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gen 7 2010

Sipario: “enorme successo di Celentano negli USA” – Il servizio

Tornando a Prisencolinensinainciusol e alla recente riscoperta negli USA, potevamo forse farci sfuggire il bel servizio di Sipario (Rete 4)?
Certo che no, grazie allo scatenato utente Molleggiato 2

Immagine anteprima YouTube

Andrea


dic 23 2009

Prisencolin…La genesi del brano raccontata da Celentano

RIVALUTATION DEL MOLLEGGIATO – UN PROFESSORE CANADESE ASCOLTA “PRISENCOLINENSINANCIUSOL” SU YOUTUBE E LA POSTA SUL BLOG: “QUEL FINTO INGLESE SUONA PERFETTO”

di Ernesto Assante

Era il 1972, quando Adriano Celentano decise di dare alle stampe un curioso 45 giri, con un titolo lunghissimo e incomprensibile, Prisencolinensinanciusol. Il brano, dall´atmosfera “black” e con una ritmica che all´epoca andava particolarmente in voga, sembrava in perfetta linea con la “follia” di Celentano. Una follia che simulava un perfetto inglese in un testo che non aveva nessuna parola comprensibile. Sulla copertina c´era una previsione: “1° in classifica in tutto il mondo nel 1978, dati forniti dal centro elettronico del futuro”. E sul retro un ulteriore spiegazione: “Questa canzone è cantata in una lingua nuova che nessuno capirà; avrà un solo significato: amore universale”.

Celentano stava attraversando un periodo di grande successo, con brani che sistematicamente scalavano la Hit Parade. Nello stesso anno aveva realizzato anche un brano ecologista e impegnato come “Un albero di trenta piani”, in cui Celentano attaccava la speculazione edilizia, protestava contro l´inquinamento e se la prendeva soprattutto con il grattacielo Pirelli di Milano, una struttura che, per l´appunto, era fatta di 30 piani. Brano che faceva parte di un album interamente dedicato a temi scottanti, intitolato programmaticamente “I mali del secolo”.

Fu una sorpresa, dunque, ascoltare il 3 novembre del 1972, un brano che non voleva dire nulla, che non aveva un testo in nessuna lingua, che apparentemente non aveva alcun messaggio. Però quella canzone ebbe un grandissimo successo e diventò uno dei classici del repertorio di Celentano.

Sono passati trentasette anni e qualche giorno fa uno scrittore canadese, Cory Doctorow, che si è casualmente imbattuto nel video del brano su YouTube, ha deciso di proporlo nel suo blog, segnalando come la finta lingua inglese di Celentano suonasse quasi perfetta alle sue orecchie, scatenando l´interesse di altri lettori.

Celentano, ricorda esattamente quando ha avuto l´idea di realizzare la canzone?
«Quel giorno ero in sala d´incisione, stavamo registrando la base di un brano da me composto dal titolo “Disk Jockey”. E come sempre accade, curavo personalmente i colori degli strumenti. Quello sul quale mi soffermai di più, fu quello della batteria. Il batterista era un tedesco, molto bravo. Gli feci allentare la pelle del tamburello in modo che il colpo sul rullante risultasse di tono più basso e più sconquassante, quasi come se il colpo si rompesse.

La stessa cosa feci con la chitarra e con il resto degli strumenti. Finalmente quando tutto funzionava alla perfezione e il colpo del tedesco era perfetto come una vera e propria macchina da combattimento, (perché questa era l´impressione che mi suggeriva il brano) sovrapposi la voce. Come al solito i miei dischi non finiscono mai con un finale preciso, e anche in quel caso lasciai alla batteria il compito di chiudere il pezzo.

Fu a quel punto che dissi al bravissimo e simpatico tecnico, Gualtiero Berlinghini, di farmi un anello di quel finale che durasse circa quattro minuti e di mettermelo da parte perché intendevo con quel finale fare un nuovo pezzo. Tutto era pronto. Dissi a Gualtiero di mandarmi in cuffia quell´anello che si ripeteva per quattro minuti.

Cominciai quindi a improvvisare con la voce il suono di un qualcosa che evidentemente avevo dentro fin dalla nascita. Un ritmo che in qualche modo sentivo che dovevo tirar fuori. Fu così che nacque Prisenconilnensinainciusol».

La canzone ha mai avuto un testo vero e proprio in italiano?
«No. Perché da tempo coltivavo l´idea di fare un testo che non diceva niente. E quando finalmente, con quell´anello riuscì a costruire la giusta ossessione per ciò che avevo in animo, decisi che era arrivato il momento di esprimere, non dicendo niente, ciò che ritenevo il più elevato grado di poesia corrispondente al mondo di allora e a quanto pare valido naturalmente anche a quello di oggi…».

Ci dica la verità: ha mai imparato l´inglese?
«Sono anni che cerco di impararlo, ma ho sempre rimandato a causa di impegni, e il fatto di non parlare inglese è per me una vera spina. Perché come dicono gli americani la mia pronuncia sarebbe quella che gli Stati Uniti aspettavano da tempo…».

C´è stato qualcuno che le ha detto che l´idea di una canzone con un testo incomprensibile era una follia?
«Tutti tranne Claudia. Forse perché anche lei ha una buona dose di follìa. Tutti quelli che lo ascoltavano rimanevano sconcertati. “mi sembra una follìa” dicevano “un pezzo che non dice niente, cosa ti fa pensare che qualcuno lo vada a comprare” “Proprio il fatto che non dica niente” rispondevo».

Nel corso degli anni Prisencolinensineciusol è uno dei brani che è rimasto più attuale del suo repertorio. Merito del testo o della musica?
«Quando una cosa va bene, il merito non è mai di una sola cosa. E´ chiaro che il motore di tutto sta nell´idea, e quando a un´idea ci credi, in te si sprigionano le forze giuste per la giusta realizzazione».

Ha mai pensato di fare una “traduzione” del testo?
«Non c´è bisogno. Sono io la traduzione. Il modo e l´enfasi di come la canto. Sulla copertina c´è scritto che Prisencolinensinainciusol significa amore universale. Infatti se lei guarda il video, quello della scuola, noterà con quanto amore io canto quella canzone!».

Con questo brano pensa di essere uno dei padri del rap?
«I fatti stanno nelle date. Prisencolin nacque nel 1972. E gli stessi americani in questi giorni dicono che il rap negli Stati Uniti iniziò dieci anni dopo. E a dire il vero anch´io mi ricordo così».

23/12/2009 – La Repubblica


dic 22 2009

Usa, scoppia la Celentano-mania tutti pazzi per un brano del ’72

Gli americani, meglio di Elvis, U2 e Dylan

ROMA
Un rap ante litteram per un mito senza tempo. “Prisencolinensinanciusol” spopola in Usa, a quasi 40 anni di distanza dalla sua uscita, con tutta la sua miscela esplosiva.

A far riesplodere il mito del brano più geniale di Adriano Celentano è il blog Boing Boing, frequentatissimo negli Usa: Cory Doctorow, scrittore e guru dei blogger statunitensi, parla della canzone uscita nel 1972 in toni entusiastici, la cita come esempio di quanti cantano l’inglese senza conoscerlo e come simbolo del fascino dello slang finto-anglofono. Tempo poche ore e il pezzo del blogger viene letto da migliaia di giovani americani che ascoltano il brano e lo commentano: incantevole, attuale, originale, geniale, sono gli aggettivi usati.

Scoppia la Celentano-mania, in Usa e a 40 anni di distanza dall’uscita del protorap. «Celentano è una leggenda», scrive un utente che si firma Gjashley mentre altri lo citano come esempio dell’evoluzione odierna del rock, altri paragonano Celentano a U2, Dylan, Elvis, Rem e Radiohead, altri dicono che si tratta di un brano che ha il «linguaggio internazionale del funk». Una mania che continua a crescere di ora in ora incoronando Celentano re d’America.

Un successo che dimostra la straordinaria vitalità di un artista che non conosce stagione e tempo. Celentano compose “Prisencolinensinanciusol” anticipando di almeno dieci anni le prime produzioni made in Usa ed è considerata a tutti gli effetti il primo rap della storia della musica. Con un testo nonsense, un solo accordo, il Mi bemolle, e i fiati che ripetevano insistentemente un martellante refrain di dieci note, il brano alla sua prima uscita nel dicembre 1972 suscitò grande scalpore, segnando una vera e propria rottura con la tradizione musicale italiana dell’epoca. “Ai ai smai senflecs/ eni go for doin peso ai/ in de col mein saivuan/ prisencolinensinainciusol ol rait/ lu nei si not sicodor/ ah es la bebi la dai big iour/ prisencolinensinainciùsol”, recita il testo di “Prisencolinensinainciusol”.

Sul significato del brano si susseguirono decine di interpretazioni, molte stravaganti: qualcuno arrivò ad avanzare l’ipotesi che si trattasse di un acronimo, una frase le cui iniziali componevano la parola fatidica. Altri facevano notare che su diverse edizioni del disco e sugli spartiti, questa era scritta con le prime 6 lettere in maiuscolo, lasciando il resto in minuscolo, e comunque sempre con parecchia attenzione agli accenti, e cercò quindi di scomporla, arrivando ad ipotizzare un mosaico di lingue europee. Alla fine ci pensò lo stesso Celentano a spiegare il senso di quel testo in inglese maccheronico utilizzato per lavorare sul brano prima di elaborare le liriche in italiano, come rivelarono alcuni suoi collaboratori. La spiegazione Celentano la fornì nel corso di una puntata della storica trasmissione Rai “Formula Due”, condotta da Alighiero Noschese e Loretta Goggi.

Celentano si presentò vestendo i panni di un insegnante (con occhiali, spolverino e camicia grigia), intento a impartire la sua lezione a una dozzina di allieve in minigonna sedute ai banchi (tra queste, Claudia Mori): «Ho capito che oggi nel mondo non ci capiamo più. – disse Celentano – È proprio difficile, non c’è dialogo ormai. È rimasto solo lo sguardo, un po’ afflitto. E quindi ho ritenuto opportuno fare una canzone sul tema, cioè sviluppando il tema dell’incomunicabilità».

In un’intervista più recente Celentano ha spiegato: «Preparai in sala d’incisione un “loop” che ripeteva sempre lo stesso passaggio musicale e ritmico e iniziai a cantarci sopra. Immaginando un gergo che per me rappresentasse la ribellione alle convenzioni. Anche musicali».

La canzone ebbe una storia discografica curiosa: uscita nel dicembre 1972 ed utilizzata come sigla del programma radiofonico Gran Varietà, fece il suo ingresso nella top ten italiana un anno e mezzo dopo, il 16 febbraio 1974, in seguito alla partecipazione a “Formula Due” e allo show con Mina e Raffaella Carrà “Milleluci”. La canzone rimase in classifica nelle prime dieci posizioni fino al 29 giugno. “Prisencol” conobbe un ottimo successo anche all’estero, conquistando la testa delle top ten di Francia, Belgio, Olanda, Germania, riuscendo persino ad entrare nella top 100 americana. Ora, quasi 40 anni dopo, la rete ha pensato a rilanciare quel mito.

22/12/2009 – La Stampa


dic 22 2009

Prisencolinensinanciusol
Il web impazzisce
Celentano primo rapper

Secondo il seguitissimo e autoritario blog Boing Boing il brano del ‘Molleggiato’ è un esempio di protorap. Migliaia di giovani americani ascoltano il brano e lo commentano: incantevole, attuale, originale, geniale…

New York, 21 dicembre 2009 – E’ stato definito un rap ante litteram, ed è frutto di un mito italiano senza tempo. “Prisencolinensinanciusol” spopola in Usa, a quasi 40 anni di distanza dalla sua uscita, con tutta la sua miscela esplosiva.

A far riesplodere il mito del brano più geniale di Adriano Celentano è il blog Boing Boing, frequentatissimo negli Usa: Cory Doctorow, scrittore e guru dei blogger statunitensi, parla della canzone uscita nel 1972 in toni entusiastici, la cita come esempio di quanti cantano l’inglese senza conoscerlo e come simbolo del fascino dello slang finto-anglofono. Tempo poche ore e il pezzo del blogger viene letto da migliaia di giovani americani che ascoltano il brano e lo commentano: incantevole, attuale, originale, geniale, sono gli aggettivi usati.

Scoppia la Celentano-mania, in Usa e a 40 anni di distanza dall’uscita del protorap. “Celentano è una leggenda”, scrive un utente che si firma Gjashley mentre altri lo citano come esempio dell’evoluzione odierna del rock, altri paragonano Celentano a U2, Dylan, Elvis, Rem e Radiohead, altri dicono che si tratta di un brano che ha il “linguaggio internazionale del funk”. Una mania che continua a crescere di ora in ora incoronando Celentano re d’America.

Un successo che dimostra la straordinaria vitalità di un artista che non conosce stagione e tempo. Celentano compose “Prisencolinensinanciusol”anticipando di almeno dieci anni le prime produzioni made in Usa ed è considerata a tutti gli effetti il primo rap della storia della musica. Con un testo nonsense, un solo accordo, il Mi bemolle, e i fiati che ripetevano insistentemente un martellante refrain di dieci note, il brano alla sua prima uscita nel dicembre 1972 suscitò grande scalpore, segnando una vera e propria rottura con la tradizione musicale italiana dell’epoca.

“Ai ai smai senflecs/ eni go for doin peso ai/ in de col mein saivuan/ prisencolinensinainciusol ol rait/ lu nei si not sicodor/ ah es la bebi la dai big iour/ prisencolinensinainciùsol”, recita il testo di “Prisencolinensinainciusol”.

Sul significato del brano si susseguirono decine di interpretazioni, molte stravaganti: qualcuno arrivò ad avanzare l’ipotesi che si trattasse di un acronimo, una frase le cui iniziali componevano la parola fatidica. Altri facevano notare che su diverse edizioni del disco e sugli spartiti, questa era scritta con le prime 6 lettere in maiuscolo, lasciando il resto in minuscolo, e comunque sempre con parecchia attenzione agli accenti, e cercò quindi di scomporla, arrivando ad ipotizzare un mosaico di lingue europee.

Alla fine ci pensò lo stesso Celentano a spiegare il senso di quel testo in inglese maccheronico utilizzato per lavorare sul brano prima di elaborare le liriche in italiano, come rivelarono alcuni suoi collaboratori. La spiegazione Celentano la fornì nel corso di una puntata della storica trasmissione Rai “Formula Due”, condotta da Alighiero Noschese e Loretta Goggi.

Celentano si presentò vestendo i panni di un insegnante (con occhiali, spolverino e camicia grigia), intento a impartire la sua lezione a una dozzina di allieve in minigonna sedute ai banchi (tra queste, Claudia Mori): “Ho capito che oggi nel mondo non ci capiamo più. -disse Celentano- È proprio difficile, non c’è dialogo ormai. È rimasto solo lo sguardo, un po’ afflitto. E quindi ho ritenuto opportuno fare una canzone sul tema, cioè sviluppando il tema dell’incomunicabilità”.

In un’intervista più recente Celentano ha spiegato: “Preparai in sala d’incisione un “loop” che ripeteva sempre lo stesso passaggio musicale e ritmico e iniziai a cantarci sopra. Immaginando un gergo che per me rappresentasse la ribellione alle convenzioni. Anche musicali”.

La canzone ebbe una storia discografica curiosa: uscita nel dicembre 1972 ed utilizzata come sigla del programma radiofonico Gran Varietà, fece il suo ingresso nella top ten italiana un anno e mezzo dopo, il 16 febbraio 1974, in seguito alla partecipazione a “Formula Due” e allo show con Mina e Raffaella Carrà “Milleluci”.

La canzone rimase in classifica nelle prime dieci posizioni fino al 29 giugno. ‘Prisencol’ conobbe un ottimo successo anche all’estero, conquistando la testa delle top ten di Francia, Belgio, Olanda, Germania, riuscendo persino ad entrare nella top 100 americana. Ora, quasi 40 anni dopo, la rete ha pensato a rilanciare quel mito.

“Sono felicemente sorpreso delle dimensioni di questo evento globale nato spontaneamente sulla rete. È talmente importante che ne terrò conto sempre di più, a partire dal prossimo cd di inediti su cui sto lavorando. Tra me e la rete c’è sempre stata un”attrazione fatalè che questa volta è reciproca”.

Così Adriano Celentano -in una dichiarazione diffusa dal suo ufficio stampa- commenta il successo che il suo brano “Prisencolinensinanciusol”, a quasi 40 anni dall’uscita, sta ottenendo in Usa grazie al passaparola tra i blogger che lo hanno definito un rap anti litteram.

21/12/2009 – Quotidiano.net


dic 22 2009

L’inglese inventato di Celentano spopola negli Usa e su Internet

IL MOLLEGGIATO INCORONATO «INVENTORE DEL RAP» GRAZIE A «PRISENCOLINENSINAINCIUSOL»

Una vecchia canzone di Adriano viene improvvisamente riscoperta grazie alla rete. E scoppia la mania

MILANO – Il molleggiato lo aveva detto, già nel lontano 1994, che la sua Prisencolinesinanciusol (canzone del 1972 il cui testo si basava su un vocabolario di sua invenzione) era un rap ante litteram.

ADRIANO LO AVEVA DETTO – E ora i molti che lo derisero ricevono un sonoro schiaffo morale, tirato metaforicamente dal celebre scrittore e blogger statunitense Cory Doctorow, che scopre Adriano Celentano molti anni dopo e lo cita nel suo prestigioso blog Boing Boing come esempio di quanti cantano l’inglese senza conoscerlo e come simbolo del fascino dello slang finto-anglofono. Il columnist rilancia casualmente il pezzo e accade che una folla di blogger giovani e «molto avanti» sente questo brano di 40 anni fa, senza conoscere minimamente il molleggiato, e lo trova incantevole, attuale, originale. È subito Celentano-mania, gli Stati Uniti rimangono colpiti dall’eclettico artista e vedono in lui e nel suo stile l’invenzione del genere rap e il futuro della musica.

ALCUNI POST – «Celentano è una leggenda, un precursore dell’innovazione musicale» afferma l’utente Gjashley, mentre BdgBill lo cita come esempio per come dovrebbe evolversi la musica rock odierna. Qualcuno se la prende con Boing Boing: «E ci arrivate adesso?! Complimenti per il tempismo», ironizza qualche blogger. Junglemonkey celebra il suono dell’inglese per le orecchie straniere: «Ma è meraviglioso se questo è il suono della lingua inglese!». «E’ come ascoltare Bob Dylan» gli fa eco un utente anonimo.

RECENSIONE SPONTANEA – I commenti che si susseguono su Boing Boing sono entusiasti. Qualcuno paragona Adriano ad artisti come Elvis Presley, i REM e i Radiohead. La webzine Wired la definisce una delle migliori recensioni spontanee collettive. Dopo 40 album pubblicati, 30 film e 150 milioni di copie vendute in tutto il mondo, Celentano sbarca finalmente negli States. E questo grazie a Internet, ai blog e a un signore (Cory Doctorow appunto) talmente avanti da definire Facebook «la pornografia del sociale». Avresti mai pensato, Adriano, di essere così rock?

Emanuela Di Pasqua

21/12/2009 – Corriere della Sera


dic 22 2009

Gibberish rock song written by Italian composer to sound like English

In this remarkable and fully rockin’ video, an Italian singer performs a rock piece whose lyrics are gibberish intended to sound like English. Entitled “What English Sounds Like to Foreigners,” the video is meant to illustrate which English phonemes and syllables carry into the foreign ear, but I tell you what, it sounded like English to me, too, though like English as sung in such a way as to make it hard to decipher.

What English Sounds Like to Foreigners (via Making Light)

Update: Thanks to commenter LukeWhite for this intelligence: “It’s actually titled Prisencolinensinainciusol, written by Adriano Celentano wrote it in 1972.”

Cory Doctorow

17/12/2009 – boingboing.net (USA)


dic 21 2009

L’inglese maccheronico di Celentano spopola negli Usa. Il Molleggiato: “E’ una bella sorpresa”

A quarant’anni dall’uscita il ‘Prisencolinensinainciusol’ del Molleggiato è stato riscoperto dai blog statunitensi. La canzone è diventata subito un mito per i giovani americani che hanno apprezzato il ‘protorap’

Roma, 21 dic. (Adnkronos) – Un rap ante litteram per un mito senza tempo. ‘Prisencolinensinainciusol’ spopola negli Stati Uniti, a quasi 40 anni di distanza dalla sua uscita, con tutta la sua miscela esplosiva. A far riesplodere il mito del brano più geniale di Adriano Celentano è il blog Boing Boing, frequentatissimo negli Usa. Cory Doctorow, scrittore e guru dei blogger statunitensi, parla della canzone uscita nel 1972 in toni entusiastici, la cita come esempio di quanti cantano l’inglese senza conoscerlo e come simbolo del fascino dello slang finto-anglofono. ”Sono felicemente sorpreso delle dimensioni di questo evento globale nato spontaneamente sulla rete – ha commentato Celentano -. E’ talmente importante che ne terrò conto sempre di più, a partire dal prossimo cd di inediti su cui sto lavorando. Tra me e la rete c’è sempre stata un”attrazione fatale’ che questa volta è reciproca”.
Tempo poche ore e il pezzo del blogger viene letto da migliaia di giovani americani che ascoltano il brano e lo commentano: incantevole, attuale, originale, geniale, sono gli aggettivi usati. Scoppia così la Celentano-mania in Usa e a 40 anni di distanza dall’uscita del protorap. ”Celentano è una leggenda”, scrive un utente che si firma Gjashley mentre altri lo citano come esempio dell’evoluzione odierna del rock, altri paragonano Celentano a U2, Dylan, Elvis, Rem e Radiohead, altri dicono che si tratta di un brano che ha il ”linguaggio internazionale del funk”. Una mania che continua a crescere di ora in ora, incoronando Celentano re d’America. Un successo che dimostra la straordinaria vitalità di un artista che non conosce stagione e tempo.

Celentano compose ‘Prisencolinensinanciusol”anticipando di almeno dieci anni le prime produzioni, made in Usa, ed è considerata a tutti gli effetti il primo rap della storia della musica. Con un testo nonsense, un solo accordo, il Mi bemolle, e i fiati che ripetevano insistentemente un martellante refrain di dieci note, il brano alla sua prima uscita nel dicembre 1972 suscitò grande scalpore, segnando una vera e propria rottura con la tradizione musicale italiana dell’epoca. “Ai ai smai senflecs/ eni go for doin peso ai/ in de col mein saivuan/ prisencolinensinainciusol ol rait/ lu nei si not sicodor/ ah es la bebi la dai big iour/ prisencolinensinainciu’sol”, recita il testo di ‘Prisencolinensinainciusol’.

Sul significato del brano si susseguirono decine di interpretazioni, molte stravaganti: qualcuno arrivò ad avanzare l’ipotesi che si trattasse di un acronimo, una frase le cui iniziali componevano la parola fatidica. La spiegazione Celentano la fornì nel corso di una puntata della storica trasmissione Rai ‘Formula Due’, condotta da Alighiero Noschese e Loretta Goggi. Celentano si presentò vestendo i panni di un insegnante (con occhiali, spolverino e camicia grigia), intento a impartire la sua lezione a una dozzina di allieve in minigonna sedute ai banchi (tra queste, Claudia Mori): “Ho capito che oggi nel mondo non ci capiamo più -disse Celentano-. E’ proprio difficile, non c’e’ dialogo ormai. E’ rimasto solo lo sguardo, un po’ afflitto. E quindi ho ritenuto opportuno fare una canzone sul tema, cioe’ sviluppando il tema dell’incomunicabilita’”.

21/12/2009 – Adnkronos


dic 19 2009

Celentano conquista i blogger americani

Adriano Celentano forse non lo saprà mai, ma in questi giorni uno dei più famosi blog del pianeta sembra essere improvvisamente venuto a conoscenza della sua musica. Autore di questa (ri)scoperta è il fenomenale BoingBoing che ogni giorno catalizza l’attenzione di milioni di persone in tutto il mondo. L’autore del post è Cory Doctorow, star della blogosfera mondiale e tra le icone di quel movimento digitale che spinge a liberalizzare il copyright, promuovendo la cultura Creative Commons.

Il geniale americano ha analizzato ironicamente i modi in cui le persone di lingua non inglese interpretano il suono dell’idioma anglosassone, pur senza conoscerla. In questa sua ricerca ha portato alla luce un filmato emblematico di uno sconosciuto “italian composer” che ha scritto una canzone in finto inglese negli anni settanta. Il compositore italiano è un certo Adriano Celentano, lacui canzone viene presa a riferimento come ottimo esempio di come cantare in inglese senza conoscerlo. Forse qualcuno ha già capito quel è il brano in questione, ovviamente si tratta di “Prisencolinensinainciusol” (www.youtube.com/watch?v=CAnYBCImAa4).

Scrive Cory Doctorow: “questa canzone è un ottimo esempio di quali fonemi e sillabe inglesi vengono percepiti da uno straniero, ma lasciatemelo dire: a me questa canzone sembra davvero in inglese, anche se non riesco a decifrarne le parole“.

Dopo l’intervento di Boing Boing lo “sconosciuto” Adriano Celentano è quindi diventato un fenomeno virale che sta attraversando tutto il web, con migliaia di condivisioni sui social network, tweet scatenati e centinaia di commenti sul misterioso compositore italiano. E’ dovuto intervenire un italiano per puntualizzare chi fosse l’artista in questione, che forse proprio sconosciuto non è.

Insomma, a distanza di quasi 40 anni, il molleggiato si dimostra ancora attualissimo. E la Rete conferma la sua incredibile capacità nel connettere avantindietro spazio, tempo e informazioni.

Nel frattempo l’effetto virale continua ed il video di Celentano sta diventando un caso che passa da utente a utente come tormentone di fine anno. Fantastici i commenti degli utenti di Boing Boing che stanno eleggendo Celentano a nuovo idolo della Rete.

18/12/2009 – Wired.it