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gen 8 2012

Sanremo: Celentano “piglia tutto”

Genova – Il Festival? Se lo piglia Celentano. La direzione artistica, nella figura imponente di Gianmarco Mazzi, ha messo le fondamenta per averlo all’Ariston. Ora la Rai tratta per tenercelo tutte le sere, da martedì 14 a sabato 18 febbraio. Clamoroso, ma sino a un certo punto. Il cantante è a una svolta. Ieri ha compiuto 74 anni e solo pochi giorni fa ha vinto la battaglia per salvare il muro dove Alda Merini scriveva i suoi appunti.

All’interno della casa della poetessa ai Navigli, rischiava di essere abbattuto. Segue una petizione su Internet e sul blog di Celentano mercoledì, anche a nome della moglie Claudia Mori, si materializza questo messaggio: “Ho parlato con il sindaco Pisapia e con Stefano Boeri che ci hanno assicurato di aver risolto il problema”.

Sarà un po’ più complesso per la Rai trovare l’accordo sulla trasferta sanremese, ma anche lì conteranno il rapporto d’amicizia con Mazzi e lo stesso Gianni Morandi, oltre a una sana voglia di riapparire in pubblico. L’età, del resto, finisce per ammorbidire certe cautele. Gino Paoli e Ornella Vanoni, per fare un esempio di splendidi settantenni, continuano a esibirsi. Lo stesso Celentano, che sarà il filo rosso del prossimo Festival, a fine novembre ha pubblicato l’album “Facciamo finta che sia vero”, il migliore degli ultimi vent’anni, ha aperto una pagina su Facebook, ha mandato in radio in singoli “Non ti accorgevi di me” e “Non so più cosa fare”, grande canzone politica a quattro voci con Jovanotti, Franco Battiato e Giuliano Sangiorgi.

Il 3 dicembre, poi, è stato al PalaCep di Prà per il concerto in favore delle vittime dell’alluvione genovese, insieme a Grillo, Paoli, Antonacci e don Gallo fra gli altri. Ed è stato in quell’occasione, durante il viaggio verso Genova, che Mazzi gli ha chiesto: «Perché non vieni al Festival?». Celentano chiede se sia molto lontano da Genova, dirà più tardi Mazzi. E suonerà strano visto che il cantante ha una casa a Bordighera, quindi sa perfettamente quanto ci vuole dalla campagna di Galbiate, Lecco, dove vive, sino in Riviera.

Comunque Celentano gli risponde: «Allora vengo». Mazzi fa passare mezz’ora e glielo richiede. E il cantante: «Se ti dico che vengo, vuol dire che vengo». Fine del discorso. Ma la trattativa va avanti. Morandi, a chi gli chiede se un’apparizione di Celentano non lo metterebbe in ombra, risponde un po’ piccato: «Se verrà, non potrò che essere più tranquillo. Può fare quello che vuole». Una parola. La Rai sa, per esperienza diretta e pluriennale, dal “Fantastico 8″ ecologista e referendario, famoso lo slogan contro la caccia, ai programmi polemici degli ultimi anni, che con Celentano si sa come si parte e mai come e dove si può arrivare. Allo stesso tempo, anche solo ascoltando le tante canzoni impegnate di “Facciamo finta che sia vero” si capisce la sua nuova urgenza: comunicare ancora con il pubblico. E Sanremo sarebbe il posto e il momento ideale.

L’ultima volta è stata nel 2004, quando dimostra una grande sensibilità per l’amico Tony Renis in difficoltà come direttore artistico in una pessima edizione condotta da Simona Ventura. Il cantante intercetta il grido di dolore di Renis: «Il vero Celentano sarebbe venuto e avrebbe fatto un’improvvisata». E il 6 marzo si materializza all’Ariston dove non perde occasione per bacchettare i vertici di viale Mazzini, l’allora direttore generale Flavio Cattaneo e il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce, per un’eccessiva commistione fra politica e musica, riferendosi a un collegamento con Nassiriya. Ma questa volta andrà diversamente. A Celentano carta bianca su ciò che vorrà dire e fare. Apparirà ogni sera, diventando un richiamo irresistibile non solo per la platea televisiva. D’altra parte lo showman vero è lui.

di Renato Tortarolo

07/01/2012 – Il Secolo XIX


dic 22 2011

Adriano Celentano: un Mutuo per l’Italia

Economia. Ansia. Crisi. Stress. Paura. Risposta? Mutui e prestiti. Qualche giorno fa vi abbiamo parlato di una canzone di Adriano Celentano, lo smolleggiato, che già negli anni 70 lanciava un SoS all’economia italiana. Ebbene, da qualche giorno svetta nelle hit musicali un nuovo testo di Celentano. Tema? Il Mutuo? Un mutuo in senso lato, un termine usato per parlare del presente ma anche e sopratutto del futuro.

Se non vuoi che fra di noi/Succeda una spaccatura/di dimensioni internazionali/NEXTIGORL IUON THE DRAISEN” Spiegato da Celentano in modo molto chiaro ed eloquente: “… smettila/di incaponirti/nel volere acquistar/senza soldi/ciò che non puoi

Eppure siamo tutti convinti che per acquistare una casa basti il prestito, ma nessuno fa conto che con la crisi anche le agenzie hanno poca liquidità! Celentano, in questa canzone si trasforma in un ottimo consulente, quasi un padre di tutti e spiega qualcosa che forse troppi non pensano, quando si stipulano delle rate bisogna sempre stare attenti, ma di questo ne scriviamo tutti i giorni, e voi cari lettori, tutti i giorni apprezzate i consigli che i nostri esperti vi danno. Vediamo un pò cosa ci consiglia lo Smolleggiato.

I debiti uccidono/…/Diffida di chi ti vuole vendere/specie quando dicono:
non importa se ora non paghi/basta mettere una firma/sul mutuo
e diventerai un bel padrone/

Quando si firma un mutuo, specie quelli ipotecari la casa acquistata con il mutuo non è propria ma è della banca o dell’istituto di credito sino a che non si termina di saldare il debito.

La musica tipica del Celentano ultimi anni, ci accompagna in una vera lezione di vita. E così analizza i problemi della società attuale, lo stress dei tanti pagamenti e delle cedole arretrate che spesso avvilisce l’italiano medio.

Ma anche la crisi economica nel Paese non si arresta, e, anche tra le righe della canzone Il mutuo, l’attento osservatore del Paese reale, coglie aspetti tipici della società italiana e forse anche europea.

ci dobbiamo fermar…/soltanto così/l’Italia si salverà/serve solo un po’ di coraggio/per davvero ricominciare/…/e ridare un volto alle città

Qualche consiglio che forse farebbero bene ad ascoltare anche gli amministratori, per ridare vita a quartieri, borghi e città, perchè dopo una sorta di italianissima rinascita per Celentano “Risorgeranno i calzolai/per ricostruire l’incanto violato/…/E i carpentieri che con animo artistico riscoprono la bellezza,/il seme di ogni forma di vita/lontani da quei loculi quadrati di cemento/

Narra lo Smolleggiato di una società triste e sola, impegolata come non mai in una sorta di corruzione che, a suo vedere contamina un pò tutti i gradini della politica, è però necessario cambiare ed infatti suggerisce Celentano: “a per cambiare un po’ ci costa/Fino a quando noi non ci saremo liberati
ma per cambiare un po’ ci costa/

Bisogna cambiare ed uscire dalla globalizzazione, che secondo Celentano “ama giocare coi nostri guai

E poi ecco che all’orizzonte nel testo dello Smolleggiato appare la paura che da mesi terrorizza tutti, non poteva non essere citato lo spread! Suggerendo anche una modalità per frenare il terrore che questo strano vocabolo semina tra la gente “l’unica via contro lo Spread/IUES/per una sana e angelica economia:/è la decrescita” Il testo tutto da sentire si conclude con un vero ennesimo ed innovativo suggerimento al Governo. Frenare la recessione per Celentano si può attraverso la decrescita perchè essa può aiutare l’Italia “Senza abbassare lo stipendio/di chi non ci arriva alla fine del mese rinunciando a qualcosa/

Il testo sembra parlare di un mutuo non economico ma sociale, una sorta di investimento collettivo per la ripresa di un Paese in crisi. Tra le righe della canzone, specie verso la fine si intravvede una lucidissima analisi politica che ha sicuramente visto un attento studio economico. Ed allora stipuliamo o no questo mutuo con il futuro?

Per il cantante diventato per un giorno suggeritore della classe politica:

è inutile poi andar in Cina/GESCO UAN MI/in cerca di un nuovo profitto/…/E’ solo questione di tempo/…/verrà il giorno che pure la Cina si inceppa
…/Siamo vittime di un crollo economico mondiale.

Ricorda lo smolleggiato che dopo la Seconda Guerra Mondiale, la crisi, la recessione e poi il boom, il grande Boom economico, quello di cui lui stesso spesse ha cantato negli anni in cui la bella Milano emergeva e sparivano i verdi prati mentre nasceva via Gluck.

Oggi Celentano vede nella bellezza italiana una possibile soluzione alla crisi, e la vede in una Italia che, forse costretta deve pianificare la decrescita anzichè la crescita.

Anche se i partiti e i governi arraffoni di tutto il mondo/dopo il famoso Boom economico…/l’hanno mezza massacrata…/Ma noi possiamo ricominciare,/e fare le cose da capo,/perché lei è lì/è lì che ci aspetta
fin dalla notte dei tempi

22/12/2011 – Mediterranews.org


dic 20 2011

Il vecchio leone ruggisce ancora

Di seguito “Le vieux lion rugit encore”, un bell’articolo su Adriano pubblicato da “Le Matin Dimanche”, uno dei più importanti giornali svizzeri.

Lo segnala la pagina ufficiale di Facebook di Adriano Celentano.

Le Matin Dimanche: 'Le vieux lion rugit encore'

Il nostro utente asso ci ha fatto la gentilezza di procurarci la traduzione in italiano e noi la riportiamo fedelmente:


Il vecchio leone ruggisce ancora

E’ più di una sconvolgente coincidenza. Adriano Celentano esce con il suo nuovo album, a qualche settimana dalle dimissioni di Berlusconi, dal rimpasto ministeriale e dal piano d’austerità annunciato in Italia.
Come se avesse atteso il suo turno per avere il campo libero.
Per memoria, Celentano è stato sempre molto critico verso il governo italiano, in particolare contro Berlusconi. Nel 2005, fece RockPolitik divenuto culto, mix tra rock e satira politica che non piaceva a tutto il mondo.
Il suo nuovo album si chiama “Facciamo finta che sia vero”. Celentano si presenta in tutto il suo splendore, pieno d’enfasi, di spirito e di ospiti a sorpresa. Ma sarà per noi impossibile chiedergli se ha scientemente scelto di tornare oggi. Perché Celentano è avaro di parole. “il mio album parla da sé” ripete.
Di colpo, alla conferenza stampa organizzata a Milano per lanciare il nuovo disco, rompe quattro anni di silenzio discografico, è… Claudia Mori, sua moglie, che risponde alle domande dei giornalisti! “la musica è mancata ad Adriano. E lui ha sempre la speranza che le cose possano cambiare” ha confermato lei.

Adriano Celentano è un personaggio culto in Italia. Nato al 14 della mitica Via Gluck, ha una settantina d’anni, è diventato uno degli italiani più conosciuti all’estero, più di 100 milioni d’album nel mondo. Azzurro, Svalutation, 24000 baci sono diventati simboli nazionali di un artista venerato ovunque.
I più grandi realizzatori italiani si sono disputati la sua presenza, da Fellini in La Dolce Vita a Pier Paolo Pasolini. Ma soprattutto, Celentano ha creato la sua reputazione con la sua totale libertà d’espressione, per il suo impegno.
Nel 1987, ha esortato gli spettatori di spegnere loro posto per cinque minuti per la pace nel mondo.
Nel 2001, si è lanciato in un monologo sulla donazione degli organi.
Prima di prendere posizione contro la caccia, il mondo moderno, per la causa animale fino a Rockpolitick. Dopo il silenzio di qualche anno, il vecchio leone si è risvegliato. Sempre arrabbiato. Sempre attaccato al suo paese. “Quello che tende a perdersi è la visione utopistica della vita. Dico a volte delle cose che sembrano irrealizzabili, ma finalmente, si sono realizzate. Se si perde questa visione utopistica, il mondo prenderà sempre la peggiore delle direzioni” dice Celentano per riassumere l’uscita del suo album. Non parla tramite la stampa, il leone, ma sceglie il modo più moderno possibile per comunicare, via Facebook, Twitter, blog.

L’Italia di oggi è al centro di “Facciamo finta che sia vero”. Il cantante si mette in mezzo a un paese in guerra, col suo basso, è per meglio significare ancora il suo attaccamento alla sua terra, la sua inquietudine di risvegliare le coscienze, sperando che non sia troppo tardi. Dai primi titoli “Non ti accorgevi di me” ci tiene accanto al gruppo rock Negramaro fa quasi metal. E poi con “Facciamo finta che sia vero” canzone che da il titolo all’album, firmato e interpretato in duo con Battiato, composto da Piovani, creatore della musica del film di Benigni “La vita è bella”. Questo brano è uno dei picchi dell’album. Come “Non so più cosa fare” che riabilita Manu Chao sparito da qualche anno. Ecco alla composizione di questa canzone essenziale, altro grande momento del disco, che mette in scena un paesaggio di guerra, fatto dal dolore della gente, di uomini in azione, intervallati dal canto di Adriano, Jovanotti, Battiato. Jovanotti ha consegnato brani come “Fuoco nel vento” e “La cumbia di chi cambia”. Ma la più impegnata di tutte è il titolo finale “Il mutuo” firmato da Celentano dove propone la decrescita come soluzione alla crisi economica attuale. Il cantante consegna un vero patrocinio sul suo paese: “l’Italia sarà bella senza nessuno che la divida, invocando la secessione” e la gente sarà felice perché avrà qualcosa da amare qualcosa che è nel dna, la bellezza. La bellezza di un Italia unita.”
Con questo album rivolto alla realtà, Celentano fa riflettere. Ma soprattutto diverte incanta e seduce ancora.

Fabrizio


dic 4 2011

“Giovani schiavi dei politici che hanno distrutto il Paese”

Celentano alla kermesse organizzata da Grillo per gli alluvionati

TEODORO CHIARELLI

Di nuovo sul palco Dopo un silenzio di quasi 17 anni il «molleggiato» è tornato a cantare a Genova per raccogliere fondi per gli alluvionati. Con lui anche Gino Paoli, Antonacci e don Gallo. Il numero di conto corrente per chi volesse fare una donazione è: Iban IT33 I061 7501 4260 0000 2390 380 intestato «P.A. Croce Verde Pegliese per Genova».

INVIATO A GENOVA
Biagio canta, Beppe parla, Adriano… non si sa», recita la locandina appesa sui muri dei palazzoni popolari. Ebbene sì, Celentano c’è, è lì sul palco con Antonacci e Grillo, Gino Paoli e don Andrea Gallo, prete da marciapiede. E parla il molleggiato, duetta, si lancia in uno dei suoi celebri sermoni. E canta. Dopo diciassette anni, due canzoni in pubblico. Un happening, uno show, una grande, straordinaria serata ieri a Genova nel nome della solidarietà e a sostegno di chi è stato colpito dalla recente, tragica alluvione. Metti una sera nell’estremo ponente di Genova, al Cep, acronimo di «Centro Edilizia Popolare», micidiale risultato della santa allenaza fra i famelici costruttori genovesi e il centro sinistra degli anni Settanta.

«Celentano non va in tv da Fiorello, 12 milioni di spettatori e viene qui, al PalaCep: è una cosa straordinaria», urla Grillo dal palco, mandando in visibilio i duemila che si sono arrampicati fin quassù. E Adriano si presenta sul palco. Vestito di scuro, sorridente, si inchina davanti al pubblico. Arringa la platea, soprattutto i giovani. «Voi giovani non potete sognare perché siete schiavi degli immobiliaristi, degli imprenditori, degli industriali che quando perdono un centesimo di profitto non hanno scrupolo a lasciare a casa migliaia di operai». E ancora: «Non potete sognare perché siete schiavi di una destra corrotta colpevole di aver massacrato l’Italia e siete schiavi di una sinistra che quanto a corruzione non ha niente da invidiare alla destra. Come fate a sognare?».

Poi l’attualità. «Adesso il governo Monti ci dice che dobbiamo fare sacrifici. In effetti la crisi c’è, abbiamo un debito pubblico alle stelle. E chi ci rimette? La povera gente. Io sarei favorevole alla matrimoniale…». «Patrimoniale», lo interrompe Grillo. «No, no – fa Celentano – Quella era con l’altro governo. Ora si chiama matrimoniale». E per finire, una frecciata «a quel pazzo del ministro dell’Ambiente, che è favorevole al nucleare. Non si era accorto del referendum: lui non c’era, dicono che stava dormendo».

Per l’Adriano nazionale una standing ovation. Celentano è travolto dall’affetto dei ragazzi che cantano a squarciagola «Il ragazzo della via Gluck». Adriano si commuove, non voleva cantare, ma interviene don Gallo «che qualche volta fa anche i miracoli». Celentano si lascia andare: «Se me lo chiede don Gallo, canto». Così si lancia in un frenetico rock ‘n roll, con l’anziano sacerdote che si dimena come un ragazzino. Poi finalmente intona: «Questa è la storia di uno di noi, nato anche lui per caso in via Gluck». E’ l’apoteosi. La parabola della cementificazione e della natura derubata. Quello che in fondo è successo in Liguria. Cantano tutti. In un angolo del palco un coro d’eccezione: Paoli, Antonacci, Grillo e don Gallo. E’ veramente commmosso il “molleggiato”: «Sono diciassette anni che non salivo su un palco. Ma vi prometto che tornerò».

In apertura di serata Grillo ha ricordato la Genova di quando era bambino («davanti alla mia casa viveva il killer Donato Bilancia, ma la mia mamma mi diceva “Beppe, se fai tardi, fatti accompagnare da Donatino che sto più tranquilla”»). Poi tocca a don Gallo, il leader della comunità di San Benedetto al porto. A Biagio Antonacci il compito di aprire le danze, scaldando duemila del tendone prima con un omaggio al cantautore genovese Bruno Lauzi, poi offrendo i suoi brani più noti come «Se io, se lei» e «Ma che vita è». «Questa non dev’essere beneficenza – dice ma solidarietà». Dopo Antonacci, Gino Paoli che ha battibeccato con Beppe Grillo prima di intonare le bellissime «Senza fine» e «Sapore di sale». Una serata magica e un quartiere che si fa promotore di solidarietà, per gli alluvionati della città.

04/12/2011 – La Stampa


dic 4 2011

Celentano canta per Genova alluvionata

Show con Grillo, Paoli e Antonacci a favore delle vittime del maltempo.

Non poteva non esserci, lui che ha fatto dei temi dell’ambiente il suo personale pentagramma. Sorpresa-Celentano a Genova, che è uscito finalmente dal suo amato riserbo sollecitato da Beppe Grillo dopo un silenzio, sui palchi si intende, durato quasi 14 anni. Ha scelto di andare al PalaCep Pianacci, estrema periferia di Genova, per la kermesse che lo vedeva insieme a Beppe Grillo, Gino Paoli e Biagio Antonacci per una serata in favore delle vittime dell’alluvione del 4 novembre.

Gino Paoli, Beppe Grillo e Adriano Celentano
(© Ansa) Gino Paoli, Beppe Grillo e Adriano Celentano.

LA VIA GLUCK DELLA LIGURIA. Ha cantato Celentano, e ha commosso tutti, con il Ragazzo della via Gluck, accompagnato dal pubblico. Testimonial carismatico di chi, a un mese dal fiume di fango che ha ucciso sei persone di cui due bambini, ha deciso di partecipare a una serata sotto il tendone di una periferia per aiutare chi ha perso tutto. «Trova case su case, case e cemento, là dove c’era l’erba ora c’è una città», ha cantato. La parabola della cementificazione e della natura derubata. Quello che in fondo è successo in Liguria dove la natura si è ripresa i suoi spazi, uccidendo e sfasciando tutto ciò che era stato costruito.

Grillo contro la Siae: «Hanno voluto il 10% sulle canzoni, qui gli artisti son venuti gratis»

Gino Paoli, Beppe Grillo e Adriano Celentano
(© Ansa) Gino Paoli, Beppe Grillo e Adriano Celentano.

Prima è stato Grillo a affascinare gli oltre 1500 presenti con la sua consueta, ferocissima dialettica accompagnata per un tratto dallo swing dei ‘Locomotive’. Grillo, che ha ricordato la Genova di quando era bambino – «davanti alla mia casa viveva il killer Donato Bilancia, ma la mia mamma mi diceva ‘Beppe, se fai tardi, fatti accompagnare da Donatino che sto piu’ tranquilla» -, che ha attaccato la Siae perché per la serata di beneficenza ha preteso il 10% sui brani – «e io li ho mandati a fanculo perché qui gli artisti sono venuti gratis» – ha poi introdotto don Gallo, il leader della comunità di san Benedetto al porto che a sua volta ha ‘salutato’ la Siae.

NON È BENEFICIENZA, È SOLIDARIETÀ. A Biagio Antonacci il compito di ‘aprire le danze’, scaldando il pubblico, prima con un omaggio al celebre cantautore genovese Bruno Lauzi e offrendo i suoi brani più noti. «Questa non dev’essere beneficenza», ha detto Antonacci. ma dev’essere solidarietà. E lancio un appello a tutti gli artisti, che si mobilitino».

Gino Paoli, Beppe Grillo e Adriano Celentano
(© Ansa) Grillo e Celentano insieme sul palco di Genova.

Dopo Antonacci, Gino Paoli che ha battibeccato con Beppe Grillo prima di intonare le bellissime Senza fine e Sapore di sale. Una standing ovation infine ha accolto Adriano Celentano: vestito di nero, è stato travolto dall’affetto dei ragazzi che hanno cantato Il ragazzo della via Gluck. Celentano si è commosso: non voleva cantare ma «don Gallo fa il miracolo». Così, prima ha accennato a un rock ‘n roll accompagnato dall’improbabile Grillo-pianista poi ha cantato: «Sono 17 anni che non salivo su un palco. Ma vi prometto che tornerò». Genova lo aspetta.

04/12/2011 – Lettera43.it


dic 4 2011

Celentano per Genova ferita: “Fatevi contagiare dall’onestà”

Dopo 17 anni che non saliva su un palco per incontrare dal vivo il pubblico, il “molleggiato” interviene all’appuntamento per la città alluvionata. Canta “Il ragazzo della via Gluck” e insegna: “Il pericolo viene da chi guadagna. Non seppelliamo il sogno italiano”. E Grillo se la prende con la Siae: “Ha chiesto il 10% sui brani ma io li ho mandati a ramengo”
di NADIA CAMPINI

Celentano per Genova ferita 'Fatevi contagiare dall'onestà'

Molti fino all’ultimo non ci credevano, invece alla fine è arrivato anche lui, Adriano Celentano, il molleggiato, che ha detto di no a Fiorello e dodici milioni di spettatori in tv per venire fino a Pianacci, sulle alture del Ponente, una periferia che si sta riscattando, per una serata di parole, musica e solidarietà in favore degli alluvionati di Genova.

E nonostante la promessa di non cantare si fa pure convincere da don Andrea Gallo, il “prete partigiano”, e canta con don Gallo che balla sul palco. “Erano diciassette anni che non salivo sul palco _ ammetterà poi _ c’è voluto mister quattro e mezzo per cento”, dice, prendendo in giro Grillo con il suo movimento Cinquestelle.

Adriano si scatena con “Il ragazzo della via Gluck”, dopo una delle sue prediche graffianti declinate questa volta sul cemento di Genova. “C’è l’uomo che guadagna e quello che non guadagna _ attacca Celentano _ e il pericolo viene da quello che guadagna”.

E prosegue: “Noi non siamo quei becchini che hanno seppellito il sogno italiano. Voi non potete sognare, siete schiavi degli immobiliaristi, degli imprenditori che appena il profitto scende non ci pensano di lasciare a casa migliaia di operai, siete schiavi di una destra corrotta colpevole di aver massacrato l’Italia che ha le origini nella Dc, ma che non è solo di destra ma anche di sinistra… Come fate a sognare, perché sarete subissati dagli incubi di una Genova soffocata dal cemento”.

Celentano racconta l’alluvione di Genova, di Messina, delle Cinque Terre come di un incubo, per dire che “dobbiamo convincere i governi di destra e sinistra che il lavoro più divertente di un politico è quello di agire con onestà per il bene del paese”. E parla del “virus dell’onestà come un virus benefico che può contagliare un intero popolo”.

Parla del debito pubblico, e si dice convinto che è giusto se non ci rimette solo la povera gente. “Sono favorevole alla matrimoniale”; Grillo lo corregge, ma lui insiste, “matimoniale o matriciana non ricordo più”, e se la prende con “quel pazzo del ministro dell’ambiente che si è addormentato quando si è fatto il referendum sul nucleare”.

Al Palacep erano arrivati in 1.500, rispondendo all’appello dell’associazione Pianacci per ascoltare Beppe Grillo, Gino Paoli, Celentano e Biagio Antonacci, con Grillo a fare da mattatore. E’ stato lui a affascinare per primo il pubblico raccolto sotto il tendone del PalaCep con la consueta, ferocissima dialettica. Grillo, che ha ricordato la Genova di quando era bambino (“davanti alla mia casa viveva il serial killer Donato Bilancia, ma la mia mamma mi diceva ‘Beppe, se fai tardi, fatti accompagnare da Donatino che sto piu’ tranquilla”), che ha attaccato la Siae perché per la serata di beneficenza ha preteso il 10% sui brani (“e io li ho mandati a fanculo perchè qui gli artisti sono venuti gratis”), che ha introdotto don Gallo, il leader della comunità di San Benedetto al porto che a sua volta ha ‘salutato’ la Siae. Grillo se l’è presa anche con il cardinal Angelo Bagnasco “e i suoi bodyguard”: “Una volta gli ho detto: cardinale, se Gesù Cristo avesse avuto 12 guardie private al posto dei dodici apostoli, a quest’ora non sarebbe stato crocifisso, non ci sarebbe stato il Cristianesimo e lei ora sarebbe senza lavoro”.

03/12/2011 – La Repubblica


nov 28 2011

Adriano Celentano FACCIAMO FINTA CHE SIA VERO

A quattro anni dall’ultimo disco di inediti, “Dormi amore la situazione non è buona”, e a tre dalla doppia raccolta con inediti “L’animale”, Adriano Celentano pubblica un nuovo album, caratterizzato da una folta presenza di ospiti e collaboratori (ne abbiamo parlato in sede di reportage della conferenza stampa). Oltre a firmare testo e musica della già nota “Non ti accorgevi di me” (che ospita i Negramaro al completo), Giuliano Sangiorgi presta la sua voce (recitante) alla coda di “Non so più cosa fare” (musica di Manu Chao), dividendosi il compito con Franco Battiato e Jovanotti. Battiato, con Manlio Sgalambro, è autore del testo (oltre che seconda voce) del brano che intitola l’album, musicato da Nicola Piovani, mentre a Jovanotti si devono testo e musica di “La cumbia che cambia” e le liriche di “Fuoco nel vento”.
Nei crediti spiccano anche i nomi di Pacifico (Gino De Crescenzo), autore del testo di “Ti penso e cambia il mondo” su musiche di Matteo Saggese e Steve Lipson (già produttore dei Simple Minds), del chitarrista e arrangiatore Phil Palmer, del batterista Steve Ferrone, del bassista Nathan East e del percussionista Trilok Gurtu, “special guest” nell’ “oldie” “La mezza luna”, di cui Raphael Gualazzi, impegnato anche al pianoforte, ha curato l’arrangiamento dei fiati. Oltre a scrivere il testo di “Non so più cosa fare”, Celentano sigla parole e musica de “Il mutuo” mentre “Anna parte” è firmato da Corrado e Camillo Castellari.
Otto canzoni: fra queste, un ripescaggio dal repertorio del 1962 (“La mezza luna”), introdotto da un “cappello” strumentale, e il pamphlet “Il mutuo”, l’episodio musicalmente meno interessante del Cd, che ha i suoi momenti migliori in “Anna parte” e “Ti penso e cambia il mondo”, mentre la divertente “La cumbia di chi cambia” suona troppo affollata di parole per essere adatta alla vocalità di Adriano – sarebbe interessante sentirla nella versione dell’autore, Jovanotti.
TRACKLIST:
“Non ti accorgevi di me”
“Ti penso e cambia il mondo”
“Facciamo finta che sia vero”
“Non so più cosa fare”
“Anna parte”
“Fuoco nel vento”
“La cumbia di chi cambia”
“La mezza luna”
“Il mutuo”

28/11/2011 – Rockol.it


nov 26 2011

Celentano, rabbia da indignato

Contro la crisi invoca la «decrescita». E accusa i governanti «insensati» Spread e tempesta … l’ unica via contro lo spread per una sana e angelica economia è la decrescita… «Il mutuo» … navighiamo senza più comando in preda alla tempesta… «Facciamo finta che sia vero»

MILANO – «Smettila di incaponirti nel volere acquistar senza soldi ciò che non puoi. I debiti uccidono. Eccome…» canta Celentano in un brano intitolato «Il mutuo», di cui ha scritto musica e testo. Ieri Claudia Mori (assente il marito) ha presentato «Facciamo finta che sia vero», il nuovo album del Molleggiato (9 canzoni, 40 minuti, nei negozi dal 29 novembre) che vanta la collaborazione di Franco Battiato, Jovanotti e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Farà discutere soprattutto per le canzoni politiche. Ne «Il mutuo» ha una sua ricetta contro la crisi: «L’ unica via contro lo spread per una sana e angelica economia è la decrescita (…) risorgeranno i calzolai per ricostruire l’ incanto violato dai condoni edilizi e i carpentieri con animo artistico riscoprono la bellezza». Se Celentano ha creato in questo brano una variante del «Mondo in Mi Settima», a loro volta Battiato, Sgalambro, con musica di Nicola Piovani, hanno composto una sorta di nuova «Povera patria» in «Facciamo finta che sia vero», che dà il titolo all’ album. «Siamo nelle mani del peggior stile di vita, nelle mani di insensati governanti che si danno il turno mentre navighiamo senza più comando in preda alla tempesta». Altra canzone militante, stavolta sulla pace, è «Non so più che cosa fare», musica di Manu Chao, testo di Celentano, contro le guerre nel mondo con un lungo finale a quattro voci (Battiato, Jovanotti, Celentano e Sangiorgi), una sorta di salmo dialogato dove la radio trasmette urla di dolore che nessuno ascolta. Decisamente politica infine anche la trascinante, originale e assai diretta «La cumbia di chi cambia», testo e musica di Jovanotti, stile Gaber, che recita: «I funzionari dello Stato italiano si fanno prendere spesso la mano (…) capita spesso che li trovi a rubare». Insomma gridi di rabbia offerti in un contesto musicale davvero curato, popolato da tanti personaggi come Anna dalla vita noiosa o «preti che gestiscono segreti» in «Fuoco nel vento» firmata Jovanotti. Ci sono anche brani leggeri come la già nota «Non ti accorgevi di me» con Sangiorgi, modernissima nell’ impasto sonoro seguita da «Ti penso e cambia il mondo» firmata da Pacifico. La chicca, fra le canzoni pop, è la rilettura, con intro orientaleggiante, di un classico del passato, «La mezza luna», un cha-cha-cha che fu un successo antico dello stesso Celentano. Raphael Gualazzi arrangia i fiati e suona il pianoforte. Come sempre Celentano sa scegliere i collaboratori e il disco suona bene e quasi sempre cattura. Diviene un poco indigesto quando l’ afflato ecologista o umanitario assume i connotati pedanti della predica espressa senza alcuna mediazione poetica. Celentano apparirà in tv? «Dove e quando non è dato di saperlo» dice la Mori. Potrebbe andare da Santoro, o da Fazio o da Fiorello. Quanto alla possibilità di un concerto-evento Claudia Mori non esclude che possa aver luogo l’ anno prossimo. Al Tg1 delle 20 Celentano con una telefonata parla di «un grido di rabbia, un disco a sfondo sociale, con delle arrabbiature vere: credo di interpretare la rabbia di tutti in questo momento». E farà un concerto per Beppe Grillo a Genova, come si dice?, chiede Mollica. Adriano nega.

Luzzatto Fegiz Mario

25/11/2011 – Corriere della Sera


nov 25 2011

Celentano, il disco più politico 2011. Con Jovanotti, Battiato, Manu Chao

Copertina di 'Facciamo finta che sia vero'

di Marinella Venegoni

Diavolo d’un Celentano, è suo il disco più politico di questo anno che sta morendo annegato in canzoni di amori che finiscono male. «Facciamo finta che sia vero», che esce il 29 novembre, è un fuoco di fila su temi che riguardano tutti noi, cittadini del mondo e dell’Italia; è come se Adriano rubasse dalle nostre menti e dalle chiacchiere le grandi domande quotidiane che ci inquietano quando guardiamo i Tg; è come se desse voce alle risposte meste, o sardoniche, che frullano le nostre conversazioni. E’ come se amplificasse in ritmo un pensiero collettivo e la visione di un’epoca fra le più buie della nostra storia.

Ma «Facciamo finta che sia vero» non è un album noioso, tutt’altro. E’ anzi il più riuscito e vivace degli ultimi anni, anche nelle musiche e nei suoni assai contemporanei; con una dimensione da concept e una freschezza che fa da contraltare alla corposità dei contenuti. Il talento di interprete del Molleggiato esce rivitalizzato dall’incontro con gli autori (e spesso con le loro voci), scelti fra i più qualificati e credibili di varie generazioni. L’epoca dei suoi lavori con Mogol e Gianni Bella sembra appartenere a un lontano passato, oggi il Celentano degli spettacoli televisivi moraleggianti, ormai lontano dalla tv, ha trovato spazio sul fronte musicale.

Jovanotti finisce per apparire, qui, come una sorta di alter ego, confermando un’affinità storica con il Molleggiato; suo il testo di «Fuoco nel vento», dove si canta di «ciarlatani ed impostori/spacciatori di realtà», e di «Preti che gestiscono segreti/Che hanno messo sotto i piedi/Ogni eterna verità». E’ sempre sua «La cumbia di chi cambia», un cimento vocale per Adriano, con la musica trascinante che ingloba concetti come «I funzionari dello stato italiano/Si lascian spesso prendere la mano… Capita spesso che li trovi a rubare…». Sembra di leggere in rima i quotidiani di questi giorni.

Ma c’è pure una ispirata new entry nel mondo celentanesco, Franco Battiato, che con il falsetto e dopo la sua spietata fotografia della «Povera Patria», ritorna con la stessa ispirazione nel pezzo che dà il titolo al disco: musica di Piovani, testo suo e di Sgalambro che dice «Siamo nelle mani del peggiore stile di vita/Nelle mani di insensati governanti…»: cronache dell’altro ieri, ancora merce palpitante in un duetto quanto meno stravagante con il padrone di casa.

L’inconfondibile musica dondolante di Manu Chao diventa poi lo sfondo di una inquietudine corale palpabile, con le voci degli stessi Jovanotti e Battiato, e di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, che si confondono in un testo celentanesco dove si canta l’impotenza collettiva di fronte alla società che ripete i propri errori: «Il problema è la radio, questa radio che non smette e che continua a dirci le stesse cose da tanti anni», si riflette in «Non so più cosa fare».

Celentano compirà il 6 gennaio 74 anni. Più di Mick Jagger, più di McCartney, rispetto ai quali, nel nostro piccolo d’Italia, si è speso con più parsimonia e a largo raggio, continuando a cercare con spirito indomito una strada espressiva adatta ai tempi e che gli somigliasse fino in fondo. L’ha trovata, anche, andando indietro. Perché nell’album svetta il gran finale «Il Mutuo», musica e testo dello stesso Adriano: è un autentico «Mondo in mi7» del Terzo Millennio, ispirato e visionario, un’ode dolorosa e rabbiosa che riprende, attualizzandoli, i temi da sempre cari al Molleggiato; come una scaletta di programma televisivo che potrebbe nascere. Inglese maccheronico come interludio, e consigli («Diffida di chi ti vuole vendere/specie quando ti dicono:/non importa se ora non paghi…»), sogni urbanistici («Quartieri e piccoli artigiani/su per gli antichi selciati..»), ecologia («Il seme di ogni forma di vita/lontano da quei loculi quadrati di cemento»), invettive («La solitudine dell’uomo/vive nel marcio/di quelle bustarelle comunali..»), perfino un inno alla decrescita («L’unica via contro lo spread»).

E’ una settimana di fuoco, questa, per la serie A della musica popolare che si candida alle vendite natalizie. Dopo Mina, Ligabue, il libro di Vasco, Tiziano Ferro, fra poco Venditti, Adriano Celentano entra di prepotenza fra i candidati alla hitparade, e promette interventi tv per annunciare il ritorno discografico: il segreto è di rigore, ma sarà obbligatorio Fazio. Claudia Mori, la moglie di Adriano, la cui voce è ben riconoscibile nei cori, racconta di un lavoro messo su con abbastanza velocità, in sei mesi: «La bravura di Adriano, come dice Paolo Conte, è stata di far capire il senso del ragionamento del testo che sta cantando». Questa volta, più del solito. Possibilità di rivedere Celentano in tv, promozione a parte? «Non ce n’è, non gliela fanno fare, la tv. Sì è vero, l’aria è cambiata: ma da pochi minuti. E’ quel cambio d’aria che non si sa se arrivi fino alla Rai».

25/11/2011 – La Stampa


nov 23 2011

Adriano Celentano, la guida alle canzoni del nuovo album «Facciamo finta che sia vero»

Dopo quattro anni di silenzio discografico (interrotto nel 2008 dalla compilation «L’animale»), Adriano Celentano ha finalmente inciso un nuovo album di inediti, il primo dal grande successo di «Dormi amore, la situazione non è buona». Si intitola «Facciamo finta che sia vero» e arriverà nei negozi (e nei digital music store) martedì 29 novembre. Prodotto come sempre dal Clan Celentano, contiene nove canzoni, una delle quali è già nota. Si tratta del singolo «Non ti accorgevi di me» (da un mese in radio), scritto e anche cantato da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro.
Degli altri otto brani, il Molleggiato ne firma come autore di parole e musica uno solo, «Il mutuo», un titolo tutto da interpretare. Per gli altri sette, Celentano ha scelto di collaborare con alcuni tra i più grandi nomi della musica italiana, leggera e no. A partire dal maestro Nicola Piovani (premio Oscar per la colonna sonora di «La vita è bella»), che ha composto la musica di «Facciamo finta che sia vero», il brano che dà il titolo all’album. Il testo, invece, è firmato da Franco Battiato, che dà il suo contributo al pezzo anche come interprete.
La voce del cantautore siciliano è presente pure in «Non so più cosa fare», forse il brano più atteso. Con Celentano e Battiato, infatti, lo interpretano Jovanotti e Sangiorgi. L’inedito quartetto, al servizio di un brano composto da Manu Chao, ha già fatto notizia alla fine di settembre ed è stato oggetto di un irresistibile video di Fiorello su Twitter.
La collaborazione tra Celentano e Jovanotti ha prodotto altri due brani del disco: «Fuoco nel vento» (scritto con Matteo Saggese) e «La cumba di chi cambia». Si rinsalda così il legame artistico nato nel 2007 durante la lavorazione di «Dormi ancora, la situazione non è buona», che conteneva il brano di Jovanotti «Aria… non sei più tu». I due si conoscono da oltre 20 anni, da quando cioè Lorenzo era legato sentimentalmente a Rosita, la primogenita di Adriano e Claudia Mori.
Completano la tracklist del nuovo disco «Ti penso e cambia il mondo», secondo pezzo firmato da Saggese (autore di canzoni per Giorgia, Zucchero, Mina), «La mezza luna», per il quale Raphael Gualazzi ha curato l’arrangiamento dei fiati, e «Anna parte» di Corrado Castellari.

di Barbara Mosconi

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22/11/2011 – TV Sorrisi & Canzoni (www.sorrisi.com)