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feb 2 2012

Sanremo: Adriano Celentano ha dato di nuovo il buon esempio

di Patrice Makabu

Firenze. Adriano Celentano donerà il compenso per la sua partecipazione al Festival di Sanremo in beneficenza, stupendo tutti ancora una volta, tutti quelli che hanno avuto spesso da ridire per i suoi cachet molto onerosi. Oltre alla donazione Adriano annuncia ai telespettatori durante la presentazione ufficiale del festival della canzone italiana di voler pagare in aggiunta le tasse relative all’importo percepito: un’altra iniziativa pubblicitaria di un personaggio famoso per accrescere la propria popolarità?

Questa non è una dubbia iniziativa alla Ennio Doris pro Mediolanum per un mese di scuola che di certo non ha cambiato la vita ai bambini di Haiti, al contrario della propria grazie alla pubblicità scaturita da quell’invitante spot. Chi conosce bene Adriano non crede che questa sia una mossa studiata ai fini di piacere al pubblico, Adriano Celentano e Claudia Mori sono da sempre due personaggi dello spettacolo attenti ai bisogni della gente, che spesso hanno remato contro quelle che erano e sono ancora tutt’oggi le cosiddette convenzioni, alle quali la maggior parte della gente si attiene pur di non circondarsi di nemici o più semplicemente non uscire dal coro.

Adriano e Claudia al fianco delle persone bisognose ancora una volta, non per pubblicità: per l’animo nobile che li ha sempre contraddistinti.

Il contratto prevede che Celentano partecipi una, due o più le serate all’evento, di conseguenza non è possibile stabilire con certezza il compenso che percepirà, ma ha davvero importanza farsi domande in merito? In molti giornali ed in trasmissioni televisive tra le più seguite, più che soffermarsi sul bel gesto degno di nota si è partorita la solita inetta ed inutile curiosità su quanto consistente sia questa donazione, ancora una volta per capire quanto vale il nostro amatissimo Celentano, ma davvero si può quantificare in denaro la sensibilità di una persona? Quanti altri gesti simili nel corso della vita Adriano Celentano ha fatto e nessuno ne è a conoscenza?

La domanda ritorna quindi spontanea, conosciamo davvero bene Adriano? Possiamo paragonarlo forse a chi parla, parla, parla ma di concreto non ha fatto mai nulla attraverso il mezzo televisivo oltre che parlare bene ed agire in maniera contraria mentre il suo successo saliva alle stelle? La dimostrazione in materia possiamo vederla rappresentata dalle ultime scoperte in quanto ad evasione fiscale e sequestri di varia entità nei confronti di personaggi famosi che in questi giorni ci hanno stupito e fatto pensare.

Adriano Celentano ha chiesto ai cosiddetti “magnifici 7″ (come ama definirli), i magnifici sette sindaci di alcune città italiane: De Magistris, Pisapia, Renzi, Tosi, Zedda ed Emiliano di indicargli famiglie in stato di assoluta povertà per tenere in considerazione le loro esigenze, nel caso poi il compenso dovesse aggirarsi intorno ai 350 mila euro, 100 mila saranno destinati a due ospedali Emergency altri 250 mila alle famiglie sopra menzionate. Quando Celentano sarà a Sanremo consegnerà ad un notaio una busta con i nomi delle famiglie indicate dai sindaci alla presenza probabilmente di Claudia Mori.

Mentre trapelano indiscrezioni sui personaggi che saranno presenti sul palco dell’Ariston possiamo tranquillamente dire che il vero spettacolo di questo festival sarà questa volta il sorriso dei telespettatori che da casa, anche se noi non li vedremo, apprezzeranno il cuore grande di un cantante e presentatore che abbraccia tutte le generazioni e fuori dalle righe, che è rimasto negli occhi di chi oggi ha i capelli bianchi e dei giovani che sono colpiti dal suo imporsi al momento giusto con parole che attraversano la mente e silenzi che parlano ancor più delle parole stesse.

Pagare le tasse anche quando si fa beneficenza in questo caso è un ceffone sonoro ed un buon esempio allo stesso tempo, che speriamo faccia riflettere i tanti che si sono arricchiti sul lavoro e sui sacrifici degli onesti, presentatori e star della tv in primis, che dovrebbero invece come i politici ringraziare tutti gli italiani per la fiducia in loro riposta dando un buon esempio.

02/02/2012 – ToscanaNews24.it


gen 26 2012

Sanremo: Mazzocchi (Pdl), inopportuni 300.000 euro a Celentano

Roma, 26 gen. (Adnkronos) – “In un contesto di profonda crisi economica e con un Governo di emergenza, e’ quantomeno inopportuno che la televisione pubblica spenda quote a sei cifre per pagare questo o quell’artista. E non mi interessa che l’artista sia Celentano o un altro”. Lo dice Antonio Mazzocchi, deputato del Popolo della Liberta’ e presidente dei Cristiano Riformisti, commentando le indiscrezioni sul cachet di Adriano Celentano per la partecipazione al Festival di Sanremo.

“Il canone Rai quest’anno -dice Mazzocchi- e’ ulteriormente aumentato, richiedendo ulteriori sacrifici alle famiglie italiane e a molti pensionati che per pagarlo dovranno rinunciare anche ad un litro di latte. Trovo inopportuno, per non dire assurdo, che un artista possa guadagnare in 20 minuti cio’ che quegli stessi pensionati prendono in 10 anni di pensione”.

“Se ci sara’ maggiore austerita’ anche nei costi della televisione pubblica e tutti saranno pronti a rinunciare a qualcosa -prosegue Mazzocchi- il Festival sara’ maggiormente apprezzato da tutto il pubblico televisivo. Diciamo no pertanto ai compensi d’oro dei festival di Stato, perche’ l’Italia in questo momento ha bisogno di tutto tranne che di ricche ed allegre orchestre che suonano mentre la nave rischia di affondare”, conclude l’esponente dei Cristiano Riformisti.

26/01/2012 – LiberoQuotidiano.it


gen 26 2012

Celentano chiagne e fotte: fa i capricci, la Rai lo copre d’oro

Il Molleggiato a Sanremo: la tv di Stato lo strapaga, lui gioca al martire della liberta. Il compenso? Sarebbe 300mila euro a puntata

Caricatura Adriano Celentano a Sanremo 2012

Il primo passo per risanare la Rai dovrebbe esser quello di brevettare la strategia del martirio. Vuoi lamentarti sui giornali che l’emittente pubblica ti censura? Bene, allora sgancia a Viale Mazzini un tributo per la pubblicità gratuita. Se qualcuno ci avesse pensato anni fa, ora il carrozzone catodico sarebbe l’azienda più fiorente del Paese. E uno dei maggiori finanziatori sarebbe Adriano Celentano, specialista nell’arte della lamentazione e del ricattino morale. Il Tiraemolleggiato sta dando spettacolo anche in questi giorni: l’hanno invitato al Festival di Sanremo, e lui ha minacciato di disertare l’Ariston a meno di non essere accontentato in tutti i capriccetti da stella della canzone. Una serie interminabile di condizioni e paletti, di fronte ai quali ci sono solo due possibilità: o chinare la testa o rinunciare all’imperatore Adriano. Ieri, finalmente, la bozza del suo contratto è arrivata a Viale Mazzini e sembra proprio che Celentano sia stato soddisfatto in tutto e per tutto. Dunque la firma si avvicina.

L’accordo dovrebbe essere questo (come rivelato da Carlo Tecce sul Fatto e confermato da altre fonti): 300mila euro a puntata, con un tetto massimo di 750mila euro. Che significa? Semplice: può darsi che Celentano faccia più di una apparizione. Dunque, se sarà all’Ariston per due sere, guadagnerà 600mila euro. Se lo vedremo cinque volte, guadagnerà comunque 750mila euro invece di superare il milione. Comunque sia, le cifre non sono basse. Egli avrà poi la possibilità di parlare liberamente, pur nel «rispetto del codice etico». Infine, almeno durante la prima comparsata, non sarà interrotto da spot pubblicitari. Nelle serate successive gli spot appariranno solo se Adriano supererà con i suoi monologhi gli spazi previsti tra un blocco e l’altro (circa 25 minuti).

Per farla breve: il Tiraemolleggiato potrà disquisire anche per quaranta minuti (la durata prevista per il suo primo intervento) senza che venga mandata la pubblicità e senza che nessuno metta il naso nei suoi testi (dicono che sia un po’ meno disponibile quando lo intervistano: il testo delle domande vuole vederlo eccome). Qualora lo desiderasse, potrebbe tornare anche nei giorni successivi, parlando per 25 minuti alla volta di ciò che gradisce e diventando – come auspicato da Gianni Morandi – una sorta di «conduttore ombra» del Festival.

A questo punto sorgono un po’ di domande a cui sarebbe bello avere una risposta. Mettiamo che Celentano, come al solito, faccia il pieno di ascolti. Come fa la Rai a guadagnare se non può vendere la pubblicità? Poi, quanto guadagna davvero Adriano? Nei giorni scorsi si è affannato a smentire sul suo sito le voci che gli attribuivano un incasso di un milione e duecentomila euro. Vuole mettere a tacere le polemiche? Bene, dichiari una volta per tutte quanto si mette in tasca, visto che a foraggiarlo sono i contribuenti tramite il canone. Circola anche la voce che donerà il cachet in beneficenza. Lo speriamo per lui: gli farà comodo al momento di compilare la dichiarazione dei redditi.

Infine: perché gli italiani dovrebbero anche mollare un solo euro a Celentano? Da poche settimane è uscito il suo nuovo disco: Sanremo gli darà la possibilità di promuoverlo di fronte a un pubblico immenso. Dovrebbe bastargli, no? Però il Tiraemolleggiato pretende che la tivù pubblica gli paghi il Clanone e gli confezioni uno spottone su misura. La verità è che Adriano fa il martire ma va solo dove gli conviene. Mesi fa, Michele Santoro si è lamentato che Celentano – dopo averlo chiamato ripetutamente in diretta quando Annozero era sulla cresta dell’onda – non si era degnato di aiutarlo nemmeno un po’ a reclamizzare la sua nuova trasmissione: non aveva più da guadagnarci. Adesso a Santoro preferisce Sanremo, patrono della visibilità mediatica.

di Malabarba

26/01/2012 – LiberoQuotidiano.it


gen 8 2012

Sanremo: Celentano “piglia tutto”

Genova – Il Festival? Se lo piglia Celentano. La direzione artistica, nella figura imponente di Gianmarco Mazzi, ha messo le fondamenta per averlo all’Ariston. Ora la Rai tratta per tenercelo tutte le sere, da martedì 14 a sabato 18 febbraio. Clamoroso, ma sino a un certo punto. Il cantante è a una svolta. Ieri ha compiuto 74 anni e solo pochi giorni fa ha vinto la battaglia per salvare il muro dove Alda Merini scriveva i suoi appunti.

All’interno della casa della poetessa ai Navigli, rischiava di essere abbattuto. Segue una petizione su Internet e sul blog di Celentano mercoledì, anche a nome della moglie Claudia Mori, si materializza questo messaggio: “Ho parlato con il sindaco Pisapia e con Stefano Boeri che ci hanno assicurato di aver risolto il problema”.

Sarà un po’ più complesso per la Rai trovare l’accordo sulla trasferta sanremese, ma anche lì conteranno il rapporto d’amicizia con Mazzi e lo stesso Gianni Morandi, oltre a una sana voglia di riapparire in pubblico. L’età, del resto, finisce per ammorbidire certe cautele. Gino Paoli e Ornella Vanoni, per fare un esempio di splendidi settantenni, continuano a esibirsi. Lo stesso Celentano, che sarà il filo rosso del prossimo Festival, a fine novembre ha pubblicato l’album “Facciamo finta che sia vero”, il migliore degli ultimi vent’anni, ha aperto una pagina su Facebook, ha mandato in radio in singoli “Non ti accorgevi di me” e “Non so più cosa fare”, grande canzone politica a quattro voci con Jovanotti, Franco Battiato e Giuliano Sangiorgi.

Il 3 dicembre, poi, è stato al PalaCep di Prà per il concerto in favore delle vittime dell’alluvione genovese, insieme a Grillo, Paoli, Antonacci e don Gallo fra gli altri. Ed è stato in quell’occasione, durante il viaggio verso Genova, che Mazzi gli ha chiesto: «Perché non vieni al Festival?». Celentano chiede se sia molto lontano da Genova, dirà più tardi Mazzi. E suonerà strano visto che il cantante ha una casa a Bordighera, quindi sa perfettamente quanto ci vuole dalla campagna di Galbiate, Lecco, dove vive, sino in Riviera.

Comunque Celentano gli risponde: «Allora vengo». Mazzi fa passare mezz’ora e glielo richiede. E il cantante: «Se ti dico che vengo, vuol dire che vengo». Fine del discorso. Ma la trattativa va avanti. Morandi, a chi gli chiede se un’apparizione di Celentano non lo metterebbe in ombra, risponde un po’ piccato: «Se verrà, non potrò che essere più tranquillo. Può fare quello che vuole». Una parola. La Rai sa, per esperienza diretta e pluriennale, dal “Fantastico 8″ ecologista e referendario, famoso lo slogan contro la caccia, ai programmi polemici degli ultimi anni, che con Celentano si sa come si parte e mai come e dove si può arrivare. Allo stesso tempo, anche solo ascoltando le tante canzoni impegnate di “Facciamo finta che sia vero” si capisce la sua nuova urgenza: comunicare ancora con il pubblico. E Sanremo sarebbe il posto e il momento ideale.

L’ultima volta è stata nel 2004, quando dimostra una grande sensibilità per l’amico Tony Renis in difficoltà come direttore artistico in una pessima edizione condotta da Simona Ventura. Il cantante intercetta il grido di dolore di Renis: «Il vero Celentano sarebbe venuto e avrebbe fatto un’improvvisata». E il 6 marzo si materializza all’Ariston dove non perde occasione per bacchettare i vertici di viale Mazzini, l’allora direttore generale Flavio Cattaneo e il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce, per un’eccessiva commistione fra politica e musica, riferendosi a un collegamento con Nassiriya. Ma questa volta andrà diversamente. A Celentano carta bianca su ciò che vorrà dire e fare. Apparirà ogni sera, diventando un richiamo irresistibile non solo per la platea televisiva. D’altra parte lo showman vero è lui.

di Renato Tortarolo

07/01/2012 – Il Secolo XIX


dic 22 2011

Adriano Celentano: un Mutuo per l’Italia

Economia. Ansia. Crisi. Stress. Paura. Risposta? Mutui e prestiti. Qualche giorno fa vi abbiamo parlato di una canzone di Adriano Celentano, lo smolleggiato, che già negli anni 70 lanciava un SoS all’economia italiana. Ebbene, da qualche giorno svetta nelle hit musicali un nuovo testo di Celentano. Tema? Il Mutuo? Un mutuo in senso lato, un termine usato per parlare del presente ma anche e sopratutto del futuro.

Se non vuoi che fra di noi/Succeda una spaccatura/di dimensioni internazionali/NEXTIGORL IUON THE DRAISEN” Spiegato da Celentano in modo molto chiaro ed eloquente: “… smettila/di incaponirti/nel volere acquistar/senza soldi/ciò che non puoi

Eppure siamo tutti convinti che per acquistare una casa basti il prestito, ma nessuno fa conto che con la crisi anche le agenzie hanno poca liquidità! Celentano, in questa canzone si trasforma in un ottimo consulente, quasi un padre di tutti e spiega qualcosa che forse troppi non pensano, quando si stipulano delle rate bisogna sempre stare attenti, ma di questo ne scriviamo tutti i giorni, e voi cari lettori, tutti i giorni apprezzate i consigli che i nostri esperti vi danno. Vediamo un pò cosa ci consiglia lo Smolleggiato.

I debiti uccidono/…/Diffida di chi ti vuole vendere/specie quando dicono:
non importa se ora non paghi/basta mettere una firma/sul mutuo
e diventerai un bel padrone/

Quando si firma un mutuo, specie quelli ipotecari la casa acquistata con il mutuo non è propria ma è della banca o dell’istituto di credito sino a che non si termina di saldare il debito.

La musica tipica del Celentano ultimi anni, ci accompagna in una vera lezione di vita. E così analizza i problemi della società attuale, lo stress dei tanti pagamenti e delle cedole arretrate che spesso avvilisce l’italiano medio.

Ma anche la crisi economica nel Paese non si arresta, e, anche tra le righe della canzone Il mutuo, l’attento osservatore del Paese reale, coglie aspetti tipici della società italiana e forse anche europea.

ci dobbiamo fermar…/soltanto così/l’Italia si salverà/serve solo un po’ di coraggio/per davvero ricominciare/…/e ridare un volto alle città

Qualche consiglio che forse farebbero bene ad ascoltare anche gli amministratori, per ridare vita a quartieri, borghi e città, perchè dopo una sorta di italianissima rinascita per Celentano “Risorgeranno i calzolai/per ricostruire l’incanto violato/…/E i carpentieri che con animo artistico riscoprono la bellezza,/il seme di ogni forma di vita/lontani da quei loculi quadrati di cemento/

Narra lo Smolleggiato di una società triste e sola, impegolata come non mai in una sorta di corruzione che, a suo vedere contamina un pò tutti i gradini della politica, è però necessario cambiare ed infatti suggerisce Celentano: “a per cambiare un po’ ci costa/Fino a quando noi non ci saremo liberati
ma per cambiare un po’ ci costa/

Bisogna cambiare ed uscire dalla globalizzazione, che secondo Celentano “ama giocare coi nostri guai

E poi ecco che all’orizzonte nel testo dello Smolleggiato appare la paura che da mesi terrorizza tutti, non poteva non essere citato lo spread! Suggerendo anche una modalità per frenare il terrore che questo strano vocabolo semina tra la gente “l’unica via contro lo Spread/IUES/per una sana e angelica economia:/è la decrescita” Il testo tutto da sentire si conclude con un vero ennesimo ed innovativo suggerimento al Governo. Frenare la recessione per Celentano si può attraverso la decrescita perchè essa può aiutare l’Italia “Senza abbassare lo stipendio/di chi non ci arriva alla fine del mese rinunciando a qualcosa/

Il testo sembra parlare di un mutuo non economico ma sociale, una sorta di investimento collettivo per la ripresa di un Paese in crisi. Tra le righe della canzone, specie verso la fine si intravvede una lucidissima analisi politica che ha sicuramente visto un attento studio economico. Ed allora stipuliamo o no questo mutuo con il futuro?

Per il cantante diventato per un giorno suggeritore della classe politica:

è inutile poi andar in Cina/GESCO UAN MI/in cerca di un nuovo profitto/…/E’ solo questione di tempo/…/verrà il giorno che pure la Cina si inceppa
…/Siamo vittime di un crollo economico mondiale.

Ricorda lo smolleggiato che dopo la Seconda Guerra Mondiale, la crisi, la recessione e poi il boom, il grande Boom economico, quello di cui lui stesso spesse ha cantato negli anni in cui la bella Milano emergeva e sparivano i verdi prati mentre nasceva via Gluck.

Oggi Celentano vede nella bellezza italiana una possibile soluzione alla crisi, e la vede in una Italia che, forse costretta deve pianificare la decrescita anzichè la crescita.

Anche se i partiti e i governi arraffoni di tutto il mondo/dopo il famoso Boom economico…/l’hanno mezza massacrata…/Ma noi possiamo ricominciare,/e fare le cose da capo,/perché lei è lì/è lì che ci aspetta
fin dalla notte dei tempi

22/12/2011 – Mediterranews.org


dic 20 2011

Il vecchio leone ruggisce ancora

Di seguito “Le vieux lion rugit encore”, un bell’articolo su Adriano pubblicato da “Le Matin Dimanche”, uno dei più importanti giornali svizzeri.

Lo segnala la pagina ufficiale di Facebook di Adriano Celentano.

Le Matin Dimanche: 'Le vieux lion rugit encore'

Il nostro utente asso ci ha fatto la gentilezza di procurarci la traduzione in italiano e noi la riportiamo fedelmente:


Il vecchio leone ruggisce ancora

E’ più di una sconvolgente coincidenza. Adriano Celentano esce con il suo nuovo album, a qualche settimana dalle dimissioni di Berlusconi, dal rimpasto ministeriale e dal piano d’austerità annunciato in Italia.
Come se avesse atteso il suo turno per avere il campo libero.
Per memoria, Celentano è stato sempre molto critico verso il governo italiano, in particolare contro Berlusconi. Nel 2005, fece RockPolitik divenuto culto, mix tra rock e satira politica che non piaceva a tutto il mondo.
Il suo nuovo album si chiama “Facciamo finta che sia vero”. Celentano si presenta in tutto il suo splendore, pieno d’enfasi, di spirito e di ospiti a sorpresa. Ma sarà per noi impossibile chiedergli se ha scientemente scelto di tornare oggi. Perché Celentano è avaro di parole. “il mio album parla da sé” ripete.
Di colpo, alla conferenza stampa organizzata a Milano per lanciare il nuovo disco, rompe quattro anni di silenzio discografico, è… Claudia Mori, sua moglie, che risponde alle domande dei giornalisti! “la musica è mancata ad Adriano. E lui ha sempre la speranza che le cose possano cambiare” ha confermato lei.

Adriano Celentano è un personaggio culto in Italia. Nato al 14 della mitica Via Gluck, ha una settantina d’anni, è diventato uno degli italiani più conosciuti all’estero, più di 100 milioni d’album nel mondo. Azzurro, Svalutation, 24000 baci sono diventati simboli nazionali di un artista venerato ovunque.
I più grandi realizzatori italiani si sono disputati la sua presenza, da Fellini in La Dolce Vita a Pier Paolo Pasolini. Ma soprattutto, Celentano ha creato la sua reputazione con la sua totale libertà d’espressione, per il suo impegno.
Nel 1987, ha esortato gli spettatori di spegnere loro posto per cinque minuti per la pace nel mondo.
Nel 2001, si è lanciato in un monologo sulla donazione degli organi.
Prima di prendere posizione contro la caccia, il mondo moderno, per la causa animale fino a Rockpolitick. Dopo il silenzio di qualche anno, il vecchio leone si è risvegliato. Sempre arrabbiato. Sempre attaccato al suo paese. “Quello che tende a perdersi è la visione utopistica della vita. Dico a volte delle cose che sembrano irrealizzabili, ma finalmente, si sono realizzate. Se si perde questa visione utopistica, il mondo prenderà sempre la peggiore delle direzioni” dice Celentano per riassumere l’uscita del suo album. Non parla tramite la stampa, il leone, ma sceglie il modo più moderno possibile per comunicare, via Facebook, Twitter, blog.

L’Italia di oggi è al centro di “Facciamo finta che sia vero”. Il cantante si mette in mezzo a un paese in guerra, col suo basso, è per meglio significare ancora il suo attaccamento alla sua terra, la sua inquietudine di risvegliare le coscienze, sperando che non sia troppo tardi. Dai primi titoli “Non ti accorgevi di me” ci tiene accanto al gruppo rock Negramaro fa quasi metal. E poi con “Facciamo finta che sia vero” canzone che da il titolo all’album, firmato e interpretato in duo con Battiato, composto da Piovani, creatore della musica del film di Benigni “La vita è bella”. Questo brano è uno dei picchi dell’album. Come “Non so più cosa fare” che riabilita Manu Chao sparito da qualche anno. Ecco alla composizione di questa canzone essenziale, altro grande momento del disco, che mette in scena un paesaggio di guerra, fatto dal dolore della gente, di uomini in azione, intervallati dal canto di Adriano, Jovanotti, Battiato. Jovanotti ha consegnato brani come “Fuoco nel vento” e “La cumbia di chi cambia”. Ma la più impegnata di tutte è il titolo finale “Il mutuo” firmato da Celentano dove propone la decrescita come soluzione alla crisi economica attuale. Il cantante consegna un vero patrocinio sul suo paese: “l’Italia sarà bella senza nessuno che la divida, invocando la secessione” e la gente sarà felice perché avrà qualcosa da amare qualcosa che è nel dna, la bellezza. La bellezza di un Italia unita.”
Con questo album rivolto alla realtà, Celentano fa riflettere. Ma soprattutto diverte incanta e seduce ancora.

Fabrizio


dic 4 2011

“Giovani schiavi dei politici che hanno distrutto il Paese”

Celentano alla kermesse organizzata da Grillo per gli alluvionati

TEODORO CHIARELLI

Di nuovo sul palco Dopo un silenzio di quasi 17 anni il «molleggiato» è tornato a cantare a Genova per raccogliere fondi per gli alluvionati. Con lui anche Gino Paoli, Antonacci e don Gallo. Il numero di conto corrente per chi volesse fare una donazione è: Iban IT33 I061 7501 4260 0000 2390 380 intestato «P.A. Croce Verde Pegliese per Genova».

INVIATO A GENOVA
Biagio canta, Beppe parla, Adriano… non si sa», recita la locandina appesa sui muri dei palazzoni popolari. Ebbene sì, Celentano c’è, è lì sul palco con Antonacci e Grillo, Gino Paoli e don Andrea Gallo, prete da marciapiede. E parla il molleggiato, duetta, si lancia in uno dei suoi celebri sermoni. E canta. Dopo diciassette anni, due canzoni in pubblico. Un happening, uno show, una grande, straordinaria serata ieri a Genova nel nome della solidarietà e a sostegno di chi è stato colpito dalla recente, tragica alluvione. Metti una sera nell’estremo ponente di Genova, al Cep, acronimo di «Centro Edilizia Popolare», micidiale risultato della santa allenaza fra i famelici costruttori genovesi e il centro sinistra degli anni Settanta.

«Celentano non va in tv da Fiorello, 12 milioni di spettatori e viene qui, al PalaCep: è una cosa straordinaria», urla Grillo dal palco, mandando in visibilio i duemila che si sono arrampicati fin quassù. E Adriano si presenta sul palco. Vestito di scuro, sorridente, si inchina davanti al pubblico. Arringa la platea, soprattutto i giovani. «Voi giovani non potete sognare perché siete schiavi degli immobiliaristi, degli imprenditori, degli industriali che quando perdono un centesimo di profitto non hanno scrupolo a lasciare a casa migliaia di operai». E ancora: «Non potete sognare perché siete schiavi di una destra corrotta colpevole di aver massacrato l’Italia e siete schiavi di una sinistra che quanto a corruzione non ha niente da invidiare alla destra. Come fate a sognare?».

Poi l’attualità. «Adesso il governo Monti ci dice che dobbiamo fare sacrifici. In effetti la crisi c’è, abbiamo un debito pubblico alle stelle. E chi ci rimette? La povera gente. Io sarei favorevole alla matrimoniale…». «Patrimoniale», lo interrompe Grillo. «No, no – fa Celentano – Quella era con l’altro governo. Ora si chiama matrimoniale». E per finire, una frecciata «a quel pazzo del ministro dell’Ambiente, che è favorevole al nucleare. Non si era accorto del referendum: lui non c’era, dicono che stava dormendo».

Per l’Adriano nazionale una standing ovation. Celentano è travolto dall’affetto dei ragazzi che cantano a squarciagola «Il ragazzo della via Gluck». Adriano si commuove, non voleva cantare, ma interviene don Gallo «che qualche volta fa anche i miracoli». Celentano si lascia andare: «Se me lo chiede don Gallo, canto». Così si lancia in un frenetico rock ‘n roll, con l’anziano sacerdote che si dimena come un ragazzino. Poi finalmente intona: «Questa è la storia di uno di noi, nato anche lui per caso in via Gluck». E’ l’apoteosi. La parabola della cementificazione e della natura derubata. Quello che in fondo è successo in Liguria. Cantano tutti. In un angolo del palco un coro d’eccezione: Paoli, Antonacci, Grillo e don Gallo. E’ veramente commmosso il “molleggiato”: «Sono diciassette anni che non salivo su un palco. Ma vi prometto che tornerò».

In apertura di serata Grillo ha ricordato la Genova di quando era bambino («davanti alla mia casa viveva il killer Donato Bilancia, ma la mia mamma mi diceva “Beppe, se fai tardi, fatti accompagnare da Donatino che sto più tranquilla”»). Poi tocca a don Gallo, il leader della comunità di San Benedetto al porto. A Biagio Antonacci il compito di aprire le danze, scaldando duemila del tendone prima con un omaggio al cantautore genovese Bruno Lauzi, poi offrendo i suoi brani più noti come «Se io, se lei» e «Ma che vita è». «Questa non dev’essere beneficenza – dice ma solidarietà». Dopo Antonacci, Gino Paoli che ha battibeccato con Beppe Grillo prima di intonare le bellissime «Senza fine» e «Sapore di sale». Una serata magica e un quartiere che si fa promotore di solidarietà, per gli alluvionati della città.

04/12/2011 – La Stampa


dic 4 2011

Celentano canta per Genova alluvionata

Show con Grillo, Paoli e Antonacci a favore delle vittime del maltempo.

Non poteva non esserci, lui che ha fatto dei temi dell’ambiente il suo personale pentagramma. Sorpresa-Celentano a Genova, che è uscito finalmente dal suo amato riserbo sollecitato da Beppe Grillo dopo un silenzio, sui palchi si intende, durato quasi 14 anni. Ha scelto di andare al PalaCep Pianacci, estrema periferia di Genova, per la kermesse che lo vedeva insieme a Beppe Grillo, Gino Paoli e Biagio Antonacci per una serata in favore delle vittime dell’alluvione del 4 novembre.

Gino Paoli, Beppe Grillo e Adriano Celentano
(© Ansa) Gino Paoli, Beppe Grillo e Adriano Celentano.

LA VIA GLUCK DELLA LIGURIA. Ha cantato Celentano, e ha commosso tutti, con il Ragazzo della via Gluck, accompagnato dal pubblico. Testimonial carismatico di chi, a un mese dal fiume di fango che ha ucciso sei persone di cui due bambini, ha deciso di partecipare a una serata sotto il tendone di una periferia per aiutare chi ha perso tutto. «Trova case su case, case e cemento, là dove c’era l’erba ora c’è una città», ha cantato. La parabola della cementificazione e della natura derubata. Quello che in fondo è successo in Liguria dove la natura si è ripresa i suoi spazi, uccidendo e sfasciando tutto ciò che era stato costruito.

Grillo contro la Siae: «Hanno voluto il 10% sulle canzoni, qui gli artisti son venuti gratis»

Gino Paoli, Beppe Grillo e Adriano Celentano
(© Ansa) Gino Paoli, Beppe Grillo e Adriano Celentano.

Prima è stato Grillo a affascinare gli oltre 1500 presenti con la sua consueta, ferocissima dialettica accompagnata per un tratto dallo swing dei ‘Locomotive’. Grillo, che ha ricordato la Genova di quando era bambino – «davanti alla mia casa viveva il killer Donato Bilancia, ma la mia mamma mi diceva ‘Beppe, se fai tardi, fatti accompagnare da Donatino che sto piu’ tranquilla» -, che ha attaccato la Siae perché per la serata di beneficenza ha preteso il 10% sui brani – «e io li ho mandati a fanculo perché qui gli artisti sono venuti gratis» – ha poi introdotto don Gallo, il leader della comunità di san Benedetto al porto che a sua volta ha ‘salutato’ la Siae.

NON È BENEFICIENZA, È SOLIDARIETÀ. A Biagio Antonacci il compito di ‘aprire le danze’, scaldando il pubblico, prima con un omaggio al celebre cantautore genovese Bruno Lauzi e offrendo i suoi brani più noti. «Questa non dev’essere beneficenza», ha detto Antonacci. ma dev’essere solidarietà. E lancio un appello a tutti gli artisti, che si mobilitino».

Gino Paoli, Beppe Grillo e Adriano Celentano
(© Ansa) Grillo e Celentano insieme sul palco di Genova.

Dopo Antonacci, Gino Paoli che ha battibeccato con Beppe Grillo prima di intonare le bellissime Senza fine e Sapore di sale. Una standing ovation infine ha accolto Adriano Celentano: vestito di nero, è stato travolto dall’affetto dei ragazzi che hanno cantato Il ragazzo della via Gluck. Celentano si è commosso: non voleva cantare ma «don Gallo fa il miracolo». Così, prima ha accennato a un rock ‘n roll accompagnato dall’improbabile Grillo-pianista poi ha cantato: «Sono 17 anni che non salivo su un palco. Ma vi prometto che tornerò». Genova lo aspetta.

04/12/2011 – Lettera43.it


dic 4 2011

Celentano per Genova ferita: “Fatevi contagiare dall’onestà”

Dopo 17 anni che non saliva su un palco per incontrare dal vivo il pubblico, il “molleggiato” interviene all’appuntamento per la città alluvionata. Canta “Il ragazzo della via Gluck” e insegna: “Il pericolo viene da chi guadagna. Non seppelliamo il sogno italiano”. E Grillo se la prende con la Siae: “Ha chiesto il 10% sui brani ma io li ho mandati a ramengo”
di NADIA CAMPINI

Celentano per Genova ferita 'Fatevi contagiare dall'onestà'

Molti fino all’ultimo non ci credevano, invece alla fine è arrivato anche lui, Adriano Celentano, il molleggiato, che ha detto di no a Fiorello e dodici milioni di spettatori in tv per venire fino a Pianacci, sulle alture del Ponente, una periferia che si sta riscattando, per una serata di parole, musica e solidarietà in favore degli alluvionati di Genova.

E nonostante la promessa di non cantare si fa pure convincere da don Andrea Gallo, il “prete partigiano”, e canta con don Gallo che balla sul palco. “Erano diciassette anni che non salivo sul palco _ ammetterà poi _ c’è voluto mister quattro e mezzo per cento”, dice, prendendo in giro Grillo con il suo movimento Cinquestelle.

Adriano si scatena con “Il ragazzo della via Gluck”, dopo una delle sue prediche graffianti declinate questa volta sul cemento di Genova. “C’è l’uomo che guadagna e quello che non guadagna _ attacca Celentano _ e il pericolo viene da quello che guadagna”.

E prosegue: “Noi non siamo quei becchini che hanno seppellito il sogno italiano. Voi non potete sognare, siete schiavi degli immobiliaristi, degli imprenditori che appena il profitto scende non ci pensano di lasciare a casa migliaia di operai, siete schiavi di una destra corrotta colpevole di aver massacrato l’Italia che ha le origini nella Dc, ma che non è solo di destra ma anche di sinistra… Come fate a sognare, perché sarete subissati dagli incubi di una Genova soffocata dal cemento”.

Celentano racconta l’alluvione di Genova, di Messina, delle Cinque Terre come di un incubo, per dire che “dobbiamo convincere i governi di destra e sinistra che il lavoro più divertente di un politico è quello di agire con onestà per il bene del paese”. E parla del “virus dell’onestà come un virus benefico che può contagliare un intero popolo”.

Parla del debito pubblico, e si dice convinto che è giusto se non ci rimette solo la povera gente. “Sono favorevole alla matrimoniale”; Grillo lo corregge, ma lui insiste, “matimoniale o matriciana non ricordo più”, e se la prende con “quel pazzo del ministro dell’ambiente che si è addormentato quando si è fatto il referendum sul nucleare”.

Al Palacep erano arrivati in 1.500, rispondendo all’appello dell’associazione Pianacci per ascoltare Beppe Grillo, Gino Paoli, Celentano e Biagio Antonacci, con Grillo a fare da mattatore. E’ stato lui a affascinare per primo il pubblico raccolto sotto il tendone del PalaCep con la consueta, ferocissima dialettica. Grillo, che ha ricordato la Genova di quando era bambino (“davanti alla mia casa viveva il serial killer Donato Bilancia, ma la mia mamma mi diceva ‘Beppe, se fai tardi, fatti accompagnare da Donatino che sto piu’ tranquilla”), che ha attaccato la Siae perché per la serata di beneficenza ha preteso il 10% sui brani (“e io li ho mandati a fanculo perchè qui gli artisti sono venuti gratis”), che ha introdotto don Gallo, il leader della comunità di San Benedetto al porto che a sua volta ha ‘salutato’ la Siae. Grillo se l’è presa anche con il cardinal Angelo Bagnasco “e i suoi bodyguard”: “Una volta gli ho detto: cardinale, se Gesù Cristo avesse avuto 12 guardie private al posto dei dodici apostoli, a quest’ora non sarebbe stato crocifisso, non ci sarebbe stato il Cristianesimo e lei ora sarebbe senza lavoro”.

03/12/2011 – La Repubblica


nov 28 2011

Adriano Celentano FACCIAMO FINTA CHE SIA VERO

A quattro anni dall’ultimo disco di inediti, “Dormi amore la situazione non è buona”, e a tre dalla doppia raccolta con inediti “L’animale”, Adriano Celentano pubblica un nuovo album, caratterizzato da una folta presenza di ospiti e collaboratori (ne abbiamo parlato in sede di reportage della conferenza stampa). Oltre a firmare testo e musica della già nota “Non ti accorgevi di me” (che ospita i Negramaro al completo), Giuliano Sangiorgi presta la sua voce (recitante) alla coda di “Non so più cosa fare” (musica di Manu Chao), dividendosi il compito con Franco Battiato e Jovanotti. Battiato, con Manlio Sgalambro, è autore del testo (oltre che seconda voce) del brano che intitola l’album, musicato da Nicola Piovani, mentre a Jovanotti si devono testo e musica di “La cumbia che cambia” e le liriche di “Fuoco nel vento”.
Nei crediti spiccano anche i nomi di Pacifico (Gino De Crescenzo), autore del testo di “Ti penso e cambia il mondo” su musiche di Matteo Saggese e Steve Lipson (già produttore dei Simple Minds), del chitarrista e arrangiatore Phil Palmer, del batterista Steve Ferrone, del bassista Nathan East e del percussionista Trilok Gurtu, “special guest” nell’ “oldie” “La mezza luna”, di cui Raphael Gualazzi, impegnato anche al pianoforte, ha curato l’arrangiamento dei fiati. Oltre a scrivere il testo di “Non so più cosa fare”, Celentano sigla parole e musica de “Il mutuo” mentre “Anna parte” è firmato da Corrado e Camillo Castellari.
Otto canzoni: fra queste, un ripescaggio dal repertorio del 1962 (“La mezza luna”), introdotto da un “cappello” strumentale, e il pamphlet “Il mutuo”, l’episodio musicalmente meno interessante del Cd, che ha i suoi momenti migliori in “Anna parte” e “Ti penso e cambia il mondo”, mentre la divertente “La cumbia di chi cambia” suona troppo affollata di parole per essere adatta alla vocalità di Adriano – sarebbe interessante sentirla nella versione dell’autore, Jovanotti.
TRACKLIST:
“Non ti accorgevi di me”
“Ti penso e cambia il mondo”
“Facciamo finta che sia vero”
“Non so più cosa fare”
“Anna parte”
“Fuoco nel vento”
“La cumbia di chi cambia”
“La mezza luna”
“Il mutuo”

28/11/2011 – Rockol.it