ENTRA nella community dei FANS di Adriano Celentano!
feb 9 2008

Il 6 gennaio di 70 anni fa nasceva Adriano Celentano. Ha venduto 180 milioni di dischi

“«Il ragazzo della Via Gluck», presentato al festival di San Remo del 1966, non riesce a qualificarsi per la serata finale. Avrà però un clamoroso successo di vendite, diventando (insieme ad Azzurro) la sua canzone per eccellenza”

In occasione del suo settantesimo compleanno, abbiamo deciso di pubblicare la bibliografia del «Molleggiato», estratta perlopiù da Wikipedia, che gli dedica qualcosa come quindici cartelle di testo e tutta la produzione artistica.
Uno dei meriti maggiori che gli viene riconosciuto è quello di essere stato uno dei primi musicisti italiani a capire che qualcosa, nel mondo della musica e del costume, stava cambiando.
Erano gli anni in cui dall’America, sull’onda del boogie-woogie imperante dell’immediato dopoguerra, arrivava un nuovo tipo di musica, sfrenata e di grande appeal soprattutto per i giovani di allora. Celentano capisce che quella è la sua musica.
Ma il suo successo è dovuto anche a un altro aspetto, oggettivo. Anche coloro che condividono poco o nulla del pensiero di Celentano, lo considerano uno dei più grandi musicisti di musica leggera del mondo per la semplice ragione che da sempre ne amano i suoi pezzi.

Adriano nasce a Milano il 6 gennaio 1938, al numero 14 di via Gluck. I suoi genitori sono pugliesi di Foggia, trasferitisi al nord per lavoro. A Milano Adriano trascorre l’infanzia e l’adolescenza, trasferendosi con la famiglia nel 1951 in via Correnti; lasciata la scuola dell’obbligo, svolge diversi lavori, l’ultimo e il più amato è quello di orologiaio che tutt’ora nel tempo libero si diletta a proseguire.

Nello stesso periodo inizia ad interessarsi di musica, in particolare del rock ‘n roll, che, come molti altri giovani italiani, inizia a conoscere nel 1955 con l’arrivo in Italia del film Blackboard Jungle. Nella colonna sonora c’è una canzone intitolata «Rock around the clock», cantata da un cantante sconosciuto in Italia, Bill Haley, accompagnato dal suo complesso, i Comets, e Celentano (come altri giovani) rimane folgorato, decidendo di voler anche lui diventare un cantante rock.

Forma di lì a poco un gruppo, i Rock Boys, costituito da quattro suoi amici, i tre fratelli Ratti alla batteria, al basso e alla chitarra (Marco, il bassista, diventerà in seguito un celebre contrabbassista jazz, oltre che musicista con Ivan Della Mea) e Ico Cerutti (torinese trasferito da poco a Milano con la famiglia) alla seconda chitarra. È con questa formazione che, dopo aver preparato alcuni brani di rock ‘n roll americani (cui Celentano, non sapendo l’inglese, cambia le parole), i Rock Boys debuttano nel 1956 all’Ancora, locale di Milano, per poi passare in breve tempo al Santa Tecla, molto più noto, ma continuando anche ad esibirsi in altri teatri di Milano.

In uno di questi, il teatro Smeraldo, alla fine del 1956, Celentano e i Rock Boys conoscono un complesso di rock’n'roll che arriva da Roma. Sono un gruppo di fratelli guidati dal più giovane, il quindicenne Antonio Ciacci, ed uno di essi, il chitarrista Enrico, si mette in evidenza come il più dotato di tecnica musicale (anni dopo, Celentano ritroverà Antonio, diventato nel frattempo Little Tony).

Intanto si è aggiunto ai Rock Boys il pianista Enzo Jannacci proveniente dai Rocky Mountains (il gruppo che accompagna Tony Dallara) e che è stato presentato a Celentano da Pino Sacchetti, sassofonista amico di Jannacci. In questi primi spettacoli Celentano mischia alle canzoni intermezzi di cabaret (con l’imitazione di Jerry Lewis) e di ballo. Lascia ai musicisti lo spazio per suonare, mentre lui balla in maniera dinoccolata e snodata.

Celentano conosce anche un ballerino, Alberto Longoni, che si esibisce con il nome d’arte di Torquato il Molleggiato (anni dopo diventerà famoso come Jack La Cayenne), e spesso lo porta con il gruppo durante le esibizioni: un giorno, annunciato in cartellone, Longoni non si presenta ad una serata perché bloccato dalla Polizia, e Celentano balla al suo posto, diventando lui Il Molleggiato.

Il coreografo e ballerino Bruno Dossena (che morirà tragicamente in un incidente stradale l’anno dopo) ha l’idea di organizzare un festival del rock ‘ roll italiano a Milano (lo chiama «Primo Festival», anche se in realtà quella sarà l’unica edizione). Si tiene il 18 maggio del 1957 al Palazzo del Ghiaccio di via Piranesi e vi partecipano molti gruppi, per lo più milanesi, tra i quali ricordiamo Tony Renis, Betty Curtis, Tony Dallara e i Rocky Mountains, Clem Sacco, Giorgio Gaber, Guidone e Little Tony and his brothers; ognuno di essi ha alcuni minuti a disposizione, per presentare tre o quattro canzoni (molto brevi, raramente raggiungono i due minuti di durata).

È lo stesso Dossena che nei giorni precedenti, invita Celentano a partecipare con il suo gruppo.
A proposito di questa esibizione, sono nate alcune leggende metropolitane, forse per la cattiva memoria di alcuni protagonisti, che vanno smentite. La prima è che tra i Rock Boys ci fosse anche Luigi Tenco al sax, perché Tenco, in quel periodo è ancora a Genova, dove suona nel «Modern Jazz Group di Mario De Sancita». Solo nel 1958 Tenco si trasferirà a Milano, dove conoscerà Gaber e dove formerà «I Cavalieri».

La seconda è che Gaber si fosse esibito suonando nel gruppo di Celentano (mentre invece si esibì per conto suo come solista, ed entrò solo in seguito nei Rock Boys). La terza, legata alle precedenti, è che gli autori del testo di una delle canzoni cantate da Celentano, Ciao ti dirò, siano lo stesso Tenco e Gaber: anche questo non è possibile per i motivi scritti prima, ed inoltre lo stesso autore della musica, Gian Franco Reverberi, ha sempre affermato che il testo fosse di Giorgio Calabrese, che a sua volta ha polemizzato spesso su questo argomento con lo stesso Gaber.

Comunque, cantando tra le altre anche questa canzone, Celentano vince il 1° festival del rock italiano al Palaghiaccio di Milano. Tra il pubblico è presente il discografico Walter Guertler, che gli propone un contratto discografico per una delle sue etichette, la Music, che infatti pubblicherà nella primavera del 1958 le prime incisioni di Cementano. Tutte cover di brani di rock ‘n roll americani usciti su quattro 45 giri (e raccolti in due extended playing) di scarso successo, al punto da diventare delle vere e proprie rarità discografiche.
I giornali del giorno dopo parlavano della vittoria di Cementano. La Notte del 19 maggio 1957, riportando la cronaca di presunti incidenti avvenuti al Palaghiaccio, intitolava «Palazzo del Ghiaccio devastato dal nuovo divo del rock’n'roll», mentre sul Corriere della Sera Giorgio Bocca scrisse un articolo molto duro contro la nuova moda giovanile importata dall’America.

Nel frattempo, subito dopo la vittoria, vi sono state due defezioni nei Rock Boys. Ico Cerutti lascia il gruppo per dedicarsi al jazz (entra infatti nell’orchestra di Franco Cerri con Renato Sellani, e ritornerà in contatto con Celentano anni dopo quando si dedicherà alla carriera di cantante), ed uno dei fratelli Ratti, il batterista, si ritira dalla musica; i due vengono sostituiti dal batterista Flavio Carraresi (fiorentino, anche lui di formazione jazz) e da Gaber, portato nel gruppo dall’amico Jannacci.

Ma il 1957 è un anno importante per Celentano anche per un altro motivo. Conosce infatti Miki Del Prete, che negli anni diventerà uno dei suoi più preziosi collaboratori, nonché spesso autore di testi. Del Prete è pugliese come Celentano, figlio del calciatore del Bari Mario Del Prete, e si è trasferito in Lombardia quando il padre è stato ceduto al Como. Amico di Dossena, è anche lui un ballerino di rock ‘n roll, e l’amicizia tra Del Prete e Celentano nasce quando Miki riesce ad organizzare due settimane di ingaggio per il vincitore del Festival del Rock ‘n Roll italiano nell’estate del 1957, una al Morgana di Sanremo ed una al Muretto di Alassio. Celentano e i Rock Boys cantano gratis, in cambio di due settimane di villeggiatura pagata, e da quel momento nasce l’amicizia tra i due tutt’ora reciproca.

Nel 1958 la Music pubblica i primi 45 giri di Celentano. Per il momento Guertler preferisce che il cantante incida cover di rock ‘n roll americani (Rip it up, Jailhouse rock, Tutti frutti e Blueberry hill tra gli altri), tralasciando le sue compo-sizioni in italiano. Ma, visto il successo pressoché nullo di questi quattro 45 giri, Guertler decide di dirottare il cantante alla sua nuova etichetta, la Jolly, e di consentirgli di incidere anche brani in italiano. I primi (Buonasera signorina e La febbre dell’hoola hop) sono inseriti come lati B di brani ancora in inglese, ma finalmente nel gennaio del 1959 viene pubblicata Ciao ti dirò, la canzone con cui ha vinto il festival del rock’n'roll italiano (ormai due anni prima); da ricordare che a novembre del 1958 la canzone è già stata pubblicata dalla Dischi Ricordi nell’interpretazione di Giorgio Gaber, e che presto seguiranno altre incisioni da parte di Ricky Gianco, Guidone ed altri interpreti.

Il disco che però riscuote successo è il seguente, Il ribelle, che è anche il primo brano pubblicato scritto da Celentano (per la musica); successo replicato nell’estate da Il tuo bacio è come un rock, brano con cui il 13 luglio 1959 Celentano vince il Festival di Ancona e che vende, nella prima settimana, ben 300.000 copie (come riportano i dati di Musica e dischi di quell’anno).

In questo disco suona, per l’ultima volta, la chitarra ritmica Giorgio Gaber. Infatti sia per la sua attività da solista che per quella in duo con Jannacci (i due hanno iniziato ad incidere insieme con lo pseudonimo I Due Corsari) Gaber dedide di abbandonare i Rock Boys, imitato sia dal batterista Carraresi che dai due fratelli Ratti (i tre si dedicheranno al jazz, ma Carraresi avrà anche una certa fortuna negli anni sessanta come cantante e, in seguito, come autore di sigle di cartoni animati giapponesi).
Celentano (che, comunque, in sala di registrazione spesso si affida ai musicisti della Jolly) deve quindi trovare un nuovo gruppo di accompagnamento per i concerti: ingaggia quindi un giovane batterista mantovano, Gianni Dall’Aglio (soprannominato Cocaina perché i genitori gestiscono una drogheria), che suona negli Original Quartet, e con Jannacci alle tastiere, suo nipote Gino Santercole alla chitarra e Domenico Pasquadibisceglie detto Dino al basso e Giorgio Benacchio (nei dischi dell’epoca a volte il cognome è scritto Bennacchio) alla seconda chitarra forma I Ribelli.

Il debutto con il nuovo gruppo avviene a metà settembre, al Festival dell’Avanti al parco Ravizza di Milano, dove viene proposto il nuovo singolo Teddy girl (il cui testo è di un altro personaggio fondamentale per la storia di Celentano, Luciano Beretta). Il pubblico apprezza i nuovi musicisti, in particolar modo il batterista bambino (che anticipa di un decennio Michael Shrieve).
L’attività musicale ha però uno stop forzato di un mese: il 22 settembre infatti Celentano ha un incidente automobilistico, alle due di notte, dopo essersi esibito in un locale a Rivarolo Re: è in compagnia della fidanzata Milena Cantù, del padre di lei Eugenio Cantù e di sua nipote Evelina Santercole quando, a Casalmaggiore, la macchina sbanda e finisce in un fossato. Celentano subisce una contusione toracica e una frattura di una costola e i medici gli prescrivono un mese di riposo.
Nello stesso anno si ha la prima collaborazione tra Celentano e Mina. La Tigre di Cremona incide infatti un 45 giri con la canzone Vorrei sapere perché, un rock ‘n roll scritto per lei dal Molleggiato (con il testo della stessa coppia di Il tuo bacio è come un rock, cioè Piero Vivarelli e Lucio Fulci).
Infine, sempre nel 1959, Celentano gira il primo film di successo, I ragazzi del juke-box con la regia di Lucio Fulci (l’anno precedente ha fatto una prima apparizione in I frenetici): il titolo è quello della canzone sul retro di Il tuo bacio è come un rock, e tra gli interpreti di quello che è, a tutti gli effetti, un musicarello ante-litteram, sono da ricordare Fred Buscaglione, Betty Curtis e Tony Dallara.

Finalmente, alla fine di marzo del 1960, dopo due anni di contratto, Guertler decide di pubblicare il primo 33 giri di Celentano, intitolato Adriano Celentano con Giulio Libano e la sua orchestra: il disco racchiude alcuni brani già pubblicati su 45 giri (come Il tuo bacio è come un rock), e gli unici due inediti, Personality e Il mondo gira, sono pubblicati su singolo contemporaneamente.
Dello stesso periodo è anche un disco inciso in coppia con la cantante Anita Traversi, contenente le canzoni Piccola e Ritorna lo shimmy. Il 1960 è anche l’anno della partecipazione al film La dolce vita di Federico Fellini, che chiede al Molleggiato di interpretare una sua canzone in una scena ambientata in un locale romano. Adriano, con i Ribelli, canta Ready Teddy, e la sua interpretazione viene apprezzata in modo particolare dal regista.

Il 30 novembre viene pubblicato Furore, il secondo album di Celentano, che contiene due inediti che non verranno stampati su 45 giri, se non quando l’artista abbandonerà la Jolly (Serafino campanaro, noto anche nell’interpretazione di Mina, e Hei Stella, inciso anche da I Due Corsari).
Poche settimane l’uscita del disco, Celentano deve partire per il servizio militare: il CAR lo effettua a Casale Monferrato, dopodiché viene mandato a Torino, dove tra i suoi commilitoni c’è un giovane tastierista, Mariano Detto, con cui lega particolarmente (e che coinvolgerà, terminata la naja, nella sua attività musicale). A febbraio del 1961 Celentano deve partecipare al Festival di Sanremo, ma è militare: c’è bisogno di una dispensa speciale, che viene firmata dall’allora ministro della difesa, Giulio Andreotti.

Al festival Adriano ritrova il vecchio amico Little Tony, ed è in coppia con lui che presenta Ventiquattromila baci (canzone che, come Il tuo bacio è come un rock, è stata scritta da Pietro Vivarelli e Lucio Fulci su una musica di Celentano). Adriano scandalizza il pubblico voltandogli le spalle e girandosi solo dopo il cambio di tempo dell’orchestra, ma la sua «Ventiquattromila baci» arriva seconda (vince Al di là, cantata da Luciano Tajoli e Betty Curtis), pur vendendo nelle settimane successive mezzo milione di copie.
Altro successo di quell’anno è «Nata per me» presentata a Canzonissima 1961 ove si classifica al secondo posto (dopo «Bambina bambina» di Tony Dallara), canzone con cui Celentano si allontana dal rock per accostarsi ad un filone più melodico. Nel frattempo, a maggio, ha vinto il premio La Stella d’Oro, che dovrebbe ritirare (insieme a Claudio Villa), ma proprio in quel periodo viene condannato a cinque giorni di cella di rigore per «libera uscita arbitraria».
È questo il titolo di una canzone di Giorgio Gaber del 1968, dove il cantautore descrive, in maniera ironica, la fine ingloriosa (tra avvocati e citazioni in tribunale) dell’esperienza del Clan, una delle idee di Celentano che, passando poi dalla fase progettuale alla messa in pratica, si sono rivelate difficili da realizzare.

Il Clan Celentano nasce dall’esigenza di liberarsi dalle imposizioni che la Jolly fa al cantante, da un lato continuando a pubblicare 45 giri, a volte riciclando le stesse canzoni (nel 1962, ad esempio, stampano nuovamente 24000 baci con sul retro Il tuo bacio è come un rock) o impedendogli di usare i musicisti con cui suona abitualmente dal vivo nei dischi. Confrontandosi con Ricky Gianco (che vive problemi analoghi alla Ricordi) e con altri amici come Memo Dittongo, Beretta e Del Prete, finalmente Celentano decide di creare una nuova etichetta discografica, che coinvolga i suoi amici musicisti e che scopra anche nuovi talenti, ispirandosi in una certa misura al Rat Pack di Frank Sinatra.

Il primo maggio 1962 viene pubblicata «Stai lontana da me» (musica di Bacharach, testo di Mogol), canzone con cui nasce ufficialmente il Clan Celentano, e con cui Celentano partecipa al Cantagiro; in questa manifestazione, pur in testa, si ritira a causa di un presunto incidente al piede e salta alcune tappe ma, nonostante ciò, vince ugualmente, e la vittoria contribuisce al successo del 45 giri (disco tris che contiene anche Sei rimasta sola e Amami baciami), che vende un milione e trecentomila copie.
Il Clan è molto più di una casa discografica: è una sorta di comune artistica in cui Celentano, che in quel periodo vende centinaia di migliaia di copie per ogni 45 giri, riunisce parenti (come il nipote Gino Santercole o la fidanzata dell’epoca Milena Cantù) e vecchi amici come Ricky Gianco, Miki Del Prete, Luciano Beretta, i Ribelli, Detto Mariano.

Contemporaneamente si dedica alla ricerca di nuovi talenti. Ricontatta il vecchio amico e compagno nei Rock Boys, Ico Cerruti, che incide alcuni 45 giri, chiama il suo amico conosciuto durante il servizio militare, Detto Mariano, come arrangiatore ufficiale, e mette sotto contratto giovani sconosciuti come Don Backy, Pilade, Natale Massara, Ugolino; spesso questi artisti vengono fatti incidere con pseudonimi (Don Backy si chiama in realtà Aldo Caponi, Pilade è Lorenzo Pilat, Ugolino si chiama Guido Lamberti), e anche Gianco, finché incideva per la Ricordi, usava il suo vero cognome (Ricky Sanna).
La Jolly non accetta però la decisione di Celentano, e se da un lato lo denuncia per inadempienze contrattuali e rottura del contratto stesso (chiedendogli un risarcimento di 495 milioni di lire, poiché il contratto sarebbe scaduto il 30 aprile del 1962), da un altro continua a pubblicare su 45 giri canzoni che l’artista aveva registrato ma che erano rimaste inedite, facendo così concorrenza alle pubblicazioni del Clan. Così, pochi giorni prima di «Stai lontana da me» viene pubblicato «Veleno» un 45 giri con etichetta Caramba (lo stesso nome che Celentano voleva dare alla sua casa discografica) seguito da «Si è spento il sole», brano sullo stile di Frankie Laine che riscuote un buon successo, tra «Pregherò» e «Il tangaccio» la Jolly diffonde nei negozi «A New Orleans», e stampa e distribuisce addirittura un LP con alcuni 45 giri e qualche inedito.
La causa con la Jolly terminerà solo nel marzo del 1965, con la vittoria del Molleggiato che verrà quindi assolto dall’accusa e non dovrà pagare alcuna penale. L’esperienza del Clan dura però appena sei anni, uccisa dagli atteggiamenti dispotici del leader, da infiniti problemi contrattuali e anche dalle ambizioni di successo personale dei singoli artisti: in alcuni casi come Ricky Gianco o i Ribelli il distacco è indolore, mentre in altri si accompagna a processi e sentenze, ed è questo il caso di Don Backy. Da questo momento il Clan di fatto (tranne pochissime eccezioni) si limita a distribuire i dischi di Celentano.

Anche durante il periodo del Clan i successi continuano. Nel 1962 vince il Cantagiro con «Stai lontana da me», seguita dall’incisione di «Pregherò» (versione italiana di Stand by me di Ben E. King, ma stranamente firmata da Gianco e Don Backy). È il suo primo testo che affronta tematiche religiose, che presto diventeranno una consuetudine (nel giro di 3 anni incide Ciao ragazzi e Chi era lui).
Nello stesso anno, in ottobre, Celentano suona per una settimana intera all’Olympia di Parigi. Si reca nella capitale francese con «I Ribelli» in treno, per la sua nota paura di volare (che nel 1964 gli farà rifiutare la proposta di un tour negli Stati Uniti fattagli da Frank Sinatra per lanciare un 45 giri con «Il tangaccio» e «Sabato triste»); torna nuovamente all’Olympia nel maggio dell’anno successivo.

Il 1963 è l’anno di «Grazie, prego, scusi» e di «Sabato triste». Il 1964 invece di «Il problema più importante» e il 1965 di «Sono un simpatico», tutte canzoni diventate dei classici.
Nel 1966, dopo cinque anni, Celentano decide di tornare al Festival di Sanremo. La canzone, Il ragazzo della via Gluck, presentata in coppia con Il Trio del Clan (composto da Pilade, Cerutti e Santercole), si classifica agli ultimi posti, non riuscendo a qualificarsi per la serata finale. Avrà però un clamoroso successo di vendite, diventando (insieme ad «Azzurro») la sua canzone per eccellenza, anche per il testo di Del Prete e Beretta, che racconta molti particolari dell’infanzia e dell’adolescenza di Celentano, e affrontando per la prima volta il tema dell’ecologia e della speculazione edilizia, che da qui in avanti diventerà uno degli argomenti cardine del cantante.
Il ragazzo della via Gluck suscitò l’interesse di Pier Paolo Pasolini che progettò di trarre un film dal racconto della canzone, per sviluppare l’aspetto della civiltà urbana che stava distruggendo la cultura contadina. Il regista e Celentano (che doveva recitare ovviamente da protagonista nel film) si incontrarono spesso; il progetto, però, non andò in porto.
Mondo in mi 7a, di pochi mesi successiva, continua questo filone a metà tra la protesta e la predica: scagliandosi contro i vari mali del secolo (tra cui un profetico, per i tempi, C’è persino corruzione dove c’è lo sport), Celentano ha qui l’idea di abbinare al testo di Mogol, Beretta e Del Prete una melodia basata su un giro armonico costituito da un solo accordo, appunto il mi 7a: l’effetto è senza dubbio particolare, e l’abilità di Detto Mariano nel creare l’arrangiamento fa di questa canzone un altro evergreen.

Nel frattempo è entrato nel Clan come autore (presentato da Roby Matano de I Campioni) un giovane avvocato astigiano, Paolo Conte: il suo debutto per Celentano si ha nel 1966 con la canzone inserita come retro di «Il ragazzo della via Gluck», intitolata «Chi era Lui» (il testo di Mogol e Del Prete parla di Gesù), con le tipiche atmosfere pianistiche che in seguito identificheranno le canzoni di Conte.
L’avvocato scrive poi (in collaborazione con il maestro Michele Virano, suo concittadino) le musiche dei due successi degli anni successivi. Il primo è «La coppia più bella del mondo» del 1967, dove il testo di Beretta e Del Prete elogia il matrimonio e la vita di coppia con gli ormai consueti toni predicatori (che si attirano le accuse di antidivorzismo), mentre la musica si trasforma da un’introduzione lenta ad un valzerone da balera.
Il secondo brano, del 1968, è «Azzurro». Qui la musica, non definibile (non è un rock, non è un lento, non è una ballata, non è un liscio) e senza dubbio originale, si abbina ad un testo che Vito Pallavicini pare aver scritto su misura per Celentano, in quanto racchiude tutte le sue tematiche (dall’amore all’ecologia alla religione) unite dalla cornice del celebre ritornello.

Una canzone che ha avuto un’infinità di versioni, tra cui forse la più strana è quella contenuta nel divertentissimo (e censuratissimo) film di Renzo Arbore del 1980, «Il Pap’occhio», dove un fantomatico coro, la Premiata Fabbrica Il Pernacchio, la esegue a bocca chiusa con svariati pernacchi nei momenti più topici della melodia.

Il 45 giri che la contiene è uno dei rari casi in cui anche la canzone sul lato B è famosissima: si tratta di «Una carezza in un pugno», una musica scritta da Santercole per lo zio, con un testo d’amore di Beretta e Del Prete noto anche per un clamoroso errore grammaticale (Ma non vorrei che tu/ a mezzanotte e tre/ stai già pensando a un altro uomo…). Il 1969 è anche l’anno di «Storia d’amore», una bella e celebre canzone d’amore con un finale contenente un lungo assolo di fisarmonica, suonata da Nando De Luca)

Il tono da predicatore ritorna in «Tre passi avanti», «Torno sui miei passi» e, soprattutto, in «Chi non lavora non fa l’amore» (prima classificata al Festival di Sanremo 1970) che, pur portandolo costantemente in testa alle classifiche, lo rendono insopportabile a parte del pubblico dei giovanissimi (sono gli anni della contestazione giovanile) che lo bollano come reazionario e sorpassato (queste le accuse dei giornali giovanili di quel periodo, come Ciao amici o Big).
In particolare la canzone presentata al Festival viene vista come un inno al crumiraggio anche se, analizzando il testo della canzone, si può notare come il protagonista della canzone rivolgendosi al padrone gli faccia presente il disagio che si vive in famiglia a causa dei problemi salariali; ma le polemiche ebbero la meglio sulle analisi. Celentano però non se ne cura e ai successi in ambito musicale inizia ad affiancare quelli in ambito cinematografico.

Celentano però ha la capacità di saper ben coniugare musica e cinema. L’esordio è con i musicarelli tra la fine degli anni cinquanta e i primi sessanta e diverse micro-partecipazioni ad altre pellicole (da ricordare quella nel film con Totò Il monaco di Monza insieme a Don Backy, con il quale canta La carità) tra cui la già ricordata La dolce vita di Federico Fellini del 1960. La svolta si ebbe con Serafino di Pietro Germi del 1968 in cui interpreta la parte di un pastore, Serafino Fiorì, che deve affrontare una dura lotta con i parenti per questioni di eredità; grande successo riscuote il 45 giri con la canzone tratta dal film, La storia di Serafino.
La sua prima regia fu Super rapina a Milano di quattro anni prima, in cui troviamo quasi tutti i suoi amici del Clan; un film che narra di una banda di rapinatori che a seguito di un furto fuggono vestiti da frati con la quale poi si scontreranno. Del 1974 è invece Yuppi Du che Celentano dirige, scrive, sceneggia, interpreta e produce: anche in questo caso la canzone che prende il titolo dal film, scritta dal solo Celentano, è un successo.
Il film a detta anche di molti critici è forse il miglior film di Celentano per lo stile registico molto inusuale e in un certo senso rivoluzionario. Non esiste in videocassetta. Nel 1978 è la volta della 3° regia: Geppo il folle è un musical in cui Celentano interpreta un cantante di successo mondiale che ha un sogno: quello di incontrare Barbra Streisand, ma purtroppo non conosce l’inglese. Anche questo film non è mai uscito in vhs.

Abbandonate (essenzialmente per questioni economiche) le manie di onnipotenza, dal 1975 al 1980 interpreta ben 12 film anche di notevole successo, conoscendo un solo flop nel 1985 con l’eccessivamente mistico «Joan Lui», un film memorabile di questi anni, un musical scritto, diretto, sceneggiato, montato, musicato ed interpretato da Adriano. Il film costò ben 20 miliardi di vecchie lire e richiese una lavorazione lunga otto mesi.
Non ebbe grande successo di pubblico e venne anche considerato da diversi critici, spesso in modo pretestuoso, come una delle opere meno riuscite del cinema italiano. Nelle sale italiane rimase per sole 2 settimane (incassando 5 miliardi). Fu poi ritirato dallo stesso Celentano che si risentì per le critiche e per i tagli ricevuti. Al contrario, in Russia, il film fu considerato un vero kolossal. Adriano riuscì persino a vincere la sua storica paura per l’aereo per andare a pubblicizzarlo a Mosca e per essere premiato in occasione di un suo concerto nella capitale russa. Il film si presentava forse come un’opera troppo in anticipo sui tempi, ma i contenuti, rivisti al giorno d’oggi, appaiono più che mai validi.

Claudia Mori, nome d’arte di Claudia Moroni, attrice e cantante romana, incontra Celentano sul set di Uno strano tipo; e da quel momento i due formano una coppia ancor oggi indissolubile. Nel 1964 si sposano in gran segreto di notte, nella chiesa di San Francesco a Grosseto. Dal matrimonio nascono tre figli: Rosita nel 1965, Giacomo nel 1966, Rosalinda nel 1968.
Nella prima metà degli anni ottanta il matrimonio attraversa un periodo di crisi: per qualche anno i due vivono separati e si mormorano notizie di divorzio imminente. Nel 1985 i due si ritrovano proprio sul set di Joan Lui e la crisi sembra ormai acqua passata.
Dal 1991 Claudia Mori è amministratore delegato della casa discografica di famiglia, la Clan Celentano srl. Ricordiamo alcuni suoi successi discografici come «Non succederà più», «Stringimi a te», «La coppia più bella del mondo» (duetti con il marito), «Non guardarmi», «Quello che ti dico», «30 donne del West», «Buona sera dottore», «Un’altra volta chiudi la porta», «Che scherzo mi fai».
Parteciperà in numerosi film del marito ma dal 1994 si dedicherà completamente all’amministrazione del Clan.

In ambito musicale, i primi anni settanta vedono Adriano quasi costantemente in classifica con brani come Viola (che anni dopo verrà interpretata in duetto con Ivano Fossati) «Sotto le lenzuola» (ultima canzone con il quale partecipa al Festival di San Remo nel 1971), e «Er più», scritta da Carlo Rustichelli e contenuta nella colonna sonora dell’omonimo film.

Il 1972 è l’anno di un nuovo successo ecologista, «Un albero di trenta piani», in cui Celentano attacca la speculazione edilizia e l’inquinamento, prendendosela in particolare, nel finale della canzone, con il grattacielo Pirelli di Milano (che ha, appunto, trenta piani). Tradotta in spagnolo con il titolo «Un arbòl de 30 pisos» (sul retro vi è Ready teddy) ottiene molto successo anche sul mercato iberico e latinoamericano.

La canzone è contenuta in un LP, «I mali del secolo», dove ogni traccia affronta un problema sociale (dalla droga alla crisi della famiglia); al disco collabora come corista Giuni Russo.
Ma è con Prisencolinensinainciusol, pubblicato il 3 novembre del 1972, uno stranissimo brano in lingua «celentanesca», cantato con suoni sconclusionati pseudo-inglesi che conquista un primato mondiale. La canzone, infatti (considerata da Celentano il primo rap italiano, il «seme del rap», come ha definito la canzone in un rifacimento del 1994), entra in classifica negli Stati Uniti (al settantesimo posto) prima che in Italia, cosa più unica che rara per un cantante italiano.
Celentano motiva il testo della canzone sostenendo che «avendo appena inciso un album di canzoni che volevano dire qualcosa, avevo voglia di fare qualcosa che non volesse dire nulla».
In Italia il successo non arriva subito, ci vorrà del tempo, quando la canzone diventerà sigla del programma radiofonico Gran Varietà riscontrerà un enorme successo anche in Italia. Prisencolinensinainciusol è stata reinterpretata dal Molleggiato in una puntata del programma Francamente me ne infischio in coppia con Manu Chao e Piero Pelù.

Nel 1973 Celentano annuncia la sua partecipazione al Festival di Sanremo, con il brano «L’unica chance» (canzone che anticipa di 30 anni i dibattiti sui cibi transgenici): ma all’ultimo momento il cantante accusa una gastrite (secondo la versione ufficiale) e dà forfait, ma nel telegramma che spedisce agli organizzatori aggiunge anche che forse a fargli venire la gastrite è stato il modo in cui sono stati trattati alcuni cantanti popolari esclusi dalla gara, e conclude il telegramma scusandosi se questo festival sarà più pallido del solito per la mancanza della sua presenza.
Il brano musicalmente è un rock-blues, ma riscuote meno successo di altri, al contrario del 45 giri del 1974, «Bellissima» che, come si deduce dal testo, è una canzone d’amore. Torna alle tematiche sociali nel 1976 con «Svalutation», analisi della situazione italiana dell’epoca (sono gli anni dell’austerity e della nascita del terrorismo) a tempo di rock, con la chitarra di Santercole in evidenza. La canzone è stata reinterpretata dal Molleggiato in una puntata del programma Francamente me ne infischio in coppia con Piero Pelù.

Il 1977 è l’anno del ritorno di Celentano in tour, dopo sei anni dall’ultima serie di concerti, per sette date negli stadi (primo in Italia a usarli a tale scopo), di cui una, quella allo stadio Manuzzi di Cesena, viene registrata per un disco dal vivo che esce solo due anni dopo.
Dopo altri successi, «Ti avrò» nel 1978 e «Soli» nel 1979 (quest’ultima con la musica scritta da Toto Cutugno, l’inizio di successive collaborazioni), con l’occasione dell’uscita del disco dal vivo effettua nuovamente un tour negli stadi, a soli due anni di distanza dal precedente, in cui batte alcuni record di presenza (45.000 persone al Comunale di Torino, 65.000 al San Paolo di Napoli e 50.000 allo stadio di Rimini).
Alla fine del decennio però, come Mina, anche Celentano decide di chiudere con i concerti. Fino al 1994 (anno del tour europeo) non effettuerà più tournée.

Nel 1982 pubblica un libro autobiografico con la collaborazione di Maria Ripa di Meana «Il paradiso è un cavallo bianco che non suda mai». Celentano continua ad incidere regolarmente pur essendo sempre più impegnato con il cinema (scala le vette di incassi con film come Bingo Bongo, Il bisbetico domato, Asso).
Incide due album-cover («I miei americani…» e «I miei americani 2») in cui ripropone in versione italiana canzoni ultra famose americane come «Susanna», «Questo vecchio pazzo mondo» (Eve of distruction), «Il contadino» (Hold on, I’m coming), «Sei nel mio destino» (You are my destiny) e tante altre. I due album riscuotono un discreto successo con circa mezzo milione di copie vendute a testa.

In tv Celentano si renderà protagonista per il suo «Fantastico 8», dando il suo tocco personale al programma-culto della Rai che si occupava della Lotteria. Il programma è accompagnato dall’album La pubblica ottusità. Tra una frecciata e l’altra e le famigerate «pause» (volute, o dovute a un’amnesia?) spazza via tutti i record di audience. Memorabile il suo monologo contro la caccia in cui si definisce «Figlio della foca» (nome di un futuro fans club ufficiale del cantante, ma chiuso tempo dopo) e nel quale invita gli spettatori a scrivere sulle schede referendarie quella frase, non sapendo che così le schede si sarebbero annullate.
Per questo motivo verrà processato e successivamente assolto.

Dal 1987 al 1990 Adriano non produce album. Nel 1992 è nelle sale quello che poi sarà il suo ultimo film (Jackpot) e che risulterà un flop memorabile, criticato persino dallo stesso Celentano (da notare come nel suo sito ufficiale, alla voce «filmografia» questo film non appaia).
Nel 1991 torna con un album intitolato «Il re degli ignoranti» insieme ad un omonimo libro. L’album riscuote un discreto successo con circa mezzo milione di copie vendute ma non è tra i più ricordati del cantante. Nello stesso anno conduce una serata su RaiUno, «Notte Rock», dove si sottopone alle domande del pubblico e di Enzo Biagi.

Nel 1992 è in tv con una sua trasmissione dopo 4 anni da «Fantastico» con «Svalutation», andata in onda in due puntate su Rai 3 e condotta assieme a Bruno Gambarotta.
Nel 1994 torna con un album molto particolare «Quel Punto». Il testo dell’omonima canzone è fortemente criticato per via del tema trattato (femminilità in pericolo a causa dei transessuali). L’album viene ritirato dal mercato per problemi di copyright dopo poche settimane.
Il 1994 è tuttavia anche l’anno del suo ritorno al live. Parte un tour europeo con tappa a Berlino che riscuote un discreto successo e con esso anche polemiche, alcune a dir poco gratuite. Sarà l’ultimo tour, a tutt’oggi, di Celentano.

Nel 1996 produce l’album «Arrivano gli uomini» con tanto di videoclip mandato in onda su Rai Uno. L’album non supera le 150.000 copie vendute. Questo nuovo modo di fare musica è artisticamente valido (sia per la melodia, sia per i testi che affrontano temi quotidiani) ma evidentemente molto impopolare.
Nel 1997 Celentano si esibisce davanti a Papa Giovanni Paolo II in occasione del concerto per il Meeting Eucaristico di Bologna, rispolverando per l’occasione anche dei suoi vecchi brani come: Pregherò, cover dell’americana Stand by me di Ben E. King, «Disse» e «Ciao ragazzi».
Nel 1998, mentre prepara il suo ritorno in tv, le sue sorti discografiche sempre più in calo cambiano radicalmente. Incide infatti un album con Mina, altra grande cantante e amica di sempre, che assieme a lui mosse i primi passi nel mondo della musica leggera: il disco non è esaltante, a detta di molti critici, ma ha un enorme successo con 1.600.000 copie vendute (Sergio Cotti Adriano Celentano 1957/2007 – 50 anni da ribelle, Editori Riuniti, Milano 2007, pag. 219), spopolando nelle radio con i duetti Acqua e sale e con Che t’aggia di’, canzone in dialetto pugliese accompagnata da un videoclip a cartoon (Adriano e Mina appaiono come paperi così come nella copertina dell’album) mandato in onda su RaiUno.

L’anno dopo, con Mogol e Gianni Bella, realizza l’altrettanto successo (oltre 2.000.000 di copie) che è considerato da molti l’album della “rinascita” artistica di Adriano nel grande pubblico. L’album è una vera perla a detta della stragrande maggioranza di critici e fan del cantante.
Contiene canzoni come «Gelosia», «L’emozione non ha voce», «L’arcobaleno» scritta da Mogol e dedicata a Lucio Battisti e «Senza amore» del giovane Carlo Mazzoni che diventano ben presto veri tormentoni e trasportano questo album per tantissimo tempo ai vertici della Hit parade italiana.
Adriano rafforza il successo con uno show su RaiUno in 4 puntate, «Francamente me ne infischio» affiancato dalla bella Francesca Neri. Tra gli autori del programma c’è anche il caro amico Miki Del Prete e tra gli ospiti apparsi in trasmissione ricordiamo: Teo Teocoli, Ligabue, Manu Chao, Compay Segundo, Jovanotti, Piero Pelù, Tom Jones, Joe Cocker, David Bowie (che definisce Adriano «un idiota”»), Gianni Morandi, Biagio Antonacci, Nada, Max Pezzali e tanti altri.
Lo show è spesso interrotto da filmati-shock preparati dallo stesso Adriano. Filmati che parlano di tematiche forti e anche «scomode». Il programma verrà premiato con la Rosa d’Argento al prestigioso festival «La Rose d’Or de Montreux».
Gli ascolti sono altissimi, dopo quasi 8 anni da «Svalutation» (show televisivo su Rai Tre in onda per 2 puntate nel 1992), con punte di oltre 13.000.000 di spettatori (Sergio Cotti Adriano Celentano 1957/2007 – 50 anni da ribelle, Editori Riuniti, Milano 2007, pag. 280).
Da ricordare che nel 1997 Celentano e la Rai trovano un accordo per mandare in onda uno show intitolato «Il conduttore» ma che poi si arenò per problemi contrattuali tra le due parti.

Nel 2000, con lo stesso team, pubblica «Esco di rado e parlo ancora meno», altro grande successo (1.800.000 copie) che proietta l’inossidabile Celentano nel nuovo millennio.
L’album contiene una canzone scritta da Ivano Fossati dal titolo «Io sono un uomo libero» che sembra essere un manifesto per Celentano e un duetto con Nada nell’interpretazione di una struggente canzone dal titolo «Il figlio del dolore» scritta dallo stesso Adriano che narra la storia di uno stupro durante una guerra.
Il singolo di lancio è «Per Averti», grande successo radiofonico mentre la canzone «Tir» sarà la sigla di chiusura del contestatissimo show «125 milioni di caz..te», dell’anno seguente. Nel team degli autori è presente anche il caro amico Miky Del Prete e i monologhi di Celentano, che spaziano dalle critiche a Bruno Vespa, Maurizio Costanzo e Fabio Fazio alla legge del “silenzio-assenso” in merito alla donazione degli organi che destano grandissime polemiche.
Tra gli ospiti ricordiamo: Enzo Jannacci, Antonio Albanese, Giuliano Ferrara, Dario Fo, Giorgio Gaber (sua ultima apparizione televisiva), Giorgio Panariello, i Lunapop, Shaggy (con lo spassoso sketch su sedia a rotelle. Celentano è ingessato ad una gamba a causa di una caduta durante uno sketch con Dario Fo nelle puntate precedenti), Carmen Consoli, Giorgia, Marco Masini, Fiorello.

Nel 2002 è la volta di «Per Sempre», il terzo album consecutivo elaborato con il team Mogol-Bella. I dati di vendita sfiorano il milione di copie. L’album non è accompagnato da nessuno show televisivo ma è traghettato per tutto l’anno da tre singoli («Confessa»,«Mi fa male» e «Per sempre») che restano in classifica per molto tempo.
Da notare la collaborazione con il prestigioso pianista Chick Corea che sfoggia la sua bravura nei brani «Per sempre» e «Radio Chick», ultima traccia dell’album che vuole essere uno spazio tutto per il pianista.
L’album contiene due chicche: una canzone “sociale” intitolata «I passi che facciamo» del giovane Gigi De Crescenzo detto Pacifico e una ballata scritta da Francesco Guccini intitolata «Vite».
È uscito anche in versione cd+dvd nella quale si possono vedere i video di alcune canzoni dell’album più il live de “Il ragazzo della via Gluck” al concerto di Berlino del 1994.

Nel 2004 è la volta di «C’è Sempre Un Motivo», album molto elaborato dove è presente un inedito di Fabrizio De André e un duetto in lingua creola con Cesaria Evora, esponente di spicco della musica di Capo Verde che ripropone «Il ragazzo della via Gluck» con testo e arrangiamenti tipicamente capoverdiani.
È un album particolare in cui Celentano si esibisce in canzoni molto diverse tra loro che toccano più generi musicali, dal melodico al rock per arrivare al jazz.
L’album torna nel 2005 in versione DualDisc (da un lato musica e dall’altro dvd, primo artista in Italia a usare questa tecnologia) con l’aggiunta di un singolo scritto da Paolo Conte, 37 anni dopo Azzurro, dal titolo: L’indiano, una canzone che non decolla in termini di successo ma che vuole essere un “manifesto” Celentanesco sulla libertà di parola e di pensiero, argomenti base del programma tv RockPolitik dello stesso anno e per la quale la canzone funge da sigla finale dello show.

Il 20 ottobre 2005 va in onda su RaiUno il contestatissimo show televisivo Rockpolitik. Celentano come d’abitudine pretende dalla Rai “carta bianca” sui testi e sull’intero progetto, cosa che ovviamente la tv pubblica non intende concedere. Dopo varie vicissitudini tirate avanti per un anno (tutto partì nel dicembre del 2004) e interventi legali, il programma prende il via dopo l’autosospensione provvisoria del direttore di rete Fabrizio Del Noce.
Lo show segna record assoluti in termini di share con una media del 46% nelle 4 puntate [9]. Il picco massimo in termini di ascoltatori si è avuto con Roberto Benigni nella 2° puntata con oltre 16 milioni di persone, nell’esilarante sketch della “lettera a Silvio Berlusconi” che si rifà al più celebre sketch di Totò e Peppino nel film «Totò, Peppino e la malafemmina».
In termini di share il picco si è avuto durante l’inedito duetto con Eros Ramazzotti nell’interpretazione de “Il ragazzo della via Gluck” con quasi il 70%. Da ricordare anche altri ospiti illustri come Gérard Depardieu, Valentino Rossi, Franco Battiato, Riccardo Cocciante, Patti Smith,Luciano Ligabue e Loredana Bertè (che con Celentano canta “Impazzivo per te”), Eurythmics e Carlos Santana.

Il 20 novembre 2006 esce un libro omonimo scritto da Celentano e da Mariuccia Ciotta che racconta tutta la storia (e qualche retroscena) del programma.
Il 10 novembre 2006, Celentano lancia una mega raccolta (cofanetto in tre cd) che raccoglie 42 canzoni dal 1957 a oggi. Da notare la presenza di canzoni come «Miseria nera» e «L’unica chance» che non saranno tra le più famose del “molleggiato” ma che trattano temi di straordinaria attualità pur essendo tra le più vecchie del suo repertorio.
Nella raccolta è presente anche l’inedito duetto con Paul Anka nel rifacimento della canzone «Diana»…diventata ora «Oh Diana» con testo in italiano di Mogol e dello stesso Celentano. La raccolta riscontra subito un discreto successo di pubblico: il disco si piazza al terzo posto della classifica FIMI nella prima settimana per poi militare per quasi tre mesi nella top ten italiana.
Secondo la rivista Rolling Stone la raccolta ha venduto 500.000 copie.
Il 2 dicembre 2006 Adriano è ospitato su Rai Tre nel salottino di Fabio Fazio Che tempo che fa per un’intervista, evento più unico che raro data la scarsa disponibilità del cantante per questo genere di cose. Anche questa volta è un gran successo di ascolti. La terza rete Rai totalizza 6.200.000 di contatti (come riportato nei dati Auditel, riportati nei quotidiani dei giorni successivi), risultato quasi storico per la rete.

Il 23 novembre 2007 pubblica «Dormi amore, la situazione non è buona», un album che porta in copertina un ritratto di Adriano da boxeur disegnato da Wainer Vaccari. Come di consueto, ormai, il duo Mogol e Gianni Bella fa da padrone nel cd con 5 canzoni su 10 (più un Extra, una sorta di mix dell’album), ma le altre canzoni portano firme di Jovanotti, Neffa, Francesco Tricarico, Vincenzo Cerami e Carmen Consoli e un brano inedito di Domenico Modugno risalente al 1974, «Ragazzo del sud». L’album è anticipato il 5 novembre dal singolo «Hai bucato la mia vita» che riscuote notevole successo nel mondo dei download, specie sui Tunes. Tutti i quotidiani, stranamente unanimi, commentano positivamente questa nuova opera del Molleggiato.
Il 26 novembre 2007 su Raiuno Celentano torna in diretta con uno spettacolo in prima serata dal titolo «La situazione di mia sorella non è buona», dove per «sorella» il Molleggiato intende il pianeta Terra (citando San Francesco d’Assisi della poesia del “Cantico delle Creature” scritto da S.Francesco nel 1215; e dove realizza una sorta di film in diretta tv cantando dal vivo le nuove canzoni dell’album.
A suo parere «la trasmissione più difficile da fare» della sua carriera. Il programma è stato visto da 9.200.000 milioni di telespettatori con il 33% di share. Per festeggiare i suoi 70 anni e i cinque decenni di attività, la Rai ha organizzato per sabato 5 gennaio 2008 uno speciale, in onda sulla rete ammiraglia, dal titolo «Adriano Celentano, la mia vita è un romanzo». La trasmissione, pur dedicata esclusivamente alla riproposizione di spezzoni di trasmissioni passate del Molleggiato, ha fatto registrare il 28,65% di share e gli ascolti in tv più alti della giornata.

07/01/2008 – l’Adigetto.it (Settimanale di Opinione Virtuale)


gen 5 2008

Celentano, 70 anni di grandi successi

IL SUO ULTIMO DISCO «DORMI AMORE, LA SITUAZIONE NON E’ BUONA» HA GIA’ VENDUTO 320MILA COPIE

Il 6 gennaio il «Molleggiato» compie 70 anni. Una carriera che dura da oltre 50 anni di musica, film, tv

MILANO – Il 6 gennaio Adriano Celentano compirà 70 anni. Oltre 50 dei quali segnati da grandi successi. Una popolarità ininterrotta dagli anni ’50 fino ad oggi. Basti pensare che il 23 novembre scorso ha pubblicato il suo ultimo album «Dormi amore, la situazione non è buona» (già 320mila copie vendute) e pochi giorni dopo è tornato in tv con una serata-evento nel prime time di Raiuno che ha ottenuto un ascolto di oltre 9 milioni di telespettatori, facendo registrare le immancabili polemiche che segnano da sempre le sue performance televisive.

LA MUSICA – Celentano nasce a Milano il 6 gennaio 1938 al numero 14 di via Gluck. Il cantante milanese fa il suo debutto nel mondo dello spettacolo imitando il famoso attore americano Jerry Lewis. Nel 1957 esordisce come cantante rock al Palazzo del Ghiaccio di Milano con l’accompagnamento del complesso musicale dei Rock boys. Conosce anche un ballerino, Alberto Longoni, che si esibisce con il nome d’arte di Torquato il Molleggiato e spesso lo porta con il gruppo durante le esibizioni: un giorno, annunciato in cartellone, Longoni non si presenta ad una serata perché bloccato dalla polizia, e Celentano balla al suo posto, diventando lui «Il Molleggiato». Ben presto arriva per lui una pioggia di successi: «Ventiquattromila baci», brano con cui partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo nel 1961, «Il tuo bacio è come un rock», «Pregherò», «Azzurro», «Il ragazzo della Via Gluck», «Chi non lavora non fa l’amore», cantata insieme alla moglie Claudia Mori, «Svalutation». Nel 1961 fonda il Clan Celentano, gruppo che riscuote subito grande successo e che lancia in seguito celebri interpreti. Nel 1962 il Clan debutta con «Stai lontana da me», un trionfo, oltre un milione e 300 mila di copie vendute. Le canzoni della sua maturità artistica sono graffianti, ironiche, spesso anticipano e toccano temi scottanti, come l’ecologia, il nucleare, la caccia, la corruzione, tutti ancor oggi di stretta attualità.

I FILM – Celentano è anche protagonista di pellicole di successo. L’esordio è con i musicarelli tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta e diverse micro-partecipazioni ad altre pellicole (da ricordare quella nel film con Totò «Il monaco di Monza» insieme a Don Backy con il quale canta «La carità») tra cui «La dolce vita» di Federico Fellini del 1960. La svolta si ha con «Serafino» di Pietro Germi del 1968, in cui interpreta la parte di un pastore, Serafino Fiorì, che deve affrontare una dura lotta con i parenti per questioni di eredità.
La sua prima regia è «Super rapina a Milano» di quattro anni prima, in cui troviamo quasi tutti i suoi amici del Clan. Del 1974 è invece «Yuppi Du» che Celentano dirige, scrive, sceneggia, interpreta e produce. Nel 1978 è la volta della terza regia: «Geppo il folle» è un musical in cui Celentano interpreta un cantante di successo mondiale che ha un sogno: quello di incontrare Barbra Streisand, ma purtroppo non conosce l’inglese. Dal 1975 al 1980 interpreta ben 12 film anche di notevole successo (tra cui «Il bisbetico domatico» e «Innamorato Pazzo» al fianco di Ornella Muti), conoscendo un solo flop nel 1985 con «Joan Lui», un musical scritto, diretto, sceneggiato, montato, musicato ed interpretato da Adriano.

LA TV – Ma non sono solo musica e film ad aver decretato la fama di Celentano. Gran parte della sua popolarità il Molleggiato la deve alle sue performances di conduttore tv. Il suo esordio come presentatore avviene con «Fantastico 8» nel 1987, in cui da il suo tocco personale al programma-culto della Rai che si occupava della Lotteria. Tra un monologo e le famigerate «pause» spazza via tutti i record di audience. Memorabile il suo monologo contro la caccia in cui si definisce «Figlio della foca». Nel 1992 è ancora conduttore in tv dopo 5 anni da Fantastico con «Svalutation»; seguiranno «Francamente me ne infischio» affiancato da Francesca Neri, e «125 milioni di caz..Te». Il 20 ottobre 2005 va in onda su RaiUno il contestatissimo show televisivo «Rockpolitik». Celentano come sempre pretende dalla Rai «carta bianca» sui testi e sull’intero progetto. «Rockpolitik» segna però record assoluti in termini di share con una media del 46% nelle 4 puntate. L’ultima sua esperienza come presentatore è la serata evento del 23 novembre 2007 in cui ottiene un record di ascolti.

04/01/2008 – Corriere della Sera


gen 2 2008

Settant’anni senza andare fuori tempo

Oggi l’Adriano Celentano personaggio della tv e il difensore di cause destinate a fare polemica occupa più spazio pubblico del cantante ma i suoi settanta anni – il cantante è nato il 6 gennaio 1938 a Milano da una famiglia di saldissime origine foggiane – sono ora un’occasione per ricordare una carriera lunga più di mezzo secolo, che rappresenta uno dei capitoli più pregiati della storia della canzone italiana. Senza contare che negli ultimi dieci anni con il disco con Mina, con Io non so parlar d’amore, Esco di rado e parlo ancora meno fino al recente Dormi amore la situazione non è buona ha realizzato vendite assolutamente fuori portata per il mercato italiano.
Tra i tanti fan di Celentano probabilmente è stato Emir Kusturica a definire la sua grandezza di cantante: qualche anno fa era in tour con la sua band e, a chi gli chiedeva quali fossero i suoi eroi musicali, il regista di Underground pare rispondesse: “Adriano Celentano. I dischi americani erano banditi erano banditi e nei Paesi ex comunisti dell’Europa dell’Est è stato lui a farci conoscere il rock’n’roll?.
Sul piano musicale la sua carriera è divisa in diverse fasi. La prima è quella del rock’n’roll. Celentano pensò di conciliare la portata eversiva di quella musica rivoluzionaria con la comicità di Jerry Lewis. Le sue doti naturali e il suo strampalato stile di ballerino hanno fatto nascere il mito del “Molleggiato?. Prima alla festa dei Ricky Boys, la band di rock’n’roll formata con Gaber e Jannacci poi con brani come Il tuo bacio è come un rock, Il ribelle, Ciao ti dirò. Nel ’61 arriva secondo a Sanremo in coppia con Little Tony con Ventiquattromila baci.
La fase del rock’n’roll si conclude con l’inizio dell’avventura del Clan, sorta di “rat pack? (il celebre clan di Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis jr e Peter Lawford) alla milanese formato da amici, parenti e fidanzate. Durante questo periodo incide Pregherò cover di Stand by me in cui manifesta quello spirito religioso-predicatorio che diventerà poi uno dei tratti caratteristici della sua personalità, Chi ce l’ha con me, Grazie prego scusi, Il tangaccio, Stai lontana da me. Il Clan finirà in un mare di carte bollate (con Don Backy in particolare) mentre gli anni della contestazione rischiano di minare il suo status di divo assoluto dell’epoca d’oro del Cantagiro e del 45 giri. Nel 1966 anticipa le tesi ecologiste con Il ragazzo della via Gluck (la via di Milano dove è nato).
Più o meno nello stesso periodo incide un altro dei suoi capolavori, Azzurro, brano scritto nel 1966 da Paolo Conte. Il filone ecologista ha un altro caposaldo nel Mondo in mi settima. Con La coppia più bella del mondo nel 1967 si attira le accuse di antidivorzismo ma il singolo viene pubblicato con un retro che è tra le più belle di cantante, Una carezza in un pugno.
La polemica con la generazione del ’68 esplode con Tre passi avanti, Torno sui miei passi e Chi non lavora non fa l’amore che, cantata in coppia con Claudia Mori (nel frattempo diventata sua moglie) vince Sanremo nel ’70. Del ’72 è un altro colpo del suo genio anticipatore: Prisencolinensinainciusol, un gramelot funk che è il primo rap italiano (che finirà in classifica negli Usa). Nel 1977 è il primo cantante italiano a fare una tournèe negli stadi. Nel 1976 pubblica il suo più grande successo del decennio, Svalutation. Gli anni ’80 – mentre la sua stella di cantante si appanna – vedono la sua trasformazione in protagonista della commedia cinematografica e il suo debutto da telepredicatore con l’ormai leggendario Fantastico 8.
Da allora fino a oggi la sua carriera si è divisa tra le già citate esperienze discografiche e le sue seguitissime apparizioni tv. La più originale tra le sue performance musicali recenti l’ha realizzata davanti a Papa Wojtyla nel 1997 a Bologna, di fronte a 500 mila persone e la diretta tv, improvvisando una marcia da “Molleggiato? attorno al Pontefice.

di Paolo Biamonte


Il cinema, una passione che rode dentro

Arrivato al fatidico capo dei 70, Adriano Celentano potrebbe ammettere che il suo vero sogno nel cassetto è la regia cinematografica. Felliniano ad origine controllata, Celentano non a caso figura nel cast de “La Dolce Vita? dove si esibiva come cantante rock nelle notti di Via Veneto. Il suo primo incontro con la cinepresa si deve a Lucio Fulci che lo scritturò tra il 1959 e il ’60 per “I ragazzi del juke box? e “Urlatori alla sbarra?. Appena quattro anni dopo passa dietro la macchina da presa per “Super rapina a Milano?, paradossale scherzo goliardico del Clan con Piero Vivarelli a sorvegliare discretamente il neo-regista, Claudia Mori come primadonna e gli amici del tempo (Don Backy, Micky Del Prete, Gino Santercole) nei ruoli maggiori.
Il film ricorda da vicino le bizzarrie surreali dei Beatles (la scalcinata trama rimanda ai titoli di Richard Lester) e non ebbe seguito immediato, ma confermò il talento del personaggio anche come attore. E allora Pietro Germi lo diresse nel 1969 in “Serafino?, forse il suo miglior film d’attore, mentre “Er più – Storia d’amore e di coltello? lo propone negli improponibili panni di un bullo romano, una sorta di Rugantino, nei quali incredibilmente funziona.
Ma il tarlo della regia rodeva Celentano. Puntualmente nel 1975, mentre Corbucci cuciva a misura su di lui la maschera comica destinata a grande fortuna con “Di che segno sei?? (col ruolo del ballerino di provincia Fred Astaire), l’idolo del rock all’italiana firmava il suo autentico primo film da regista. Era “Yuppi Du?, fantasia surreale ambientata a Venezia e interamente girata in studio, una commedia musicale inclassificabile che molti esperti inseriscono anche oggi tra gli oggetti cult del cinema italiano.
Tutti motivi che avrebbe rivisitato con alterna fortuna nelle opere successive tra “Geppo il folle? (1978) e il kolossal “Joan Lui? (1985) segnato da un insuccesso al box office che solo i recenti trionfi televisivi hanno parzialmente lenito.
Nel frattempo il Celentano attore si era ampiamente riscattato diventando un autentico divo della commedia durante tutti gli anni ’80. Tra i successi più amati dal pubblico quelli firmati dalla coppia Castellano & Pipolo da “Mani di velluto? a “Il burbero?, passando per “Il bisbetico domato?, “Asso?, “Innamorato pazzo?, grazie al quale incontrò Ornella Muti dando vita ad una delle “liaison dangereuse? più chiacchierate dello spettacolo italiano.

di Giorgio Gossetti


Venne Adriano e la tivvù cambiò pelle

Le pause, celebri quanto i monologhi a sorpresa, l’assoluta libertà editoriale, i contratti milionari, le polemiche, i record di ascolti: sono gli ingredienti della tv “made by Celentano?, definita anche la “dissoluzione del varietà?. Ovvero vent’anni di successi, originalità, provocazioni lanciate dal Molleggiato da quando, nell’autunno del 1987, fu chiamato a condurre il primo Fantastico del dopo-Baudo, passato alla Fininvest, fino all’ultimo show di un mese fa, La situazione di mia sorella non è buona.
Per 14 settimane, tra sermoni, amnesie, silenzi, papere, Celentano inchioda con Fantastico 8 davanti a Raiuno milioni di spettatori (oltre 15 per la finale). Il clou, sabato 7 novembre 1987: alla vigilia del referendum sulla caccia, l’ex ragazzo della via Gluck mostra un raccapricciante filmato sull’uccisione dei cuccioli di foche e invita il pubblico a scrivere sulla scheda referendaria “La caccia è contro l’amore? e a mandare al Presidente della Repubblica il messaggio “Io sono il figlio della foca, non voglio che mia madre pianga?. Si corregge, per evitare l’annullamento della scheda, ma non evita la multa della Rai da 200 milioni né il processo per turbativa elettorale, dal quale uscirà assolto con formula piena.
Primo ritorno a dicembre 1992 su Raitre con Svalutation, solo due puntate annunciate dal promo “Si salvi chi può?. Il Molleggiato se la prende con i ricchi, chiede che vengano restituite all’Italia la bellezza di un tempo e le botteghe degli artigiani. Risultato, 5 milioni di media contro le “corazzate? Scommettiamo che? e Paperissima.
Bisognerà aspettare fino al 1999 – fatta eccezione per poche apparizioni – per rivedere Celentano in tv. Francamente me ne infischio è il titolo-bandiera dello show che lo riporta su Raiuno, annunciato da un battage mediatico senza precedenti. Fioccano le polemiche e gli ascolti: la prima puntata fa oltre 9,5 milioni di spettatori (42,29 %).
Ancora fibrillazione e allarme monologhi ad aprile 2001: è la volta di 125 milioni di caz..te. Cibi transgenici, la legge sulla donazione degli organi, la frenesia del vivere moderno, la salute, l’amore. Eccezionali gli ospiti (da Dario Fo a Giorgio Gaber) e gli ascolti: all’esordio oltre 12 milioni nella prima parte e quasi 8 nella seconda.
Nel 2005 il nuovo pulpito per Celentano è Rockpolitick, in onda su Raiuno fra ottobre e novembre: dividendo il mondo in “lento? e “rock?, il telepredicatore ridà il microfono a Michele Santoro, diffonde la classifica della Freedon House sulla libertà d’informazione con l’Italia solo 79/ma, ospita Roberto Benigni insieme al quale, facendo il verso a Totò e Peppino, scrive una lunga lettera a Silvio Berlusconi. La media delle quattro puntate sarà del 46%, per un costo di 22 miliardi di vecchie lire. Come sempre il ciclone Celentano ha avuto piena libertà autoriale, ma il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, ne prende le distanze.
Il resto è storia di oggi: dopo una promozione massiccia, il 26 novembre arriva su Raiuno La situazione di mia sorella non è buona, serata-evento legata al nuovo cd Dormi amore, la situazione non è buona.

di Angela Majoli

02/01/2008 – La Gazzetta del Mezzogiorno


nov 28 2007

Con Celentano maxispot per il cd e teleprediche

IERI SU RAIUNO «LA SITUAZIONE DI MIA SORELLA NON E’ BUONA»

l titolo, francamente un po’ incomprensibile è «La situazione di mia sorella non è buona», l’appuntamento era per ieri sera su Raiuno, l’evento: l’ennesima «sparata» televisiva di Celentano.

E il «Ragazzo della via Gluck», in un modo o nell’altro, non ha tradito il suo stile. Con poca, ottima musica, qualche ospite e le solite immancabili noiosissime, lente teleprediche è riuscito a replicare le atmosfere dense di nulla di tanti suoi passati programmi televisivi.
Dopo una sigla ben fatta, ma che di tutto aveva l’aria, meno che di una cosa originale, il Molleggiato ieri sera ha dato vita a un megalitico spot del suo ultimo, innegabilmente gustoso, album: «Dormi amore, la situazione non è buona». Poi un dialogo un po’ surreale con Mogol e Gianni Bella e, finalmente, perché tutti aspettavano quello, è arrivato il monologo. Ovviamente a sfondo politico. Celentano, chiacchierando con Fabio Fazio ha cominciato a parlare di centrali nucleari e ambiente. «Pier Ferdinando Casini come ministro è simpatico», dice Celentano, che viene subito però redarguito da Fazio il quale gli ricorda che Casini non è ministro. Ma Adriano comunque prosegue dicendo che «tra i politici è anche uno fra i più belli ma – sottolinea – ha cominciato a parlare di nucleare, così come D’Alema, Berlusconi e tutta la destra che insiste per tornare al nucleare. Dicono che le centrali nucleari sono più sicure ora, ma non è quello il problema. Il pericolo sono le scorie, che non si sa dove metterle. Per smaltirle ci vogliono venticinquemila anni».
E poi: «Ho un clamoroso sospetto: che forse Prodi sia sulla strada giusta. Fa solo promesse che si possono realizzare. Ma il Paese non gradisce, preferisce vivere di meno». Poi se la prende con i grattacieli e genericamente con i Comuni «che sono i mandanti di architetti kamikaze che distruggono ogni cosa».
In un’altra fase della trasmissione, nel quale resuscita una sorta di «dibattito» di morettiana memoria, il Molleggiato con candida innocenza svela una, fino a ieri, inconfessata verità: «Io guardo la tv solo quando ci sono io». E questo spiega tutto. Una sparata sull’Università Bocconi («un mostro. Gli studenti appena entrano si suicidano tutti») e tutto il resto è noia. Celentano parla di politica ma non «infiamma», non è Grillo.
Sono ormai vent’anni che le trovate televisive del «molleggiato» riescono a catturare un pubblico vastissimo. Nel 1987 Celentano propone «Fantastico 8», dando il suo tocco al programma-culto della Rai abbinato alla Lotteria. Tra un monologo e le famigerate «pause» abbatte i record di ascolto. Ha fatto epoca lo sgangherato e irresistibile discorso contro la caccia in cui si è dichiarato «figlio della foca».
Nel 1992 è in tv dopo 4 anni da Fantastico con «Svalutation», seguiranno «Francamente me ne infischio» affiancato da Francesca Neri, e «125 milioni di caz..te».
Ormai l’«elettrodomestico» televisione ha capito che Celentano come negli anni Settanta era stato una boccata d’ossigeno per il cinema (se pur di discutibile qualità), così oggi lo può essere per una asfittica televisione.
Il 20 ottobre 2005 va in onda su Raiuno il contestatissimo show televisivo Rockpolitik. Celentano, come sempre, pretende dalla Rai «carta bianca» sui testi e sull’intero progetto. Ma ormai anche trattative e schermaglie tra Molleggiato e Mamma Rai sono uno spettacolo a parte, che riempie giornali e telegiornali. Il programma prende il via dopo l’autosospensione provvisoria del direttore di rete, Fabrizio Del Noce. Rockpolitik segna record assoluti in termini di share con una media del 46% nelle 4 puntate. Il picco massimo di ascolti si è registrato nella puntata che ospitava Roberto Benigni e ha fatto registrare oltre 16 milioni di telespettatori. Trash o non trash il pubblico pende dalle labbra del cantante diventato predicatore.

Antonio Angeli

27/11/2007 – Il Tempo


mag 24 2007

Adriano Celentano, biografia

Cantante, attore e conduttore televisivo nato a Milano il 6 gennaio 1938.

Cinquant’anni di successi come cantante, attore e conduttore televisivo fanno di Adriano Celentano un simbolo del mondo spettacolo italiano del Novecento. Figlio di commercianti pugliesi trapiantati a Milano, svolge diversi lavori prima di debuttare, nel 1957, nel mondo dello spettacolo partecipando al primo Festival del rock italiano al Palaghiaccio di Milano. Brani dal ritmo dirompente come “Il tuo bacio è come un rock” e “Il ribelle” e il suo corpo dinoccolato e snodato, che si agita con movimenti ispirati tanto agli ancheggiamenti di Elvis Presley quanto alla fisicità scoordinata di Jerry Lewis, gli valgono il soprannome di “Molleggiato” e contribuiscono ad imporlo come uno dei rocker più popolari tra i giovani. Nel 1961 partecipa a Sanremo con il brano “Con 24mila baci”, scritto con Piero Vivarelli e Lucio Fulci, che si classifica secondo. Il cantante milanese scuote l’ambiente del Festival con l’originalità della sua esibizione (si muove freneticamente sul palco dando spesso le spalle al pubblico) e con la coraggiosa scelta di presentare un brano rock.

Il “fenomeno Celentano” ormai dilaga al punto che il “Maestro” del cinema italiano Federico Fellini lo vuole sul set de “La dolce vita” (1960) per la famosa scena del night club alle Terme di Caracalla. Nel 1961 fonda la sua casa discografica, il Clan, che è al contempo una sorta di scuderia-comunità di amici. Sul set del film “Uno strano tipo” (1963) di Lucio Fulci, Celentano incontra Claudia Mori e nasce subito la “coppia più bella del mondo”: si sposano nel 1964 a Grosseto e l’anno seguente nasce la primogenita Rosita, alla quale si aggiungeranno Giacomo nel 1966 e Rosalinda nel 1968. I successi musicali non si contano: da “Pregherò” a “Grazie, prego, scusi” a “Ciao ragazzi” al brano di ispirazione ambientalista “Il ragazzo della via Gluck” che, sebbene escluso dalle finali del Festival di Sanremo, diverrà una delle canzoni più popolari della storia della musica leggera italiana. Il 1964 vede il suo esordio alla regia con il film ispirato al cinema americano “Super rapina a Milano”. Nel 1968 partecipa a Sanremo insieme a Milva con il brano “Canzone” classificandosi terzo mentre nel 1970 trionfa, insieme alla moglie Claudia Mori, portando nella città dei fiori il brano “Chi non lavora non fa l’amore”. Esce nel 1968 un altro brano destinato a fare la storia della musica leggera italiana “Azzurro”, scritto da Paolo Conte e Vito Pallavicini che, nonostante la canzone vada in controtendenza rispetto ai brani balneari alla moda descrivendo la storia di un marito che passa da solo l’estate in città e il suo ritmo da marcetta si allontani dai brani scatenati in gran voga, diviene subito un grande successo. Il cinema intanto prende uno spazio sempre più grande nella carriera artistica del “Molleggiato”: è protagonista di “Serafino” (1968) di Pietro Germi che riceve una buona accoglienza di pubblico e lo spinge ad incrementare la sua carriera di attore dandogli maggior fiducia nelle proprie (straordinarie) doti comiche. Insieme a Claudia Mori recita nella commedia musicale ambientata nella Roma di fine Ottocento “Er più – Storia d’amore e di coltello” (1971) di Sergio Corbucci regalando un’ottima interpretazione nei panni del bullo di periferia costretto a sbaragliare una serie di rivali per conquistare il cuore della bella Rosa.
Con una trovata geniale, nel 1973, Celentano inventa alcuni strani vocaboli somiglianti a termini inglesi che sciorina a mò di scioglilingua su di una serrata base ritmica: è il famoso ed impronunciabile brano “Prisencolinensinainciusol”, considerato da molti il primo esempio mondiale di musica rap, che ottiene un grande successo in Francia, in Germania e negli Stati Uniti.
Ormai la “coppia più bella del mondo” funziona perfettamente al cinema: con la moglie è protagonista della versione cinematografica di Pasquale Festa Campanile della commedia musicale “Rugantino” (1973) e nel 1975 di “Yuppi du” film diretto dallo stesso “Molleggiato”. Il film, in grande anticipo sui tempi per stile registico, il caos architettonico e l’ambientamento “senza tempo”, non viene capito da pubblico e critica e finisce per essere un insuccesso. Gli anni Ottanta vedono il grande risultato ai botteghini di pellicole quali “Il bisbetico domato” (1980), “Innamorato pazzo” (1981) e “Lui è peggio di me” (1984) mentre un altro tentativo di film sperimentale ed innovativo come “Joan lui” (1985) viene condannato al flop nonostante il cospicuo budget, le grandiose scenografie e l’interessante e complesso montaggio. Nel 1987-88 “Fantastico 8″ impone il “Molleggiato” come uno dei più interessanti ed innovativi personaggi televisivi: le sue interminabili teleprediche ed i suoi lunghi silenzi davanti alle telecamere affascinano il pubblico creando un’immagine di Celentano a metà strada tra il profeta e il contadino. Negli anni Novanta continua il suo successo televisivo con programmi quali “Svalutation” (1992) su Rai 3 e “Francamente me ne infischio” (1999) su Rai 1. Nel 1998 esce un album di grande successo “Mina Celentano” con straordinari duetti del “Molleggiato” con la “tigre di Cremona” tra i quali “Acqua e sale” e “Che t’aggia di’” e l’anno seguente dalla collaborazione con Mogol e Gianni Bella nasce “Io non so parlar d’amore”. Negli anni Novanta la sua carriera cinematografica conosce un rallentamento con “Jackpot” unica pellicola all’attivo. Ormai vi è una grande attesa per i suoi programmi televisivi che finiscono sempre per trasformarsi in straordinari eventi mediatici e così nel 2001 il “Molleggiato” sorprende tutti con una trasmissione dal titolo un po’ irriverente “125 milioni di caz..te” che coniuga intrattenimento ed impegno all’interno di una avveniristica scenografia di sapore cinematografico. Nel 2005 è la volta di Rockpolitik, altro picco di ascolti di Raiuno, programma indimenticabile sia per i duetti con gli ospiti, i più gustosi dei quali con Benigni e Teocoli, e per il tormentone “Rock e lento”.

Hanno detto di lui:

“…Adriano è un fuori quota, una specie di Maradona della canzone…” (Pippo Baudo)

“…Spero e credo che gli ascolti confermeranno la bontà della decisione della Rai-Tv di investire su Celentano e di dargli piena autonomia autoriale. Ma era chiarissimo mentre ancora andava in onda “Rockpolitik”, che siamo riusciti a dare al pubblico uno dei più grandi esempi di televisione popolare che si siano visti in Italia…” (Sandro Curzi su “Rockpolitik”)

“…Celentano deve poter dire quel che vuole. Lui si è sempre occupato dell’ambiente e della vita, a modo suo. Pericoloso non è Celentano (…) Pericolosa è la politica che istituisce una commissione di vigilanza sulla tv, mentre dovrebbe essere la tv a vigilare sulla politica…” (Beppe Grillo)

“…Adriano (e tutti noi sappiamo quali sono i suoi rapporti con la stampa) ha sempre pensato che qualsiasi notizia o pettegolezzo inerente alla lavorazione del film venga messa in giro non serva altro che a nuocere al film stesso. E che meno si parla di un film durante la sua lavorazione, meglio è…” (Giuseppe Moccia detto Pipolo)

“…E’ un amico e lo conosco da quando avevo sedici anni, lui ne aveva diciotto e facevo il suo chitarrista. Ho cominciato a cantare perché lui non provava e quindi io mi prestavo come voce per insegnare ai suoi musicisti il rock’n'roll e da lì ho cominciato praticamente la mia carriera di cantante, all’inizio molto precario, poi sempre più sicuro e poi, forse con la scoperta del teatro, anche sempre più convinto…” (Giorgio Gaber su Celentano)

Ultimo aggiornamento (giovedì 24 maggio 2007)

23/05/2007 – FondazioneItaliani.it


ago 25 2006

«Sì, Alex e Moratti sono rock»

«Del Piero grande, chi ha lasciato la Juve no. Da interista, non voglio quello scudetto. Guido Rossi è super. E ha difeso Lippi»

Adriano CELENTANO
Intervista esclusiva sul calcio con il Molleggiato: una pioggia di straordinarie provocazioni

Adriano Celentano sorride e punge. Potrebbe essere arrabbiato. Ma non si capisce. Il dialogo è frutto di una conversazione a spot durata per un paio di giorni con continui aggiornamenti sui fatti di cronaca e continue aggiunte e ritocchi alle riflessioni dell’Artista. A Celentano il calcio piace: ha sofferto il suo Mondiale, il Mondiale di tutta Italia, davanti alla tv con Claudia Mori, staccando il telefono di casa per potersi gustare meglio le partite. Perché il calcio che lui immaginava pulito, pulito non era. Se attorno ai prati della via Gluck sono cresciute le case, intorno ai campi verdi degli stadi ha allungato le sue spire la piovra che ha rischiato di strangolare la passione della gente. Prima il cemento minacciava la campagna, ora la smania di potere minaccia il mondo delle avventure di ogni ragazzo: il gioco del calcio. Dopo lo choc dell’estate più incredibile, Adriano Celentano ha sognato che il calcio sarebbe potuto diventare di nuovo pulito. Per questo sta appoggiando la stagione delle riforme e dei cambiamenti, l’era della vera e sofferta pulizia. Ma ha paura di restare deluso un’altra volta. E allora racconta, sul filo della favola, della provocazione il suo calcio. Il calcio lo vede da Artista e da Visionario, ma è una visione davvero molto prossima al sentire comune della gente. E’ un elogio dello sport e della lealtà, surreale e concreto, da innamorato ferito. Che lotta e sogna, lotta e sorride. Come ogni visionario che ha la pretesa di cambiare il mondo.
Intervista di Bruno Bartolozzi

LA SCHEDA
Quel ragazzo della via Gluck asso pigliatutto

Adriano Celentano nasce a Milano al numero 14 della mitica ‘via Gluck’ il 6 gennaio 1938, da genitori pugliesi trasferitisi al nord per lavoro; a Milano Adriano trascorre l’infanzia e l’adolescenza; lasciata la scuola svolge diversi lavori, l’ultimo e il più amato è quello di orologiaio.
Nei ’50 esplode come cantante, il suo primo successo è “Il tuo bacio è come un rock”, del ’59. Nel ’61 fonda il Clan, primo italiano a autoprodursi. Nel ’64 sposa Claudia Mori (insieme vinceranno il Festival nel ’70 e interpreteranno Rugantino nel ’73). Nel ’66 a Sanremo sorprende tutti con “Il ragazzo della via Gluck”. Nel 1968 nasce la figlia Rosalinda, incide Azzurro, debutta nel cinema d’autore con Serafino. Tedeschi, sovietici, francesi ed europei in genere impazziscono per lui. Nel 1972 esce “Prisencolinensinanciusol”, vero e proprio primo rap mondiale. Tra il ’70 e metà degli ’80 si afferma come attore e campione d’incassi (Yuppi Du, Mani di velluto, Qua la mano, Il bisbetico domato, Innamorato pazzo, Asso, Bingo Bongo, Segni particolari bellissimo).
Durante gli anni ’90 vende ancora milioni di dischi (uno in coppia con Mina). Nel 2002 arriva il suo show su Raiuno “125 milioni di caz..te”. Il suo ultimo spettacolo tv è stato “Rockpolitik”, ottobre 2005, non ha mancato di suscitare grandi polemiche e dibattiti, oltre a raccogliere dati di ascolto straordinari.

NOSTRA INTERVISTA

Maestro, lei che è un grande interista come ha vissuto l’estate di Calciopoli e dei processi?

«Non vorrei deluderla, ma non sono maestro… Per quanto riguarda il mondo del calcio devo dire che, complessivamente, imbrogli compresi, è stata ed è una partita appassionante su tutti i fronti… Intercettazioni telefoniche, dirigenti che tramavano, giocatori puliti che vincevano, arbitri che assegnavano rigori anche dopo il fischio finale. Ma, soprattutto, speranza di vedere una partita senza immaginare che dietro quello che vediamo, c’è dell’altro…

Chi è stato condannato ha cercato di far ricorso al Tar per sovvertire il verdetto della giustizia sportiva, ma il Tar, almeno nel caso di Giraudo e di Moggi, ha risposto no. Adesso vorrebbe insistere la Juventus…

«La cosa che mi ha sconcertato è stata l’enorme disparità tra quella che è stata la prima sentenza (quella della Caf, ndr) e quella dopo il ricorso in appello. La prima, a torto o a ragione, aveva retrocesso in B tre squadre: la Juventus, la Fiorentina e la Lazio. Dopo l’appello e la sorpresa di vedere quasi completamente invalidata la prima sentenza, si è avuta la sensazione che, oltre a riportare in serie A le squadre retrocesse, come punizione per tutti i casini avvenuti nel mondo del calcio, vogliano trasferire in A anche tutte le squadre della serie B, in modo che la prossima volta, essendoci solo la serie A, perché la serie B si è estinta, si può imbrogliare come si vuole e far vincere il campionato a chi è stato più scorretto…

Cosa pensa di Guido Rossi?

«Penso che Guido Rossi sia la persona giusta per fare un po’ di chiarezza e ridisegnare sul “viale della pulizia” non soltanto il mondo del calcio, ma tutto lo sport… Quindi la cosa più urgente da fare adesso, è quella di mandare immediatamente non in serie B, ma in serie Q tutti quelli che vogliono intralciarlo affinché sia lasciato libero di continuare ciò che ha cominciato con grande senso di responsabilità. Fra l’altro ha contribuito a vincere i mondiali… Pensi se al posto di Lippi ci fosse stato un altro…»

Per cui, anche in Italia, deve valere la regola che se uno sbaglia deve pagare?

«Sono state commesse delle irregolarità che purtroppo vanno contro la “sportività” dell’uomo sportivo, che dopo questi fatti si sente sportivo, ma non sa di quale squadra… Per cui, anche non volendo, si è obbligati a non farla finire a biscottini e… Come si dice? Quelle cose che si prendono col vino…

A tarallucci e vino voleva dire?

« Esatto, non mi veniva… a tarallucci e vino… Come per esempio un Taralluccio molto sbagliato, anche se io sono interista, è stato quello di Moratti. Lui doveva rifiutare lo scudetto che gli hanno assegnato. Cosa me ne faccio, io tifoso, ad esempio, di una vittoria ricevuta tre o quattro anni dopo? Dovrei andare in giro per casa e dire “ohe, lo sai che abbiamo vinto lo scudetto?”. “Ma quando?”. “Tre o quattro anni fa…”. Moratti aveva già vinto il suo scudetto. L’aveva vinto per la sua netta distinzione da quelli che manipolano e per la sua onestà sportiva. Non aveva bisogno di questa carta bollata, e tanto meno ne avevamo bisogno noi tifosi. Se fossi stato in lui non solo avrei rifiutato lo scudetto, ma avrei chiesto a Guido Rossi di mandare in B anche l’Inter… Per battere la Juventus… Questa è l’Inter, perché l’Inter è una squadra diversa… Non c’è nessuna squadra che riesce a vincere, come ha fatto l’Inter, con solo otto giocatori in campo e a perdere quando invece sono in dodici con i migliori calciatori del mondo… Solo l’Inter riesce… e noi siamo orgogliosi… perché siamo diversi.»

Del Piero è rimasto alla Juventus anche in serie B. Del Piero è rock? E chi è andato via com’è? Come sono Capello, Cannavaro e gli altri?

«Del Piero è un grande, quindi più che rock. Ha dimostrato di essere un campione vero, di essere quello che la gente si aspetta quando crede nel suo idolo. Aver seguito la squadra in B è il grande epilogo di un grande mondiale vinto. L’abilità di questo giocatore, il cuore e le sue capacità sono state premiate con il mondiale e saranno premiate sempre di più dal riconoscimento della gente per aver rispettato la propria storia fino in fondo.»

E chi è andato via?

«Chi ha chiesto di essere ceduto ha perso una grande occasione per dimostrare che non stava facendo dello sport soltanto con i piedi, ma anche con il cuore. Purtroppo ha prevalso la voce dell’ingaggio, la seduzione dei compratori che ti fa sentire grande… e non ti accorgi, invece, che stai diventando un microbo o addirittura inesistente. Anche se un attimo prima hai segnato il gol decisivo…»

Quindi, per lei, poteva essere una favola fantastica. E invece si è persa un’occasione…

«Sì, poteva essere una favola fantastica quella della Juve. La più chiacchierata ma al tempo stesso la squadra più forte, tant’è che mezza nazionale era fatta da calciatori bianconeri. Tra manipolazioni, abilità e intercettazioni si erano create le condizioni per cui gli Astri la posizionavano su ciò che poteva essere un vero e proprio salto storico. E che non ha precedenti nella storia del calcio: i giocatori vincono il campionato, qualcuno imbroglia, non loro, ma gli tolgono lo scudetto. Ma l’avevano vinto anche l’anno prima. Cinque di loro assieme agli altri vincono i mondiali. L’Italia va in visibilio. Guido Rossi commosso premia la nazionale mentre in tutta Italia si festeggia la grande vittoria… pianto disperato di tutte le nazioni sconfitte e di chi li rappresenta. A partire da Michel Platini che aveva esordito con quella sua “Cazzata colossale” secondo cui i mondiali li avremmo vinti fra dieci anni. Subito dopo i festeggiamenti… ed ecco il responso di Guido Rossi che, nuovamente commosso, spedisce la squadra più forte d’Italia in serie B con 30 punti di svantaggio… Beh è fantastico!… Finalmente una nuova Italia! Tutto questo è emozionante perché i giocatori sono forti, loro non imbrogliano, però c’è qualcuno che ha imbrogliato per loro e quindi devono andare in B… Non so cosa ne pensa lei, ma secondo me siamo di fronte a un triplo salto mortale dell’Italia, quella vera, quella che non imbroglia, che paga le tasse e vince i Mondiali per andare in B… e qui comincia il sogno: l’anno dopo la Juventus avrebbe vinto il campionato di B stravincendo e, subito dopo, senza imbroglio, anche quello di serie A, e la nuova nazionale sarebbe stata composta da tutti e undici giocatori della Juventus, trionfando anche ai prossimi mondiali, acclamati da tutto il mondo che li vuole Santi… Ma qui il sogno s’interrompe… La Corte federale ci ha svegliati di soprassalto… Ed è pure tornato Matarrese.»

Torniamo al giudizio sui calciatori della Juventus. Quelli rimasti, bravi, anzi grandi. Giudizio negativo su quelli che sono partiti. E questo giudizio vale anche per chi è arrivato all’Inter? Vieira e Ibrahimovic? E si parla anche di Camoranesi, adesso.

«Certo. Avrebbero dovuto rimanere alla Juventus e testimoniare la loro bravura e soprattutto la non dipendenza da ciò che accadeva alle loro spalle… I giocatori della Juventus avrebbero dovuto riunirsi segretamente in una cantina senza manager, allenatori o presidenti e, in quella sede, sancire la nascita di una nuova rivoluzione: quella della “trasparenza”.»

E i tifosi che protestano contro le sentenze?

«Mi è spiaciuto… Non si accorgevano che quella protesta era un boomerang contro di loro, contro la loro sportività. I tifosi devono essere i primi a combattere questo malcostume e non aver paura se i loro idoli, per colpa di altri, finiscono in B o in C… Il vero tifoso va a testa alta, è quello che riconosce la forza dell’avversario e che protesta, invece, per quelli che portano la violenza negli stadi. Ma loro non lo fanno mai… Forse preferiscono la storia del vino e dei…»

… dei tarallucci. E di quei potenti, imprenditori, ministri che hanno persino protestato o aizzato le folle contro le sentenze, un po’ alla stessa maniera di quei ricchi imprenditori di grido, manager e non, che hanno innescato una rivolta contro il presidente della Sardegna?

«Se uno diventa ricco e vuole fare il bagno nello smeraldo della Sardegna, lo può fare. E’ bellissimo e non costa niente. I poveri della Sardegna sono contenti di fare il bagno assieme ai ricchi, perché sono accoglienti e non chiedono neanche un prestito. Però se i ricchi arrivano con una barca grande che occupa lo spazio di una trentina di poveri, allora è giusto pagare una tassa. Bravo Soru.»

Ci siamo capiti…. Ancora Mondiali. Ha visto Materazzi e Zidane? Se Del Piero è rock, Zidane è… lento, ma poi mica tanto: con la testa è stato veloce…

«Non credevo ai miei occhi… E’ incredibile come uno possa cadere così in basso. Qualunque cosa gli abbia detto Materazzi, non giustifca un gesto del genere. In un attimo il suo bel gioco e la sua classe vanno a farsi friggere. Una macchia contro di lui, ma soprattutto contro il suo paese e contro il governo francese in special modo, che ha cercato di minimizzare la trave che gli entrava negli occhi… Chirac ha voluto premiare il giocatore che ha sparato in fronte a tutti i francesi…»

Che farà l’Inter quest’anno?

«Dipende… Se la serie B sarà estinta e Ronaldo andrà al Milan, l’Inter vincerà il campionato. Altrimenti perderemo.»

24/08/2006 – Corriere dello Sport


lug 26 2006

Clan Celentano vince causa per foto

Un risarcimento da 5.639 euro. Si e’ chiusa cosi’ la causa che ha visto il Clan di Celentano opposto a Photomovie per un servizio fotografico. La prima sezione del Tribunale civile di Milano ha stabilito che le foto pubblicate dal settimanale, scattate dal vivo nel 2001 durante il programma tv ’125 milioni di caz..te’, non potevano essere utilizzate. Il giudice Domenico Bonaretti ha pertanto fissato in poco piu’ di 5 mila euro il risarcimento dovuto al Clan di Celentano.

25/07/2006 – Ansa


ott 28 2005

Celentano sfiora il 50% di share e per Benigni 15 mln di spettatori

ROMA – Celentano-Benigni, la coppia più bella della storia della tv italiana. “Rockpolitik” ieri ha fatto registrare ancora un clamoroso record di ascolti: gli spettatori per lo show di Celentano alla seconda puntata su Raiuno, ieri sono stati 12 milioni 544 mila con il 49,42% di media. La prima puntata era stata seguita da 11 milioni 649 mila spettatori e il 47,19% di share.

Numeri record. E l’Auditel è schizzato alle stelle durante il duetto con Roberto Benigni. Alle 22 e 49 quando il comico toscano ha iniziato a spogliarsi per infilarsi il vestito rosso di Luisa Ranieri e cantare con Adriano Celentano “La coppia più bella del mondo”, gli spettatori sintonizzati su Raiuno erano 15 milioni 625 mila con il 60,67% di share, ma al termine saliranno al 68%.

Sempre più su. Una percentuale destinata a salire ancora: il duetto con Eros Ramazzotti sulle note de “Il ragazzo della via Gluck” arriva al 69.47% di share (nello stesso momento Canale 5 è intorno al 7%) e anche i break pubblicitari faticano a scendere sotto il 40%. Tra le 23,15 e le 23,40 lo share del programma è sempre stato sopra il 65%. Alle 23,42, quando Celentano saluta, su Rai Uno è sintonizzato il 66.68% della platea televisiva. Il picco di spettatori della scorsa settimana era stato di 14 milioni 977 mila nel finale dell’intervento di Michele Santoro.

Del Noce. Positivo il giudizio del direttore di rete. Fabrizio Del Noce parla di un “Benigni eccezionale”, che ha regalato al pubblico una pagina di “alta televisione” e di “vera satira” e ascolti eccellenti, “oltre le più ragionevoli aspettative”. Ma Del Noce non rinuncia ad una stoccata nei confronti del “Molleggiato”, parlando di ascolti dei quali Rai Uno “potrebbe perfino fare a meno” visto il suo momento di grazia.

Nella storia della tv. Dunque la trasmissione è, ancor più dell’altra volta, tra le più viste della storia della tv recente per quanto riguarda i programmi di varietà, paragonabile solo a qualche fiction da record, almeno in termini assoluti: la seconda parte di “Papa Giovanni” su Raiuno, in onda il 22 aprile 2002, era stata vista da 14 milioni 680 mila spettatori con il 51,44% di share, e altre fiction (“Padre Pio” di Raiuno, “Karol, un uomo diventato Papa” di Canale 5, “Perlasca, un eroe italiano” di Raiuno, e “Padre Pio” di Canale 5) hanno un dato assoluto migliore ma lo share inferiore al “Rockpolitik” di ieri.

Sanremo. Il risultato di ieri è paragonabile agli ascolti dell’ultimo Festival di Sanremo: nell’ultima edizione targata Paolo Bonolis gli spettatori erano stati 16 milioni 959 mila con il 54,69% di share nella prima serata ma nella serata finale il risultato era stato di 13 milioni 745 mila spettatori nella prima parte con il 48,42% di share e di 14 milioni 300 mila nella seconda con il 58,92%.

Show precedenti. Battuti, invece, tutti gli show precedenti, da Fiorello a Morandi all’Isola dei famosi. Celentano è anche riuscito a superare se stesso: gli ascolti della seconda puntata di ‘Rockpolitik’ migliorano nettamente anche quelli delle seconde puntate dei precedenti show di Celentano: per ’125 milioni di caz..te’ c’erano stati 9 milioni 581 mila con il 35,19% nella prima parte e 6 milioni 811 mila con il 42,78% nella seconda; per ‘Francamente me ne infischio’ 9 milioni 650 mila con il 35,58% nella prima parte e 6 milioni 903 mila con il 44.45% nella seconda.

Grande fratello. Resta più vista della seconda puntata di “Rockpolitik” solo la prima edizione del “Grande fratello” su Canale 5 (la serata finale registrò 16 milioni di spettatori con il 60% di share). E ad avere avuto un ascolto assoluto superiore è anche stato “L’ultimo del Paradiso”, l’one man show di Roberto Benigni: il 23 dicembre 2002 su Rai Uno, fece segnare 12 milioni 687 mila spettatori con il 45,48% di share. Ma si trattava di una sola puntata.

Il compenso. Intanto il quotidiano “Libero” rivela che per la realizzazione della trasmissione la Rai avrebbe pagato ad Adriano Celentano un milione e 400 mila euro complessivi, più iva, pari a 350 mila euro, più iva, per ciascuna delle quattro puntate di “Rockpolitick”, da pagarsi in quattro differenti trance: 420 mila alla firma del contratto; 420 mila dopo la messa in onda della prima puntata; 280 mila dopo la terza puntata e 280 mila dopo la quarta puntata e all’avvenuta attestazione del pagamento delle quote Enpals per il personale. Cifre che s’intendono sempre più iva.

Autonomia. Il contratto, come ampiamente anticipato, stabilisce anche “discrezionalità ed autonomia piena sulle scelte tecnico-artistiche e sui contenuti del programma”. Celentano è “ideatore, autore principale e direttore artistico, regista, conduttore, interprete/esecutore, nonché ideatore e curatore del montaggio della replica”.

Bis su RaiSat Extra. A proposito di replica, è uno solo il bis concesso da Celentano, un accordo preso solo per la diffusione su RaiSat Extra (il canale satellitare al numero 120 della piattaforma Sky). Così, come già la prima puntata, anche questa seconda con Benigni sarà riproposta stasera alle 21.

28/10/2005 – La Repubblica


ott 27 2005

Celentano e il mondo diviso in rock e lento

La prima puntata di RockPolitik minuto per minuto

Santoro e il suo «viva la libertà». Il duetto con Meocci e le accuse a Del Noce. Lo hanno visto 11,5 milioni di spettatori

MILANO – Ore 21 e 10, parte la sigla dell’Adriano Celentano show.
L’invito che appare in sovraimpressione lascia subito intendere che bisognerà attendersi botti tipo Capodanno: «Questo programma va ascoltato ad alto volume». Poi le telecamere staccano sul gigantesco studio di Brugherio, alle porte di Milano, dove va in scena la prima attesissima puntata di RockPolitik.

IN PRIMA FILA – A godersi live, in prima fila, la rentrèe del Molleggiato c’è Alfredo Meocci, direttore generale Rai. Di Del Noce non c’è traccia. Da casa ha promesso di sintonizzarsi sul primo canale anche Berlusconi che, tra l’approvazione della devolution e l’annuncio di voler mettere mano alla par condicio, ha fatto sapere ai cronisti che «un’occhiata se ho tempo gliela darò». Se l’ha fatto davvero è molto probabile che abbia cambiato canale o che si sia tappato le orecchie. Se non l’ha fatto, si è perso un one man show.

ROCK E LENTO – Cappottone, occhialetti, camicia sgargiante, inossidabili stivaletti ai piedi, Celentano esordisce cantando in play back «C’è sempre un motivo». Poi, tra rumori di elicotteri accompagnati da luci stroboscopiche, parte il primo monologo. Adriano sale su un leggio montato al centro della scena e, accompagnato da un assolo di chitarra elettrica, divide il mondo in due categorie, quello «rock» e quello «lento». Nella prima rientrano i fiori, Zeman, Cassano, Adriano, Valentino Rossi, Paperino, il Papa Raztinger e il sesso. Nella seconda, Moggi, Porto Cervo,Topolino e il silicone. Ma il primo riferimento è alle polemiche di questi giorni e in particolare alle minacce di autosospensione di Del Noce. «Chi si sospende è lento, chi si sospende è lento, però sè è una finta è rock e il sospetto è questo…». Non è l’unica sorpresa della serata, ovviamente.

LE SEDIE VUOTE – Segue ospitata di Depardieu, antipasto dell’attesa e prevista citazione di Biagi, Luttazzi, Grillo, i grandi «defenestrati» della tv pubblica. Tre sedie vuote piazzate nel mezzo dello studio ne ricordano la rumorosa assenza. Quindi viene diffuso sul mega-display il famoso editto di Sofia, le parole di Berlusconi sull’«uso criminoso della tv». Il successivo colpo di scena è la classifica di «Freedom of the Press» che piazza al 77esimo posto l’Italia per quel che riguarda la libertà di espressione. Commento di Celentano: «Hanno tutti paura delle parole. Oggi si possono dire solo cose che non danno fastidio a nessuno». A quel punto arriva Santoro, il momento certamente più atteso della serata.

IL MOMENTO DI SANTORO – E’ stato il momento più seguito della trasmissione: 14.977.000 spettatori con il 49,84% di share. Urla e un grande applauso accolgono l’ex europarlamentare quando entra in studio. «Io voglio il mio microfono, quello che hai tu, voglio decidere che cosa sono le cose da raccontare, le luci», esordisce Santoro. Poi l’ex Sciuscià conclude con lo slogan «viva la fratellanza, viva l’eguaglianza, viva la cultura e viva la libertà». Un’apparizione lampo dopo la bufera sollevata alla vigilia.

I COMICI IN CAMPO – Fuori Santoro, entrano in scena i comici. Prima Cornacchione, alias «il povero Silvio». Il filo rosso è sempre Berlusconi, che «ha mandato Biagi alla Talpa», ecc…. Poi è la volta del genovese Maurizio Crozza in versione cantante spagnolo. Micidiale la sua parodia di Bamboleo-Zapatero, ispirata alla celebre hit dei Gipsy King’s e dedicata alle primarie dell’Unione. A esibizione terminata, Celentano chiede a Crozza: «Ma tu sei di sinistra e critichi la sinistra?». Risposta: «Volevo Che Guevara e mi ritrovo con Willer Bordon!». Ore 22,10: fine della prima parte, pubblicità.

IL DUETTO CON MEOCCI – Al rientro dalla pausa pubblicitaria, Celentano si avvicina a Meocci, seduto in prima fila. Celentano azzarda: «Si sente tranquillo?». Il direttore sorride e risponde: «Vengo dalla provincia, sono un uomo libero come eravamo ai tempi della ragazzi della via Gluck . Hai attaccato il capo di Raiuno su Raiuno, più liberi di così. Devi ammettere che stasera siamo saliti nella classifica della libertà d’espressione». «Del Noce è finto o vero?», incalza Celentano. «Noi riflettiamo, la parola è lenta, il silenzio è rock. Domani è un altro giorno», chiosa Meocci. Applausi e si riparte.

I SINDACI E GLI ECO-MOSTRI – E si riparte dal secondo monologo della serata. Stavolta nel mirino finiscono i sindaci. Il primo ceffone colpisce Albertini, primo cittadino di Milano, uno che vuole «riempire la città di grattacieli, che odia l’arte, odia il bello». «E’ cieco – rincara Adriano – come i sindaci che l’hanno preceduto, democristiani e anche comunisti, che hanno firmato il disastro ecologico dell’Italia».

GLI IMMOBILIARISTI – Segue galleria di immagini degli eco-mostri distribuiti lungo tutta la Penisola. Le telecamere tornano quindi su Celentano che parte lancia in resta contro un’altra categoria, quella degli immobiliaristi. «Bestie ricche – le definisce il Molleggiato – che non puzzano, anzi sono profumati, ma dove passano loro non cresce più l’erba».

NE’ PRODI NE’ BERLUSCONI – Al culmine del suo sermone eco-ambientalista Celentano rivolge un appello ai candidati premier, Prodi e Berlusconi. «Chiunque andrà al governo – attacca Celentano – deve assicurarmi che manterrà le promesse». «Non farò il tifo per nessuno dei due – assicura lo showman – ma starò con chi tra i due si avvicina di più a questo sogno: abbattere tutte le cose brutte». La chiosa è per l’azienda che lo ospita: «Tutto sommato la Rai è rock, certo un po’ sofferto però siamo qui, forse a Mediaset non si potrà mai fare e quindi sono contento».

LA VALLETTA E LA MUSICA – Alle 23 in punto fa la sua prima apparizione la valletta, Luisa Ranieri. In completo verde speranza, scivola via dopo qualche minuto. Un po’ di attesa e poi è il turno di Ligabue. Seconda interruzione per la pubblicità. La scaletta prevede a quel punto l’esibizione dei Negrita, ultimo spazio musicale in una puntata che ha avuto anche parecchie citazioni sia nei video dedicati agli anni Sessanta (Elvis Presley) sia negli stacchi musicali (Jimi Hendrix, «I’m a man» nell’arrangiamento dei Chicago). Prima della fine c’è un ultimo spazio satirico: Crozza nella parte del Bush dopo Katrina. A mezzanotte e 1 minuto, dopo quasi tre ore di maratona, Adriano intona «24 mila baci», poi saluta e se ne va. Fine della prima puntata. Ce ne saranno altre tre. Forse. Perché le polemiche politiche sono cominciate già a spettacolo in corso.

LO SHARE – Come previsto però lo show è stato un successo dal punto di vista degli ascolti. Oltre 11 milioni e mezzo di telespettatori lo hanno infatti seguito: il programma di Celentano ha infatti incollato a Raiuno 11 milioni 649 mila fan pari al 47.19% di share. La parte che ha visto il ritorno in televisione del dimissionario europarlamentare Michele Santoro è stata seguita da 14.977.000 spettatori con il 49,84% di share. Un risultato quello complessivo del programma che migliora le già eccellenti performance dei due precedenti show del Molleggiato. L’esordio di «125 milioni di Caz..te» raccolse infatti 10 milioni 351 mila spettatori con il 41,95% di share, mentre la prima puntata di «Francamente me ne infischio» ottenne 9 milioni 696 mila pari al 42.29%. Nella fascia di prime time, Raiuno ha fatto segnare il 40.04%.

Lu.Ge.

27/10/2005 – Corriere della Sera


ott 21 2005

Tv, trionfo di Adriano Celentano
oltre 11,5 milioni di telespettatori

Raiuno con “Rockpolitik” sfonda la soglia del 47% di share
Record durante l’intervento di Michele Santoro: quasi il 50%

Il direttore della Rai Meocci: “Chiedono le mie dimissioni?
Ne parleremo in Vigilanza. Non sono attaccato alla sedia”

ROMA – Oltre 11 milioni e mezzo di telespettatori, oltre il 47% di share con punte intorno al 50. E’ un trionfo l’esordio di Rockpolitik ieri sera su Raiuno. Il programma di Adriano Celentano ha incollato davanti al teleschermo 11 milioni 649 mila fan pari al 47.19% di share. E a un certo punto, durante l’intervento di Michele Santoro, gli spettatori hanno toccato la quota record di 15 milioni con quasi il 49,84% di share.

Numeri del genere offrono uno scudo più che solido di fronte alle proteste e alle reazioni polemiche che si sono levate quasi immediatamente dai politici di centrodestra. E anche le richieste di dimissioni del direttore della Rai Alfredo Meocci avanzate da alcuni esponenti della maggioranza, diventano un’ipotesi meno praticabile. ancora prima che venissero diffusi i dati Auditel Meocci diceva: “Di dimissioni parleremo in commissione vigilanza. “Non sono assolutamente attaccato alla sedia. Certo non sono disponibile a rinunciare alla mia libertà, alla mia dignità e alla mia coerenza”.

Il risultato di Rockpolitik migliora le già eccellenti performance dei due precedenti show del Molleggiato. L’esordio di “125 milioni di Caz..te” raccolse infatti 10 milioni 351 mila spettatori con il 41,95% di share, mentre la prima puntata di “Francamente me ne infischio” ottenne 9 milioni 696 mila pari al 42.29%. Nella fascia di prime time, Raiuno ha fatto segnare il 40.04%.

21/10/2005 – La Repubblica