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feb 4 2012

Ivana: «Non mi piace la musica italiana»

La modella ceca sarà l’unica presenza femminile al fianco di Morandi dopo il no a Tamara Ecclestone

Ivana Mrazova, 20 anni (Web)

MILANO — Una sconosciuta, e una ereditiera snob e lavativa. Di quest’ultima ci siamo liberati, della sconosciuta no. Dunque sarà lei l’unica valletta al Festival di Sanremo, al fianco di Gianni Morandi: Ivana Mrazova, classe 1992, nata e cresciuta nella Repubblica Ceca. Bellissima, modella (soprattutto di campagne pubblicitarie). La biografia finisce qui. Al telefono è simpatica. Capisce circa il 60% dell’italiano, parla al 30%. Poteva andare peggio. C’è di buono che non si lamenterà se la chiamano valletta.

[...]

Le piace la musica italiana?
«No, non mi piace molto. Conosco solo Celentano perché da piccola lo ascoltavo con mia nonna. Sentivamo “Azzurro”, molto bella. E poi conosco Bocelli».

[...]

Maria Volpe

24/01/2012 – Corriere della Sera


gen 3 2012

Adriano Celentano oggi gratis su iTunes

Adriano Celentano su iTunes: Gift Clan 3

Per il nono giorno dell’iniziativa “12 giorni di regali Apple” è disponibile gratis su iTunes un nuovo brano musicale: si tratta stavolta di “Gift Clan 3“, EP di Adriano Celentano. Apple decide dunque di offrire un altro contenuto di un cantautore italiano, la cui canzoni saranno scaricabili senza alcun esborso economico fino alla mezzanotte di oggi.
Tre i brani in regalo per tutta l’utenza italiana in possesso di un device iOS: “Azzurro”, “Prisencolinensinainciusol” e “Hai bucato la mia vita”. Come di consueto, scaricare la canzone è davvero semplice e alla portata di tutti: basta accedere all’apposita app “12 giorni di regali Apple” e cliccare su “Gratis su iTunes”, oppure è possibile collegarsi all’apposita pagina di iTunes Store. I possessori di un iPhone, iPod touch o iPad con installato iOS 5 potranno poi sincronizzare il contenuto tra computer e device semplicemente via wireless o tramite iCloud.
E quando mancano ormai pochissimi giorni alla conclusione di “12 giorni di regali Apple“, classica iniziativa indetta da Cupertino ogni anno per festeggiare Natale, ci si chiede quali potranno essere i contenuti messi a disposizione gratuitamente da domani al 6 gennaio, giorno in cui cesseranno le offerte. Essendo stati rilasciati negli ultimi giorni un gioco e ieri e oggi due brani musicali, è probabile che domani possa arrivare un altro eBook – come quello Best in Travel 2012 – oppure un altro videogioco.

di Floriana Giambarresi

03/01/2012 – Digital.it Apple


dic 20 2011

Il vecchio leone ruggisce ancora

Di seguito “Le vieux lion rugit encore”, un bell’articolo su Adriano pubblicato da “Le Matin Dimanche”, uno dei più importanti giornali svizzeri.

Lo segnala la pagina ufficiale di Facebook di Adriano Celentano.

Le Matin Dimanche: 'Le vieux lion rugit encore'

Il nostro utente asso ci ha fatto la gentilezza di procurarci la traduzione in italiano e noi la riportiamo fedelmente:


Il vecchio leone ruggisce ancora

E’ più di una sconvolgente coincidenza. Adriano Celentano esce con il suo nuovo album, a qualche settimana dalle dimissioni di Berlusconi, dal rimpasto ministeriale e dal piano d’austerità annunciato in Italia.
Come se avesse atteso il suo turno per avere il campo libero.
Per memoria, Celentano è stato sempre molto critico verso il governo italiano, in particolare contro Berlusconi. Nel 2005, fece RockPolitik divenuto culto, mix tra rock e satira politica che non piaceva a tutto il mondo.
Il suo nuovo album si chiama “Facciamo finta che sia vero”. Celentano si presenta in tutto il suo splendore, pieno d’enfasi, di spirito e di ospiti a sorpresa. Ma sarà per noi impossibile chiedergli se ha scientemente scelto di tornare oggi. Perché Celentano è avaro di parole. “il mio album parla da sé” ripete.
Di colpo, alla conferenza stampa organizzata a Milano per lanciare il nuovo disco, rompe quattro anni di silenzio discografico, è… Claudia Mori, sua moglie, che risponde alle domande dei giornalisti! “la musica è mancata ad Adriano. E lui ha sempre la speranza che le cose possano cambiare” ha confermato lei.

Adriano Celentano è un personaggio culto in Italia. Nato al 14 della mitica Via Gluck, ha una settantina d’anni, è diventato uno degli italiani più conosciuti all’estero, più di 100 milioni d’album nel mondo. Azzurro, Svalutation, 24000 baci sono diventati simboli nazionali di un artista venerato ovunque.
I più grandi realizzatori italiani si sono disputati la sua presenza, da Fellini in La Dolce Vita a Pier Paolo Pasolini. Ma soprattutto, Celentano ha creato la sua reputazione con la sua totale libertà d’espressione, per il suo impegno.
Nel 1987, ha esortato gli spettatori di spegnere loro posto per cinque minuti per la pace nel mondo.
Nel 2001, si è lanciato in un monologo sulla donazione degli organi.
Prima di prendere posizione contro la caccia, il mondo moderno, per la causa animale fino a Rockpolitick. Dopo il silenzio di qualche anno, il vecchio leone si è risvegliato. Sempre arrabbiato. Sempre attaccato al suo paese. “Quello che tende a perdersi è la visione utopistica della vita. Dico a volte delle cose che sembrano irrealizzabili, ma finalmente, si sono realizzate. Se si perde questa visione utopistica, il mondo prenderà sempre la peggiore delle direzioni” dice Celentano per riassumere l’uscita del suo album. Non parla tramite la stampa, il leone, ma sceglie il modo più moderno possibile per comunicare, via Facebook, Twitter, blog.

L’Italia di oggi è al centro di “Facciamo finta che sia vero”. Il cantante si mette in mezzo a un paese in guerra, col suo basso, è per meglio significare ancora il suo attaccamento alla sua terra, la sua inquietudine di risvegliare le coscienze, sperando che non sia troppo tardi. Dai primi titoli “Non ti accorgevi di me” ci tiene accanto al gruppo rock Negramaro fa quasi metal. E poi con “Facciamo finta che sia vero” canzone che da il titolo all’album, firmato e interpretato in duo con Battiato, composto da Piovani, creatore della musica del film di Benigni “La vita è bella”. Questo brano è uno dei picchi dell’album. Come “Non so più cosa fare” che riabilita Manu Chao sparito da qualche anno. Ecco alla composizione di questa canzone essenziale, altro grande momento del disco, che mette in scena un paesaggio di guerra, fatto dal dolore della gente, di uomini in azione, intervallati dal canto di Adriano, Jovanotti, Battiato. Jovanotti ha consegnato brani come “Fuoco nel vento” e “La cumbia di chi cambia”. Ma la più impegnata di tutte è il titolo finale “Il mutuo” firmato da Celentano dove propone la decrescita come soluzione alla crisi economica attuale. Il cantante consegna un vero patrocinio sul suo paese: “l’Italia sarà bella senza nessuno che la divida, invocando la secessione” e la gente sarà felice perché avrà qualcosa da amare qualcosa che è nel dna, la bellezza. La bellezza di un Italia unita.”
Con questo album rivolto alla realtà, Celentano fa riflettere. Ma soprattutto diverte incanta e seduce ancora.

Fabrizio


apr 30 2011

“Celentano? E’ l’unica vera minaccia per Berlusconi.” Parola dei blogger russi

Nel paese che ricorda i 25 anni dalla tragedia di Chernobyl il tema del nucleare è molto sentito. Così, complice la popolarità del Molleggiato a Mosca, su numerosi blog è stata ripresa la lettera pubblicata ieri dal Fatto Quotidiano

Adriano Celentano è popolare anche in Russia? La risposta è sì, visto che la lettera pubblicata ieri dal Molleggiato su Il Fatto quotidiano è rimbalzata dopo poche ore sulla piattaforma blog “zhivoj zhurnal”, molto frequentata dagli “smanettoni” russi. All’ecologista “ragazzo della via Gluck” che ha invitato gli italiani a votare i referendum, primo fra tutti quello contro il nucleare, i blogger russi, ma anche il giornale on line Gazeta, esprimono il loro pieno appoggio all’iniziativa.

“Grazie alla sua enorme autorità tra gli italiani, Celentano è l’unica significativa minaccia per Berlusconi”, scrive “waynetus” sotto il post “Celentano vs Berlusconi”, in versione cirillica. “La lettera aperta di Celentano è la dimostrazione che il popolo non ne può più di Berlusconi e la pazienza è ormai giunta al limite”. “Il famoso cantante e attore Adriano Celentano, con una lettera aperta a Il Fatto quotidiano, lancia un appello al popolo d’Italia perché vada a votare e rovesci Berlusconi”, è l’incipit della Gazeta, postato da “yanews” che non manca di definire “bugiardo” il Cavaliere. Anche il sito rosbalt.ru pubblica brani della lettera del “leggendario musicista italiano”, definito addirittura “autorità morale”, che così bene ha bacchettato pubblicamente il Cavaliere non solo per il tentativo di imbrogliare sui referendum ma anche sulle ormai note “marokkanskie” vicende (Ruby Rubacuori).

Gli utenti e blogger russi non rimangono indifferenti, ovviamente, alle questioni nucleari contenute nella missiva. Inevitabile, nel 25° anniversario della tragedia di Chernobyl che il destino ha voluto far coincidere con il dramma giapponese di Fukushima. Celentano non l’ha mai dimenticato tanto che tre anni fa scrisse un brano dedicato al tragico evento, “Sognando Chernobyl” (“Sognando Chernobyl e i figli suoi già sparsi in tutto il mondo”, è il refrain), lungo 10 minuti, contenuto nell’album “L’animale”. Ma il successo, in Russia, l’aveva ottenuto più con “Svalutation” o “Prisincolinensinainciùsol”, piuttosto che con “Azzurro” e “Chi non lavora non fa l’amore”. E’ talmente popolare che all’ultimo Capodanno i russi avevano organizzato feste in stile anni ’70, quando da quelle parti c’era ancora l’Urss, dove le hits più gettonate, oltre a quelle di Beatles e Rolling Stones, erano principalmente quelle di Adriano Celentano.

E quindi “Grande Celentano!”, conclude il suo commento la lettrice “Zelenova” sul post del blog. “Colpa degli italiani che ancora non hanno compreso il cattivo gusto di Berlusconi. Persino Gheddafi è meglio di lui. Non parliamo poi di Celentano”.

di Giancarlo Castelli

30/04/2011 – Il Fatto Quotidiano


dic 6 2010

Riedizione collana “ADRIANO”: spot ed elenco uscite

Immagine anteprima YouTube

Di seguito, tratto dal sito ufficiale della collana (dal quale si potranno acquistare i singoli album direttamente online, in alternativa alla classica distribuzione nelle edicole), trovate l’elenco delle 14 uscite, in ordine di data:

  • 02/12/2010 – Uscita 01: Io non so parlar d’amore (1999) + cofanetto
  • 09/12/2010 – Uscita 02: Azzurro (1968)
  • 16/12/2010 – Uscita 03: Esco di rado e parlo ancora meno (2000)
  • 23/12/2010 – Uscita 04: Il ragazzo della via Gluck (1966)
  • 30/12/2010 – Uscita 05: Per sempre (2002)
  • 06/01/2011 – Uscita 06: Soli (1979)
  • 13/01/2011 – Uscita 07: C’è sempre un motivo (2004)
  • 20/01/2011 – Uscita 08: Dormi amore la situazione non è buona (2007)
  • 27/01/2011 – Uscita 09: I mali del secolo (1972)
  • 03/02/2011 – Uscita 10: Il re degli ignoranti (1991)
  • 10/02/2011 – Uscita 11: La pubblica ottusità (1987)
  • 17/02/2011 – Uscita 12: Arrivano gli uomini (1996)
  • 24/02/2011 – Uscita 13: Uh… Uh… (1982)
  • 03/03/2011 – Uscita 14: Geppo il folle (1978)

06/12/2010 – Andrea


dic 5 2010

Adriano, la tua storia è come un rock

Nell’estate del ’59, con «Il tuo bacio è come un rock», Adriano Celentano raggiunse per la prima volta la vetta della Hit Parade. Seguirono «24.000 baci» e tanti altri «numeri uno», il più recente nel 2007. «Adriano Celentano. Bastava il nome per fare alzare tutti dai tavoli da gioco della Casa del Popolo del mio paese e, con le carte ancora in mano, mettersi in piedi davanti alla televisione in un silenzio zuppo di gioia» ricorda Roberto Benigni nella prefazione di «Azzurro», uno dei 14 album (e altrettanti libretti) che fanno parte della raccolta esclusiva in edicola con Sorrisi dal 2 dicembre. «Non accadeva nemmeno per Berlinguer» continua Benigni. «Adriano Celentano, religioso e sensuale. Una via di mezzo tra Papa Giovanni e Brigitte Bardot». Un carisma, quello descritto così bene da Benigni, che ha fatto di Celentano una superstar unica nella storia dello spettacolo italiano, capace di lasciare il segno (non solo nella musica ma anche al cinema e in tv) in ognuno degli ultimi sette decenni, dagli Anni 50 ai neonati Anni 10.
La collezione di Sorrisi parte con «Io non so parlar d’amore» del ’99, un album da due milioni di copie reso immortale da brani come «L’emozione non ha voce» e «L’arcobaleno», scritte da Gianni Bella e Mogol. Si prosegue, dal 9 dicembre, con «Azzurro» del ’68 e altri 12 album usciti tra il ’66 e il 2007. Il più vecchio è «Il ragazzo della via Gluck», che prende il titolo da una delle sue canzoni più famose: «È carica di una malinconica poesia e rabbia» scrive Dario Fo nella prefazione dell’album. «È il risentito canto verso la brutalità di imprenditori che, in combutta con i gestori della città, spianano povere abitazioni di bassa rendita per poi erigere casoni e grattacieli». La raccolta si concluderà il 3 marzo con «Geppo il folle», colonna sonora del visionario film del ’78, di cui Celentano fu anche regista, sceneggiatore, produttore, montatore e scenografo. Una delle tante scelte spericolate di un artista che, scrive Walter Veltroni nella prefazione, «ha attraversato stili, sonorità, costumi, per regalarci a ogni canzone, emozione e vitalità».

di Antonio Mustara

03/12/2010 – TV Sorrisi & Canzoni


dic 5 2010

Le grandi canzoni di Celentano per una lunga biografia in musica

IN EDICOLA DA OGGI CON IL «CORRIERE» I QUATTORDICI DISCHI PIÙ SIGNIFICATIVI DEL MOLLEGGIATO

Ogni album con una prefazione d’autore, da Benigni a Fo

MILANO – Potrebbe anche cantare l’elenco telefonico. Qualche anno fa in un’intervista Paolo Conte si espresse così su Adriano Celentano, celebrando la capacità del Molleggiato, così spiegò, di rendere intellegibile qualsiasi testo. Potrebbero sembrare carinerie fra due personaggi che fanno lo stesso mestiere, legati per di più dal fatto che uno è l’autore di uno dei più grandi successi della canzone italiana, «Azzurro», e l’altro è l’interprete che l’ha portato al successo. Conflitto d’interessi a parte, in quel giudizio dello chansonnier astigiano sta la chiave per capire il cantante milanese: uno che con delle «canzonette» in senso leggero è riuscito a far passare di tutto, amore, impegno e nonsense. A partire da oggi si può ricostruire la carriera di Adriano con il Corriere della Sera. Fino al 3 marzo, ogni settimana sarà in edicola con il quotidiano uno dei quattordici album più significativi della carriera dell’artista nato il 6 gennaio 1938. La prima uscita è «Io non so parlar d’amore», album del 1999 che segnò la nascita di un proficuo periodo di collaborazione con Mogol e Gianni Bella: si potrà acquistare in edicola, come tutti gli altri dischi della collana, al prezzo di 9,99 euro oltre al costo del giornale. In omaggio con il primo numero ci sarà anche un cofanetto creato per raccogliere tutte le uscite. Questa collana è la riedizione di una già pubblicata nel 2007 dal Corriere. Per questo ritorno è stata completamente rivisitata la veste grafica ed è stato adottato anche un formato classico, da un volumetto con le dimensioni di un libro si è passati all’ingombro classico dei cd. Per ciascuno degli album di questa collezione, eccezione fatta per l’ultimo «Dormi amore, la situazione non è buona», uscito nel 2008, nel libretto viene anche riproposta la prefazione d’autore di quella prima pubblicazione. Grandi nomi che hanno raccontato il loro modo di vedere Celentano. Quella del primo titolo è a firma di Claudia Mori, un dolce messaggio d’amore per il marito e compagno di avventure artistiche. «Tu sai parlare d’amore a tutti e di questo ne ho sempre un po’ sofferto», gli scrive. Le altre sono di Roberto Benigni, Vincenzo Cerami, Dario Fo, Giuliano Ferrara, Tonino Guerra, Paolo Conte, Fernanda Pivano, Liliana Cavani, Alda Merini, Furio Colombo, Marco Paolini e Walter Veltroni. Con questa selezione di album – mancano alcune cose degli esordi, i live, le colonne sonore e i dischi di cover – la panoramica sulla carriera di Celentano è completa. Riordinando cronologicamente la collana si parte con il 1966 e «Il ragazzo della via Gluck», album che prendeva il titolo dalla canzone che Adriano portò a Sanremo quello stesso anno e che raccoglieva molti pezzi già usciti in precedenza. La title track è un brano che contiene uno dei temi forti del Celentano-pensiero: la sensibilità ecologista colpita dalla cementificazione delle periferia milanese. Canzone tanto forte che nella prefazione Dario Fo se la immagina universale e cantata in dialetto milanese, napoletano e in francese. Proseguendo cronologicamente c’è un altro passo fondamentale: 1969, «Azzurro», il brano scritto da Paolo Conte. Per Benigni una canzone «bella come un chilo di albicocche», così intensa che andrebbe «proibita per legge». Gli anni Settanta sono fotografati da «I mali del secolo» 1972 in cui canta di menzogne, ecologia e droga; «Geppo il folle» 1978colonna sonora dell’omonimo film sulla fama, e «Soli» 1979 dove spicca l’omonima canzone scritta da Cutugno. Gli Anni Ottanta sono rappresentati da «Uh… uh…» 1982, in parte legato al film Bingo bongo, e «La pubblica ottusità» 1987 che esce in parallelo a Fantastico 8, quello del grande successo e delle polemiche per le dichiarazioni sul referendum sulla caccia. Negli Anni Novanta Adriano si definisce «Il re degli ignoranti» 1991, pubblica «Arrivano gli uomini» e con «Io non so parlar d’amore» 1999 apre la collaborazione con Mogol e Gianni Bella che prosegue in ««Esco di rado e parlo ancora meno» 2000, «Per sempre» 2002, «C’è sempre un motivo» 2004 e nell’ultimo capitolo della raccolta «Dormi amore, la situazione non è buona» del 2007. A. Laf. RIPRODUZIONE RISERVATA **** Le date Da oggi «Io non so parlar d’amore» (prefazione Claudia Mori) Dal 9 dicembre «Azzurro» (Roberto Benigni) Dal 16 dicembre «Esco di rado e parlo ancora meno» (V. Cerami) Dal 23 dicembre «Il ragazzo della via Gluck» (Dario Fo) Dal 30 dicembre «Per sempre» (Giuliano Ferrara) Dal 6 gennaio «Soli» Tonino Guerra Dal 13 gennaio «C’è sempre un motivo» Paolo Conte **** Le date Dal 20 gennaio «Dormi amore la situazione non è buona» Dal 27 gennaio «I mali del secolo» Fernanda Pivano Dal 3 febbraio «Il re degli ignoranti» Liliana Cavani Dal 10 febbraio «La pubblica ottusità» Alda Merini Dal 17 febbraio «Arrivano gli uomini» Furio Colombo Dal 24 febbraio «Uh… Uh…» Marco Paolini Dal 3 marzo «Geppo il folle» Walter Veltroni.

Laffranchi Andrea

02/12/2010 – Corriere della Sera


gen 4 2010

Sky festeggia Adriano

Sky

Tanti auguri Adriano

Due successi cinematografici per festeggiare il compleanno del celebre molleggiato – di Furia Alberti

Nascere il giorno dell’Epifania, in una via (Gluck) che diventerà simbolo grazie a una canzone, la sua. Nascere (artisticamente) sotto la buona stella del rock’n'roll che allora stava travolgendo il mondo. Dare 24mila baci ed entrare ne la dolce vita con una piccola parte. Dipingere il mondo di azzurro e dargli ritmo con il primo rap, prisencolinensinainciusol. Fare battaglie ambientaliste. Rivoluzionare la tv, stupire con i suoi personaggi al cinema. Per celebrare il fenomeno Celentano nel giorno del suo compleanno, sky manda in onda due dei suoi successi cinematografici. In segni particolari bellissimo, diretto da Castellano e Pipolo, fa il playboy incallito e duetta con l’allora miss Italia Federica Moro. A seguire, yuppi du, il film-evento scritto, diretto ed interpretato da Celentano con Claudia Mori e Charlotte Rampling. Realizzato 34 anni, mai uscito in dvd per precisa scelta del clan Celentano, il film è stato restaurato e presentato alla 65° mostra del cinema di Venezia del 2008.

Buon Compleanno Adriano
Sky Cinema Italia
mercoledi 6 gennaio
Segni particolari: bellissimo [ore 21.00]
Yuppi Du [ore 22.30]

Sky Magazine (gennaio 2010)

Secondo indiscrezioni del tutto da confermare, Sky, sempre in occasione del 72° compleanno di Adriano, a sorpresa dovrebbe mandare in onda una sorta d’intervista a Celentano, della durata di circa 40 minuti.
La notizia va quindi presa con le doverose pinze. Vedremo…

In caso di novità, vi terremo aggiornati.

Andrea


ago 24 2009

Estate’09: Vasco, Celentano e Arisa i più gettonati in spiaggia

Roma, 19 ago (Velino) – Nella prima estate senza “il tormentone” ognuno ha costruito la colonna sonora delle sue vacanze e così gli under 20 hanno rispolverato le mitiche hit degli anni Sessanta e Settanta, mentre in discoteca spopolano “Hey Romeo” e “La la Song”. Per anni è stato quasi impossibile scegliere una colonna sonora “personale” delle proprie vacanze. La causa erano i tormentoni estivi, che dilagavano nelle radio, suonavano negli altoparlanti dei lidi e imperversavano nelle discoteche. Quest’anno ognuno si è scelto i propri tormentoni da cantare sotto l’ombrellone o attorno ad un falò. D’altra parte il 75 per cento degli under 30 ammette che è impensabile un’estate senza una canzone da canticchiare in continuazione. Addirittura il 61 per cento dice di ricordare le diverse estati proprio in relazione alla canzone simbolo ad esse associate. Ecco allora che a spopolare sono sicuramente quelle più trasmesse (39 per cento), ma a condizione che siano orecchiabili (43 per cento), divertenti e soprattutto facili da cantare (46 per cento). Caratteristiche che si trovano soprattutto in quelle “in italiano”, ed ecco perché nella lista dei “tormentoni-personali” dominano alcuni classici degli anni Sessanta e Settanta: da Vasco a Battisti, per arrivare ai più “moderni” Tiziano Ferro e Arisa. E le grandi hit straniere? Quelle sono associate al ballo e alle serate in disco e in questo ambito a dominare sono “La la Song” di Bob Sinclair e “Hey Romeo”, la cover realizzata dal bagnino-Dj dell’Aquafan che ha ispirato il ballo-tormentone crunch dance, e che partendo dalla rete è oggi uno dei brani più suonati nei luoghi simbolo del divertimento estivo. Questo è quanto emerge da un’indagine promossa da Sounders Listening, l’osservatorio tecnologico di Sounders (www.sounders.it), che ha coinvolto 300 ragazzi italiani, maschi e femmine, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, intervistati nelle principali località di villeggiatura italiana.

Le canzoni tormentone? Per 7 su 10 sono i veri simboli dell’estate, più di cotte estive, viaggi e compagnie di amici. E in un’estate senza canzone simbolo 6 su 10 si creano il loro tormentone, attingendo al passato. Quali sono i simboli che i giovani associano maggiormente all’estate? A sorpresa più che “una cotta sbocciata sotto l’ombrellone” (53 per cento), un viaggio (57 per cento) o una particolare compagnia di amici (45 per cento), a simboleggiare un’intera estate per il 71 per cento è spesso una determinata canzone-tormentone. Basta accennare al motivo che li ha accompagnati per quella determinata estate perché tutti i ricordi legati a quella vacanza emergano con estrema facilità. Anzi come evidenzia il 61 per cento spesso quando si fa fatica a distinguere tra un’estate e l’altra, vengono in aiuto proprio le canzoni simbolo, più ancora che filmini e fotografie (43 per cento), souvenir (36 per cento), avvenimenti sportivi o di cronaca che sono accaduti proprio in quel periodo (24 per cento). Ma quali sono i meccanismi per cui una canzone diventa una vera e propria pietra miliare nei ricordi associati all’estate? Sicuramente la promozione delle radio gioca un ruolo importantissimo (come conferma il 39 per cento): ascoltare decine di volte al giorno un brano è sicuramente d’aiuto perché si fissi nella memoria e ci si trovi a canticchiarlo in ogni momento, ma anche la programmazione più serrata non è sufficiente. Perché una canzone possa diventare il simbolo di un’intera estate deve essere soprattutto facile da cantare (46 per cento), non a caso il primato dei tormentoni spetta a canzoni in italiano. Devono sicuramente essere orecchiabili, con parole e motivi facili da ricordare (43 per cento), divertenti (38 per cento) o comunque con temi in cui ci si possa riconoscere (36 per cento).

E cosa sta accadendo in questa estate 2009 dove non sembra che ci sia nessuna canzone che possa essere incoronata come “vero tormentone”? Che in questa estate 2009 manchi di fatto un unico e vero tormentone sono gli stessi intervistati a confermarlo: il 78 per cento dice che difficilmente questa vacanza potrà essere ricordata da un brano comune a tutti. A dominare, allora, in questi giorni sotto gli ombrelloni e, nei prossimi anni, nei ricordi, saranno dei “tormentoni personali”. Se il 16 per cento alla domanda quale la tua canzone tormentone di quest’estate ha risposto di non saperlo o addirittura “nessuna” (7 per cento), il 77 per cento ha risposto con una serie di brani diversi. In un’estate senza “il tormentone”, ciascuno si sceglie il suo: a dominare sono i classici italiani. E in discoteca spopolano “La la Song”, la Crunch Dance e i brani con “effetto nostalgia”. Insomma il tormentone dell’estate 2009 è “personale”, ma quali sono le canzoni e i brani piu’ “gettonati”? Di fatto per la prima volta si assiste ad una vera e propria divisione, in base al luogo e alla situazione: tra quelli da spiaggia, che vengono canticchiati sotto l’ombrellone e durante i falò, e quelli invece che si ballano in discoteca.

Ad animare le serate in discoteca si contendono il podio di tormentone estivo successi di questa stagione e brani di “ieri”, spinti dall’effetto nostalgia. Tra le due canzoni più gettonate nelle discoteche gli intervistati indicano “La la song” di Bob Sinclair (56 per cento), un artista abbonato ai tormentoni visto che nel 2005 e 2007 aveva firmato “Sound of freedom” e “Love Generation”. In seconda posizione si piazza “Hey Romeo2” (52 per cento), la cover creata dal bagnino-Dj dell’Aquafan, che e’ diventata un vero e proprio fenomeno sul web, e che ha ispirato la Crunch dance, il ballo energizzante dell’estate, ballatissimo in discoteca. Alle spalle di questi successi attuali nelle discoteche sembra essere scoppiato “l’effetto nostalgia” e così al terzo posto si piazzano i mitici Village People (46 per cento) con il loro successo “Ymca”, seguita da un’altra band storica come gli Abba (41 per cento) con “Mamma mia” e “Dancing queen”. Molto ballata anche Kelly Rowland (38 per cento) con “When love takes over”, ma al quinto posto arriva un’altra sorpresa vintage. Si tratta di Edoardo Vianello (35 per cento) che da quarant’anni firma la colonna sonora di ogni estate con i suoi cult: come “Abbronzantissima” e “Guarda come dondolo” divenuti veri e propri “brani riempi pista” nel corso degli anni. Se Pixie Lott con il brano “Mama do” (31 per cento) è sesta, la classifica prosegue con altre vecchie glorie come Gloria Gaynor (28 per cento), la regina della disco music Donna Summer (23 per cento) e i mitici Righeira di “Vamos a la Playa”. A chiudere la top ten un ex aequo d’altri tempi, Corona e Claudio Cecchetto con “Gioca jouer” (entrambe con il 16 per cento delle preferenze).

E per quanto riguarda le canzoni che invece devono essere “cantate”? L’effetto nostalgia non si è fatto sentire solo in discoteca e in questo caso il dominio dei classici è assoluto: la classifica dei dieci artisti più cantati vede in testa vecchie glorie e mostri sacri degli anni Sessanta e Settanta e così il preferito dei ragazzi, come lo era stato per i loro genitori un tempo, rimane Lucio Battisti (al primo posto per il 75 per cento), con canzoni come “Dieci ragazze”, seguito da Adriano Celentano (53 per cento) con successi come “Azzurro” e “24.000 baci. Naturalmente non mancano cantanti che sono un mito e riempiono gli stadi ancora oggi: non c’è falò senza Vasco (terzo posto per il 61 per cento), di cui si intonano “Vita spericolata” e “Alba chiara” che rappresenta l’ultima canzone da cantare insieme all’alba prima di tornare a casa e andare a dormire esausti. Quarto posto (58 per cento) per un artista contemporaneo che però al suo attivo ha già svariati “classici”, come Tiziano Ferro (49 per cento) con canzoni come “Rosso relativo” e “Sere nere”. “Sincerità”, la canzone che ha presentato a Sanremo vale ad Arisa (44 per cento) il quinto posto, tallonata dall’evergreen Gino Paoli (40 per cento) con i classici estivi da falò come “Sapore di sale” e il “Cielo in una stanza”. Settima piazza per Renato Zero, un artista che piace a varie generazioni. Ottavo invece per un altro classico estivo, Claudio Baglioni (39 per cento) che con “Questo piccolo grande amore” è stato e continua ad essere la colonna sonora di molti amori estivi. Al nono posto c’è un ex aequo fra De André e Guccini (32 per cento), mentre Max Pezzali chiude la classifica al decimo posto segnalato dal 27 per cento.

19/08/2009 – il Velino


feb 17 2009

El único hombre capaz de hablar con Italia

¿Quién comprende a Italia? No creo que la comprenda Giulio Andreotti, aunque conozca, muy probablemente, sus secretos más oscuros. Tampoco Berlusconi, aunque conozca su precio. Quizá quien más se aproxime al conocimiento del misterio, por vías que oscilan entre la mística y el topicazo, sea Adriano Celentano. Lo recién dicho suena a burrada, cierto. Pero cuando Celentano habla, Italia escucha. Luego Italia aplaude o se cabrea, protesta contra las incoherencias banales de Celentano o elogia su sinceridad. Hasta que el tipo vuelve a hablar, y el país escucha de nuevo.

Celentano es un artista de variedades. Ha sido imitador de Jerry Lewis, bailarín, actor y, sobre todo, compositor y cantante. De acuerdo, su currículo no parece el más apropiado para un profeta nacional. Tampoco el currículo de Berlusconi resulta modélico para el primer ministro de un país democrático, y ya ven.

¿Qué tiene de especial Celentano? Nada en concreto. Creó el himno oficioso de Italia, que no es el Volare de Modugno, como podría pensarse desde fuera, sino Azzurro. Eso es algo. Empezó a trotar escenarios en 1958 y ha mantenido una altísima popularidad, ininterrumpida, hasta hoy: resulta familiar, por tanto, para cualquier ciudadano italiano. Dice lo que le da la gana, lo cual constituye también un factor a tener en cuenta.

Lo anterior no explica por qué cualquier programa televisivo de Celentano alcanza audiencias aberrantes, cercanas, en casos puntuales, al 70%. Su programa Rockpolitik (2005), cuatro emisiones de tres horas cada una, fue casi un fenómeno telúrico. Nunca se ha sabido con exactitud cuánto pagó la RAI, la televisión pública, por Rockpolitik. Celentano daba un miedo atroz a los dirigentes de la RAI, y el director de RAI-1, Fabrizio del Noce, prefirió dimitir “temporalmente” antes del primer episodio y retomar ágilmente el cargo después del último. Rockpolitik fue, objetivamente, una de las mejores cosas que ha dado jamás la televisión europea. El sketch de la carta a Berlusconi, inspirado en una escena de una vieja película de Totó y protagonizado por Roberto Benigni y el propio Celentano, constituye un modelo de lo que se puede improvisar ante una cámara. Los sermones morales de Celentano, por otra parte, constituyen un ejemplo de lo que sólo puede ocurrir en Italia.

Lo anterior, de nuevo, no explica por qué sus discursos, a veces erráticos, a veces demagógicos, compuestos de palabras simples, dudas y silencios, suscitan encendidas polémicas intelectuales. Umberto Eco le llamó qualunquista, es decir, heredero del movimiento político presuntamente apolítico que dejó como poso el fascismo. A veces Celentano parece qualunquista, es verdad. Otras veces, sin embargo, parece lo contrario. Salvo comunista o ateo, puede parecer cualquier cosa.

Celentano, que fue votante fiel de la Democracia Cristiana y mantiene un catolicismo carente del menor rasgo heterodoxo, suele burlarse de los políticos y se ensaña en especial con Berlusconi. Pese a ello, todo indica que vota a la coalición berlusconiana. Y en la terrible polémica desatada en torno a la agonía y muerte de Eluana Englaro, Celentano no ha escurrido el bulto. Publicó una carta en el Corriere della Sera apoyando a Berlusconi, por más que los esfuerzos de Il Cavaliere por mantener con vida a la joven en coma atufaran a electoralismo. “Si estuviera en el puesto de Berlusconi, haría lo mismo que él”, decía. Y tras expresar su comprensión por el drama que afligía a los padres de Eluana, hablaba de “homicidio de Estado”.

Adriano Celentano, nacido en Milán el 6 de enero de 1938, de familia proletaria y orígenes sureños, es fundamentalmente conservador. En los años setenta afirmaba que el beat (la palabra con que define la música pop anglosajona) fomentaba el uso de drogas duras y alejaba a los jóvenes del catolicismo. Nunca ha dejado de denunciar la desaparición de los valores morales y, a la vez, la destrucción de la naturaleza, la especulación inmobiliaria y financiera y el cinismo de la casta dirigente italiana.

Con todo esto no hemos conseguido explicar nada. Salvo, quizá, que Italia es aún más misteriosa de lo que pensamos. Y que Celentano es capaz de conectar, por las razones que sean, con ese misterio.

Enric González

15/02/2009 – ElPais.com (Spagna)