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mag 26 2011

Prima Pisapia poi i referendum

‘Dopo vent’anni di berlusconismo, c’è voglia di cambiamento. A Milano e in tutto il Paese. Per questo sto con Giuliano. E ancora più importante è il voto del 12 giugno sul nucleare e sull’acqua’. Parla Adriano Celentano

“Pisapia è l’unico sindaco che abbia la faccia da bambino. Dice cose importanti però con l’entusiasmo di quel bambino che in lui non è mai morto. Ha la capacità di risvegliare la creatura da troppo tempo anestetizzata nell’animo dei milanesi. Una caratteristica che non ha certo la Moratti e che purtroppo mancava da 15 o 20 sindaci fa”. Adriano Celentano rompe il silenzio con un’intervista a l’Espresso in edicola domani e si schiera in sostegno di Giuliano Pisapia nel ballottaggio di Milano:
“Quasi vent’anni di berlusconismo hanno senz’altro agevolato la sete di cambiamento che da qualche anno a questa parte pulsa nei milanesi”.

Celentano lancia un appello a Beppe Grillo perché sostenga il candidato della sinistra: Caro Beppe tu non hai certo bisogno della Moratti se malauguratamente vincesse, ma di Pisapia hai bisogno eccome. Tu sei troppo intelligente per non capirlo. Pisapia è la chiave d’accesso a quella svolta che tu hai iniziato tanto tempo fa. Non puoi quindi precluderti i diversi lasciapassare che con chiunque altro (data la trasparenza del tuo programma) sarebbero bloccati. Vorrei che tu per un attimo passassi in rassegna i volti di coloro con i quali avresti a che fare, nel caso accadesse che i milanesi fossero presi da un nuovo colpo di sonno”.

Vuole tentare di fotografarli lei?
“Basta guardare con quale arroganza gli Assatanati di Berlusconi stanno occupando tutte le reti televisive tranne una che per fortuna si distingue, La7 di Mentana. Non si rassegnano al grande risveglio dei milanesi, per cui non gli resta che l’arma della violenza (Lassini insegna). Ne cito uno e mi riferisco all’insopportabile Maurizio Lupi in arte “Mannaro” da come si attiva nella continua scorrettezza di interrompere i suoi interlocutori con false tiritere ossessivamente lunghe e ripetitive. Insistendo imperterrito, con la sua voce monocorde da megafono, a parlar sopra all’avversario con l’intento di non far capire ai telespettatori le ragioni dell’altro”.

Lei nel 1994 votò per Silvio Berlusconi. Lo considerava una speranza? Si è pentito?
“Una speranza? In un certo senso sì. Vedevo in lui un qualcosa di diverso pur se non del tutto decifrabile. Però anch’io, come tanti credo, fui preso all’amo da un’affabilità giocosa e simpatica, quindi lo votai se non altro per cambiare. Ma subito mi accorsi che il suo modo di pensare era distante anni luce dal mio”.

Le faccio tre nomi. Gianfranco Fini, Massimo D’Alema, Antonio Di Pietro. Può tracciare un ritratto del terzetto?
“A mio parere la rottura tra Fini e Berlusconi è stata, da parte di Fini, giusta e necessaria. Era un sodalizio che evidentemente non poteva più andare avanti. Ognuno ha in mente una destra diversa e quella di Fini, francamente, mi sembra più indirizzata verso la democrazia. D’Alema mi è sempre piaciuto. Tranne quando in una sua dichiarazione lo sentii leggermente a favore delle centrali nucleari. Ma spero si sia ravveduto. Anche perché Bersani ha dichiarato più volte di essere contro il nucleare. Bravo Bersani! Ma il più rock dei tre è e rimane Antonio Di Pietro. E’ il politico che più di tutti, assieme a Grillo, persegue la verità anche a costo di perdere qualche voto”.

Il 12 e 13 giugno si voterà per i referendum. Un fine settimana importante. Legittimo impedimento, nucleare, privatizzazione dell’acqua. Abbiamo appena visto la catastrofe di Fukushima e forse, quasi sicuramente, non tutto abbiamo ancora scoperto sulle conseguenze future. Quanto è importante non andare al mare questa volta?
“Potrebbe sembrare un’esagerazione, ma è una questione di vita o di morte. Il 12 e 13 giugno bisogna assolutamente andare a votare contro l’assurdità delle centrali nucleari e quindi contro l’ottusità di quei governi che, come il nostro, sono invece favorevoli a dar vita a delle macchine infernali che prima o poi ci uccideranno”.

di Malcom Pagani

25/05/2011 – L’Espresso


mar 26 2010

E Claudia Mori: Adriano protesta con la sua assenza

«Adriano non è venuto perché l’evento non è stato trasmesso in modo democratico. La sua assenza è un modo per protestare». Seduta accanto a Bice Biagi, la figlia del grande giornalista scomparso, Claudia Mori è invece presente al Paladozza di Bologna. La moglie di Adriano Celentano era un’ospite annunciata alla serata evento di Michele Santoro, poi era corsa voce che invece non avrebbe partecipato. Ed invece, eccola presente. Con la massima convinzione: «Sono davvero molto preoccupata per lo stato di questo Paese». Che cosa in particolare la preoccupa? Lo stato dell’informazione? «Anche, certamente. Lei non è preoccupato? Ma non si tratta soltanto dell’informazione. Sono i toni che vengono utilizzati, soprattutto dal presidente del Consiglio che io trovo non accettabili. Io penso che chi governa dovrebbe governare per tutti, non dovrebbe puntare esclusivamente a dividere. E poi, in quel modo: quelli che amano contro quelli che odiano». Il premier ha definito le trasmissioni di approfondimento un pollaio. «Lo vede? Ma come è possibile? Una trasmissione a lui non piace e la fa chiudere. Io credo che sia la più assoluta normalità per una democrazia che l’informazione possa dare sui nervi a chi governa. Ma il bloccare le trasmissioni, invece, io non l’avevo mai sentito: è l’anormalità della democrazia». Il centrodestra sostiene che Santoro, Travaglio e gli oppositori del governo parlano dappertutto, e dunque non esisterebbe censura. «A me pare che se c’è una cosa che manca in questo Paese è proprio l’informazione. E il fatto che questa sera Santoro si sia dovuto organizzare da solo è la prova che il problema esiste. Per questo Adriano non è venuto». In che senso? «Lui voleva venire. Condivide nel modo più assoluto lo spirito di questo evento. Ma proprio la scarsità della copertura pubblica dell’evento lo ha spinto a non venire. È il suo modo di protestare» Che cosa l’ha più colpita nelle vicende delle ultime settimane? Le intercettazioni del premier per bloccare Santoro? «Senza dubbio. Io le ho trovate scandalose. E non sono fatti privati, visto che Berlusconi sta cercando di limitare un diritto di tutti».

Marco Cremonesi

26/03/2010 – Corriere della Sera


giu 2 2009

Adrianissimo Movies! 2° Manche

Adrianissimo!

Andiamo avanti con la 2° manche, entriamo nel vivo, questa volta!

Supereranno il turno i primi 3 film classificati.
Ecco i film in gara in questa seconda manche:

1. Di che segno sei? – di Sergio Corbucci – 1975
2. Sabato, domenica e venerdì – di Castellano, Pipolo e Martino – 1979
3. Bluff, storia di truffe e di imbroglioni – di Sergio Corbucci – 1976
4. Jackpot – di Mario Orfini – 1992
5. Serafino – di Pietro Germi – 1968
6. Culastrisce nobile veneziano – di Flavio Mogherini – 1976
7. Le cinque giornate – di Dario Argento – 1974
8. Asso – di Catellano e Pipolo – 1981

Abbiamo tempo fino alla mezzanotte di mercoledi 10 Giugno.

Inviate la vostra classifica all’indirizzo e-mail comunicatovi negli appositi thread del forum, specificando il vostro nick di registrazione sul forum.
Per l’oggetto della e-mail è IMPORTANTE usare il seguente esempio: manche02_nick (il vostro nick!!!).

Ovviamente, alla gara potranno partecipare solo ed esclusivamente gli utenti della community.
Mi raccomando… partecipate numerosi!

Fabrizio


gen 6 2009

Buon Compleanno Adriano Celentano

6 gennaio – Buon compleanno Adriano Celentano! Tanti auguri al Supermolleggiato per eccellenza conosciuto soprattutto per le sue qualità di cantante, mattatore, presentatore e opinionista televisivo, ma ricordato volentieri anche per i suoi contributi al cinema degli anni ’70 e ’80 in veste d’attore e regista. È diretto da Lucio Fulci nel 1959 in “I ragazzi del Juke-Box”, poi si mette dietro la macchina da presa con “Super rapina a Milano” (1964), anche se la carriera cinematografica subirà una svolta decisiva con il ruolo da protagonista in “Serafino” (1968), di Pietro Germi, seguito da “Er più – Storia d’amore e di coltello” (1971), di Sergio Corbucci e “Rugantino” (1973), di Pasquale Festa Campanile. Nel 1975 dirige, scrive e interpreta “Yuppie Du”, incentrato sul problema delle morti sul lavoro. Seguono una serie di successi di pubblico tra cui ricordiamo: “Mani di velluto” (1979), con Eleonora Giorgi , “Il bisbetico domato” (1980), con Ornella Muti, “Asso” (1981), con Edwige Fenech e “Segni particolari: bellissimo” (1983) tutti di Castellano e Pipolo; “Lui è peggio di me” (1984), di Enrico Oldoini con Renato Pozzetto. Memorabile il caso di “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di Lunedì” (1985), da lui anche diretto, costato ben 20 miliardi, vero e proprio fallimento ai botteghini italiani, ma apprezzatissimo in Germania e Russia. Mal riuscito infine “Jackpot” (1992), di Mario Orfini, sua ultima prova in veste d’attore. Dall’unione con Claudia Mori, con cui è felicemente sposato dal 1964, sono nati Rosita, Giacomo e Rosalinda.

Laura Calvo

06/01/2009 – EcoDelCinema.com


dic 23 2008

Edizioni Master presenta: “Celentano Collection”

Celentano Collection Il bisbetico, folle e irresistibile Adriano Celentano arriverà in edicola con i suoi film più famosi: “Innamorato pazzo”, “Il bisbetico domato”, “Mani di velluto”, “Bingo Bongo”, “Asso”, “Le cinque giornate”, “Il burbero”, “Bluff”, “Lui è peggio di me” e tanti altri ancora. Ogni DVD è accompagnato da un fascicolo cartaceo di approfondimento con le curiosità sul film, i personaggi e naturalmente sul grande protagonista.


1° uscita “Il bisbetico domato” a € 7,99 (Gennaio 2009)

Il bisbetico domato


Edizioni Master – www.edmaster.it


dic 14 2008

Il colore che ricorda Mallarmé (e Adriano sembra Battisti)

Pubblichiamo l’introduzione firmata da Vittorio Sgarbi al libro scritto da Fabio Canessa (edizioni Donzelli) per i quarant’anni di “Azzurro”

di Vittorio Sgarbi

Azzurro è Celentano e Mallarmé. È lo stesso azzurro, è l’assoluto dell’attesa e della felicità. Anche il pomeriggio (l’«après midi») accomuna gli azzurri di Celentano e di Mallarmè: è una luce d’estasi nell’indifferenza del meriggio. Azzurro il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me. E non manca il treno di de Chirico che va al contrario dei desideri. Celentano traduce in umore padano il pensiero di siderale distanza, di astratta luminosità, di Mallarmé, con il tono scanzonato di uno studente che prepara gli esami di maturità, anche «letteratura francese», e pensa alla ragazza lontana, al mare, verso cui lo porta, metafora petrarchesca aggiornata ai tempi moderni, il treno dei desideri. Mallarmè si cala nei pensieri di un ragazzo della via Gluck (Gluck, nome mai sentito prima, ma singolare premonizione musicale, per capriccio del destino). Celentano vorrebbe l’Africa in giardino come un Raymond Roussel nostrano (da noi l’eccentrico francese aveva incantato Carlo Ripa di Meana, non troppo diverso da Celentano, in chiave aristocratica). Sogna e canta l’Azzurro. Ne esce, alla fine, con queste contaminazioni, la canzone più vicina a Battisti che egli abbia cantato.

14/12/2008 – Il Giornale


nov 29 2008

Olmi: un prato alla Leopardi per Adriano

L’OMAGGIO LA SCENEGGIATURA INEDITA DEL REGISTA CHE EVOCA IL «DIALOGO» DEL POETA E L’IMPEGNO DEL MOLLEGGIATO

«Scusi, ma secondo lei, lui è davvero uno normale come lo si vede in tv?»

«Dialogo tra un Passeggero e un Cameraman». Così Ermanno Olmi ha intitolato questo scritto dedicato all’ amico Adriano Celentano. Uno stile ironico e un titolo che sembrano citare quelli di alcuni componimenti in prosa raccolti nelle «Operette Morali» di Giacomo Leopardi, in particolare il «Dialogo di un Venditore d’ almanacchi e di un Passeggere». «Cosa succede?», chiede un Passeggero al Cameraman della tv già pronto nella sua postazione. «Un’ inaugurazione». Dietro lo sbarramento delle transenne, una folla composta attende paziente. Tuttavia non si nota alcun indizio che possa dare l’ idea di cosa si sta per inaugurare. E allora il Passeggero si rivolge di nuovo al Cameraman: «Mi scusi se sono importuno, ma cos’ è che si inaugura?». L’ incertezza del Passeggero è del tutto giustificata poiché davanti all’ assembramento dei curiosi non c’ è assolutamente nulla di significativo se non un quadrato di terra smossa, poco più grande di un’ aiuola, chiuso fra i palazzi di un quartiere cittadino. Il Cameraman: «Inaugurano un prato». «Un prato?», sul volto del Passeggero appare evidente la perplessità: «Vedo la terra dissodata, ma del prato non c’ è alcuna traccia?». «Oggi fanno la posa del primo ciuffo d’ erba». Il Passeggero accetta rassegnato la spiegazione: «E come mai un prato proprio qui?». Il Cameraman abbraccia la sua telecamera per provare l’ assetto di ripresa e aggiunge: «Perché il prato è dedicato a Celentano; per quando lui abitava da queste parti». All’ improvviso, tra la folla paziente corre un brivido di agitazione: tutti gli sguardi si volgono da una sola parte e pure il Passeggero allunga il collo per guardare chi arriva: «È lui?» «No, ancora no». E il Cameraman indica al Passeggero la cuffia radio che gli copre l’ orecchio. «Quand’ è il momento, mi avvertono dalla regia». L’ agitazione svanisce e la folla si ricompone. Il Passeggero si assesta il suo cappello dalle larghe falde e tuttavia quel semplice gesto del tutto normale sembra quasi un segno di riverenza nei riguardi del suo cortese interlocutore: «Mi perdoni, non vorrei approfittare troppo della sua cortesia». «Dica pure». «Se le mie domande le recano disturbo, non abbia riguardi». Il Cameraman pare ben disposto e il Passeggero si fa coraggio: «Lei che è della tv, di sicuro lo conoscerà bene Celentano». Dire di no, sarebbe forse per il Cameraman una diminuzione del suo prestigio professionale. «Beh, sì: però non è che ci si vede tutti i giorni». Il Passeggero intuisce che ora l’ interpellato deve mantenersi all’ altezza del suo ruolo: «In ogni caso, lei ha avuto modo di conoscerlo da vicino. E mi dica: com’ è di persona?». «Di persona? – breve esitazione – Uno normale». Il Passeggero insiste: «Ma, in tutta confidenza – e naturalmente se la domanda non le risulta sconveniente – questo Celentano è proprio come lo si vede in televisione o fa solo finta?». Il Cameraman sa reggere bene la parte che gli compete e si compiace di mostrare che conosce bene il suo mestiere: «Forse lei intende dire, se canta in playback?». Ma anche il Passeggero non è del tutto uno sprovveduto. «No, non dico quando canta: mi riferisco a quando parla in televisione o scrive sui giornali». Il Cameraman va dritto alla questione: «Vuol dire, quando fa le sue tirate?». Il Passeggero: «Esattamente». Il Cameraman: «Secondo me, non è che fa finta: lui è proprio uno così». Il Passeggero, sempre col suo garbo da vero gentiluomo: «Certamente si domanderà perché mai sono tanto curioso, ma – sempre se è lecito sapere – vorrei chiedere a lei che lo conosce bene, se davvero lo ritiene del tutto in buonafede». Il Cameraman non ha dubbi. «A sentirlo parlare, io dico che lui è uno che gli sta a cuore che si rispetti la natura». E pure il Passeggero deve ammettere l’ evidenza. «Ha ragione: Celentano ha sempre avuto un grande attaccamento ai prati della città». Il Cameraman è lui per primo a essere soddisfatto della propria opinione: «E bisogna anche ammettere che l’ ha detto e cantato quando parlare di prati non era di moda». Sopraggiungono alcune auto blu e il Cameraman inquadra l’ accadimento. «E adesso quelli lì si fanno belli». Fanno la loro comparsa le autorità cittadine che si compiacciono nel mostrare al pubblico le loro scambievoli riverenze. Il Passeggero, quasi fosse un tic, si assesta di nuovo il suo cappello a falde larghe. «Forse potrei anche sbagliarmi ma, a quel che vedo, credo che Celentano non sia stato correttamente informato su cosa si sta per inaugurare». Poi rimane qualche istante pensieroso prima di riprendere a dire con ponderatezza. «Eppure, un prato per una città è molto più importante di un monumento. Un prato è soprattutto un luogo dove lasciar giocare i bambini in libertà; perché agli occhi di un bambino, un prato deve sembrare grande come tutto il mondo». Tra i due c’ è oramai una tacita complicità e così il Cameraman volentieri si confida. «Ma lo sa che un personaggio importante, e che adesso è anche lui lì in mezzo a quelli che contano, ha detto ai giornali che Celentano invece di parlare dei problemi della città farebbe bene a occuparsi di canzonette e basta?». Il Passeggero vuole avere una conferma definitiva: «E lei sarebbe d’ accordo su questo?». Il Cameraman oramai è ben disposto a dirla tutta fino in fondo. «Confidenza per confidenza: io non mi intendo tanto di politica, però secondo me Celentano fa benissimo a dire tutto quello che secondo lui è giusto dire. Perché uno come lui la gente lo ascolta». Il Passeggero è davvero interessato a conoscere l’ opinione di quel suo genuino interlocutore. Che ora addirittura rimarca con più convinzione. «Ma lo sa lei che uno come Celentano, quando va in televisione, lo stanno a sentire milioni e milioni di persone?». Il Passeggero lo incalza: «Anche se, come dice qualcuno di loro, Celentano è soltanto un cantante?». Il Cameraman si ribella per un suo moto istintivo: «Ma cosa credono? La gente non è mica stupida! Cosa vuoi dire “soltanto” un cantante? Perché secondo loro un cantante non è forse anche lui un cittadino come tutti gli altri?». Il Passeggero sembra soddisfatto d’ aver smosso l’ orgoglio del Cameraman. Che si va sempre più infervorando: «E allora mi dica un po’ , egregio signore, lei che sicuramente ne sa più me, avanti, mi dica: di chi è prima di tutto la città se non dei cittadini che ci vivono?». Sono proprio le parole che il Passeggero vuole sentirsi dire. Mentre l’ altro continua con passione il suo sfogo: «E lo sa invece cosa le dico io? Che se Celentano è quel grande artista che è, è proprio perché anche lui è sempre rimasto come uno di noi: lo stesso di quando ancora non era Celentano». Le autorità sono spazientite, guardano gli orologi, si consultano tra loro: hanno mille altri impegni e sono sempre di fretta. Il Passeggero: «Secondo me, Celentano non arriva» Il Cameraman ribatte deciso: «E farebbe bene» «Ma non è che magari, a non presentarsi, rischia di fare brutta figura?». «Per conto mio, farebbe ancora più brutta figura a presentarsi qua, davanti a ‘ sta miseria». Il Passeggero si guarda intorno: «Lei, caro amico, ha proprio ragione». Un tecnico sale sulla padana a provare se il microfono funziona. Il Passeggero: «Vedo che stanno per cominciare i discorsi ufficiali: è meglio che io me ne vada». Il Passeggero si congeda dal suo saggio interlocutore e stavolta, sempre con quel suo gesto elegante, si toglie dal capo il cappello a falde larghe che gli nasconde parte del volto: «È stata per me una vera soddisfazione ascoltare quel che ha detto». Il Cameraman: «Cose semplici, da uno che non conta niente». «E invece è proprio dalle persone semplici come lei, che c’ è sempre qualcosa da imparare». Il Passeggero, con un sorriso subito riconoscibile, allunga la mano al Cameraman. «Piacere: Adriano». Grandi amici

Olmi Ermanno

28/11/2008 – Corriere della Sera


nov 28 2008

L’Apocalisse di Celentano “Guerriero per il bene del mondo”

Il patron di Slow Food incontra il cantante alla vigilia dell’uscita del disco “L’animale”
Doppio cd antologico. Due inediti: “Sognando Chernobyl” e “La cura” di Franco Battiato

di CARLO PETRINI

MAMMA MIA zio, è la prima volta che ti sento così pessimista! Ti conosco da quando sono nata e mi sei sempre parso l’uomo più ottimista della terra, così quasi mi spaventi”. I limpidi occhi azzurri di Marta, la nipote venticinquenne di Adriano Celentano, lo guardano quasi come se non lo riconoscessero più. Abbiamo appena finito di ascoltare un’altra volta “Sognando Chernobyl”, l’inedito inserito nella nuova raccolta antologica “L’animale”.

Siamo a casa sua e lo zio Adriano risponde affettuoso: “Però se essere pessimisti spaventa, allora è un buon segno. Vuol dire che si smuove qualcosa. Chi si spaventa di solito è pronto a intervenire perché le cose possano cambiare”.
Celentano aveva appena finito di dire che, a forza di leggere notizie che riportano scenari catastrofici per il futuro, oggi è davvero difficile aver ancora fiducia: “Io mi illudo di dare un contributo, e spero che tanti altri lo facciano, ma ormai mi ritrovo pessimista sulle reali possibilità di un cambiamento”. Infatti Sognando Chernobyl è una suite di più di dieci minuti che potrebbe essere tranquillamente soprannominata “l’apocalisse secondo Adriano”.

A una musica ritmicamente “ossessiva” si sovrappongono rumori di crolli, tuoni, grida, mentre il ritornello non lascia spazio a dubbi: “Tutti quanti insieme salteremo in aria bum!”. Inizia come una preghiera, rivolgendosi a quel Dio cui Adriano fortemente crede, e in effetti continua a metà strada tra un requiem e una Geremiade biblica: “Mi sono immaginato il popolo, che è rappresentato dal coro che risponde, di fronte a un pazzo che gli parla, il giullare che lancia gli strali in uno scenario apocalittico” rivela Adriano.

C’è poco da stare allegri e soprattutto ce n’è per tutti: da chi uccide i bambini ai sindaci che con “le loro giunte meschine” sono i “mandanti di quelle colate di cemento che hanno seppellito gli orti e le bellezze dei navigli”. È un’invettiva contro i politici “pronuclearidi” e contro la pena di morte. “Ormai la Terra è contaminata dal calore forte dei disonesti” e un altro tema forte della canzone è il surriscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai, il mondo che finisce: con veemenza Adriano prosegue il percorso iniziato nel 1966 con “Il ragazzo della via Gluck”.

Con quel pezzo Celentano è probabilmente stato il primo artista rock al mondo a inserire temi ecologici all’interno delle sue canzoni. L’uscita di L’animale riafferma questa sua vocazione, essendo l’antologia divisa in due cd che contrappongono le canzoni d’amore del repertorio (con l’altro inedito, una versione di La cura di Battiato) a quelle contro, dell’impegno politico e della protesta. Si tratta di grandi classici che hanno anche 40 anni alle spalle, ma che rimangono di un’attualità sorprendente in questo particolare momento storico. Basti pensare a “Svalutation” o a “Mondo in Mi 7ª”.

Celentano prima ha portato e reso popolare il rock’n'roll in Italia, poi l’ha trasformato da musica di svago a strumento per lanciare messaggi forti; in seguito addirittura ha praticamente inventato il rap con “Prisencolinensinainciusol”: è sempre stato un artista “avanti” rispetto al suo tempo, un artista senza tempo. Non è un caso che nel ’66 “Il ragazzo della via Gluck” suscitò l’interesse di un altro grande che sapeva mirabilmente vedere al di là del proprio orizzonte. Pierpaolo Pasolini lo cercò per girare un film sulla distruzione della vita contadina da parte dell’urbanizzazione ma poi non se ne fece nulla.

A quei tempi Antonio Cederna parlando di disfacimento urbanistico scriveva di “quartieri nemici dell’uomo”. “Ho sempre attaccato architetti, geometri, funzionari e i Comuni che massacrano i volti delle città. Anche la città dovrebbe riconciliarti con il mondo. Magari esci di casa e sei teso perché hai litigato con i tuoi familiari o hai dei problemi e cerchi qualcosa che ti restituisca il respiro, invece io esco, vado in città e mi incazzo ancora di più. Allora dico che sarebbe bene tornare a fare i contadini, la vera risorsa forse a questo punto è l’agricoltura”. È musica per le mie orecchie, ma come fare per questo ritorno?

Adriano vuole farmi vedere in anteprima il video di dieci minuti e mezzo di Sognando Chernobyl che sta terminando di montare in casa da sé, come un bravo artigiano. Le immagini nulla aggiungono e nulla tolgono al climax che la canzone stabilisce. Ci sono un paio di passaggi davvero forti ma mi colpiscono di più le parole che Adriano ha aggiunto al filmato rispetto a quelle del pezzo: “Solo l’utopia potrà salvare il mondo, se non è già troppo tardi”. Ecco il pessimismo che spaventa la nipote Marta: “Se è già difficile fare andare d’accordo poche persone in una famiglia o in una piccola comunità, come si fa a far andare d’accordo il mondo intero?”.

Gli riporto ciò che dissi alle comunità contadine di Terra Madre. “Chi semina utopia raccoglie realtà”, e il suo sorriso si fa sornione: “È vero, infatti se ascolti bene la canzone, alla fine, dopo che è saltato tutto in aria, c’è la parte di violoncello. È una voce solitaria, esile e dolce, che però dà speranza. In agricoltura si usano i semi, e i semi in sé contengono già il futuro, quel violoncello è come un seme che è sopravvissuto”.

A ben vedere quindi le vie d’uscita ci sono, e nel video a un certo punto si legge: “L’uomo deve ripulire il pianeta e recuperare le due anime di questo capolavoro sospeso nel cielo. Due anime senza le quali inevitabilmente il mondo precipita. Un tempo queste due anime, il passato e il futuro, erano legate dalla bellezza di un unico cordone ombelicale”.

Dico che secondo me è importante non dimenticare le tradizioni, la propria identità, avere memoria: “Io non disdegno il progresso – mi risponde – ma l’uomo si è gettato diretto nella sua corsa al progresso come un missile, dimenticandosi completamente di chi era, del suo passato: guarda a che punto siamo arrivati. Mi piace immaginare invece un mondo dove ci siano ponti che collegano queste due dimensioni, queste due anime, passato e futuro. È un po’ come dovrebbe essere una bella città. Ad esempio New York mi piace, e sono proprio i ponti che collegano la sua parte più moderna con ciò che c’è attorno che la tengono ferma nella realtà, nel suo presente, senza che volti le spalle a ciò che era”.

Adriano è un uomo che invece probabilmente ha fatto fatica a vivere nella sua realtà, sono cinquant’anni che è un idolo incontrastato. Quando chiunque ti vuole fermare per strada per stringerti la mano diventa difficile avere un’esistenza normale, una vita privata. Sono incuriosito da quest’aspetto della sua vita ma lui non sembra patirne più di tanto, ha i suoi modi di tenere i piedi ben piantati in terra.

Mi porta in una stanza dove c’è un tornio industriale: “Quando ho tempo mi rilasso e realizzo qualcosa, mi piace l’idea di costruire oggetti precisi, il pezzo di una macchina che funziona”. Adriano ha il tempo dentro e non è un caso che a 70 anni conservi la purezza di un bambino, quella purezza che gli fa raccontare le cose come stanno senza giri di parole. Quella purezza che in fondo è anche dell’animale. Da qui il titolo scelto per il disco: “È Lorenzo (Jovanotti) che mi definisce così, perché dice che ho l’istintività e la conseguente capacità di amare che hanno gli animali. Dire le cose come stanno o saper amare ha più a che fare con l’istinto che con altro. L’uomo infatti è più feroce degli animali”.

Parliamo d’amore allora: mi fa sentire la sua versione di La cura. Gli dico che se mentre la si sente si immagina che le parole invece di essere rivolte alla persona amata siano rivolte alla Terra, al nostro pianeta, il pezzo assume addirittura un significato più grande, diventa il contralto ideale allo scenario apocalittico di Sognando Chernobyl.

Adriano si illumina: “Infatti forse la vera cura ai mali del mondo resta l’amore, quel tipo di amore disinteressato che ti fa prendere cura delle cose, le conserva, le protegge, ne ha memoria”. Eccolo l’animale, quello che è meno feroce dell’uomo, che non spaventa, non fa paura. Marta lo sa: non siamo di fronte “all’apocalisse secondo Adriano”, ma l’artista senza tempo, con il tempo dentro, in realtà ci sta suggerendo la cura.

28/11/2008 – La Repubblica


nov 28 2008

«L’Italia può davvero diventare il Paese più onesto del mondo»

Milano Et voilà, Adriano Celentano stupisce anche questa volta. Pubblica un doppio cd con alcuni dei brani migliori della sua carriera, lo intitola L’animale, ne studia addirittura la copertina (con il sofisticato «lenticolare morphing» a 14 elementi) e poi divide il progetto in due parti: «Canzoni d’amore» e «Canzoni contro». D’altronde lui è così, lo straordinario cantore di un sentimento che in più di quarant’anni è cresciuto con lui dagli slanci dolci di Una carezza in un pugno alla consapevolezza amara di Hai bucato la mia vita. Ma è anche il visionario di Svalutation, il protoambientalista di Un albero di trenta piani, capolavori di sintesi, autentici j’accuse che in tanti anni non hanno perso un grammo della loro forza e, ascoltandoli oggi, conservano frenetico il loro vigore. In più, già che c’era, Celentano ha inserito ne L’animale due inediti, il forte Sognando Chernobyl e La cura di Battiato che illuminano di luce scura e amorevole un album capace di scendere fino in fondo all’animo tanto è intenso.
Caro Celentano, si presenta in modo «bitematico». In questi giorni, visto quello che sta succedendo, si sente più vicino alle «canzoni d’amore» o a quelle «contro»?
«Le canzoni d’amore sono dentro di me fin dalla nascita. L’amore è il motore che ci fa muovere. Senza di esso saremmo gelide statue di ghiaccio. Ed è proprio questa forza seriamente minacciata che mi ha spinto a scrivere una canzone come Sognando Chernobyl».
Con lei «La cura» sembra quasi una canzone nuova. Perché l’ha scelta e com’è andata con Battiato?
«Con Battiato è andata benissimo. Lui è un grande, l’ho sempre ammirato per tutte le cose che ha fatto, e La cura credo sia una delle più belle canzoni d’amore degli ultimi anni, fino a un secondo prima di Storia d’amore. L’idea è stata di Claudia e io ho subito detto sì. Battiato era felicissimo, tant’è vero che ha interrotto il suo lavoro in sala d’incisione per fare lui l’arrangiamento. Un giorno lo chiamo al telefono e gli dico: “Ciao Franco, sto incidendo il tuo pezzo, se per caso ti cambio la melodia su una parola ti incazzi molto?” Lui è scoppiato a ridere e mi ha detto: “Tu puoi fare quello che vuoi, stravolgere la canzone, cantare la fine prima dell’inizio”. La parola era: “e guarirai…”».
Nel brano «Sognando Chernobyl» c’è anche un neologismo: «pronuclearidi». Identifica quel tipo di politico favorevole all’energia nucleare. Anche Obama lo è, o almeno pare. Cosa pensa della sua elezione?
«Ho creduto in lui fin dall’inizio, in tempi non sospetti. Non credo sia favorevole al nucleare; ma se lo fosse, penserei che nessuno è perfetto. Nel suo sguardo si intravede l’uomo capace di ammettere i suoi errori, qualora ce ne fossero. Gesti che solo i grandi sanno fare. E io credo che Obama lo sia».
Un giorno qualcuno ha detto che lei ha dei «toni da San Francesco». Però in «Sognando Chernobyl» sembra più Iacopone da Todi.
«San Francesco rappresenta le fondamenta della scala celeste che porta a Dio. Iacopone da Todi che, difendendo a spada tratta il rigore della “regola di San Francesco” contro il volere di Bonifacio VIII che voleva invece attenuare questa regola, finisce prima scomunicato poi imprigionato. Sono lusingato quindi, per l’accostamento ai due personaggi. È bello avere i toni di San Francesco e la dolce spregiudicatezza di Iacopone da Todi. Alle nozze del fratello si presentò nudo cosparso di grasso rivoltato fra le piume. In Sognando Chernobyl lui potrebbe essere il giullare che canta la fine del mondo; mentre il gruppo spirituale con il quale si schierò contro Bonifacio VIII, il coro che invoca Dio per scongiurare la fine».
«Svalutation» e «I want to know» sembrano scritte oggi, soprattutto per i temi di cui trattano. Nella prima c’è il verso: «Ma quest’Italia qua/ se vuole sa/ che ce la farà». Ci crede ancora?
«Il momento che stiamo attraversando è talmente fragile che non riguarda soltanto l’Italia, ma tutto il mondo. La disonestà si è globalizzata a tal punto che tutti i paesi ne sono schiavi, compresa l’Italia. Sono del parere che i singoli paesi dovranno affrettarsi, prima che sia tardi, a percorrere due strade parallele: una, l’adesione assoluta all’Onu, deciso a salvare le generazioni future dal flagello di tutte le guerre e non sia mai di quella atomica. L’altra, combattere, ognuno nel proprio paese la disonestà senza lasciare spazio neanche alla più piccola che, pur se non perseguita, dev’essere per l’uomo un piccolo punto di vergogna. Gli italiani sono pigri, ma anche imprevedibili. Se capiscono il meccanismo e si impegnano potremmo diventare il Paese più onesto del mondo».
È stato annunciato che lei farà presto un altro show in televisione. Conferma?
«Qualcuno vuole spronarmi e lo ha deliberatamente annunciato. Certo mi piacerebbe. La voglia di giocare col pubblico e di spiazzare voi giornalisti è sempre stimolante. Ma devo pensarci».
I suoi programmi tv creano un gigantesco bacino di ascolto. Ma si dice che i suoi compensi siano nettamente inferiori rispetto a quelli di altri showman, anche suoi colleghi (come ad esempio Gianni Morandi).
«Non solo di Gianni Morandi ma anche di qualcuno inferiore a lui. Ma è giusto così. Ognuno pattuisce con il padrone quel che per lui ritiene giusto. Poiché il padrone, dice Gesù, “del suo, ognuno è libero di fare ciò che vuole”. E siccome quello che mi dà la Rai è giusto per il lavoro che devo fare, non capisco perché dovrei accusarla se a un altro ha dato di più».

28/11/2008 – Il Giornale


nov 28 2008

Celentano: sì, sono un animale (che non può vivere in gabbia)

LA NUOVA RACCOLTA: ESCE L’ALBUM CON L’INQUIETANTE «SOGNANDO CHERNOBYL»

«Ecco il mio grido disperato per come vanno le cose sulla Terra»

MILANO — Celentano è un animale. È lui a definirsi così e a dare questo titolo a una doppia raccolta, «L’animale» appunto, in uscita venerdì. Un cd contiene canzoni d’amore, il secondo quelle impegnate. Doppia anima anche per la copertina con due immagini sovrapposte: la foto di Adriano e un autoritratto in versione animalesca. L’idea del titolo, confessa Celentano, è di Jovanotti: «Forse Lorenzo ha visto in me l’istinto della “salvaguardia” della specie e del territorio». A quale bestia si sente di assomigliare? «Tranne le zanzare, vorrei essere tanti animali perché ognuno ha una ragione per esistere. Per il mio forte senso di libertà e ribellione mi piacerebbe essere una rondine e tutti quegli animali che non possono vivere in gabbia».

Fra i tanti classici sono due le novità della raccolta. Una cover di «La cura» di Franco Battiato e l’inedita «Sognando Chernobyl», brano ecologista e apocalittico. «”La cura” è la più bella canzone d’amore e spiritualità. Battiato parla di un amore fatto di sentimenti apparentemente meno passionali – come la tenerezza, prendersi cura della persona amata, proteggerla fino a credere di riuscire a non farla invecchiare – mentre sono la forza dell’amore vero. Franco è uno dei miei preferiti con De Andrè. Credo che ci unisca la ricerca di sperimentare, di essere quelli che siamo».

«Sognando Chernobyl» sembra la versione aggiornata del «Ragazzo della via Gluck» che in tempi non sospetti lanciò l’allarme cementificazione. «È l’ennesimo grido disperato e incazzato, forse anche utopistico visto come vanno le cose, per tentare di far capire fino a che punto l’uomo e la sua sete di potere malato potrebbero distruggere il Pianeta. Sono sempre stato ottimista nella mia vita ma oggi è difficile. Quando iniziai a “cantare” i miei timori per la cementificazione indiscriminata e iniqua, tentando di evidenziare il pericolo di violenza e ingiustizia che tutto questo avrebbe portato, incluse le malattie per l’inquinamento, non fui preso seriamente ma come un simpatico cantante un po’ esuberante con il “vizio” di scherzare su tutto. Anche su temi sui quali non avevo il diritto e la conoscenza (o forse la cultura?!) per trattarli. Infatti oggi si vede chi avrebbe dovuto occuparsi di questi problemi con quanta serietà e onestà lo ha fatto e lo sta facendo! “Sognando Chernobyl”è la continuazione anche del “Mondo in Mi7a”, “Svalutation”, “Il re degli ignoranti”, “I want to know”, “Miseria nera”… includo anche il film
Yuppi Du, che ho voluto scrivere e realizzare per gli stessi motivi. Purtroppo però l’uomo non è un Animale. È “soltanto” feroce e stupido ».

Con un anteprima video prima e con la versione integrale che sarà in rete da oggi ha usato internet per lanciare «Sognando Chernobyl ». Adriano spiega così il suo rapporto con la rete: «Le radio non la avrebbero suonata. Hanno altre logiche… che in parte per me sono oscure. La Rete mi ha permesso di far conoscere questa canzone. Dura 10 minuti e 40″ e le radio, si sa, non hanno pazienza. Ho un buon rapporto con la Rete. Sono portato per natura a guardare al futuro e le innovazioni mi piacciono. Non so se Internet sia il vero luogo della democrazia ma qualcosa di molto simile, sì».

A cavallo fra gli Anni 60-70 le canzoni hanno contribuito al cambiamento sociale. Oggi non sembrano più avere la stessa forza. «Anche io credo che allora sia andata così e che oggi si sia persa la voglia e il coraggio di riaffrontare certi problemi che stanno sotto gli occhi di tutti.

Forse siamo più cinici ed egoisti, ma non i ragazzi. Io ripongo in loro tutta la mia speranza affinché trovino la forza di cambiare questo mondo ingiusto che non va per niente bene ».
Celentano è anche uomo di tv. Come vede lo stato di salute della Rai? «Guardando la maggior parte dei programmi non è buono. Però la Rai avrebbe tutto per “guarire”, ha cultura, storia, esperienza. E, soprattutto, può guarire rimanendo una televisione pubblica. Certo lo spettacolo politico di questi giorni tra Vigilanza e Cda in scadenza che non “scade” mai è la dimostrazione che la malattia della Rai rischia di diventare cronica». La rivedremo su Raiuno? «Per il mio ritorno in tv, ancora non ho deciso».

Andrea Laffranchi

28/11/2008 – Corriere della Sera