ENTRA nella community dei FANS di Adriano Celentano!
feb 2 2012

Bruno Perini racconta Adriano Celentano

Memorie di zio Adriano

Mentre la polemica si gonfia e l’attesa per il festival si fa incalzante, il nipote di Adriano Celentano, Bruno Perini, autore del libro “Memorie di zio Adriano”, la biografia non autorizzata del Molleggiato uscita per Mondadori, lo racconta in esclusiva per Affaritaliani.it.

“Non è una novità, Adriano ha fatto spesso beneficenza, sempre in silenzio. Oltre a crederci davvero questa volta ha voluto far capire che il problema per lui, in questo scontro con la Rai, non erano i soldi, ma l’autonomia. Quello su cui proprio non transige è l’avere carta bianca sui contenuti dei suoi interventi televisivi”.

Lei conosce bene la storia di Celentano, che dice, ha sempre avuto questa linea?
“Sempre, da Fantastico a Rock Politik, lui pone queste condizioni: il contenuto dei suoi interventi deve essere libero da qualsiasi controllo. Esattamente la parte del contratto che non accetta è quella sui “testi da concordare” proprio perché la sua conditio sine qua non per comparire davanti alle telecamere è avere massima autonomia; tutti, anche i parenti più stretti, rimangono all’oscuro di quello che dirà o farà fino alla diretta”.

Protagonismo? Amore per la libertà in generale? Che cosa c’è dietro a questo modus operandi?
“Lui ha da sempre a cuore la libertà di stampa e difende l’autonomia professionale degli artisti”.

Come mai la Rai ha ceduto secondo lei?
“Hanno bisogno di lui. Nel mio libro, Memorie di zio Adriano, l’ho chiamato re dell’audience per il potere che ha sul rientro pubblicitario. C’è un episodio indimenticabile nella storia della televisione italiana: accedde proprio durante il Festival di Sanremo condotto da Toni Renis, quando il direttore della rai era Flavio Cattaneo. Quell’anno il Festival si annunciava un flop clamoroso con una media di 6 milioni di spettatori al giorno. Pregarono Adriano di andare, lui accettò e lo fece gratis. Appena fu annunciato in trasmissione si registrò un balzo da 6 milioni a 14 milioni come punta massima, 12 milioni la media della serata. Nessuno lo dice ma Adriano è un business pazzesco per la Rai”.

Ha dimostrato la sua autonomia televisiva anche in altri casi, ci racconta qualche aneddoto?
“Nel 1987, a Fantastico, spostò milioni di spettatori dalla Rai a Canale5 e fece spegnere le tv. Poi il giorno prima del referendum chiese al pubblico di votare contro la caccia con gli slogan “la caccia è contro l’amore”, “io sono il figlio della foca non voglio che mia madre pianga”, venne processato e assolto perché non sapeva che fosse un reato condizionare il voto degli italiani e per la prima volta un tribunale considerò la buona fede. Oppure portò in prima serata Franca Rame che raccontò lo stupro che aveva subito. Fino alla polemica contro Berlusconi a Rock Politik…”

A proposito di Berlusconi, da un sondaggio lanciato su Affaritaliani.it risulta che gli italiani lo hanno eletto icona della sinistra, come mai? Lui era democristiano e cantava Chi non lavora non fa l’amore…
“Da biografo, avendo studiato la sua evoluzione politica oltre che artistica posso confermare che lui nel ’94 era assolutamente berlusconiano. Disse pubblicamente, rivolgendosi al Cavaliere: “Lasciatelo lavorare”. Si era ‘innamorato’ della sua proposta di abbassamento delle tasse e vedeva in Silvio un self made man e una grande novità politica. Poi si è ricreduto, pian piano, con le promesse non mantenute e diversi segnali. Poi si è verificato un fatto scatenante: qualche anno fa la Rai approvò uno sceneggiato su De Gasperi prodotto da Claudia Mori con l’approvazione della figlia di De Gasperi, che avrebbe avuto come regista Liliana Cavani, notoriamente di sinistra. Ma questo, evidentemente, non piacque all’ex premier; Agostino Saccà (responsabile delle fiction) telefonò a Claudia: “Niente Cavani o salta la fiction…”. Il fatto lo fece riflettere, e turbò molto il suo animo sensibile alla libertà di espressione”.

Celentano oggi scrive sui giornali, parla di politica…
“Legge molto. A differenza di una volta, non è più il re degli ignoranti. Editoriali, testi dei suoi interventi… Scrive tutto lui, da solo. Ha contribuito, e non poco, anche alle elezioni di Pisapia: i suoi fans, che spesso non sono di sinistra, lo hanno seguito perché lui ha questa capacità di spostare un intero elettorato”.

Che altro non approvava della linea berlusconiana?
“La sua politica anti-ecologica che ha culminato con il referendum sul nucleare”.

Ma le voci su Celentano in politica, sono plausibili?
“No, non lo farebbe mai. La voce cominciò a girare perché Celentano accettò di andare alla presentazione di un libro di Mario Capanna che ironizzò: “Perché non lo candidiamo a sindaco di Milano?”.

E di Monti che dice lo zio?
“Gli piace, lo trova una persona seria”.

Per tornare a Sanremo, allora non è prevedibile quello che farà?
“Nessuno sa niente. Nessuno. Lui è molto sensibile al tema della crisi, della povertà, della ripresa, delle piccole imprese, come dimostrano i testi dell’ultimo disco. Ma la sua forza sta proprio nella sua imprevedibilità, quindi potrebbe sorprenderci tutti e fare tutt’altro”.

01/02/2012 – Affaritaliani.it


gen 29 2012

Celentano: diffido dei politici e ai tedeschi dico siamo gente per bene

Roma, 29 gen. (Adnkronos) – Più che un’intervista è uno scambio epistolare tra due geni del loro tempo. Mentre in Italia si scatenano le polemiche sulla partecipazione di Adriano Celentano al Festival di Sanremo, l’edizione tedesca di ‘Interview’, il magazine fondato da Andy Warhol, ha scelto di far intervistare il Molleggiato, popolarissimo anche in Germania, dal più geniale artista contemporaneo del nostro Paese, Maurizio Cattelan. Il dialogo si compone di tre lettere di Cattelan e due di Celentano. Cattelan parla di Celentano come di una leggenda vivente e ammette di aver seguito il consiglio lanciato da Celentano anni fa durante un Fantastico, di spegnere il televisore. “Infatti – dice l’artista – ancora oggi non ne possiedo uno”. Anche Celentano dice di ammirare Cattelan e la sua arte “nella quale ritrovo una certa follia dove anche io mi riconosco che spiega più di tutti il mondo in cui viviamo”.

Poi parla delle sue origini che “per me sono alla base di quello che sono. Sono figlio di emigranti poveri, onesti e allegri – dice Celentano – nonostante le immani difficoltà nelle quali la mia famiglia foggiana si dibatteva, come quasi tutti, in quegli anni difficili. Su di me si è scritto di tutto. Ad esempio non è vero che “esco di rado e parlo ancora meno”. Quando c’è da parlare lo faccio (..) Il mio misero pensiero – prosegue Celentano – io voglio che si comprenda. Parlo in modo semplice, è vero, comprensibile e a volte questo può spaventare. Non c’è nulla di più pericoloso di farsi capire”.

Cattelan chiede a Celentano il significato di ‘Chi non lavora non fa l’amore’, una delle canzoni maggiormente controverse e Celentano ammette che il messaggio del brano venne frainteso: “Come potrei io, con la mia storia familiare e personale, essere contro gli scioperi, l’unica arma democratica per far rispettare i diritti delle persone più deboli e dar loro voce e visibilità”. “E’ vero – spiega Celentano – diffido della classe politica perché ha creato impunemente i disastri che stanno affondando la vita delle persone negandogli la dignità di un lavoro, il diritto allo studio uguale per tutti, il diritto di curarsi tutti allo stesso modo. Forse i politici dovrebbero essere affiancati da filosofi e poeti per sperare di recuperare la cultura dell’onestà e della sapienza. Per tentare di ricostruire un mondo serio e illuminato”. Nelle lettere a Cattelan, Celentano scherza sulla sua paura di volare, Cattelan dice di non vedere l’ora che arrivi il Festival di Sanremo.

“Ricordo ancora la tua apparizione anni fa in sostegno a Tony Renis. Ricordo soprattutto il silenzio e l’attenzione scesi su una stanza che fino a quel momento rumoreggiava con il televisore in sottofondo – dice Cattelan – Ci regalerai ancora qualche minuto di libera imprevedibilità? E’ un ottimo modo per iniziare l’anno nuovo, spero che sia la prima di una lunga lista di sorprese”. E poi chiede a Celentano cosa direbbe ad un tedesco degli italiani: “Gli direi che siamo gente semplice. Per bene – dice Adriano – Con una gioventù che cerca con onestà e dignità la propria strada, in mezzo a mille difficoltà inaspettate e ingiuste”.

29/01/2012 – LiberoQuotidiano.it


gen 29 2012

Celentano, lettera a Interview “Nulla è più pericoloso che farsi capire”

L’edizione tedesca della rivista fondata da Warhol pubblica gli scambi tra Cattelan e Celentano. Mentre si attende l’ufficializzazione del contratto con la Rai per Sanremo, Adriano dichiara “Parlo in modo semplice, è vero, comprensibile e a volte questo può spaventare.”

ROMA - Uno scambio epistolare con Maurizio Cattelan, il celebre e provocatorio artista italiano, sull’edizione tedesca di Interview, il magazine fondato da Andy Warhol. Passa per la via dell’arte l’ultima esternazione di Adriano Celentano: “Su di me si è scritto di tutto. Ad esempio non è vero che ‘esco di rado e parlo ancora meno’. Quando c’è da parlare lo faccio”. E ancora: “Il mio misero pensiero io voglio che si comprenda. Parlo in modo semplice, è vero, comprensibile e a volte questo può spaventare. Non c’è nulla di più pericoloso che farsi capire”.

Il Molleggiato passa a volo d’uccello sul passato e sul presente, e l’insolito scambio epistolare tra il cantante, ‘la voce più grande, divertente, dolente d’Italia’ e ‘uno degli artisti contemporanei più geniali’, rimbalza in Italia, dove è attesa l’ufficializzazione del contratto tra Celentano e la Rai per il Festival di Sanremo.

Rispondendo a Cattelan, Celentano parla delle sue origini (“Sono figlio di emigranti, poveri, onesti e allegri”) e torna sul senso di uno dei suoi brani più discussi, Chi non lavora non fa l’amore: “Il mio intento era di lanciare una provocazione proprio ai datori di lavoro, ai padroni, facendo un parallelo con gli operai che, trovandosi senza lavoro, perdevano anche la serenità e l’amore in seno alle proprie famiglie”.
Eppure, ricorda Adriano, “questa canzone fu strumentalizzata, tacciata di essere contro gli scioperi. Come potrei, io, con la mia storia familiare e personale, essere contro gli scioperi, l’unica arma democratica per far rispettare i diritti delle persone più deboli e per dar loro voce e visibilità”.

Celentano descrive anche la sua ‘utopia’: “E’ vero che diffido della classe politica perché ha creato impunemente i disastri che stanno affondando la vita delle persone. Negandogli la dignità di un lavoro, il diritto allo studio uguale per tutti, il diritto di curarsi tutti nello stesso modo. Forse i politici dovrebbero essere affiancati da filosofi e poeti per sperare di recuperare la cultura dell’onestà e della sapienza. Per tentare di ricostruire un mondo serio, illuminato”.

Cattelan risponde a Celentano citando l’ultima apparizione del cantante all’Ariston, nel 2004: “Ricordo soprattutto il silenzio e l’attenzione scesi su una stanza che fino a quel momento rumoreggiava con il televisore in sottofondo. Ci regalerai ancora qualche minuto di libera imprevedibilità?”.

29/01/2012 – La Repubblica


apr 30 2011

“Celentano? E’ l’unica vera minaccia per Berlusconi.” Parola dei blogger russi

Nel paese che ricorda i 25 anni dalla tragedia di Chernobyl il tema del nucleare è molto sentito. Così, complice la popolarità del Molleggiato a Mosca, su numerosi blog è stata ripresa la lettera pubblicata ieri dal Fatto Quotidiano

Adriano Celentano è popolare anche in Russia? La risposta è sì, visto che la lettera pubblicata ieri dal Molleggiato su Il Fatto quotidiano è rimbalzata dopo poche ore sulla piattaforma blog “zhivoj zhurnal”, molto frequentata dagli “smanettoni” russi. All’ecologista “ragazzo della via Gluck” che ha invitato gli italiani a votare i referendum, primo fra tutti quello contro il nucleare, i blogger russi, ma anche il giornale on line Gazeta, esprimono il loro pieno appoggio all’iniziativa.

“Grazie alla sua enorme autorità tra gli italiani, Celentano è l’unica significativa minaccia per Berlusconi”, scrive “waynetus” sotto il post “Celentano vs Berlusconi”, in versione cirillica. “La lettera aperta di Celentano è la dimostrazione che il popolo non ne può più di Berlusconi e la pazienza è ormai giunta al limite”. “Il famoso cantante e attore Adriano Celentano, con una lettera aperta a Il Fatto quotidiano, lancia un appello al popolo d’Italia perché vada a votare e rovesci Berlusconi”, è l’incipit della Gazeta, postato da “yanews” che non manca di definire “bugiardo” il Cavaliere. Anche il sito rosbalt.ru pubblica brani della lettera del “leggendario musicista italiano”, definito addirittura “autorità morale”, che così bene ha bacchettato pubblicamente il Cavaliere non solo per il tentativo di imbrogliare sui referendum ma anche sulle ormai note “marokkanskie” vicende (Ruby Rubacuori).

Gli utenti e blogger russi non rimangono indifferenti, ovviamente, alle questioni nucleari contenute nella missiva. Inevitabile, nel 25° anniversario della tragedia di Chernobyl che il destino ha voluto far coincidere con il dramma giapponese di Fukushima. Celentano non l’ha mai dimenticato tanto che tre anni fa scrisse un brano dedicato al tragico evento, “Sognando Chernobyl” (“Sognando Chernobyl e i figli suoi già sparsi in tutto il mondo”, è il refrain), lungo 10 minuti, contenuto nell’album “L’animale”. Ma il successo, in Russia, l’aveva ottenuto più con “Svalutation” o “Prisincolinensinainciùsol”, piuttosto che con “Azzurro” e “Chi non lavora non fa l’amore”. E’ talmente popolare che all’ultimo Capodanno i russi avevano organizzato feste in stile anni ’70, quando da quelle parti c’era ancora l’Urss, dove le hits più gettonate, oltre a quelle di Beatles e Rolling Stones, erano principalmente quelle di Adriano Celentano.

E quindi “Grande Celentano!”, conclude il suo commento la lettrice “Zelenova” sul post del blog. “Colpa degli italiani che ancora non hanno compreso il cattivo gusto di Berlusconi. Persino Gheddafi è meglio di lui. Non parliamo poi di Celentano”.

di Giancarlo Castelli

30/04/2011 – Il Fatto Quotidiano


mag 10 2009

Claudia Mori: ecco a voi l’Adriano Celentano segreto

di Marco Molendini

ROMA (9 maggio) – Per prima cosa Claudia Mori mette le mani avanti: «Prometto, non succederà più», assicura. C’è da credergli (perché no?), anche se dalla voce traspare un innegabile divertimento.

Per lei, che da anni è abituata a lavorare dietro le quinte, a tenere le redini della ditta di famiglia, marito compreso, a produrre fiction, insomma, in poche parole, a fare la manager, riscoprire gli altarini di un passato artistico, deve essere stato emozionante. Ed eccola qui, Claudia artista, con un cd che raccoglie le sue performance canore (Claudia Mori collection), sedici pezzi compresa la classica Chi non lavora non fa l’amore, successi come Non succederà più (anche in versione remix) dove duetta con Adriano (la cui voce fa capolino anche in Seguirò chi mi ama).

In più ecco un bocconcino ghiotto, raccolta di filmati privati e familiari di casa Celentano («quando non filmavo io, filmava lui, sono immagini mai viste, innocenti e garbate. Siamo anche simpatici») a dare il senso pieno di una coppia che ha resistito a 45 anni di matrimonio («ma sono 47 da quando ci siamo fidanzati, e credo che sia l’effetto combinato di amore, fortuna e consapevolezza che vivere insieme non è facile. Anche noi abbiamo i nostri difetti, lui è testardo, io sono impulsiva»).

Scene intime, personali, che vanno indietro nel tempo, Adriano che è il solito Adriano, Claudia bellissima, una bellezza moderna: «Mi vestivo e comportavo in modo trasgressivo», commenta lei. Eppure la sua trasgressione l’ha portata a reggere un matrimonio per quasi mezzo secolo. «Vent’anni fa c’è stata un crisi, per colpa mia. Ma anche allora eravamo sicuri che l’avremmo superata. A separarci non ci abbiamo mai pensato».

Insomma, al matrimonio ci crede: che effetto le ha fatto tutto il can can attorno alle esternazioni di Veronica Lario?
«Penso che abbia ragione. La ritengo una donna intelligente e per bene. Certo in tutti questi anni non è stata un’esibizionista».

Che effetto le ha fatto riascoltarsi? Suo marito ci ha messo in qualche modo lo zampino?
«Ho fatto tutto io, su richiesta della Sony. All’inizio ero perplessa, mi chiedevo chi lo compra un disco con cose di trent’anni fa».

Mai più venuto in mente di cantare?
«Un paio di volte. Ma non mi piace mischiare le cose. Faccio altro e poi alla sola idea di andare in tv mi viene da ridere. Mi basta fare i cori per Adriano, lì ci sono sempre, d’altra parte così ho cominciato con Adriano. Poi un giorno mi ha detto: sai, la tua voce non è male».

E’ un momento di attivismo per la famiglia: il disco suo, Adriano che pensa al ritorno in tv anche se dalla Rai finora non c’è stata risposta. Lei ha qualche progetto di fiction?
«Stiamo per iniziare le riprese di C’era una volta la città dei matti sulla legge Basaglia. E l’anno prossimo farò una serie dedicata alla violenza sulle donne con la Cavani e la Von Trotta».

10/05/2009 – Il Messaggero


mag 9 2009

«Il mio Celentano segreto un filmato lungo 45 anni»

di Paolo Giordano

Intanto c’è di più. Claudia Mori pubblica su cd tutte le sue canzoni più famose in versione rimasterizzata e già questo è un bello spaccato di italianità visto che ci sono titoli come Buonasera dottore o Non succederà più che nel 1974 e nell’82 occuparono le classifiche per mesi. Ma in «Collection» c’è pure un dvd con immagini inedite che sono sorprendenti: Claudia Mori all’inizio della carriera, Claudia Mori con un Celentano in costume e il lungo ciuffo di capelli neri, i tre figli piccolissimi, una scena memorabile del film L’emigrante del 1973 e insomma tutti quei ritratti di vita familiare che fino ad ora si erano visti poco o niente. Volendo, un filmato di culto. Oppure un’altra conferma che l’alchimia di questa coppia – ricordate? La più bella del mondo – è qualcosa che quarantacinque anni di matrimonio dimostrano appena.
Signora, chi ha girato tutte quelle immagini?
«La maggior parte le ha girate Adriano: c’è stato un periodo in cui si era appassionato e si portava dietro la cinepresa ovunque andassimo e filmava qualsiasi cosa. Ciò che si vede nel dvd è solo una parte del filmato di oltre due ore che abbiamo conservato fino ad oggi».
È anche un pezzo di memoria.
«C’è la vita di noi due ragazzi, è una sorta di ringraziamento a chi ci ha voluto bene in tutto questo lunghissimo percorso che abbiamo fatto insieme».
Talvolta insieme anche sul palco.
«D’altronde io ho iniziato a cantare per gioco ma anche per amore: nei cori di Adriano ci sono quasi sempre stata io».
E poi avete vinto insieme un Festival di Sanremo nel 1970.
«Con Chi non lavora, non fa l’amore».

Qualcuno strumentalizzò: erano tempi cupi, tutto veniva politicizzato.
«In realtà quello era un testo a favore degli operai. Il senso degli ultimi versi era: signor padrone, dammi l’aumento. Qualcuno lo travisò. Ma non è questo il ricordo più forte».
Qual è?
«Adriano mi chiese all’ultimo di cantare con lui. E io con incoscienza accettai: ogni sua richiesta era per me quasi come una chiamata alle armi. E poi ero così giovane…».
Però nelle sue canzoni l’uomo spesso non ne esce bene.
«Sì, mi sono accorta che, riascoltandole adesso, risalta un grande senso critico nei confronti del ruolo dell’uomo nella coppia: bugiardo, traditore e via dicendo».
Signora Celentano, la coppia Silvio Berlusconi e Veronica Lario ha appena annunciato la separazione. Oltretutto, ai tempi, Veronica la venne a trovare negli studi del programma «Rock Politik».
«Credo che Veronica in questi giorni stia soffrendo moltissimo. Lei è una bella persona, per bene e intelligente. Ma il fatto privato non posso giudicarlo».
Torniamo a quella canzone, «Chi non lavora non fa l’amore», che diventò subito un inno delle coppie di sposi.
«Dunque accettai di cantare con Adriano e iniziammo a preparare il duetto. Ma era terrorizzato che io potessi dimenticare le parole. In realtà, quando fu il momento di cantare all’Ariston, fu lui a dimenticarsele e l’orchestra dovette ricominciare più volte daccapo. La gente pensò che fosse una trovata di Celentano. Invece era tutto vero».
Lei a Sanremo tornò anche 15 anni dopo con «Un’altra volta chiudi la porta» e adesso celebra la sua carriera con una raccolta. Mai pensato di riprendere a cantare?
«Direi proprio di no. Ho una voce gradevole che però non giustifica una lunga carriera. In più ho un eccessivo senso critico. Perciò ho fatto altre scelte».
Sempre di fianco a Celentano. Arriverà prima il suo nuovo disco di canzoni inedite oppure il programma tv di cui si è già parlato qualche settimana fa?
«L’idea del programma c’è, eccome, ed è pronto pure il titolo».
Qual è?
«Figurarsi se lo dico… Ma abbiamo incontrato i dirigenti Rai e ne abbiamo parlato con loro: è in programma nella prossima stagione».
Quindi il disco arriverà dopo.
«Nel 2010. C’è già un’idea ed è molto forte: è davvero un progetto particolare che sorprenderà tanti ascoltatori, vedrete».

09/05/2009 – Il Giornale


mag 8 2009

La voce di Claudia Mori torna protagonista in una ‘Collection’ di hit

A 15 anni dalla sua ultima partecipazione al festival di Sanremo, esce il 15 maggio un cd con tutti i suoi più grandi successi canori, più un dvd in cui è presente un filmato privato della famiglia Celentano.

Roma, 8 mag. (Adnkronos) – Dopo essersi dedicata negli ultimi anni principalmente alla produzione del Clan Celentano, compresi alcuni tra gli album più venduti dal marito, ed essersi affermata anche come produttrice di fiction televisive, Claudia Mori torna protagonista con la sua voce, a 15 anni dalla sua ultima partecipazione al festival di Sanremo, nel ’94 col brano ‘Se mi ami’, scritto da Toto Cutugno. Esce infatti il 15 maggio prossimo su etichetta Clan la ‘Claudia Mori Collection’, che comprende un cd con tutti i suoi più grandi successi canori, più un dvd in cui è presente un filmato privato della famiglia Celentano, autorizzato dalla stessa Mori.

Claudia Mori ha personalmente curato le varie fasi della realizzazione: la scelta delle quattordici canzoni presenti nel cd, selezionate tra quelle più significative e di maggior successo della sua carriera musicale; i nuovi mixaggi e le rimasterizzazioni delle versioni originali, che hanno restituito ai brani la pulizia dei suoni, riscoprendone nel contempo la freschezza e la modernità; l’immagine del libretto, particolarmente curato e ricco di scatti rari e bellissimi, scelti dal suo album fotografico.

Ci sono poi interessanti ‘plus’ che rendono questa collection speciale: le canzoni, alcune tratte da 45 giri, sono ormai introvabili sul mercato e il dvd contiene un filmato inedito, familiare, autorizzato da Claudia Mori. Il cofanetto vuole essere infatti un oggetto di culto per gli affezionati fan di Claudia e per quanti vorranno riscoprire pagine importanti della sua carriera.

Nella tracklist dell’album compaiono infatti: ‘Buonasera Dottore‘, un brano scritto da Shel Shapiro e Paolo Limiti ed entrato nella leggenda della musica italiana (il tema centrale, una telefonata tra due amanti clandestini, fece sensazione quando uscì nel 1974 e raggiunse il primo posto della hit parade); ‘Non succederà più‘ che nel 1982 rimase in vetta alle classifiche per molte settimane ed ospita l’intervento vocale di Adriano Celentano (nell’album c’è anche la versione remixata da Deelay, scelta come primo singolo per le radio); ‘Un’altra volta chiudi la porta‘ (‘Chiudi la porta’), presentata al Festival di Sanremo nel 1985; ‘Dal dire al fare’ e ‘Il principe’ rispettivamente lato B e lato A del 45 giri pubblicato nel 1983 (‘Il Principe’ vede Raf tra gli autori e fu sigla del programma tv ‘Hit Parade’).

E ancora figurano nell’abum: ‘E’ amore‘ di Shel Shapiro, il brano che dava il titolo al secondo album di Claudia Mori, pubblicato nel 1977; ‘Stringimi a te’, versione italiana della celeberrima ‘Everything’s All Right’, dove con Claudia canta Adriano Celentano; ‘Nata per me‘ che faceva parte del 33 giri ‘Claudia canta Adriano’ del 1984; ‘Io bella figlia’ (Tu meraviglia), rivisitazione del brano di Roberto Carlos ”Tu meraviglia”; ‘Seguirò chi mi ama’ (Is it love) cantata con Adriano Celentano; ‘Amarti, volerti, pensarti’ del 1972 scritta da Besquet-Balducci e pubblicata come lato B del 45 giri ‘Il sognatore’.

Non poteva mancare ‘Chi non lavora, non fa l’amore‘, che vinse il Festival di Sanremo nel 1970 nell’interpretazione di Adriano Celentano e Claudia Mori, suscitando grande dibattito in un momento di forti rivendicazioni sociali (la versione presente sul cd è cantata solo da Claudia Mori). Infine c’è anche ‘Quello che ti dico’ (The Locomotion), che era il lato B del 45 giri con cui Claudia Mori ha debuttato nel 1964 (sul lato A ”Non guardarmi”) e che è la versione italiana del celebre brano di Little Eva.

08/05/2009 – Adnkronos


feb 14 2009

Sanremo, Claudia Mori è la più bella di tutti i Festival

Roma, 14 feb. (Adnkronos/Ign) – Mancano tre giorni al 59esimo Festival di Sanremo ma, in tema di bellezza, c’è già la vincitrice di tutti gli altri Festival. Claudia Mori, infatti, è la cantante più ‘affascinante’ di tutte le edizioni del Festival. La Mori supera di poco (18% a 17%) Anna Oxa. Terza classificata: Giorgia (10%). Lo stabilisce un’indagine, effettuata dal quotidiano online quinews che, per eleggere la più affascinante tra le vincitrici del Festival, ha interpellato mille internauti, equamente distribuiti per sesso, fasce di età e collocazione geografica.

Claudia Mori, che vinse nel ’70 con la canzone ‘Chi non lavora non fa l’amore’, cantata con Celentano, piace “per la bellezza e il fascino tipicamente mediterraneo”. Anna Oxa (vincitrice nell”89, in coppia con Fausto Leali, con ‘Ti lascerò’, e nel ’99 con ‘Senza pietà’), giudicata “più sensuale della Mori”, sprigiona però, a detta della maggioranza degli internauti, “meno calore e spontaneità” della prima. Giorgia (vincitrice nel ’95 con ‘Come saprei’) è ritenuta “bella ed elegante”, oltre che “una delle più interessanti voci nel panorama musicale italiano”. Quarto posto (9%), ex aequo, Anna Tatangelo (vincitrice della categoria giovani, nel 2002, con ‘Doppiamente fragili’), la preferita tra gli under 30, e Lola Ponce (vincitrice lo scorso anno in coppia con Gio’ Di Tonno, ‘Colpo di fulmine’), che piace per la sua bellezza ‘caliente’.

14/02/2009 – Adnkronos


set 13 2008

Ritorna in proiezione Yuppi Du: da oggi anche a Terlizzi

La pellicola appena restaurata in proiezione per una settimana presso il Piccolo Osservatorio Garzia

Locandina di Yuppi Du La proiezione che riapre la programmazione del Piccolo Osservatorio Universale Garzia si ripresenta come una nuova scelta di qualità per un cinema che ne ha fatto quasi un marchio di riconoscimento e di invito al buon cinema.
Torna così nelle sale, anche a Terlizzi da oggi fino a giovedì (orari di proiezione 18.30-21), Yuppi Du, un film del 1975, diretto, prodotto, musicato ed intepretato da Adriano Celentano e presentato in concorso al 28° Festival di Cannes.
Nel 1976, la pellicola ha vinto il Nastro d’Argento alla migliore musica.

Poche settimane fa, alla 65ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, è stata presentata fuori concorso, accompagnata da una conferenza stampa senza preoccupazioni di censura, come si conviene ad un vero intellettuale, con una versione restaurata, parzialmente rimontata, e con modifiche ed elaborazioni sia nella parte video che nella parte audio, messa ora a disposizione della comunità terlizzese, anche un modo interessante per chi ha già avuto modo di vedere la pellicola originale, e apprezzarne il restauro e le nuove aggiunte di montaggio.

“Chi non lavora non fa l’amore, ma chi lavora rimane comunque un pezzente, così che se tua moglie non è ciecamente innamorata di te prima finge d’essersi suicidata, lasciandoti solo con una figlia ed un dolore che non finisce più, poi rispunta all’improvviso quando tu ti sei risposato per non morire di solitudine al solo scopo di dirti che se n’era andata a Milano a fare la bella vita con un riccone, poi sembra di nuovo disposta a stare con te e con la tua povertà, per poi lasciarti alla fine ancora più solo, stavolta pure senza figlia”. Così disse Adriano Celentano nel suo “Yuppi Du” del 1975, e così ridice a distanza di più di trent’anni all’interno di un film che, nella sua splendida versione restaurata presentata alla Mostra di Venezia, sembrerebbe ridimostrare che i decenni sono passati invano, e che il lavoro dei più umili (operai o impiegati che siano) non nobilita l’uomo, anzi, lo avvicina alla morte fisica e/o spirituale, come testimonia la scena (bella-profonda-toccante) dello scaricatore Scognamillo al porto di Marghera che, mentre la corrente elettrica se n’è andata via, riceve la visita della morte che gli annuncia che da una gru gli cascherà addosso un’enorme cassa, uccidendolo quasi sul colpo.
Il film del supermolleggiato, è ancora capace di sorprendere grazie alla sua bizzarra carica d’attuale realtà che – paradossalmente – viene svelata da uno stile a-realistico, fra il surreale e il dada, come suggerisce il titolo.
Insomma, anche se quest’anno la Mostra del cinema di Venezia ha deciso di parlare delle morti bianche attraverso due documentari, “ThyssenKrupp blues” e “La fabbrica dei tedeschi”, “Yuppi Du” affronta il tema con un’efficacia emotiva e di denuncia per nulla inferiore, anzi, per certi versi più potente, capace com’è di catturarne gli aspetti umani meno “visibili”. Sarà poi retorico e un po’ facile, ma … rispetto a quanto detto ad inizio articolo, “Yuppi Du” ha poi sempre il merito di sottolineare la dignità del lavoro, di qualunque genere (sfigato) esso sia. Così tanto e così bene che quella categoria di lavoratori che il mondo reale (borghese?) considera fatta di soli pezzenti, finisce per essere composta da tanti piccoli grandi signori dell’esistenza.

13/09/2008 – TerlizziLive.it


giu 5 2008

AN: ‘Il Secolo’ ‘ri-arruola’ Celentano, torna alle origini destrorse

Roma, 29 mag. – “Celentano torna alle origini destrorse”. ‘Il secolo d’Italia’, con un pezzo in prima pagina, ‘ri-arruola’ il Molleggiato. Per il quotidiano di An, infatti, con la presentazione della versione restaurata di ‘Yuppi du’ alla prossima Mostra del cinema di Venezia Celentano “riscopre la vena tradizionalista che lo ha reso famoso”.

‘Il secolo’ esulta: “Finalmente torna l’Adriano Celentano delle origini, quello piu’ autentico, lontano mille miglia dalle tentazioni del ‘Rockpolitik’ e dai flirt poco convincenti con la sinistra nostrana”. Secondo il quotidiano, in ‘Yuppi du’ “c’e’ ancora il Celentano vecchio stampo, un po’ nostalgico e un po’ conservatore, ecologista si’ ma non certo alla Pecoraro Scanio, amante della vita cittadina reazionaria”. Del film, ‘Il secolo’ ricorda il “suo essere contrario alle rivolte progressiste” e il fatto che, tra l’altro, fa parte di un percorso che a quel tempo “trasforma Celentano in un bersaglio della sinistra”.

Il giornale di An ricorda che negli anni ’70 finirono “sotto accusa molti suoi brani”: ‘Il ragazzo della via Gluck’, anche perche’ “avrebbe anticipato la battaglia retro’ contro l’aborto, toccando il massimo livello del conservatorismo”. Poi ‘Storia d’amore’, “inviso alle femministe”, e ‘Chi non lavora non fa l’amore’, “che lo rende insopportabile a parte del pubblico dei giovanissimi”. Secondo ‘Il secolo’, insomma, Celentano era “fin troppo reazionario e fin tropo conservatore, un nostalgico di una destra un po’ datata. Ma almeno era genuino”.

29/05/2008 – Adnkronos