religioso e sensuale. Una via di mezzo tra Papa Giovanni e Brigitte Bardot». Un carisma, quello descritto così bene da Benigni, che ha fatto di Celentano una superstar unica nella storia dello spettacolo italiano, capace di lasciare il segno (non solo nella musica ma anche al cinema e in tv) in ognuno degli ultimi sette decenni, dagli Anni 50 ai neonati Anni 10.
La collezione di Sorrisi parte con «Io non so parlar d’amore» del ’99, un album da due milioni di copie reso immortale da brani come «L’emozione non ha voce» e «L’arcobaleno», scritte da Gianni Bella e Mogol. Si prosegue, dal 9 dicembre, con «Azzurro» del ’68 e altri 12 album usciti tra il ’66 e il 2007. Il più vecchio è «Il ragazzo della via Gluck», che prende il titolo da una delle sue canzoni più famose: «È carica di una malinconica poesia e rabbia» scrive Dario Fo nella prefazione dell’album. «È il risentito canto verso la brutalità di imprenditori che, in combutta con i gestori della città, spianano povere abitazioni di bassa rendita per poi erigere casoni e grattacieli». La raccolta si concluderà il 3 marzo con «Geppo il folle», colonna sonora del visionario film del ’78, di cui Celentano fu anche regista, sceneggiatore, produttore, montatore e scenografo. Una delle tante scelte spericolate di un artista che, scrive Walter Veltroni nella prefazione, «ha attraversato stili, sonorità, costumi, per regalarci a ogni canzone, emozione e vitalità».

di Antonio Mustara

03/12/2010 – TV Sorrisi & Canzoni


dic 5 2010

Le grandi canzoni di Celentano per una lunga biografia in musica

IN EDICOLA DA OGGI CON IL «CORRIERE» I QUATTORDICI DISCHI PIÙ SIGNIFICATIVI DEL MOLLEGGIATO

Ogni album con una prefazione d’autore, da Benigni a Fo

MILANO – Potrebbe anche cantare l’elenco telefonico. Qualche anno fa in un’intervista Paolo Conte si espresse così su Adriano Celentano, celebrando la capacità del Molleggiato, così spiegò, di rendere intellegibile qualsiasi testo. Potrebbero sembrare carinerie fra due personaggi che fanno lo stesso mestiere, legati per di più dal fatto che uno è l’autore di uno dei più grandi successi della canzone italiana, «Azzurro», e l’altro è l’interprete che l’ha portato al successo. Conflitto d’interessi a parte, in quel giudizio dello chansonnier astigiano sta la chiave per capire il cantante milanese: uno che con delle «canzonette» in senso leggero è riuscito a far passare di tutto, amore, impegno e nonsense. A partire da oggi si può ricostruire la carriera di Adriano con il Corriere della Sera. Fino al 3 marzo, ogni settimana sarà in edicola con il quotidiano uno dei quattordici album più significativi della carriera dell’artista nato il 6 gennaio 1938. La prima uscita è «Io non so parlar d’amore», album del 1999 che segnò la nascita di un proficuo periodo di collaborazione con Mogol e Gianni Bella: si potrà acquistare in edicola, come tutti gli altri dischi della collana, al prezzo di 9,99 euro oltre al costo del giornale. In omaggio con il primo numero ci sarà anche un cofanetto creato per raccogliere tutte le uscite. Questa collana è la riedizione di una già pubblicata nel 2007 dal Corriere. Per questo ritorno è stata completamente rivisitata la veste grafica ed è stato adottato anche un formato classico, da un volumetto con le dimensioni di un libro si è passati all’ingombro classico dei cd. Per ciascuno degli album di questa collezione, eccezione fatta per l’ultimo «Dormi amore, la situazione non è buona», uscito nel 2008, nel libretto viene anche riproposta la prefazione d’autore di quella prima pubblicazione. Grandi nomi che hanno raccontato il loro modo di vedere Celentano. Quella del primo titolo è a firma di Claudia Mori, un dolce messaggio d’amore per il marito e compagno di avventure artistiche. «Tu sai parlare d’amore a tutti e di questo ne ho sempre un po’ sofferto», gli scrive. Le altre sono di Roberto Benigni, Vincenzo Cerami, Dario Fo, Giuliano Ferrara, Tonino Guerra, Paolo Conte, Fernanda Pivano, Liliana Cavani, Alda Merini, Furio Colombo, Marco Paolini e Walter Veltroni. Con questa selezione di album – mancano alcune cose degli esordi, i live, le colonne sonore e i dischi di cover – la panoramica sulla carriera di Celentano è completa. Riordinando cronologicamente la collana si parte con il 1966 e «Il ragazzo della via Gluck», album che prendeva il titolo dalla canzone che Adriano portò a Sanremo quello stesso anno e che raccoglieva molti pezzi già usciti in precedenza. La title track è un brano che contiene uno dei temi forti del Celentano-pensiero: la sensibilità ecologista colpita dalla cementificazione delle periferia milanese. Canzone tanto forte che nella prefazione Dario Fo se la immagina universale e cantata in dialetto milanese, napoletano e in francese. Proseguendo cronologicamente c’è un altro passo fondamentale: 1969, «Azzurro», il brano scritto da Paolo Conte. Per Benigni una canzone «bella come un chilo di albicocche», così intensa che andrebbe «proibita per legge». Gli anni Settanta sono fotografati da «I mali del secolo» 1972 in cui canta di menzogne, ecologia e droga; «Geppo il folle» 1978colonna sonora dell’omonimo film sulla fama, e «Soli» 1979 dove spicca l’omonima canzone scritta da Cutugno. Gli Anni Ottanta sono rappresentati da «Uh… uh…» 1982, in parte legato al film Bingo bongo, e «La pubblica ottusità» 1987 che esce in parallelo a Fantastico 8, quello del grande successo e delle polemiche per le dichiarazioni sul referendum sulla caccia. Negli Anni Novanta Adriano si definisce «Il re degli ignoranti» 1991, pubblica «Arrivano gli uomini» e con «Io non so parlar d’amore» 1999 apre la collaborazione con Mogol e Gianni Bella che prosegue in ««Esco di rado e parlo ancora meno» 2000, «Per sempre» 2002, «C’è sempre un motivo» 2004 e nell’ultimo capitolo della raccolta «Dormi amore, la situazione non è buona» del 2007. A. Laf. RIPRODUZIONE RISERVATA **** Le date Da oggi «Io non so parlar d’amore» (prefazione Claudia Mori) Dal 9 dicembre «Azzurro» (Roberto Benigni) Dal 16 dicembre «Esco di rado e parlo ancora meno» (V. Cerami) Dal 23 dicembre «Il ragazzo della via Gluck» (Dario Fo) Dal 30 dicembre «Per sempre» (Giuliano Ferrara) Dal 6 gennaio «Soli» Tonino Guerra Dal 13 gennaio «C’è sempre un motivo» Paolo Conte **** Le date Dal 20 gennaio «Dormi amore la situazione non è buona» Dal 27 gennaio «I mali del secolo» Fernanda Pivano Dal 3 febbraio «Il re degli ignoranti» Liliana Cavani Dal 10 febbraio «La pubblica ottusità» Alda Merini Dal 17 febbraio «Arrivano gli uomini» Furio Colombo Dal 24 febbraio «Uh… Uh…» Marco Paolini Dal 3 marzo «Geppo il folle» Walter Veltroni.

Laffranchi Andrea

02/12/2010 – Corriere della Sera