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ago 25 2010

Fossero tutti come Celentano

Dieci, cento, mille Celentano. Ci sono vip dello spettacolo e della politica che preferiscono non rispondere direttamente agli articoli che li riguardano. Che alzano il telefono e parlano con direttori ed editori. Adriano Celentano no: è una persona che non si nasconde dietro il silenzio e che rispetta la libertà dei giornalisti senza chiamare ai piani alti. Nel numero di sabato avevamo scritto che Vittorio Grattarola, architetto che firma tante operazioni immobiliari in Liguria, era uno degli autori dei testi del Molleggiato. Celentano e i suoi autori ci hanno chiamato direttamente, con cortesia e rispetto: “Noi non conosciamo assolutamente questo architetto. I testi, soprattutto in materia ambientale, li scrive Celentano”, hanno spiegato.

Ma come è potuto nascere l’equivoco? Abbiamo ricostruito ogni passaggio. Come di consueto avevamo fatto tutte le verifiche del caso. Avevamo, inutilmente, cercato di parlare con l’architetto. Vittorio Grattarola compariva effettivamente nei titoli di coda del programma Rock Politik come uno degli autori. Insomma, il telespettatore e il cronista erano tratti in errore, tanto che la notizia era già stata riportata altrove. E però è vero che l’architetto non ha scritto i testi di Celentano, ma soltanto quelli di Maurizio Crozza che era ospite fisso della trasmissione. Insomma, un equivoco di cui nessuno ha colpa, come hanno riconosciuto anche i collaboratori di Celentano. Così domenica abbiamo pubblicato una precisazione. E però non ci basta. E’ giusto che Adriano Celentano, che da decenni si batte con coerenza per la tutela dell’ambiente, non sia vittima di inesattezze proprio in questa materia. Celentano, è giusto che sappiano i nostri lettori, è sempre quello che si batte contro gli alberi di trenta piani e contro le speculazioni edilizie. Una volta tanto siamo contenti di essere stati smentiti.

25/08/2010 - Il Fatto Quotidiano


ago 20 2010

«A Milano c’è troppo cemento Ma il Parco Sempione è bello»

Celentano: Il Pgt? Non mi aspetto di trovarci un granché

MILANO- Il Pgt? «Non l’ho ancora letto, ma lo studierò bene». Una promessa o una minaccia non è dato sapere. Ma il tono di voce è di quelli che fanno presagire critiche in agguato per l’amministrazione. Adriano Celentano però, prima di continuare, spiega, quasi stupito, che a Milano non è tutto brutto. Anzi. C’è una parte della città che ha scoperto da poco: il Parco Sempione. «Non ci andavo da anni, ed è veramente bellissimo. Curato. Non me lo aspettavo di ritrovarlo così cambiato. L’ultima volta che ci sono andato era molto diverso». Come può esserlo il volto di una città durante la pausa estiva.

Quello del cantante è, in parte, un agosto milanese. Almeno per questa settimana a cavallo di Ferragosto. All’ombra della Madonnina si divide tra camminate e tempo da dedicare alla famiglia. Intanto guarda, osserva. E si prepara a settembre. Magari anche a nuove battaglie. E magari a quella a lui più cara: l’ambiente, da tutelare contro «i cementificatori». Quello che bisognerebbe fosse più nel cuore dei cittadini. Quindi il Piano di Governo del Territorio (adottato il 14 luglio scorso dal consiglio comunale) sarà vagliato, analizzato dai cittadini che potranno presentare osservazioni. E anche da lui. Celentano, però, rimane scettico: «Non mi aspetto di trovarci un granché se non nuovi palazzi, grattacieli, costruzioni». Il piano prevede anche parchi, giardini. Insomma, nuovo verde. «Quale? Verticale o orizzontale», scherza per un attimo. Poi torna subito serio: «Può anche essere. Ma è diventato solo un abbaglio. Un pretesto. Dicono di piantare alberi da qualche parte e intanto costruiscono in un’altra area». Già nel 2008 aveva descritto Formigoni e la Moratti tra i tanti «genitori del Frankenstein dell’edilizia». Critiche spesso urlate dalle colonne dei giornali, per difendere angoli «unici» come lo è il Parco Sud. Ma non è finita qui. Perché «l’operazione è sempre la stessa: mettono in banca i metri cubi equivalenti dell’area da costruire. Poi quando c’è l’occasione tirano fuori e li usano da qualche altra parte». Una cosa vuole sottolineare. Quasi a difendere la città. «Oramai è così dovunque. In tutto il mondo sembra ci sia questa necessità di allargarsi».

Insomma, Milano non è la sola ad avere bisogno di una nuova «sensibilità ambientale». E il pensiero corre già alla politica e alle Comunali. «Io candidato sindaco? Era una battuta di Mario Capanna». Già, però è dal 13 maggio (data di presentazione del libro del politico in cui si è ventilata questa ipotesi), che in molti ci sperano. Gruppi su Facebook e sui social network. Risposte di politici più o meno possibiliste. Celentano sorride. Chi gli è vicino dice che a furia di raccontarla questa storia, potrebbe candidarsi davvero. Lui, però, scuote la testa. Nega. Non lascia spazio al dibattito. «Sarebbe troppo complicato. Non ho il carattere giusto. Se fossi eletto, la prima cosa che farei è distruggere i tre quarti dei grattacieli costruiti negli ultimi anni». Quindi, per adesso, si ritaglierà solo del tempo per leggere «bene» il Pgt, perché «ne so ancora troppo poco».

Benedetta Argentieri

20/08/2010 - Corriere della Sera


ago 8 2010

Sanremo: Adriano Celentano si sente male e viene curato al Pronto Soccorso

Nausea, vomito e mal di stomaco. Con questi sintomi si è presentato ieri pomeriggio al Pronto Soccorso dell’ospedale di Sanremo. Nulla di che, per fortuna, ma il paziente non era uno sconosciuto. Si trattava infatti di Adriano Celentano, il ’supermolleggiato’ che, come sempre in estate, trascorre le sue vacanze nella vicina Bordighera, dove ha una villa.

Accompagnato dalla immancabile moglie, Claudia Mori, Celentano è stato visitato dai medici del pronto soccorso matuziano, che gli hanno prescritto qualche medicina. Celentano è stato dimesso poco dopo ed è rientrato a Bordighera. Il noto cantante, nei mesi scorsi, era salito agli albori della cronaca anche nella città dei fiori per il ‘caso’ con il fotografo Pepè.

08/08/2010 - sanremonews.it


lug 8 2010

Rai: Merlo, Azienda non si può privare di Celentano

(ANSA) - ROMA, 8 LUG - “La Rai non può privarsi di Adriano Celentano”. Lo dice l’on. Giorgio Merlo, Pd, Vice Presidente Commissione Vigilanza Rai. “La valenza artistica di Celentano continua ad essere un punto di forza nella storia musicale, e non solo, del nostro paese capace di fare grandi ascolti - e, di conseguenza, garantire straordinari introiti pubblicitari - e suscitare, al contempo, forte interesse a livello intergenerazionale. Sotto questo profilo, la Rai non può accampare solo problemi di palinsesto o di badget. Alla luce dei compensi milionari che l’azienda continua a distribuire a conduttori, ospiti e artisti vari, - conclude Merlo - l’assenza di Celentano dalla programmazione del servizio pubblico continua francamente a stupire e a restare un mistero. Si può conoscere la motivazione concreta per cui Celentano viene ancora escluso dalla Rai?”.

08/07/2010 - Ansa


lug 8 2010

Memorie di Adriano politico suo malgrado

La biografia di Celentano scritta dal nipote: era berlusconiano
come tutti i self made man, ma ora non lo trova più sincero

ANDREA SCANZI

ROMA
Bruno Perini sembra quasi suo zio. Giornalista militante, giocatore indefesso di biliardo. Ha appena scritto Memorie di zio Adriano (Mondadori). Il libro migliore su Adriano Celentano: suo zio, appunto. Perini è figlio di Maria, sorella maggiore del Molleggiato. In Yuppi Du interpreta un prete: una sorta di personale compromesso storico. È l’intellettuale di famiglia, abituato a spiegare il mondo allo zio. Cosa voleva dire «stagflazione» e cosa «reazionario» (l’accusa mossagli dopo Chi non lavora non fa l’amore).

Memorie di zio Adriano è storia di un aspirante orologiaio che diventa Elvis italiano, conservatore e rivoluzionario. Tutto e il suo contrario. Uomo col terrore di volare, ma non con la fantasia e l’azzardo. Il libro ha soprattutto il merito di raccontare l’evoluzione più inaspettata del Molleggiato: quella da re degli ignoranti, da «cretino di talento» come lo battezzò Giorgio Bocca, al più politico degli impolitici. Se da una parte esiste ancora l’Adriano che non sa parlare d’amore ed esce di rado, vendendo vagonate di dischi, c’è ormai anche il Celentano impegnato, spintosi ben oltre l’ecologismo ante-litteram. Perani, forse perché parzialmente responsabile di tale mutazione, sorride. «È arrivato alla politica con l’intuito, da animale istintivo. È cominciata con le polemiche di Fantastico 8. Poi lo colpì il caso Sofri. Mi chiedeva chiarimenti, faceva confusione su sentenze di primo e secondo grado, prendeva appunti».

Com’è stato possibile che il popolare (e populista) Celentano sia diventato icona antiberlusconiana? «Adriano era berlusconiano come tutti i self made men. Per questo gli piacque subito anche Di Pietro. Il pregio maggiore di mio zio è l’autenticità. Ha smesso di credere in Berlusconi quando ha capito che non era autentico. Già non gli perdonava la speculazione edilizia e gli spot, per questo non è mai andato in Mediaset. Ora c’è di più: la sentenza Dell’Utri lo ha sconvolto. Mi dice: “Ci pensi? Berlusconi frequenta Dell’Utri, che per 20 anni aveva relazioni molto pericolose”. Intuisce che è il premier a non volerlo in Rai e non dimentica lo sgarbo fatto a Claudia Mori per la fiction su De Gasperi. Era tutto pronto, regia di Liliana Cavani. Venti giorni dopo la conferenza stampa, la Rai fa sapere a Claudia, la produttrice, che Berlusconi non vuole la Cavani. Lo zio non ci credeva: “Ti rendi conto? Come si permette questo qua di bloccare tutto?”». La Mori non ha gradito il libro. «La zia ha un carattere non facile, è molto possessiva. Quando è circolata la voce, sbagliata, che fosse la “biografia autorizzata”, si è arrabbiata e lo zio ha fatto una smentita. Poi però quattro notti fa mi ha chiamato per dirgli che il libro lo aveva emozionato. La zia ha tanti meriti, dall’avere contribuito alla crescita politica di Adriano all’allontanamento di certi amici, gli stessi che gli dissero di non fare un film con Pasolini».

La Mori era tra il pubblico di Raiperunanotte. «Doveva andare anche Adriano, ma ha pensato che era troppo. Lui poi ama i grandi numeri e quella era una cosa un po’ di nicchia. Però ha mandato Claudia. L’apice politico è stato Rockpolitik. Lo aveva ferito l’ukase bulgaro. Quando gli amici dicevano che faceva tivù troppo di sinistra, rispondeva che gli autori di destra non esistono. Aveva provato a bilanciare, ma mancava a qualità». Tra lui e Santoro c’è feeling. «Sì, ma non tanto ideologico. Allo zio piace l’uso senza vincoli che fa Santoro della tivù. Ci si rivede, è come se fosse suo erede». L’ultimo Celentano è anche editorialista. «Gli dico che scrive articoli perfetti per Il Manifesto e si mette a ridere. Legge Il Fatto e il suo passaggio dal Corriere a Repubblica è sintomatico: il Corriere gli bocciava tutte le idee».

Si è parlato di Celentano sindaco di Milano. «Una boutade nata alla presentazione del libro di Mario Capanna. Aveva letto si è no tre pagine, ma gli erano piaciute». Celentano pasionario e grillista? Aveva perfino aderito al secondo V-Day. «Beppe è amico di sua figlia Rosita. Si stimano, ma sono troppo istrioni per non essere gelosi l’uno dell’altro. E poi lo zio c’è rimasto un po’ male per il no di Grillo a Rockpolitik». A inizio carriera, Celentano lambiva la politica con canzoni di innocua indignazione: Mondo in Mi7, Svalutation. Ora no: «Né destra né sinistra», ha scritto per lui Ivano Fossati. Ci si specchia ancora. Però sembra come che il ragazzo della Via Gluck voglia andare alla guerra. Sopra le barricate, addirittura.

08/07/2010 - La Stampa


lug 8 2010

Mori, Celentano troppo libero per questa Rai

Roma, 7 LUG - Adriano Celentano “é da sempre un un uomo libero e può essere che in Rai, in questo momento, questa libertà non sia ammessa”. L’ha detto Claudia Mori, stamattina a margine della conferenza stampa che ha tenuto al Roma Fiction festival, commentando la prolungata assenza dalla tv del marito. La Mori che riceve quest’anno dalla rassegna il premio Speciale RomaFictionFest per il suo impegno produttivo con la sua società, la Ciao Ragazzi! (con cui ha realizzato fiction come quelle su Einstein e su Rino Gaetano), ha aggiunto che “per ora di un ritorno di Adriano in tv non si parla più, non é detto che non si ricominci. Non so giustificare questa assenza, dietro c’é una logica illogica”.

07/07/2010 - Ansa


lug 6 2010

“Celentano? Più che lento è fermo. Nel Parco Sud non ci sarà cemento”

“Chi ha scritto le cose che Celentano ha firmato, ha perso qualche passaggio di quello che è accaduto nel nostro consiglio comunale: maggioranza e opposizione hanno deciso che nel Parco Sud non si costruisce. Il cantante continua a ripetere slogan che per la città sono vecchi e inutili”. Carlo Masseroli, assessore all’Urbanistica del comune di Milano, sceglie Affaritaliani.it per replicare al Molleggiato che ha accusato la giunta milanese di voler cementificare il Parco Sud”. E sul Pgt lancia un appello al Pd: “Continui a manifestare la maturità politica finora messa in gioco che ha portato a un piano sempre più pragmatico e vicino alla città”.

Celentano ha scritto una lettera a Repubblica in cui sostiene che la giunta milanese è terroristica perché vuole cementificare il parco Sud. Che cosa replica al Molleggiato?
“Penso che non conosca Milano e non ci passi ormai da diverso tempo, da quando ha fatto edificare le sue case al mare. Milano invece con grande sensibilità e capacità della classe dirigente politica ha deciso che nel Parco Sud non si costruisce. Forse Celentano ha perso questo passaggio e continua a ripetere slogan che per la città sono vecchi e inutili. Chi ha scritto le cose che Celentano ha firmato, ha perso qualche passaggio di quello che è accaduto nel nostro consiglio comunale dove maggioranza e opposizione hanno deciso che nel Parco Sud non si costruisce. Ancora una volta si dimostra come la classe politica tanto bistrattata sia all’altezza della città più di intellettuali e cantanti”.

Parafrasando proprio il Molleggiato potremmo dire che Celentano è lento?
“Fermo più che lento. Il Molleggiato è ormai fermo sulla gambe”

Oggi intanto sul Pgt è in agenda una riunione di 25 ore del consiglio comunale. Che tempi prevede per l’approvazione?
“Vorrei fare una premessa: Questo piano è quello delle nuove aree verdi che prevede la realizzazione di circa una ventina di parchi nuovi. Inoltre verranno realizzati 30mila nuovi alloggi per dare una risposta al bisogno di casa a coloro che non sono in condizioni economiche per permettersela. E’ il piano della riqualificazione delle aree che smetteranno di essere terra di nessuno e preda di abusivi e rom. Infine è il pgt che salvaguarda il Parco Sud attraverso la presenza degli agricoltori. E’ il piano che la città vuole in fretta. Credo che si sia arrivati al punto in cui ogni discussione sia fine a se stessa. Mi auguro che in tempi brevi si giunga alla sua adozione”.

All’opposizione cosa chiede?
“Di continuare a manifestare la maturità politica finora messa in gioco che ha portato a un piano sempre più pragmatico e vicino alla città”.

Capitolo Expo. Che cosa ne pensa dello scontro in atto tra la Regione e il Comune sul futuro delle aree su cui sorgeranno i padiglioni di Expo? E’ una lotta di potere?
“Non la leggo così. E’ un tentativo di definire un percorso amministrativo che fughi ogni dubbio rispetto ai futuri passi per questo grande evento. Non entro nel merito delle modalità tecniche perché sono chiuso in aula a discutere del Pgt”.

C’è chi, come il leader del Pd Bersani, sostiene che l’Expo di Milano sia a rischio…
“La città non ha bisogno di chi prevede sventura ma di chi ha voglia di operare per il bene comune”.

Daniele Riosa

06/07/2010 - Affaritaliani.it


lug 6 2010

Celentano, il guru prigioniero della via Gluck

Adriano Celentano, icona nazional-popolare del buonismo ecologicamente corretto, è un simpatico e infantile sognatore che abbonda di buoni propositi demagogici cui fa difetto, però, il sano pragmatismo della politica.
Sarà per questo che predica spesso, a sproposito.
Ieri, in una breve e pesantissima lettera pubblicata da Repubblica, ha raso moralmente al suolo Palazzo Marino, definendo l’esecutivo milanese una «giunta terroristica». Il motivo? Aver deciso di «rendere edificabile gran parte del Parco Sud». Cosa peraltro non vera.

Da cantante pop passato prima al ruolo di predicatore-guru e da qualche tempo a quello di profeta apocalittico, Celentano nel suo j’accuse torna con la passione e la superficialità che lo (…)
(…) contraddistinguono sul tema della cementificazione della città. Come quando, tempo fa, tra il serio e il faceto, si candidò a sindaco di Milano in vista delle elezioni del 2011. Speriamo che lo diventi davvero, così poi vediamo. Conoscendo, per esperienza della Storia, i danni che fanno i poeti e gli artisti quando ottengono incarichi politici…

Comunque, ieri Celentano dalle pagine del giornale di Carlo De Benedetti - un capitano d’industria e signore dell’alta finanza, non propriamente un attivista di Greenpeace che gestisce agriturismi - ha messo in guardia i milanesi dal mostro della cementificazione, incitandoli a «svegliarsi». Ma è Celentano che si è assopito nella favolosa età dell’oro della Milano degli anni Cinquanta, quelli pre-boom e delle case in mezzo al verde. Vive in uno stato di eterna giovinezza continuando a ripetere lo stesso refrain anacronisticamente succube del mito del Ragazzo della via Gluck. Wa wa!

Questa è la storia di uno che vorrebbe continuare a giocare nei prati, ma che dimostra di abitare fuori dal tempo. La sua lettera a Repubblica - scritta e consegnata per altro senza neppure rileggerla, in spregio alle elementari regole della sintassi e sprezzante del lettore - è piena di ingenui proclami demagogici che fanno molto share, ma povera di proposte che possano aiutare la discussione.
Utopico buon senso comune, nient’altro. E - al netto di accuse poco eleganti come «giunta terroristica», «Milano assassinata», «ambigua banda comunale» - per di più fuori tempo massimo. Come ha fatto notare l’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli «Celentano ha perso qualche passaggio di quello che è accaduto nel nostro consiglio comunale: maggioranza e opposizione hanno deciso che nel Parco Sud non si costruisce. Il cantante continua a ripetere slogan che per la città sono vecchi e inutili».

Mentre il consiglio è riunito, fra ieri e oggi, in una seduta fiume di 25 ore per discutere sul nuovo Piano di governo del territorio, destra e sinistra a Milano stanno definendo un accordo molto pragmatico che salvaguardi il Parco Sud ma che lo tenga collegato alla città metropolitana. Tra il non toccare niente e la speculazione edilizia, si può trovare una via di mezzo, un compromesso. Che è il compito, appunto, dei politici. Ai cantanti, come è noto, si lasciano i sogni. Con i quali i cittadini possono dormire sonni tranquilli ma non certo vivere meglio. Per questo servono infrastrutture, strade, piste ciclabili… Il Parco Sud è una «campagna» che nell’ultimo decennio ha conosciuto una colonizzazione di milanesi-metropolitani in cerca di costi più bassi e qualità della vita più alta: continua a rimanere il grande polmone verde di Milano, ma con gli stessi servizi di quando contava la metà della popolazione. Il mondo va avanti, perché la musica non cambia?

I nostri governanti - scrive Celentano - «hanno ben pensato di firmare i nuovi sfaceli con una colata di cemento che non avrà precedenti nella storia». Storia, a sua volta, che il cantante ripete da 1966, quando presentò al Festival di Sanremo il suo primo brano impegnato ecologicamente, Il ragazzo della via Gluck. Al quale l’amico Giorgio Gaber diede da lì a poco una divertente risposta, cantando di quel ragazzo, appena sposato, che cercava una casa senza trovarla perché a causa del «piano verde» della città le abbattevano tutte per farci dei prati… Antiche bagattelle fra cantautori. Il fatto è che, 45 anni dopo, il capo del clan che dà dei terroristi ai politici si ostina a cantare la stessa canzone.

06/07/2010 - il Giornale


lug 5 2010

Cemento al Parco Sud, milanesi svegliatevi

di ADRIANO CELENTANO

Liti, veti incrociati e tagli così fallisce l’Expo 2015
Caro direttore, nel Comune di Milano si nasconde un incendiario molto più pericoloso di quel Nerone dell’Impero romano: si tratta della giunta terroristica milanese che, essendosi emancipata nel male, non usa il fuoco per distruggere. Le fiamme, pur se devastanti, una volta spente si estinguono senza lasciare traccia sull’autore dello scempio. E ciò risulterebbe deprimente per gli abitanti dell’inferno comunale che, non potendo dire quello scempio l’ho fatto io, hanno ben pensato di firmare i nuovi sfaceli con una colata di cemento che non avrà precedenti nella storia.

Pare che Milano abbia perso più di 700.000 abitanti negli ultimi anni (perché le condizioni di vita sono troppo costose, non adatte alle coppie giovani con bambini che crescono asmatici e allergici in una città inquinata oltre ogni norma, poverissima di verde e quel poco di bellezza rimasta ha già un piede nella fossa), perciò non si capisce la velleità del Comune di Milano (sindaco, giunta e consiglieri di maggioranza) di preventivarne il ritorno di circa mezzo milione, se non per soddisfare i bisogni degli investitori immobiliari, considerando inoltre che il tipo di costruzioni non sono alla portata della maggioranza delle persone che vivono di stipendio.

È così che coi lineamenti di Ligresti, la giunta ci mostra il suo nuovo spaventoso sembiante: con la scusa di salvare l’economia, il Comune ha deciso di rendere edificabile gran parte del Parco Sud. Ma non basta. L’inghippo è molto più diabolico. L’edificabilità del Parco Sud sarà virtuale. Ma cosa significa? Milano è stata così assassinata che forse sarebbe indecente e vergognoso da parte del Comune rendere edificabile ciò che, per gli spazi ormai ridotti all’impossibile, non potrebbe essere edificabile. Per cui urge una legge per continuare a distruggere. Ecco perché si è deciso di rendere edificabili milioni di metri cubi dividendoli in tanti mattoncini pari ad occupare gran parte del Parco Sud e metterli in banca come dei lingotti d’oro. Che a piacere se ne possono prelevare tanti quanti ne servono per la costruzione di un nuovo mostro, non necessariamente al Parco Sud, anche in Piazza del Duomo, visto che la legge lo permetterebbe.

L’ambigua banda comunale si difende col dire che il Parco Sud sarà sì edificabile ma rimarrà agricolo. Ma allora perché renderlo edificabile vi domanderete voi milanesi. Perché quando spunterà il nuovo “albero di 200 piani” in Piazza Castello e qualcuno dovesse reclamare, il Comune gli risponderà: “C’è un decreto che dice che noi possiamo lapidare Milano fino all’ultimo metro di edificabilità. E, siccome la cubatura a nostra disposizione, è grande come il Parco Sud, noi lapidiamo”.

04/07/2010 - La Repubblica


giu 27 2010

Memorie da Molleggiato: «Così scampai alle bombe»

La vita e gli aneddoti nel racconto del nipote Celentano. Pasolini voleva fare un film sulla via Gluck.

MILANO — E se quel giorno fosse andato a scuola, rimanendo come qualche suo compagno, sotto le macerie della scuola bombardata? E se negli ultimi anni 60 Pierpaolo Pasolini fosse riuscito a trasformare «Il ragazzo della via Gluck?» in un film? E se vent’anni dopo, certi malintesi non avessero bloccato un disco epocale a tre voci con Lucio Battisti e Mina? Adriano Celentano pensa spesso e ovviamente con sentimenti diversi a queste tre schegge di vita capitategli in periodi molto diversi. La prima è stata un colossale colpo di fortuna, con lui alle elementari che simula la febbre per non aver fatto i compiti: un raid aereo anglo-americano seminerà lutti e distruzione anche nella sua aula. Le altre due restano invece occasioni mancate che continuano a pesargli nel cuore. Non si sa se più quel progetto cinematografico tanto voluto (ma invano) dal regista-scrittore o la possibilità di unirsi, pure per un solo disco, ai due cantanti dai lui massimamente apprezzati.

Ecco un Celentano anche inedito: prima bambino discolo, poi showman acclamato, anticonformista furbo, guru imprevedibile, interprete di mezzo secolo di costume italiano. Per l’occasione raccontato da uno di famiglia, il nipote Bruno Perini, 59 anni, giornalista, che per Mondadori ha firmato, facendo il verso a Marguerite Yourcenar, «Memorie di zio Adriano». La biografia, in anteprima al Corriere della Sera, ancora prima di uscire ha suscitato distaccate reazioni preventive da parte del celebre zio («Io non ho autorizzato nessun libro, ci mancherebbe… ») e soprattutto dalla zia Claudia Mori, che guarda caso risulta pure lei al lavoro su una (presumibilmente autorizzata) «Celentano Story». Quando nasce Adriano? Come quinto (e non particolarmente desiderato) figlio del venditore ambulante Leontino e della sarta a domicilio Giuditta, vede la luce il 6 gennaio 1938 a Milano in via Gluck. Come personaggio-fenomeno che cambierà radicalmente il modo di fare musica, televisione e comunicazione, nasce invece nell’estate del 1959 quando la radio e i primi juke box lanciano una canzone che agita gli adolescenti e preoccupa i genitori: «Il tuo bacio è come un rock». Quel ritmo indiavolato, quella scarica di pura adrenalina in jeans sintetizza bene la potente energia d’un Paese che dalla rifondazione si affaccia sul boom economico.

«E pensare che almeno fino alla tarda adolescenza—ricorda il nipote-autore (figlio di Maria, unica sorella viva di Adriano) — lo zio è stato l’unico in famiglia a rifiutarsi di cantare». Ma poi è arrivato il rock e niente è stato più come prima. Lui che timido non è mai stato, visto che da ragazzino metteva in fuga i fidanzati sgraditi delle sorelle tirandosi giù le mutande, a quel punto si è scatenato. Prima le imitazioni di Jerry Lewis, poi da aspirante orologiaio a urlante interprete di «L’orologio matto», versione nostrana del classico «Rock around the clock». Al punto da rimediare un invito (taroccato) in Germania per sostituire nientemeno che Elvis Presley. Al posto del divino Elvis, Adriano e il suo sconosciuto gruppo: Giorgio Gaber alla chitarra, Enzo Jannacci al piano, Luigi Tenco al sax. Il libro sorvola giustamente sulla sua galleria di successi, stranoti e stratrasmessi da decenni per battere strade più personali. Quella religiosa per esempio: radicata fin dall’inizio, coltivata in tanti incontri al Centro San Fedele, dei Gesuiti, tradizionale appuntamento di dibattito ad alto livello e culminata nel commosso incontro in Vaticano con Papa Wojtyla.

Poi c’è la questione politica che non ha risparmiato colpi di scena. A partire dai roventi anni 70 quando canta a Sanremo la reazionaria «Chi non lavora non fa l’amore» dopo aver preso distanza da capelloni e generazione beat. Quindi svolta progressista con la sensibilizzazione sui problemi economici cadenzata dalla originale «Svalutation» e la presa di posizione contro la caccia. Quando però c’è la discesa in campo di Silvio Berlusconi, lui applaude quella che all’inizio ritiene una salutare, energica novità. Ma gradatamente innesta la retromarcia fino alla polemica presa di posizione con l’ultima apparizione tv di «Rockpolitik» dove parlano Enzo Biagi, vittima dell’editto bulgaro, Roberto Benigni, il nobel Dario Fo, Beppe Grillo, Daniele Luttazzi, Michele Santoro, tanto per dare un’idea del cambiamento di rotta. Certamente, pur non autorizzato, questo resta pur sempre un libro di famiglia. Per cui la famosa e divulgata storia d’amore con Ornella Muti è soltanto accennata. Sulla pesante e mai sanata diatriba con Don Backy, ex amico del Clan, si sorvola. Così come non si scava sul recente grande freddo con Mogol, i cui testi hanno contribuito al suo rilancio. Memorie di Adriano sì, ma di mezzo c’è pur sempre uno zio.

Gian Luigi Paracchini

27/06/2010 - Corriere della Sera