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apr 7 2009

Terremoto in Abruzzo: diamo il nostro aiuto!

Epicentro terremoto in Abruzzo

Non ci sono parole per quanto accaduto in Abruzzo. Una tragedia che ha colpito tutti, e noi di ACfans non possiamo rimanere a guardare. Ci sentiamo vicini e solidali ai colpiti dal terremoto.
Pertanto riporterò qui di seguito tutta una serie d’informazioni ed indicazioni (che terrò aggiornate, se necessario) per poter contribuire con un apporto economico (e non) agli aiuti di cui oggi c’è tanto bisogno.


  • Donazione Tramiste SMS

    Gli operatori di telefonia mobile Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia, d’intesa con il Dipartimento della Protezione Civile, hanno attivato la numerazione solidale 48580 per raccogliere fondi a favore della popolazione dell’Abruzzo gravemente colpita dal terremoto.
    Ogni Sms inviato contribuirà con 1 euro, che sarà interamente devoluto al Dipartimento della Protezione Civile per il soccorso e l’assistenza. Il sistema sarà operativo dalle ore 23 di stasera.
    Dalle ore 9 di domani, sarà possibile donare 2 euro attraverso chiamata da rete fissa di Telecom Italia, utilizzando lo stesso numero: 48580.
    Il Dipartimento della Protezione Civile fornirà tutte le indicazioni sull’utilizzo dei fondi raccolti.

  • Poste Italiane

    A partire da domani sarà attivo il conto corrente 10 40 0000 che Poste Italiane ha messo a disposizione per la raccolta di fondi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto, su richiesta della Regione Abruzzo. Lo comunica la società, ricordando che i sottoscrittori potranno versare i loro contributi in tutti i 14 mila uffici postali attraverso il bollettino di conto corrente postale o direttamente on line.

  • MediaFriend Onlus

    Per donazioni tramite bonifico bancario:
    Conto Corrente intestato a: Mediafriends
    IBAN: IT41 D030 6909 4006 1521 5320 387
    Causale: terremoto Abruzzo

  • Caritas

    Per sostenere gli interventi in corso (causale “TERREMOTO ABRUZZO”) si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C POSTALE N. 347013 o tramite UNICREDIT BANCA DI ROMA S.P.A. IBAN IT38 K03002 05206 000401120727

    Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
    * Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
    * Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma - Iban: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097
    * Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113
    * CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)

  • Croce Rossa Italiana

    Per effettuare donazioni alla CRI si posso utilizzare i seguenti sistemi:

    Conto Corrente Bancario
    C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati
    Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma
    intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma.
    Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono:
    IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020
    Causale: PRO TERREMOTO ABRUZZO

    Donazioni on line:
    E’ anche possibile effettuare dei versamenti online attraverso il sito web della CRI all’indirizzo: www.cri.it/donazioni

  • Caritas Ambrosiana

    Anche la Caritas Ambrosiana ha lanciato una raccolta fondi: è possibile effettuare un versamento, specificando nella causale “Terremoto Abruzzo 2009sia sul conto corrente postale n. 13576228, sia sul conto corrente bancario IT16 P 0351201602000000000578, entrambi intestati a Caritas Ambrosiana Onlus.

  • Monte dei Paschi

    Dal Monte dei Paschi è possibile effettuare un bonifico gratuito a favore dei terremotati sul conto conrrente bancario IT 33 E 01030 14200 00000862001.

  • UDU raccoglie le offerte di posti letto

    L’Unione degli Universitari, nel ricevere numerose telefonate di studenti da tutta Italia che offrono il proprio aiuto, sta raccogliendo disponibilità di posti letto nelle regioni limitrofe.
    Inviate eventuali disponibilità a organizzazione@udu.it

  • Regione Abruzzo

    La Regione Abruzzo comunica di aver attivato un fondo di solidarietà in favore delle popolazioni colpite dal sisma della scorsa notte. Chi vuole fare donazioni può versare un contributo in denaro sul conto corrente postale 10400000 (già citato sopra) o sul conto corrente bancario IT69L0300215300000410000000, presso Unicredit Banca di Roma, quest’ultimo per consentire aiuti economici anche dall’estero. La causale è Regione Abruzzo - donazione per il sisma. (REGFLASH) DR090407

Andrea
amministratore e webmaster di ACfans


feb 14 2009

Il “Merda Wall” di D’Alia contro Internet

Gianpiero D'Alia

Il senatore D’Alia dell’UDC vuole oscurare la Rete. Ha proposto un emendamento, approvato in Senato, a un disegno di legge di Brunetta che obbligherà i provider a oscurare siti, blog o social media come YouTube e Facebook su richiesta del ministero degli Interni per reati di opinione, ad esempio un filmato o un gruppo che invitano a non osservare una legge considerata ingiusta. Senza nessuna sentenza della magistratura. Questo, oggi, avviene solo in Cina. In una dittatura. I cinesi hanno eretto contro l’informazione di Internet un “Golden Wall“, si sono ispirati alla Muraglia Cinese. D’Alia vuole costruire un “Merda Wall“, si è ispirato allo psiconano.
Il vero concorrente di Mediaset è YouTube. Mediaset non la comprerei neppure se me la regalassero. La pubblicità sta abbandonando la televisione e l’informazione si fa in Rete. Mettere Internet sotto il controllo del potere esecutivo vuol dire chiuderla di fatto e tappare la bocca ai cittadini liberi.
Marco Pancini di Google ha dichiarato:”No, le leggi ad Aziendam che poi hanno un impatto su tutto l’ecosistema non si possono fare. E bisognerebbe evitare di portare l’Italia a livello dei peggiori paesi del mondo in fatto di reati d’opinione“.
L’Italia stessa è ormai un Paese ad Aziendam e in quanto a perseguire reati di opinione non siamo secondi a nessuno.
Lo Stato è nostro e noi ce lo riprenderemo.

Partecipa all’iniziativa “Free Blogger” con una tua foto con la scritta Free Blogger.

Testo:

Dall’intervista di Alessandro Gilioli al sen. D’Alia pubblicata su “L’Espresso

A. Gilioli: Io volevo parlare di questo emendamento: innanzitutto, spieghi lo scopo e l’utilità.

D’Alia: L’emendamento introduce l’articolo 50 bis al pacchetto sicurezza, che consente al ministro dell’interno, su comunicazione dell’autorità giudiziaria che procede per delitti di istigazione a delinquere o apologia di reato, attribuisce al ministero dell’interno il potere di disporre che i fornitori di connettività alla rete internet utilizzino gli strumenti di filtraggio nei confronti di quei siti o social network che contenessero, diciamo, dichiarazioni e quant’altro connesse a queste ipotesi di reato.
Cioè, è una norma che serve a cominciare a intervenire nella regolamentazione di internet e questo nasce sostanzialmente dalle vicende che hanno riguardato Facebook, della comparsa su quel social network di gruppi inneggianti a Riina, Provenzano, alle Brigate Rosse eccetera.
E poiché non vi è alcuno strumento, nell’ordinamento, che consenta un intervento immediato qualora ovviamente si ravvisi un’ipotesi di reato, cioè qualora la magistratura stia indagando, il ministro dell’interno interviene con uno strumento di natura squisitamente cautelare che serve ad evitare che vi sia una moltiplicazione di questi siti o di queste manifestazioni illecite sulla rete.
Ovviamente, tutto questo avviene con la possibilità del ricorso all’autorità giudiziaria da parte degli interessati, e comunque attraverso una procedura di natura contraddittoria anche con i gestori dei siti a cui viene notificata una diffida ad oscurare o cancellare quelle parti che sono in contrasto con le posizioni citate.

A. Gilioli: Però, senatore, mi permetta di interromperla. La contestazione che viene fatta è proprio questa: io ho letto bene il suo emendamento, non si parla di cancellare le parti ma di oscurare il sito. Allora si dice: se c’è un gruppo su facebook che incita a Provenzano piuttosto che altre cose, gli effetti del suo emendamento non sarebbero cancellare quella pagina ma oscurare l’intero sito.

D’Alia: Ma mi scusi: se il gestore del sito non si fa carico di cancellare questi soggetti dal sito, è giusto che il sito venga oscurato. Il ministero diffida il gestore, il gestore poi ha due possibilità: o ottemperare e quindi cancellare dal sito i gruppi oppure non ottemperare. Se non ottempera si rende complice di chi inneggia a Provenzano e Riina quindi è giusto che venga oscurato.

A. Gilioli: All’interno di YouTube, per esempio, ci sono diversi video che potrebbero ricadere, forse, all’interno della tipologia da lei enunciata. Se YouTube non cancella quei video viene oscurato l’intero YouTube?

D’Alia: Secondo me si, certo.

A. Gilioli: Ancora un altro caso…

D’Alia: Le faccio un esempio: se su YouTube esce un video, come è successo e peraltro ci sono state diverse polemiche, in cui quattro ragazzi picchiano un loro coetaneo disabile - peraltro, in questo caso siamo in presenza della rappresentazione di un reato non è che siamo in presenza di una apologia: c’è la diretta o la riproduzione di un film in cui viene commesso un illecito penale - è giusto che un sito lo mantenga? Io credo di no.

A. Gilioli: Un altro caso: c’è una discussione online, nei siti, nei forum. Fra utenti del forum può capitare che ci si insulti o anche che ci si minacci. Lei questo lo ritiene una tipologia…

D’Alia: Se io minaccio qualcuno, lo minaccio nella realtà o su internet sempre un reato è.

A. Gilioli: Le faccio un’altra tipologia: io sono ipoteticamente autore di un blog. All’interno del mio blog qualcuno, tra i commentatori del mio blog, mi insulta, minaccia. Io che sono il blog master e quindi ritengo che sia giusto lasciare aperto il mio blog a ogni voce, comprese quelle che mi minacciano e mi insultano, non tolgo queste voci.
Anche in questo caso si rientra nella tipologia?

D’Alia: Guardi, rientrano tutte quelle ipotesi che sono previste dal codice penale nell’ambito dei delitti di istigazione a delinquere o disobbedire alle leggi. I delitti di apologia di reato, che sono previste dal codice penale o da altre disposizioni. Sono tutte ipotesi che sono ricondotte a fattispecie illecite, che sono già sanzionate nel codice penale e che quindi hanno la necessità di essere sanzionate in tutte le loro manifestazioni. Non è che cambia se io faccio un ciclostile con cui dico che Riina…

A. Gilioli: Scusi senatore, stiamo parlando dei commenti a un blog…

D’Alia: Guardi, i commenti a un blog non è che sono diversi: se in un commento a un blog io dico che le Brigate Rosse hanno fatto bene ad uccidere Moro, questa si chiama apologia di reato. Che io lo faccia sul blog, con un telegramma, su un bigliettino, con un comunicato stampa non cambia: sempre di reato si tratta e va perseguito, e va perseguito colui il quale se ne fa complice pubblicando queste porcherie, ivi compreso se è un gestore di internet tanto per essere chiari.
Io la penso in questo modo.

A. Gilioli: Senta senatore: lei è un frequentatore della rete?

D’Alia: Certo

A. Gilioli: Su facebook ci va?

D’Alia: No, su facebook vado poco perché mi indigna vedere su quel sito che si censurino le mamme che allattano i figli perché si ritiene esteticamente un fatto offensivo, antiestetico e poi si consenta a vari gruppi, ad esempio “Omaggio a Cutolo, chi è parente di pentiti infami e confidenti è pregato di non iscriversi a questo sito dedicato a Cutolo”.
Io non ci vado perché questo sito che censura le mamme, come dichiara peraltro correttamente Articolo 21, e consente queste porcherie è un sito indegno, dal mio punto di vista.
Con tutto il rispetto per chi vi accede.

A. Gilioli: Lei è conscio del fatto che se in Italia si chiude YouTube e Facebook siamo peggio della Birmania?

D’Alia: Guardi, io non sono per chiudere né Facebook né YouTube: io sono perché Facebook e YouTube rispettino le vittime di mafia, del terrorismo e degli stupri.

A. Gilioli: E se non le rispettano?

D’Alia: Se non le rispettano non possono avere il rispetto dello Stato.

A. Gilioli: Quindi vanno chiusi.

D’Alia: E’ evidente.

12/02/2009 - Il Blog di Beppe Grillo


dic 12 2008

Berlusconi vuole regolamentare Internet nel mondo

Berlusconi vuole regolamentare Internet nel mondo Roma - Servono nuove leggi per Internet? Soprattutto: conviene davvero puntare ad armonizzare le leggi in vigore nei diversi paesi? E si può davvero farlo in barba alle Nazioni Unite e al processo di analisi partito ormai da anni? Queste e molte altre sono le domande che da ieri rimbalzano sulla rete italiana dopoché il premier italiano Silvio Berlusconi ha annunciato l’intenzione di portare al prossimo G8 “una proposta di una regolamentazione internazionale del sistema di Internet”, “in tutto il mondo, essendo internet un forum aperto a tutto il mondo”.

Poche parole, nessun dettaglio, dette a margine di un giro tra i server delle Poste, ma sufficienti a fare il giro della rete, viste anche le tante pessime prove del mondo politico italiano rispetto ad Internet: è altissimo il timore di nuove regole imposte dall’alto prodotte da chi di rete ne sa poco e senza il contributo della rete stessa. Ma a cosa si riferisce esattamente il premier?

Nel merito delle molte ipotesi di queste ore, una direzione appare più chiaramente delle altre. Se il premier ha davvero in mano una proposta allora questa porrà senz’altro l’accento sul diritto d’autore, ossia il fronte su cui il vecchio apparato economico e produttivo è costretto a fare i conti con il nuovo che avanza. Al Governo, nonostante la debole opposizione di Maroni, non dispiace la Dottrina Sarkozy. Non solo: un recentissimo Ordine del giorno impone all’Esecutivo di rivedere le norme di contrasto alla pirateria svolta su peer-to-peer, abdicando ad un altro pezzettino di diritto alla privacy per consentire una più facile penetrazione delle major e delle loro denunce nelle attività telematiche.

L’orientamento che sembra imporsi, e d’altra parte nella compagine di Governo rimangono tutti i principali artefici della famigerata Legge Urbani, è quello di un’Italia portavoce delle esigenze dell’industria, e ciò avrebbe tanto più senso perché il momento è propizio: non solo in Francia si procede verso il regime delle disconnessioni di Stato, non solo Regno Unito e Spagna sono tentati dal seguire la stessa rotta che tanto piace alle major, ma i ministri del Consiglio d’Europa proprio nei giorni scorsi non hanno trovato niente di meglio che cancellare le tutele richieste dal Parlamento Europeo e dalla Commissione Europea a favore degli internauti e del diritto primario costituito dall’accesso ad Internet. Senza contare, sottolineano i più maliziosi, gli effetti positivi sui poteri forti che sarebbero causati da un irrigidimento delle normative di settore in un’epoca di grande trasformazione, che sta già comprimendo certe posizioni e certi profitti.

Se è inevitabile ricondurre al diritto d’autore qualsiasi proposta di armonizzazione globale, certo in molti avrebbero preferito dichiarazioni più esplicite: l’esperienza, non solo in Italia, insegna alla comunità Internet quanto di rado nella stanza dei bottoni si facciano largo istanze nate sulla e dalla rete, anche quando in gioco c’è proprio il presente e il futuro della rete stessa. Né si può escludere che il premier intenda appoggiare anche l’iniziativa del proprio partito per una battaglia ad alzo zero contro i siti che diffondono contenuti razzisti e xenofobi, una proposta di legge in elaborazione che però i suoi promotori vogliono appunto che assuma un respiro internazionale. Trovare una convergenza su questo fronte, come sulla lotta al terrorismo, e il Decreto Pisanu del precedente governo Berlusconi non fu che anticipatore dell’orientamento comunitario, potrebbe non essere così complicato.

Ma non è solo il merito a suscitare attenzione, la forma dell’intervento di cui parla il premier solleva infatti perplessità. Il premier ha dichiarato: “Sarò per la terza volta presidente del G8, che ha già come compito la regolazione dei mercati finanziari in tutte le nazioni; ho visto che per quanto riguarda Internet manca una regolamentazione comune”, una questione che l’ONU è inadatta ad affrontare, in quanto le Nazioni Unite sono “pletoriche”. Parole forti, soprattutto perché ormai da anni in sede ONU tutto il mondo discute di come convergere su Internet, si cercano mediazioni difficili e proprio l’Italia ha in quella sede un ruolo chiave grazie ad iniziative, discusse ma centrali nel dibattito ONU, come la cosiddetta Costituzione per Internet, inizialmente proposta dall’allora Garante della Privacy Stefano Rodotà addirittura nel 2003.

Ma perché scartare il lavoro di migliaia di delegati che da anni si riuniscono in diverse città del Pianeta? Lo dice lo stesso premier, che spiega come nel G8 “invece, si discute, ci si interfaccia e si arriva a soluzioni concrete che poi tutti i Paesi si impegnano ad accettare”. Il G8 è un consesso a cui aderiscono le maggiori economie, un insieme che sarà presieduto proprio da Berlusconi.

Ad ogni modo le dichiarazioni del premier, come detto, sono tutto meno che esplicite ed anche per questo c’è chi le legge sperando che vadano nella direzione auspicata proprio in sede ONU. Il senatore Fiorello Cortiana, membro della Consulta sulla Governance di Internet, che da anni lavora a livello internazionale per questi obiettivi, ha rilasciato una nota in cui definisce la proposta Berlusconi una proposta “con una prospettiva internazionale, in cui l’Italia possa essere avanguardia. Queste tecnologie sono il futuro per tutto il mondo”, una proposta che “fa ben sperare tutti coloro che in questi anni si sono adoperati per avviare un processo aperto ed inclusivo per un Internet Bill of Rights capace di armonizzare in modo evolutivo i diritti condivisi, a partire dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dalle Nazioni Unite 60 anni fa, con la natura interattiva, senza confini e senza condizione di scarsità costituita da Internet”.

“La dichiarazione del Presidente Berlusconi - continua ancora Cortiana - costituisce un buon auspicio all’apertura dell’IGF-Internet Governance Forum dell’ONU che si è aperto a Hyderabad in India. L’azione del nostro Paese partita con il Ministro Stanca che raccolse la mia proposta bipartisan e proseguita con il Ministro Nicolais e il Sottosegretario Magnolfi ha visto la nascita di una Dynamic Coalition, con ONG, Imprese, Governi, all’interno dell’IGF e ha trovato ampio interesse e sostegno nel corso dei due Dialogue Forum on Internet Rights promossi dall’Italia, il secondo a Cagliari lo scorso ottobre”. Come a dire, insomma, che se una proposta italiana deve giungere in una sede così rilevante come il G8, le basi perché si tratti di una proposta ragionata, condivisa e di dialogo ci sono tutte.

L’allarme lanciato da alcuni sulle dichiarazioni di Berlusconi non convince molti. Luca Sofri sul suo blog, ad esempio, scrive che probabilmente Berlusconi non sa di cosa parla e che domani si dimenticherà delle sue dichiarazioni ma avverte: “Piano con il riflesso condizionato dell’indignazione: le regole non sono una cosa sbagliata, in generale. Il problema è capire di quali regole parliamo. Se ciò che avviene in rete risponde alle norme e alle leggi su cui siamo d’accordo per quel che riguarda il mondo precedente a internet (se per esempio l’Iran allineasse le sue regole su internet alle nostre) non c’è niente da protestare contro le regole e la loro applicazione. Se si tratta di inventarne di nuove, allora protesteremo, come è avvenuto solo poche settimane fa su una minaccia e un progetto assai più seri e concreti”.

La sensazione che sia presto per strapparsi i capelli e che il premier non sappia di cosa sta parlando è espressa anche da Sergio Maistrello, mentre Massimo Mantellini suggerisce che è inutile preoccuparsi, visto lo scarso peso dell’Italia e del premier stesso in ambito internazionale. C’è naturalmente chi liquida la cosa come una dichiarazione che piacerà alla casalinga di Voghera ma più in generale sembra prevalere in rete un senso di attesa, per capire se quella di Berlusconi sia stata l’anticipazione di un qualcosa di più articolato, o magari già discusso con gli altri leader, o se vada più letto come un auspicio. In entrambi i casi toccherà attendere solo qualche settimana per saperlo: il premier sarà presidente del G8 a gennaio.

04/12/2008 - Punto-Informatico.it


nov 22 2008

Siti web da registrare, la nuova proposta di legge

Roma - Difficile credere che si tratti di una coincidenza: a poche ore da quando Ricardo Levi ha annunciato la cancellazione delle sue criticatissime proposte per la registrazione coatta di siti web e blog, ritiro subito applaudito dagli esperti, ecco che si affaccia una nuova proposta di legge, che conferma alcuni obblighi per i siti web ma con alcuni decisivi distinguo rispetto all’orientamento Levi.

A presentarla, questa volta, non è un esponente del Partito Democratico ma Roberto Cassinelli del Partito Popolo delle Libertà e membro della commissione Giustizia della Camera. Cassinelli sia nelle dichiarazioni con cui ha ieri presentato la sua proposta sia nella introduzione alla stessa sottolinea energicamente come si tratti di un testo che vuole correggere la normativa esistente per liberare, scrive, “blog, social network e community dai lacci e lacciuoli stabiliti dalla legge per i prodotti editoriali”.

In particolare Cassinelli prende di mira la legge 62 del 2001, quella che i lettori di Punto Informatico conoscono benissimo, una legge che quell’anno ha provocato una mobilitazione in rete all’epoca senza precedenti animata proprio da questo giornale: le ragioni di Cassinelli sono quelle che già all’epoca furono proposte da una petizione firmata da più di 53mila utenti Internet. In quella norma, infatti, la definizione di prodotto editoriale è così generica da comprendere qualsiasi cosa, siti e blog compresi. Da qui parte il parlamentare della maggioranza, spiegando come quella legge di fatto estenda obblighi previsti e considerati necessari per la stampa tradizionale anche a realtà elettroniche che con questa nulla hanno a che spartire. A cominciare, è lecito aggiungere, dalla caccia ai ricchi contributi pubblici per i quali quella norma era nata in primo luogo.

Secondo Cassinelli la sua proposta, dunque, limita qualsiasi obbligo ai prodotti editoriali cartacei oppure solo a quelli che definisce giornali online, “ovvero quei siti internet simili, se non identici, alla stampa tradizionale, con una redazione giornalistica regolarmente stipendiata e con la vendita di spazi pubblicitari al proprio interno”. A detta del parlamentare tutto questo “risponde ad una esigenza di liberalizzare la circolazione delle idee ed il mercato delle opinioni, senza introdurre ulteriori appesantimenti e controlli”, al punto che definisce la sua proposta una legge salvablog “in piena antitesi con il ddl ammazzablog presentato dall’ex sottosegretario all’editoria del governo Prodi Ricardo Franco Levi”. Cassinelli ci va giù molto pesante sull’impianto Levi: “Una misura assolutamente illiberale e inaudita che metteva il bavaglio alla libera circolazione delle idee, per cui apprezziamo che lo stesso onorevole Levi abbia deciso di fare retromarcia ritirando il capitolo della sua proposta dedicato ad Internet”.

Nonostante le buone intenzioni, però, c’è già in queste ore chi ha individuato nella nuova proposta alcuni rischi per una serie di siti.

La falla più pesante, in particolare, si troverebbe nella nuova definizione di prodotto editoriale “pubblicato nella rete Internet”. Perché un sito venga considerato in questo modo, infatti, deve valere una qualsiasi di sette condizioni. Tra queste non c’è solo la sussistenza di una redazione giornalistica o la riproposizione su web dei contenuti di un giornale cartaceo, ma anche quanto previsto dal “punto b” dell’articolo 2 comma 1, un assai più generico “il gestore o gli autori delle pagine ne traggano profitto”. Questa definizione, associata al fatto che la proposta legge si applicherebbe a pressoché qualunque sito si focalizzi su “la pubblicazione o la diffusione di notizie di attualità, cronaca, economia, costume o politica” si può tradurre, dicono gli esperti consultati da Punto Informatico in queste ore, in nuovi obblighi per qualsiasi sito il cui gestore tragga profitto di qualsiasi genere (non solo economico) dalla propria attività.

Peraltro, che l’espressione “traggano profitto” del punto “b” possa non riferirsi per gli autori del sito solo all’aspetto economico ma a qualsiasi genere di profitto anche non economico, ad esempio in termini di visibilità o reputazione professionale, sembra indicarlo anche il successivo punto “f”, in cui riferendosi agli autori o gestori dei siti si parla invece esplicitamente di “compensi periodici o salutari per la propria attività di gestione o redazione”. Sulla stessa linea anche il successivo “g”. Il problema dell’obbligo di registrazione e di dover sottostare alle altre pendenze della legge sulla stampa a cui sono sottoposti i giornali tradizionali, viene sottolineato ora, non sembra dunque affatto risolto. Anzi si confermerebbero gli obblighi della legge sull’editoria per pressoché qualunque sito pubblichi un banner, un annuncio AdSense o, più semplicemente, permetta a chi lo realizza di ottenerne un profitto di qualsiasi genere.

In effetti Cassinelli, che Punto Informatico sta tentando di raggiungere per ulteriori approfondimenti proprio in queste ore, nella presentazione della proposta dichiara che “in questo modo, il numero di siti tenuti ad essere registrati presso il Tribunale si restringe sensibilmente rispetto a quello attuale (ossia quello previsto dalla 62/2001, ndr.) che, se si ottemperasse alle vigenti normative, risulterebbe in pratica pari alla totalità dei siti web”. In altre parole nella proposta Cassinelli c’è una fondamentale presa di coscienza del vulnus giuridico causato dalla controversa legge sull’editoria del 2001, c’è l’intenzione di liberare blog e siti web da obblighi che non hanno senso ma non sembra ancora esserci una corretta definizione di prodotto editoriale, con la conseguenza che si lascia aperta la porta ad una conferma degli obblighi di registrazione e degli altri obblighi previsti per la stampa anche per tutta una serie di altri siti.

Di rilevanza, per quanto generico, il comma 2 dell’articolo 2 di questa proposta che afferma, ed è questa la più importante novità rispetto tanto alla legge sull’editoria quanto alla proposta Levi:

“Sono in ogni caso esclusi dagli obblighi previsti dall’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, i prodotti editoriali pubblicati sulla rete internet che abbiano quale scopo unico: a) la pubblicazione o la diffusione di idee ed opinioni proprie e personali; b) la pubblicazione o la diffusione, da parte dell’autore o gestore, di informazioni relative alla propria natura ed alla propria attività di società, associazione, circolo, fondazione o partito politico; c) la pubblicizzazione, da parte dell’autore o gestore, della propria attività di istituzione, ente pubblico o persona che ricopra cariche in tale ambito; d) la pubblicazione o la diffusione, da parte dell’autore o gestore, di informazioni autobiografiche, personali o che comunque riguardino la propria attività personale, professionale, politica o pubblica; e) l’aggregazione, in forma automatica, di notizie ed informazioni contenute in altre pagine; f) la creazione di momenti di discussione e dibattito su temi specifici; g) l’aggregazione di utenti terzi in una comunità virtuale”.

Quanto emerge, dunque, è un chiaro tentativo di distinguere come due insiemi separati le attività professionali di informazione da tutte le altre. Il problema, osservano però gli esperti in queste ore, è che questo confine nella realtà delle attività di moltissimi siti è sfumato e quasi impercettibile. Un esperto di cinema, è uno degli esempi che viene fatto, che utilizzasse il suo blog per aggiornare i suoi lettori, esprimendo opinioni e dando informazioni sul cinema, e condisse il tutto con dei banner AdSense, rischierebbe di doversi registrare pur essendo tutto meno che una testata giornalistica, e certo non interessato a recuperare finanziamenti pubblici ma solo a parlare di ciò che lo appassiona con altri utenti della rete.

Come detto, ad ogni modo, quella di Cassinelli è una proposta di legge e come tale potrà essere modificata in corsa eliminando le possibili ambiguità. Nelle prossime ore Punto Informatico conta di poter approfondire la questione con il suo promotore e con altri esperti della materia.

20/11/2008 - Punto-Informatico.it


nov 17 2008

Free Blogger

Beppe Grillo: Free Blogger

Obama ha vinto anche grazie alla Rete. Ha raccolto fondi on line per un miliardo di dollari per la sua campagna elettorale. “A campaign powered by people, not the special interests”. Una campagna finanziata dalle persone, non dagli interessi di parte.
L’Obama de noantri, al secolo Topo Gigio Veltroni, dopo aver fracassato le palle a tutti gli italiani sulla somiglianza tra lui e Obama (un insulto peggiore dell’abbronzatura dello psiconano) vuole dare una mano alla Rete. Tutti i blogger si stanno toccando.

Vignetta Obama e Veltroni

Topo Gigio è peggio di uno spyware, di un malware, è un virus insidiosissimo che trasforma tutto ciò che tocca in una Walterloo. Il suo incaricato del Pdmenoelle, in arte Franco “Ricardo” Levi, ha depositato alla Commissione Cultura della Camera, con alcuni ritocchi degni di Pol Pot, la famigerata Levi/Prodi. Detta anche legge “ammazzablogger”. Legge che va ribattezzata in Levi/Veltroni grazie alle nuove clausole.
In sostanza:
- ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all’Agenzia delle Entrate
- ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di “stampa clandestina“: due anni di carcere e sanzioni economiche.
Un blogger può scegliere se iscriversi al ROC, e correre il rischio di una delle innumerevoli denunce penali e civili sui reati a mezzo stampa che risalgono al Codice Rocco del fascismo o, in alternativa, entrare in clandestinità prima di entrare in galera. Insomma, può impiccarsi o spararsi un colpo in testa.
La Commissione che deve esaminare la proposta di legge inizierà a breve i lavori sulla “ammazzablogger“. Un sostegno da parte della Rete la aiuterà a prendere le decisioni.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?), noi neppure.


- Articolo di “Punto Informatico”
- Analisi di Daniele Minotti


Free Blogger

Inviate le vostre foto con la scritta: “FREE BLOGGER”:
Invia una mail a freeblogger@beppegrillo.it con:
- Oggetto: il tuo nome
- Testo: indirizzo del tuo blog
- Allegato: la tua foto con un cartello “Free Blogger”
Le foto appariranno nella barra superiore del blog.

Diffondi l’iniziativa

12/11/2008 - Il Blog di Beppe Grillo


mag 22 2008

Nucleare, la fusione fredda funziona

di Ludovica Manusardi Carlesi

Il laboratorio dell'Università di Osaka Ce l’hanno fatta: il primo esperimento pubblico di Yoshiki Arata di Condensed Matter Nuclear Science, meglio nota come fusione fredda è stato un successo. Poche ore fa all’Università di Osaka è stata dimostrata, di fronte a un pubblico qualificato, la realizzazione di quello che viene definito ormai “Arata Phenomena”. La prova è stata compiuta facendo diffondere Deuterio gassoso su una matrice a struttura nanometrica di 7 grammi composta per 35% di palladio e per il 65% di ossido di zirconio alla pressione di 50 atmosfere, la metà della pressione di una idropulitrice per autolavaggio. Il calore, prodotto fin dall’inizio, e cioè in concomitanza dell’immissione del Deuterio, ha azionato un motore termico che si è messo in moto cominciando a girare.
Dopo circa un’ora e mezzo l’esperimento è stato volutamente fermato per effettuare le misure della presenza di Elio-4 a testimonianza dell’avvenuta fusione. Non sono state evidenziate emissioni di origine nucleare pericolose ( l’elio-4 è inerte). L’energia riscontrata è stata circa di 100.000 Joule, equivalente grosso modo a quella necessaria per riscaldare di 25 gradi un litro di acqua ( si tenga presente la modesta quantità della matrice nanometrica, 7 grammi). Quanto all’Elio, la quantità è assolutamente confrontabile e compatibile con l’energia prodotta, ed è la firma inequivocabile dell’avvenuta fusione nucleare. Al di là delle quantità misurate, si apre ora un capitolo nuovo nella comprensione dei comportamenti e delle reazioni che hanno luogo nella materia condensata, comportamenti che sembrano differire dai modelli fin qui seguiti dalla fisica nucleare classica.
A partire da oggi inizia un’altra fase, altrettanto delicata, legata principalmente a due fatti: la ripetizione dell’esperimento con una quantità maggiore di Palladio-Zirconio per ottenere quantitativi maggiori di energia; l’estrazione dalla matrice dell’elio senza danneggiarla e poterla così riutilizzare.

22/05/2008 - Il Sole 24 ORE


apr 4 2008

Londra: una eco torre alta un miglio

Progetto Torre Popularchitecture

La Torre solare (the solar tower), alta circa un chilometro, al confronto sarà un nanetto, visto che quì si parla di un miglio in altezza.

Si tratta di un audace progetto presentato dalla compagnia Popularchitecture, 12 eco villaggi sospesi nel cielo in un gigantesco grattacielo ecologico tre volte più grande di qualsiasi altra cosa mai costruito nella città di Londra. Con 500 piani è stato progettato per contenere appartamenti per 100 mila persone, ospedali, scuole, negozi e tutti ciò che necessita ad una comunità.

E’ questo, uno dei tanti progetti che “tanto piacciono ad Adriano Celentano” (scherzo, ovviamente!) e che concentrano in altezza un gran numero di abitanti che altrimenti avrebbero occupato un’area molto più vasta in orizzontale.

Al centro della struttura si troverebbe un vasto interno vuoto illuminato da aperture circolari ogni 20 piani. Ciascuno di questi buchi potrebbe essere utilizzato o come pubblica piazza, oppure per attività sportive quali il pattinaggio su ghiaccio, piscine, o giardini botanici.

La torre permetterebbe alla popolazione di Londra di espandersi ulteriormente senza un impatto significativo per il tessuto architettonico sul terreno.

Tuttavia, questo progetto faranoico sarà molto difficile da realizzare perché molti pensano che la costruzione non è in grado di sopportare la pressione del vento e le altre forze della natura, ma secondo Tom Teatum, uno dei fondatori della eco-torre, ci sono molte compagnie disposte a costruirla.

Per saperne di più si attendono ulteriori informazioni.

Luciano Vecchi

04/04/2008 - Blogosfere: Il professor €chos (http://ilprofessorechos.blogosfere.it)


apr 4 2008

Expo, è scontro fra le istituzioni sulla cabina di regia

DOMENICA LA VICTORY PARADE. MA COMUNE, PROVINCIA E REGIONE SI CONTENDONO LA PARTITA

MILANO (04/04/2008) - Expo, passata la sbornia per la vittoria emergono i malumori.Oggi il sindaco Moratti ha tagliato corto sulle polemiche per la “Milano che verrà? lanciate da Celentano e rimbalzate perfino sul tavolo di Silvio Berlusconi che si è messo alla testa di quanti vedono negli innovativi progetti del Comune, a partire da City Life, delle violenze architettoniche.

Una polemica nata dopo i giudizi negativi incassati dall’ormai celebre “Torre? che doveva nascere sull’area dell’Expo. Torre che ora potrebbe perfino decadere del tutto dai progetti per il 2015. E che del resto è stata subito depennata dalla lista dei possibili edifici-simbolo dell’evento. La stessa Moratti ha preferito parlare di “simboli immateriali? piuttosto che della torre da 200 metri. L’assessore all’Urbanistica Carlo Maria Masseroli chiarisce: «Il sindaco ha detto una cosa geniale. La torre non sarà l’oggetto di riferimento, il riferimento sarà la rete e la torre dovrà essere funzionale ad essa. Ma quello che avete visto sui giornali è solo una bozza».

Insomma, la torre per ora si fa. Come, si vedrà. Ma queste sono inezie rispetto agli scontri che si stanno consumando sull’Expo nelle sale dei bottoni. Chi deve gestire la partita che vale 10 miliardi? Il sindaco è pronta a ricevere i poteri straordinari dal Governo, certo, ma dove sarà la cabina di regia? La Provincia si è fatta avanti proponendo l’istituzione di un tavolo per l’arte in funzione dell’Expo 2015.

Ma a stretto giro di posta risponde il collega del Pirellone, Massimo Zanello: «Condividiamo la proposta dell’assessore Benelli, ma riteniamo che la Regione sia la sede più appropriata per questo tavolo, da cui coinvolgere tutto il territorio». Del resto tocca proprio alla Regione varare la legge speciale che dovrà consentire di aprire i cantieri e chiuderli in tempo per il 2015. Una soluzione che potrebbe accontentare tutti arriva dal capogruppo di Forza Italia in Provincia.

«Isituiamo una Commissione permanente rappresentativa dei Consigli di Comune, Provincia e Regione». Così Bruno Dapei scrive in una lettere ai tre presidenti delle assemblee elettive. Inanto, si organizza la parata lungo corso Buenos Aires per festeggiare l’assegnazione dell’Expo.

L’appuntamento è per domenica, alle 15, davanti ai bastioni di Porta Venezia. Alla Victory Parade, parteciperanno 200 espositori di prodotti alimentari, mille ospiti di diverse etnie, trenta consoli dei Paesi stranieri, 55 associazioni culturali, la fanfara dei carabinieri, la banda di Crescenzago, associazioni straniere in costumi tradizionali e le majorettes.

Al termine della sfilata, in piazza Argentina, il sindaco Moratti terrà un discorso.

04/04/2008 - CronacaQui.it


mar 22 2008

2001: Odissea nel cemento

Grafico abitazioni costruite in Italia (1988/2007)

Anno 2000: i Comuni possono spendere i soldi delle licenze edilizie SOLO a fronte di investimenti.
Anno 2001, ottobre: i Comuni sono autorizzati a spendere i soldi delle licenze edilizie per fare quello che gli pare, grazie al nuovo Testo Unico sull’edilizia.
Arriva il boom edilizio.
Anno 2000: 159.000 abitazioni costruite.
Anno 2007: 298.000 abitazioni costruite e 38.000 ampliamenti di abitazioni.
Le licenze raddoppiano in 7 anni, il territorio italiano viene cementificato da palazzine, nano grattacieli, hangar, seconde, terze, quarte ville, parcheggi, garage. I Comuni raddoppiano gli incassi senza alcun obbligo di destinazione d’uso. Hanno la licenza di uccidere il territorio.
Il territorio comunale, lo dice la parola stessa, è patrimonio “comune” dei cittadini che lo abitano. Appartiene a loro. Il bosco, il prato, la vista panoramica, un posto per passeggiare o far giocare i propri figli, il parco, i giardini o, anche, un semplice spazio vuoto per vedere l’orizzonte. Chiarito che il territorio è dei cittadini e non del sindaco fasciato a festa e dei suoi assessori che sono SOLO dipendenti comunali facciamoci qualche domanda.
Dove sono finiti i soldi delle licenze edilizie concesse senza più l’obbligo di investimento? Nuovi servizi, asili, piste ciclabili, trasporti pubblici non si sono visti. Farei un’indagine, Comune per Comune.
Quanto ancora si può cementificare il paesaggio italiano? Si può solo tornare indietro, decementificare. Il turismo sta morendo di cemento.
Quali sono le maggiori imprese edili che hanno ottenuto le licenze? I costruttori comandano ormai più del sindaco Moratti e del sindaco Topo Gigio, devono uscire dai consigli comunali. Sono lì, anche se non sono stati eletti.
Il processo infernale messo in moto dal Testo Unico del 2001 va fermato. Bisogna riportare le lancette al 2000. Meno cemento, meno soldi per i partiti, i veri padroni dei Comuni. I cittadini devono presentarsi in consiglio comunale per chiedere i motivi dello scempio edilizio e documentare l’incontro con una telecamera.
Il Bel Paese è nostro, riprendiamocelo.

19/03/2008 - Il Blog di Beppe Grillo


mar 21 2008

Invio sms con richiamami, ma è truffa da 15 euro al minuto

Cellulari

CATANIA - Inviano sms segnalando la presenza di un messaggio registrato personale a una segreteria alla quale bisogna chiamare, ma in realtà il numero collega il cellulare con una linea erotica satellitare, che costa 15 euro al minuto.
E’ la truffa scoperta dalla polizia postale di Catania che ha presentato una relazione alla Procura della Repubblica etnea. I messaggi ‘truffa’ che la polizia segnala agli utenti sono: “In segreteria.biz ci sono messaggi urgenti per te. Chiama da fisso e segui le info gratuite”, “Ti ho lasciato un messaggio in segreteria. Chiama subito da telefono fisso. Baci”, “Da centromessaggi: è presente un nuovo messaggio”, “Ti invio questo sms per fare una prova… chiamami”, “Tutto bene ci sentiamo chiamamì In una nota la polizia postale ricorda che “i messaggi inviati da utenti non conosciuti e con richiesta di chiamate sempre a numeri potrebbero verosimilmente essere dei tentativi di truffa”. In passato la polizia postale di Catania, nel corso di indagini su questo tipo di illeciti, ha denunciato per truffa alla locale Procura un catanese titolare di un’azienda di telefonia con tariffe speciali.

17/03/2008 - Ansa